diario di bordo del mio palato

giovedì 26 aprile 2007

Caponata for life: firmata Filippo il Bello ( e Buono...)


AIDS: GRANDE CHEF CON SANT'EGIDIO, NASCE 'CAPONATA FOR LIFE'
ROMA, 24 APR - Anche un piatto tipicamente siciliano, una caponata d'autore, potrà aiutare a combattere la piaga dell' Aids nei bambini africani. Un'idea
semplice, nata quasi per caso, con un'intesa tra lo chef Filippo La Mantia e la Comunità di Sant'Egidio.
È partito così il progetto 'Caponata for life': per ogni piatto di caponata portato in tavola da La Mantia un euro sarà devoluto al progetto 'Dream'avviato in Africa dalla Comunità.
A conti fatti, vista la richiesta del rinomato piatto, in un anno dovrebbero affluire circa 15.000 euro per la lotta all' Aids. Ed è il
primo caso al mondo in cui un piatto della grande cucina si lega in maniera fissa ad iniziative di solidarietà per questo tipo di progetto.
«Si tratta di una intesa nata dalla constatazione che anche da piccole iniziative possono derivare grandi vantaggi per chi è più sfortunato, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo», ha detto Filippo La Mantia, chef recentemente alla ribalta anche per aver ispirato il film di Simona Izzo 'Tutte le donne della mia vita', interpretato da Luca Zingaretti al quale, tra l'altro, La Mantia ha
'prestato' le mani nelle scene di cucina. Il programma 'Dream' della Comunità di Sant'Egidio, avviato in vari Paesi africani, si avvale già del contributo di un'altra
iniziativa di derivazione enogastronomica. Si tratta di 'Wine for life', realizzata con un centinaio di produttori di vini italiani di qualità che hanno deciso di destinare al progetto 50 centesimi di ogni bottiglia venduta. (ANSA).

La ricetta della caponata di Filippo La Mantia
http://www.filippolamantia.com/ricette/caponata.pdf

ABBASSO I COPIONI (firmato: Filippo il bello)


FILIPPO LA MANTIA, COPYRIGHT PER LE RICETTE CONTRO I FALSI
ROMA, 26 APR -«Il copyright sulle ricette»: Filippo La Mantia ribadisce la sua proposta come deterrente contro il falso made in Italy che oramai ha raggiunto anche le migliori creazioni della gastronomia italiana.
«Ho lottato e lotterò ancora per imporre la difesa delle nostre ricette - dice lo chef siciliano oramai, con il suo ristorante, un punto di riferimento della cucina di qualità a Roma - Ho ricevuto un sacco di critiche, ma sono ancora convinto che il copyright sia la soluzione migliore. La realtà è che siamo tutti copiati e all'estero è ancora peggio, perchè non hanno le materie prime italiane e la
nostra manualità. Con tutto il rispetto, credo che un cuoco australiano difficilmente abbia le nostre stesse conoscenze».
La Mantia ha poi ricordato che su Internet esiste un gruppo di cuochi «virtuali» (di cui fa parte) che insegna a chi vuole come si cucina all'italiana. «Il suo presidente, Mario Caramella, ha - spiega - un resort in Thailandia dal Web. Per questo diciamo: scriveteci, contattateci, venite in cucina con noi».
Ma lo chef ha un altro suggerimento:«si può ottimamente cucinare all'italiana anche usando prodotti di terre lontane. Basta conoscere bene la cucina italiana. Quando ero in Indonesia a Java, ad esempio, ho usato prodotti straordinari e freschissimi del mercato locale per cucinare piatti siciliani. È l'inventiva e la cultura che rendono i piatti buoni».
Ma - conclude La Mantia - la cosa migliore resta «il copyright per le ricette».(ANSA)

NON SOLO AGLIO, RUCOLA, PEPERONI, BALSAMICO...

