diario di bordo del mio palato

lunedì 29 gennaio 2007

I grandi




Pierre Troisgros a sinistra(foto in altro)
Ferran Adrià

Chi c'era?



Paolo Marchi, il creatore e lo sherpa di Identità Golose 2007

Prima giornata di Identità Golose

venerdì 26 gennaio 2007

La malattia e il nocino



Presentazione alla Feltrinelli di Corso Vercelli di Milano, stasera, del libro "Non è vero che tutto fa brodo" (Guido Tommasi editore). Autrici, tre pubblicitarie (di ieri? di oggi?): Chiara Guarnerio, Silvia Scalzi, Roberta Spagnoli, che si firmano con un nome solo, "La Ditta" (nome collettivo un po' banale, a mio avviso).
Sono arrivata in ritardo, assistendo a un finale che mi aspettavo diverso. Pensavo, infatti, che la Ditta si cimentasse in una scoppiettante performance... sono capitata invece mentre si parlava (assai tristemente, com'è ovvio) di una malattia (di qualcuno), di un cliente che nonostante tutto voleva far pubblicità e del nocino. Non chiedetemi il nesso tra queste cose perché non l'ho capito. Prometto che leggerò aliena da pregiudizi.

mercoledì 24 gennaio 2007

Aspettando domenica..



Alla fine della presentazione
Quello con il fisico alla Popeye (estrema sinistra, seconda fila) è Gabriele Bonci, romano, pizzaiolo di Pizzarium, storico dei lieviti, 30 mq di locale. Davanti a lui, un po' meno fusto, Gian Luca Fusto, Chef pâtissier l'Ecole du Grand Chocolat Valrhona Italia. Quando parla di Giappone e di dolci si emoziona.
A destra di Bonci e di Fusto, il sensibilissimo Giovanni Santini (che con la mamma Nadia delizia i clienti del Pescatore di Canneto sull'Oglio). Alla destra di Santini il giornalista Stefano Vegliani, inviato e "conduttore" speciale. Ancora a destra, con la barba nera, Antonino Cannavacciuolo (Villa Crespi, Orta San Giulio)
che si innamorò al mercato di Napoli di una trota ma non sapeva cos'era, e a seguire l'avvenente barba brizzolata di Paolo Marchi, cioè IDENTITA' GOLOSE. Dietro di lui Carlo Cracco, ieratico ma - oggi - sorridente sacerdote del gusto di Identità Golose, e Claudio Ceroni, l'altra metà di Marchi (in senso operativo, perché l'altra metà di Marchi, quella vera, è Luisa, la bellissima moglie)

Seguirò da domenica e vi dirò...

2008: BOCUSE & gli altri

La giornata era cominciata con questa notiziuola che mi aveva intrigata:
"GASTRONOMIA:FRANCIA,PER GRANDE CHEF BOCUSE FAST FOOD A LIONE (ANSA) - PARIGI, 23 GEN - Fra un anno il grande chef della cucina francese, Paul Bocuse, aprirà un ristorante fast food a Lione, proprio dietro una delle sue brasserie 'L'Ouest',con menù dai sei ai 12 euro. Il tre stelle Michelin, definito 'l'imperatore della cucina francesè, investirà due milioni di euro per sistemare il nuovo locale, di circa 500 metri quadrati. «Costerà più di una brasserie», ha spiegato a Le Figaro il direttore delle brasserie del gruppo Bocuse, Jean Fleury. Si potranno gustare succhi di frutta freschi, zuppe di legumi, insalate, dolci, da mangiare sul posto o da portare via. Bocuse, nato ottant'anni fa proprio a Lione, «non teme i paradossi», scrive Le Figaro (fonte Ansa).Perbacco...
Nel frattempo vado alla presentazione di Identità Golose, una cosa geniale inventata e curata amorevolmente da Paolo Marchi, giornalista e operatore culturale (dico io) nel campo che ci interessa. Un congresso di cucina internazionale alla sua terza edizione che si fa sempre più bello, sempre più ricco, sempre più interessante...

