diario di bordo del mio palato

martedì 17 luglio 2007

PATRIMONIO DELL'UMANITA'

ALIMENTARE: DIETA MEDITERRANEA CANDIDATA PATRIMONIO UNESCO - ROMA, 17 LUG - Come la laguna di Venezia, i trulli di Alberobello, il Machu Picchu, Notre Dame, la Statua della Libertà o la grande barriera corallina, anche la dieta mediterranea
sta per entrare nella lista del patrimonio dell umanità all Unesco, per il valore storico che ha assunto questo modello alimentare negli stili di vita e per i benefici per la salute dimostrati scientificamente. Lo rende noto la Coldiretti nel riferire «con soddisfazione» dell'iniziativa del Governo spagnolo ufficializzata alla Commissione europea che ha appoggiato pienamente la proposta.
L iniziativa del Governo Zapatero - sottolinea la Coldiretti - ha un valore straordinario per l Italia che è il Paese simbolo di questo tipo di cucina e dove più radicata è la cultura alimentare fondata sui principi della dieta mediterranea con primati raggiunti nelle principali produzioni base come la frutta, verdura e pasta e il posto d onore nella UE per vino e olio di oliva, dietro rispettivamente alla Francia e alla Spagna. La dieta mediterranea è infatti basata sul consumo di alimenti ricchi di fibre (cereali, legumi, frutta e verdura), di olio d'oliva e di pesce ed è unanimemente riconosciuta come dieta sana e nutriente, utile per contrastare l'invecchiamento cellulare e le malattie cardiovascolari.
La dieta mediterranea è una parte del patrimonio culturale, storico, sociale, territoriale e ambientale nazionale da molti secoli ed è strettamente legata allo stile di vita dei popoli mediterranei nel corso di tutta la loro storia. I prodotti caratteristici della dieta mediterranea coincidono - conclude la Coldiretti - con i prodotti Made in Italy più emblematici ed il loro peso economico all' interno della produzione agroalimentare nazionale è estremamente elevato. (ANSA).

lunedì 16 luglio 2007

Attenti ai baozi...

CINA: CIBI CONTRAFFATTI, ACCUSE A MEDIA STRANIERI RESPONSABILE QUALITÀ:PROBLEMA DI SINGOLE SOCIETÀ,NON NAZIONALE (ANSA) - PECHINO, 16 LUG - La Cina ha accusato oggi la stampa straniera di aver esagerato le notizie sui cibi contraffati.
«Alcuni media stranieri, specialmente quelli statunitensi, hanno arbitrariamente denunciato l'insicurezza dei prodotti cinesi», secondo il Direttore dell'Amministrazione Generale per la Supervisione della Qualità, l'Ispezione e la Quarantena, Li Changjiang.
La dichiarazione dell'amministratore generale della qualità dei prodotti cinesi segue alle notizie dei giorni scorsi sulla pericolosità dei cibi e dei prodotti cinesi diffusi sul mercato internazionale, in particolare dentifrici, cibi di mare, giocattoli per bambini e pneumatici, che hanno messo in cattiva luce a livello internazionale il «made in China».
Li Changjiang vuole evitare le generalizzazioni: «Il problema di una compagnia - spiega il direttore dell' Amministratore Generale della Qualità cinese - non è un problema nazionale. Se alcuni prodotti sono al di sotto degli standard, non vuol dire che tutti i prodotti del Paese lo siano». Nel frattempo, sette compagnie americane si sono trovate di fronte al divieto di esportazione dei propri
prodotti in Cina; tra queste anche il colosso dell'alimentazione Tyson Food Incorporated, dal 1931 il più importante produttore e distributore di carne di pollo, maiale e manzo del mondo, presente in Cina tramite una joint venture costituita nel 1987.
Le altre società sotto accusa sono Sanderson Farms, Intervision Foods, Ajc Interntional, Cargill Meat Solutions, Van Luin Foods e Triumph Food. Queste ultime tre compagnie hanno 45 giorni di tempo per rimettere in regola i loro prodotti: per le altre, invece, non è stato specificato quanto a lungo durerà il periodo di sospensione delle importazioni.
Ma gli scandali alimentari che colpiscono la Cina non finiscono: in un video trasmesso dalla China Central Television Station viene denunciata, in un quartiere di Pechino, la presenza di cartone industriale impregnato d'acqua e soda caustica per la preparazione dei baozi, gli gnocchi cinesi di pasta. (ANSA).

mercoledì 11 luglio 2007

Una birra, please...


MILANO - È testa a testa. La birra è sempre più apprezzata dagli italiani, tanto da contendersi il primato con il vino. E voi cosa preferite?
SORPASSO - Il 19,8% degli italiani, quando mangia fuori casa, sceglie la birra, contro il 18,8% di quelli che preferiscono il vino. Lo rivela una ricerca condotta da Makno, per conto di Assobirra, condotta su un campione di 1500 persone. Rispetto all'anno precedente, i consumi di birra sono aumentati del 4%. Il vino però regge ancora nel weekend: lo sceglie il 43,6% degli italiani contro il 38,9% che riempie il bicchiere con una «bionda». Quasi 7 italiani su dieci bevono birra: il 6,6% la consuma tutti i giorni, il 27,5% lo fa abitualmente e il 35% in maniera sporadica.
FANALINO DI CODA - Gli italiani bevono più birra, ma restano gli ultimi per consumo pro capite in Europa: 30, 3 litri, contro i 160 della Repubblica Ceca, i 115 dell Germania, i 95, 5 del regno Unito e gli 80 della Spagna. L'Italia è però al nono posto per produzione in Europa con quasi 13 milioni di ettolitri, 781mila dei quali esportati all'estero. Cresce anche il popolo delle bevitrici (dal 53,1% al 54,5%): sfatato il mito che tradizionalmente vede il boccale in mano solo agli uomini.
QUESTIONE DI GUSTO - La birra è una delle bevande più antiche (la sua invenzione pare che risalga addirittura al settimo millennio a.C.), ma pare che solo ora gli italiani ci prendano gusto. Più della meta degli intervistati ordina una birra perchè ne gradisce il sapore, mentre perde posizioni lo storico abbinamento con la pizza. E se quasi cinque italiani su dieci la ritengono in linea con la dieta mediterranea, il 40% addirittura vuole approfondire un abbinamento molto particolare, birra e pesce, in particolare fritture.
11 luglio 2007

martedì 10 luglio 2007

..e ancora pizzica...

Messico: scoperto tipi di peperoncino datati tra 600 e 1500 d.C
CITTA' DEL MESSICO - Grano, zucchine, fagioli, avocados e soprattutto ben dieci tipi di peperoncino. Questi gli elementi base della cucina messicana che, secondo uno studio pubblicato dalla rivista 'Pnas', ha almeno 1500 anni. In 2 distinte grotte nel sud Messico, i ricercatori hanno trovato diverse specie di peperoncino che venivano utilizzate sia fresche che essiccate e che sono state datate tra il 600 e il 1500 dopo Cristo. Il cibo messicano quindi era molto simile a quello dei giorni nostri. (Agr)