ALIMENTARE: FALSO MADE IN ITALY CONTAGIA ANCHE RICETTE
ROMA, 26 APR - Mentre i mercati internazionali sono sempre più invasi da falso parmigiano reggiano o grana padano, da altrettanto falsi prosciutti di Parma o di
San Daniele, in un mercato che va dalle mozzarelle australiane ai Chianti Californiani o Cileni, sale alla ribalta una nuova forma di "tradimento" del Made in Italy alimentare: la contraffazione della ricetta originale. A metterlo in luce è una ricerca realizzata dall'Accademia Italiana della Cucina (Aic) attraverso un questionario al quale hanno risposto le 73 delegazioni dell' Accademia
che operano di 40 Paesi stranieri, da cinquant'anni impegnate in prima linea nella lotta al falso alimentare che colpisce prodotti e ricette, molto spesso ben diverse rispetto alle originali italiane.
La ricerca lascia poco spazio al dubbio: nel 60% dei casi la cucina italiana all'estero è realizzata in modo non molto corretto o addirittura maldestro e soltanto nel 40% dei casi risulta «ben interpretata». Questo accade anche perchè quasi la metà (47%)dei cuochi che operano nei ristoranti italiani all'estero non sono italiani (sono in maggioranza australiani e messicani) e solo una
piccola parte (9%) di questi ha seguito scuole, stage o tirocini in Italia.
L'immagine della cucina italiana è in ogni caso in crescita, nonostante le imitazioni: è considerata 'ottima' nel 57% dei Paesi dove esiste una delegazione Aic e 'buonà nel 43% dei casi. Ma la manomissione delle ricette tradizionali è diffuso ovunque. Oltre a Usa, Canada e Australia, baluardi della gastronomia italiana, particolarmente toccate dal fenomeno della contaminazione sono Irlanda, Portogallo e Finlandia. Ma il discorso vale anche per la Germania, dove alla stima e alla
considerazione per la cucina italiana fanno da contraltare aggiunte formali e cromatiche, abuso di certi ingredienti (aglio, peperoni, rucola, aceto balsamico) e soprattutto la diffusione di abitudini alimentari davvero non italiane, come quella di accompagnare un primo e un secondo con il cappuccino.
In molti casi - spiega la ricerca - il gap rispetto alla tradizione culinaria nostrana è dovuto anche alla mancanza di chef italiani, con una vera e propria cultura gastronomica del nostro Paese. Su questo argomento la delegazione dell'Aic di New York è categorica: «bisogna formare una nuova generazione di chef italiani che ripristino le tradizioni della vera cucina italiana, disposti a viaggiare per diventare ambasciatori della nostra arte culinaria». Accade poi sempre più spesso che il «tradimento della ricetta originale» è una scelta mirata: a Parigi la 'francesizzazione' della ricetta italiana viene compiuta anche a fini
protezionistici, per non perdere la clientela locale.
Ma qual è il piatto della tradizione italiana maggiormente tradito nei ristoranti italiani all'estero? Al primo posto c'è la pizza e a seguire tiramisù, lasagne, scaloppine di vitello e pasta al ragù. Tra le ricette più 'abusate' spiccano poi numerosi piatti tipici regionali, a cominciare da spaghetti alla bolognese, ravioli, spaghetti alle vongole, ossobuco e saltimbocca alla romana.
La fusione tra i gusti della tradizione e i sapori locali dà spesso luogo a una forma di cucina ibrida e alla creazione di piatti che, paradossalmente, hanno successo anche se ben lontani dalla tradizione Italiana. Ne è una dimostrazione la cucina «all'italiana» olandese: a L'Aia, nei ristoranti italiani, si possono trovare nei menu le 'insalate di pasta' o i 'pesci al forno col pesto. (ANSA).

