ALIMENTARE: CIA, DA AGROPIRATERIA COLPO DA 2,8 MLD ANNO - ROMA, 28 MAR - Ogni anno l'agricoltura italiana perde 2,8 miliardi di euro a causa del crescente assalto dell' agropirateria sui mercati internazionali. Dai prosciutti all'olio di oliva, dai formaggi ai vini, dai salumi agli ortofrutticoli è un continuo di 'falsì e di 'tarocchì che rischiano di provocare danni rilevanti ai nostri Dop, Igp e Stg, che rappresentano la punta di diamante del made in Italy nel mondo. È quanto rilevato
oggi a Lecce dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori nel corso della Conferenza economica sul tema 'L'agricoltura mediterranea l'impegno che produce pace e sviluppo'.
Il fenomeno dell'agropirateria - sottolinea la Cia - sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Ormai non c'è più da stupirsi nel ritrovare, anche attraverso Internet, il Prosciutto di Parma, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano prodotti in Argentina, in Australia o, addirittura, in Cina. E gli 'agropirati' si camuffano dietro le sigle più strane e singolari.. Si va dal
Parmesao (Brasile) al Regianito (Argentina), al Parma Ham (Usa), al Daniele Prosciutto & company (Usa), dall'Asiago del Wisconsin (Usa) alla Mozzarella Company di Dallas (Usa), dalla Tinboonzola (Australia), alla Cambozola (Germania, Austria e
Belgio), al Danish Grana (Usa).
«Siamo in presenza - afferma la Cia - di un business di 52,6 miliardi di euro, praticamente poco meno della metà del fatturato agroalimentare italiano». Basti pensare che solo negli Stati Uniti il giro d'affari relativo alle imitazioni dei formaggi italiani supera abbondantemente i 2 miliardi di dollari. E il danno, purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non
esiste una vera difesa dei nostri Dop, Igp e Stg, che comprendono formaggi, oli d'oliva, salumi, prosciutti e ortofrutticoli.
Si tratta, secondo la Cia, di una difesa che non significa soltanto la tutela di un patrimonio culturale, dell'immagine stessa dell'Italia, ma anche la valorizzazione di un settore economico che ha un fatturato al consumo di 8,851 miliardi di euro ed un export di 1,844 miliardi di euro. Prodotti che, inoltre, danno lavoro, tra attività dirette e indotto, a più di 300 mila persone e che rappresentano una risorsa insostituibile per l'economia locale, in particolare per alcune zone marginali di montagna e di collina che, altrimenti, non avrebbero molte altre possibilità di sviluppo. (ANSA).
diario di bordo del mio palato
lunedì 2 aprile 2007
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