...Dopo poche ore vado al giornale e leggo un'altra notizia Ansa: "Maria Paola Merloni,responsabile innovazione della Margherita, scrive al ministro dei beni
culturali, e presidente del suo partito, Francesco Rutelli, per perorare la causa della diffusione del fast food di qualità.
La lettera prende spunto dalla notizia dell'apertura di un fast food a
Lione del cuoco francese, Paul Bocuse. «L'idea innovativa di Bocuse, e prima di lui di Ferran Adrià in Spagna - osserva la parlamentare - è quella di rivoluzionare la cucina rapida a basso costo, offrendo alla clientela cibo di qualità, mantenendo però le altre due caratteristiche del fast-food».
Maria Paola Merloni chiede quindi di studiare «forme concrete di incentivi
per chi decide di importare questa formula anche nel
nostro paese». «Per i nostri chef che il mondo ci invidia, sarebbe - per
l'esponente della Margherita - una vera e propria sfida riuscire
ad offrire agli italiani un nuovo binomio: fast food e cibo di qualità».

Ma vuoi vedere che ci stiamo svegliando?
Dedico il post che segue (foto di gruppo) a Paolo, che è già sveglio da tempo...

martedì 23 gennaio 2007

Martedì da Moo



Il cuoco si chiama Ken, ed è cinese. Il ragazzo che sta al bar assomiglia a Pete Doherty, quello dei Babyshambles. E' un posto dove si mangia bene, Moo, Via Monterosa 20 a Milano (i Gunkan Moo sono un'esperienza).
Con Mita ci vado quasi tutti i martedì (un'abitudine contratta quando Moo al lunedì non faceva Sushi ma solo panini).
La scultura "Danza" (Gianfranco Pardi) di piazza Amendola, appena fuori, è bellissima, e brilla come una stella caduta su un prato.
Mi domando che cosa significhi MOO: a quanto ne so, un MOO (Dominio Polifunzione Orientato all’Obiettivo) può essere descritto come un tipo di gioco on-line per computer, in cui gli utenti possono costruire il loro ambiente e comunicare con altri “giocatori”. Ci sono “MOO” pensati appositamente per l’apprendimento delle lingue, per esempio.
.

lunedì 22 gennaio 2007

La historia de la salsa

Candy

IL PADRE DELL'HAMBURGER

USA: HAMBURGER, DUE CITTÀ NE RIVENDICANO LA PATERNITÀ (ANSA) - NEW YORK, 17 gen - New Haven, nel Connecticut, non è soltanto famosa perchè ospita l'università di Yale, una delle più prestigiose del mondo, ma anche in quanto patria del celebre
hamburger.
Ma, suscitando passioni che ricordano quelle partenopee sulla pizza margherita, il primato della città - non bella, molto industriale con alti livelli di criminalità, a metà strada da New York e Boston- viene ora contestato da una cittadina del Texas, Athens.
In un lungo articolo, il New York Times ricorda che come recita la tradizione (e come hanno riconosciuto ufficialmente le autorità Usa), l'hamburger è stato creato da tale Louis Lassen, che all'inizio del Novecento, quando era il gestore del 'Louis' Lunch', un piccolo ristorante della città, trovò questa maniera originale di riutilizzare le carni scartate per le bistecche.
Jess Lassen, il pronipote di Louis che gestisce ora il piccolo ristorante, spiega al quotidiano che «non è una questione di soldi, perchè continueremo a vendere hamburger lo stesso. Ma si tratta della nostra famiglia, della nostra storia, e soprattutto sappiamo di avere ragione».
Una deputata locale del Texas, Betty Brown, sostiene che ad Athens tutti sono convinti di vivere nella patria dell' hamburger, e spiega di avere presentato al Parlamento locale una legge per definire Athens, ad un centinaio di chilometri da Dallas «The original home of the hamburger», cioè la vera patria dell'hamburger.
Non l'avesse ma fatto! La notizia è stata subito pubblicata dal 'New Haven Register', il principale quotidiano della città del Connecticut, ed ha infiammato gli animi di tutti (o quasi) i cittadini.
Al Nyt, la Brown ha spiegato di non aver mai «immaginato di poter sollevare un tale polverone... Non volevamo rubare niente a nessuno, ma ad Athens si sostiene da sempre che l'hamburger è nato proprio lì », quando nel 1904 un abitante della città si recò col primo (presunto) prezioso panino ad una fiera alimentare di St.Louis, nel Missouri.
A voler essere davvero precisi, esistono anche altri pretendenti: come Charles Nagreen, che avrebbe servito il primo hamburger nel 1885 nel Wisconsin. Almeno così hanno deciso il 40 per cento degli 'espertì che l'anno scorso si erano pronunciati in merito, non si sa bene in base a quali criteri, sul web. (ANSA).

mercoledì 17 gennaio 2007

Che ci faccio qui?

Scriverò di cibo, di palato, di gusto, di ristoranti, di ricette, di sapori...
QUESTO E' IL BLOG DI SCEFS