venerdì 20 aprile 2007

BAMBINO, la fiction nipponica che mangia italiano


TV: GIAPPONE; CUCINA ITALIANA PROTAGONISTA IN UNA FICTION SI CHIAMA 'BAMBINÒ, FINESTRA SU MADE IN ITALY DI QUALITÀ (ANSA) - TOKYO, 19 APR - La cucina italiana, tra le più apprezzate in Giappone dove da anni spopola in migliaia
di ristoranti sparsi in tutto l'arcipelago, va alla conquista della TV nipponica: i piatti più famosi (e gustosi) del Belpaese insieme alla lingua di Dante sono i protagonisti della nuova fiction 'Bambinò, una serie televisiva a puntate ambientata in un ristorante italiano a Tokyo.
Trasmesso in prime serata su Ntv, una delle principali emittenti nazionali, lo sceneggiato ruota attorno alla vicenda di 'Ban-Bambinò (interpretato dall'idolo rock Jun Matsumoto), un giovane cuoco che dal 'profondo sud' del Giappone sbarca nella
grande metropoli per lavorare nel rinomato ristorante 'Baccanalè, nel quartiere centrale di Roppongi: qui apprenderà i segreti della vera cucina italiana, si farà una cultura sul giusto abbinamento tra cibo e vini, e, tema particolarmente caro al sistema Italia, imparerà a riconoscere i prodotti genuini Made in Italy dalle numerose imitazioni che infestano il mercato alimentare di mezzo mondo.
Mentre la vicenda percorre binari consolidati (intrecci di storie personali tra i tavoli e le cucine del locale), la novità è nell'atmosfera tutta italiana che pervade la fiction.
Si parte dalla lingua italiana, utilizzata a piene mani dal personale del ristorante: non solo per i piatti («bistecca alla fiorentina, uno!», «antipasto misto, due!», grida lo chef), ma anche per espressioni comuni che contribuiscono in maniera vivace e originale a creare un'inedita finestra su cibo e lifestyle italiano per il pubblico giapponese.
Il progetto 'Bambinò, che nasce dalle pagine di un celebre manga omonimo, non finisce in TV ma si espande sul web, dove il sito internet ufficiale dedica ampi spazi alle ricette 'assaggiatè nei vari episodi e all'apprendimento della lingua italiana, sempre più popolare tra i giovani giapponesi.
A dare alla fiction 'Bambinò un inedito 'marchio di qualità tricolore ci hanno pensato le istituzioni italiane in Giappone: l'Ambasciata d'Italia a Tokyo e l'Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) hanno collaborato con l'agenzia di
comunicazione Brain, alla quale è stata messa a disposizione la fitta rete di contatti con ristoranti, caffetterie, atelier e quant'altro che nella capitale nipponica e nel resto dell'arcipelago rappresentano al meglio il Belpaese. (ANSA).

mercoledì 4 aprile 2007

Buon compleanno, Sacher...


"Come? Lei non ha mai sentito parlare della Sacher Torte? Bene, continuiamo così, facciamoci del male!". La battuta che Nanni Moretti, fa in "Bianca" non è che un'ennesima dichiarazione d'amore per la Sachertorte, più comunemente chiamata Sacher, una torta al cioccolato inventata da Franz Sacher per Klemens von Metternich nel 1832 a Vienna, in Austria.

La torta consiste in due strati di pasta di cioccolata leggera con al centro un leggero strato di marmellata di albicocche mentre sopra e nei lati è ricoperta da una glassa di cioccolata nera.

La torta Sacher viene servita a una temperatura di 16-18 gradi, tradizionalmente accompagnata con panna montata non dolce e una tazza di caffè o tè (molti viennesi, infatti, considerano la Sacher-Torte troppo "secca" per essere mangiata senza).

La Sacher torte originale è protetta da un marchio di fabbrica e, ad oggi, non esistono al mondo licenze per la rivendita di questo prodotto. Esistono invece centinaia, forse migliaia di imitazioni.

La torta Sacher è una vera bomba calorica a causa dell'ipercaloricità degli ingredienti utilizzati, soprattutto il cioccolato e il burro.

E ora, la notizia: dopo la musica, la cioccolata: lo scorso anno
l'Austria ha commemorato i 250 anni di Mozart, ed è stata una festa per l'udito. Quest'anno festeggia i 175 anni della "Sachertorte", ed è una goduria per il palato. La famosa torta di cioccolato con glassa e marmellata di albicocca dentro, data le
sue nobili origini alla monarchia austro-ungarica e oggi, fra culto della tradizione e redditizio marketing, è un 'must' assoluto per
ogni turista in visita a Vienna.
Meglio ancora, ovviamente, se il consumo di questa orgia calorica avviene al ristorante o al caffè del prestigioso Hotel Sacher, il solo autorizzato a vendere la 'Original Sacher Torte', secondo la ricetta originale. Creata nel 1832 alla corte del Principe Metternich dal 16/enne apprendista cuoco, Franz Sacher, la celebre torta è stata commercializzata sin dall'inizio alla grande. Nella sua versione odierna è stata poi perfezionata dal figlio Eduard Sacher, che fondò anche nel 1876 lo storico Hotel Sacher nel centro di Vienna. Infine, il dolce è stato immortalato nel celebre libro di Katharina Prato (una specie di Artusi per i tedeschi) 'La Cucina della Germania del Sud', dove figura appunto anche la ricetta
della 'Torta al cioccolato alla Sacher'.
Un'altra casa leggendaria però, 'Demel', altra istituzione imperial-regia proprietaria tutt'oggi della famosa pasticceria viennese, contesta al Sacher l'esclusività della ricetta: a seguito di litigi sull'eredità dopo la morte della madre Anna Sacher; Eduard lasciò l'Hotel Sacher e passò a Demel portando con sè la preziosa ricetta. Fu l'inizio di una tormentata disputa legale detta la guerra
dei "sette dolci anni".
L'oggetto del contendere era il diritto al marchio di originalità ma anche la ricetta stessa: usare burro o margarina? Marmellata sopra e dentro, o solo uno strato sopra, sotto la glassa di cioccolato? Alla fine l'Hotel Sacher la spuntò e da allora è il solo autorizzato a usare la dicitura 'Torta Originale Sacher'. Demel invece, come centinaia di altri pasticceri austriaci, può vendere solo una semplice 'Torta Sacher'.
Dal 1999 la produzione della 'Sacher Originalè non avviene più dentro l'Hotel Sacher ma in un laboratorio a sud di Vienna.
Oltre 300.000 torte l'anno sono sfornate, di cui un terzo viene consumato direttamente all'Hotel Sacher, un terzo venduto al negozio dell'albergo e un terzo spedito in tutto il mondo, inclusi Kazakhstan e Nuova Zelanda. La Torta Originale Sacher costa dai 18,50 ai 36 euro. In tutto 22 pasticceri e 25 confezionatori sono impiegato nella produzione e distribuzione della torta che è in gran parte fatta a mano: una sola persona, ad esempio, è incaricata solamente di rompere le uova per l' impasto: fino a 7.500 al dì. Per la produzione annuale della sola torta servono in tutto 1,2 milioni di uova, 80 tonnellate di zucchero, 70 di cioccolato, 37 di marmellata di albicocche, 25 di burro e 30 di farina. Il segreto della Sacher, stando al mastro pasticciere Alfred Buxbaum, è la glassa di cioccolato: per prepararla si usano tre tipi diversi di cioccolato prodotti ad hoc in Germania e Belgio. A mò di "controllo di qualità" Buxbaum confessa di mangiare ancora oggi due fette di torta la settimana. Nel 1998 Buxbaum preparò con 14 colleghi a Vienna la più grande torta di Sacher del mondo (2,5 m. di diametro) guadagnandosi l' ingresso nel Guinness dei primati. A chi non bastasse il dolce si raccomanda il 'Trattamento deluxe al cioccolatò nel Centro benessere del Sacher: usato come fango, bagno, aroma, per massaggi, maschera, o peeling, il cioccolato Sacher - assicura il depliant - "non fa solo felici ma anche belli".

lunedì 2 aprile 2007

MISS ITALIA & MRS PIZZA


OLIMPIADI DELLA PIZZA, TEAM USA VINCE GARA ACROBATICA- SALSOMAGGIORE (PARMA), 30 MAR - È la statunitense World Pizza Champions Team la squadra vincitrice della gara acrobatica alle Olimpiadi della Pizza, organizzate dal mensile 'Pizza e Pasta Italiana' a Salsomaggiore Terme, nel Parmense.
Per 4 giorni 410 concorrenti di 41 nazioni si sono dati aspra battaglia per aggiudicarsi i 9 titoli in palio: oltre alla gara acrobatica a squadre, Pizza Classica, Pizza in Teglia, Pizza senza Glutine, Napoletana Stg, Pizza più Larga, Pizza più veloce,Stile libero individuale, e quella di presentazione della pizza.
Miss Italia 2006 Claudia Andreatti, madrina ufficiale della manifestazione, ha consegnato i premi festeggiando così con tutto lo staff il suo ventesimo compleanno. La pizza classica migliore è stata quella di Gianni Lotito, della pizzeria Schlossenn di Montagna (Bolzano). Quella in teglia più gustosa l'ha cucinata Giuliano Bressan Giuliano della pizzeria La Roda di Lonigo(Vicenza). La Napoletana Stg migliore l'ha preparata Saverio Ciampi della pizzeria Il Fungo di San Giorgio del Sannio (Benevento).
È invece di Tetyana Nemyrovska, della pizzeria Serafino di Scafati (Salerno), la milgiore presentazione. Miglior pizza senza glutine quella di Salvatore Salviani della pizzeria L'Angolo di Langhirano (Parma) che si è aggiudicato anche il titolo della più larga. Lo stile libero è stato vinto da Justin Wadstein di Kiantis Pizza and Pasta Bar (Usa). Il più veloce è stato Domenico Sposato della pizzeria La Conchiglia di Bardolino (Verona). (ANSA).

BNT 30-MAR-07 15:35 NNN

PARMESAO e REGIANITO...

ALIMENTARE: CIA, DA AGROPIRATERIA COLPO DA 2,8 MLD ANNO - ROMA, 28 MAR - Ogni anno l'agricoltura italiana perde 2,8 miliardi di euro a causa del crescente assalto dell' agropirateria sui mercati internazionali. Dai prosciutti all'olio di oliva, dai formaggi ai vini, dai salumi agli ortofrutticoli è un continuo di 'falsì e di 'tarocchì che rischiano di provocare danni rilevanti ai nostri Dop, Igp e Stg, che rappresentano la punta di diamante del made in Italy nel mondo. È quanto rilevato
oggi a Lecce dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori nel corso della Conferenza economica sul tema 'L'agricoltura mediterranea l'impegno che produce pace e sviluppo'.
Il fenomeno dell'agropirateria - sottolinea la Cia - sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Ormai non c'è più da stupirsi nel ritrovare, anche attraverso Internet, il Prosciutto di Parma, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano prodotti in Argentina, in Australia o, addirittura, in Cina. E gli 'agropirati' si camuffano dietro le sigle più strane e singolari.. Si va dal
Parmesao (Brasile) al Regianito (Argentina), al Parma Ham (Usa), al Daniele Prosciutto & company (Usa), dall'Asiago del Wisconsin (Usa) alla Mozzarella Company di Dallas (Usa), dalla Tinboonzola (Australia), alla Cambozola (Germania, Austria e
Belgio), al Danish Grana (Usa).
«Siamo in presenza - afferma la Cia - di un business di 52,6 miliardi di euro, praticamente poco meno della metà del fatturato agroalimentare italiano». Basti pensare che solo negli Stati Uniti il giro d'affari relativo alle imitazioni dei formaggi italiani supera abbondantemente i 2 miliardi di dollari. E il danno, purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non
esiste una vera difesa dei nostri Dop, Igp e Stg, che comprendono formaggi, oli d'oliva, salumi, prosciutti e ortofrutticoli.
Si tratta, secondo la Cia, di una difesa che non significa soltanto la tutela di un patrimonio culturale, dell'immagine stessa dell'Italia, ma anche la valorizzazione di un settore economico che ha un fatturato al consumo di 8,851 miliardi di euro ed un export di 1,844 miliardi di euro. Prodotti che, inoltre, danno lavoro, tra attività dirette e indotto, a più di 300 mila persone e che rappresentano una risorsa insostituibile per l'economia locale, in particolare per alcune zone marginali di montagna e di collina che, altrimenti, non avrebbero molte altre possibilità di sviluppo. (ANSA).