diario di bordo del mio palato

domenica 26 agosto 2007

Mangiar "scorretto": BIG MAC


L'inventore dell'hamburger: "Andò tutto bene
da subito, solo la salsa ci prese un po' di tempo"

Big Mac, 40 anni nei menù globali

Nonostante le calorie è venduto in oltre 100 paesi

di ALBERTO FLORES D'ARCAIS

NEW YORK - Era il 22 agosto del 1967 quando Jim "Mj" Delligatti portò in tavola un piatto che avrebbe rivoluzionato il fast food. L'idea gli era venuta un paio di anni prima ma Jim, proprietario di un McDonald's ad Uniontown, in Pennsylvania, si era scontrato per mesi con i manager della catena di ristoranti che in una dozzina d'anni erano riusciti ad imporre il loro marchio negli "States". Il più scettico era Ray Croc, uno dei mitici fondatori di quello che sarebbe diventato l'impero mondiale del fast food, ma la cocciutaggine di Delligatti - un cognome che denota origini italiane - alla fine venne premiata: il Big Mac era nato.

"Quarant'anni fa non avrei mai immaginato che la mia creazione potesse diventare un pezzo della tradizione americana" ha raccontato Delligatti al Pittsburgh Tribune Review. "Diciamo che meglio di così non poteva andare. È andato tutto bene fin dal primo giorno; l'unica cosa che ci prese un po' di tempo è stata la salsa".

Quel 22 agosto il Big Mac venne venduto a 45 cents, oggi costa 2,75 dollari. Jim Delligatti avrebbe voluto chiamarlo "Big Mick", in onore del figlio Mike, ma alla fine si convinse che il nome suggeritogli dai manager poteva andare bene. Oggi la ricetta sembra semplice, ma quarant'anni fa nessuno ci aveva ancora pensato: pane con sesamo, cipolla disidratata, insalata tritata, sottiletta, salsa e doppio hamburger.

Nel McDonald's di Uniontown ebbe fin da subito un incredibile successo, tanto che nel giro di poche settimane il "Big Mac" venne venduto anche negli altri ristoranti della catena a Pittsburgh e nel giro di un anno divenne parte fissa del menù di tutti i McDonald's degli Stati Uniti.

Fu soprattutto grazie al "Big Mac" che l'ascesa della McDonald's ai vertici mondiali del fast food divenne inarrestabile. Un vera potenza americana e multinazionale, e come tale negli ultimi dieci anni diventata il simbolo del male: prima tra chi la criticava per il cibo non proprio salutare: 540 calorie (di cui 270 da grassi) e 1040 milligrammi di sodio, poi tra i "no global" come punta di lancia dell'americanizzazione del mondo.

Il gigante del fast food ha dovuto far fronte ad attacchi di ogni genere: film, documentari e inchieste, che in alcuni casi sono riusciti a provare la cattiva qualità del cibo, costringendo la McDonald's a cambiare menù; ma anche attentati, vetrine infrante, cause legali. In compenso nel 1986 ottenne un onore insperato: l'Economist creò un indice (informale) per misurare l'andamento del potere di acquisto delle valute rispetto al dollaro Usa e lo chiamò "Big Mac Index".

Oggi il "Big Mac" viene servito in 300mila ristoranti sparsi in più di cento paesi del mondo. Solo negli Stati Uniti (in 13.700 ristoranti) ogni anno ne vengono consumati 550 milioni (uno ogni 17 secondi), una classifica che vede al secondo posto il Giappone con 150 milioni. Solo in India, dove la mucca è sacra, la McDonald's ha autorizzato una ricetta diversa e il "Big Mac" è stato sostituito dal "Maharaja Mac", fatto con carne di pollo.

Quel 22 agosto del 1967 erano passati quaranta anni da quando i fratelli Dick e Mac McDonald avevano aperto ad Arcadia - cittadina della San Gabriel Valley, una trentina di chilometri a nordest di Los Angeles - un baracchino di hot dog che divenne ben presto popolare come il "California sexy hot dogs". Tre anni dopo Dick e Mac aprirono il primo ristorante McDonald a San Bernardino, California, lungo la famosa "Route 66", ma fu solo nel 1953 che iniziarono a dare in franchising il marchio McDonald's. Il secondo ristorante venne aperto a Phoenix, Arizona, e fu anche il primo ad avere come disegno il famoso arco dorato oggi riconoscibile da miliardi di persone in ogni parte del mondo.

Per celebrare il quarantesimo anniversario del "Big Mac" Jim Delligatti, che oggi ha 89 anni, ha voluto aprire un "Big Mac Museum and Restaurant" a North Huntigton, sempre in Pennsylvania. Ci sono cimeli che ricordano gli anni Sessanta, ci sono foto celebrative, c'è soprattutto una statua formato gigante del più popolare panino del mondo.

venerdì 10 agosto 2007

Scefs ne va pazza...


VINO: ASTI DOCG; VENDEMMIA AL VIA GIÀ IL 16 AGOSTO (ANSA) - TORINO, 10 AGO - La vendemmia delle uve moscato destinate a produrre la docg Asti (lo spumante italiano più venduto all' estero) partirà giovedì prossimo, almeno per quanta riguarda le
'zone precocì nell'alessandrino. In tutti vigneti, comunque, verrà avviata dal 20 agosto, con due settimane di anticipo rispetto alla media degli anni passati.
La conferma arriva dal Consorzio per la tutela dell'Asti, che riunisce 44 industrie o aziende commerciali, 22 imprese vinificatrici e oltre 100 tra cooperative e aziende viticole.
Le previsioni del raccolto sono in linea con lo scorso anno: circa un milione di quintali di uva provenienti da 10 mila ettari di vigneto in 52 Comuni delle province di Alessandria, Asti e Cuneo. «È una situazione decisamente brillante - commenta Ezio Pellissetti, presidente del consorzio - ci auguriamo con questo raccolto di riuscire a soddisfare le crescenti richieste di Asti docg che provengono dal mercato: nel primo semestre del 2007, infatti - rivela Pellissetti - il numero delle bottiglie commercializzate in tutto il mondo è cresciuto del 20%, passando da 20 a 24 milioni».
Per quanto riguarda la qualità, stando alle analisi dagli esperti del Laboratorio del Consorzio dell'Asti, la vendemmia 2007 si annuncia «molto superiore alle aspettative, merito delle importanti escursioni termiche che hanno garantito un'ottima sintesi delle sostanze aromatiche e delle condizioni climatiche che hanno favorito l'eccellente stato sanitario dell'uva». (ANSA).

mercoledì 8 agosto 2007

DANTE E CUCINA, CEDRONI E ULIASSI DIVENTANO CHEF-ATTORI/ANSA ALLA RAM DI SENIGALLIA LETTURE DANTESCHE,
E ASSAGGI GOURMET (ANSA) - SENIGALLIA (ANCONA), 6 AGO - Dopo Carmelo Bene, Roberto Benigni, o i tanti cittadini-attori
contaminati dai festival della letteratura, anche gli chef fanno il loro ingresso nel mondo delle letture dantesche. Questa sera alla
Rotonda di Senigallia toccherà a due cuochi senigalliesi di fama internazionale, Moreno Cedroni e Mauro Uliassi, cimentarsi con la
lettura di Dante e di altri monumenti della scrittura mondiale.
Gli chef - due stelle Michelin per la 'Madonnina del Pescatorè di Cedroni e una per l«Uliassì - sono i protagonisti dell'ultimo
appuntamento del ciclo 'RAMnoteingustò: per la prima volta nel duplice ruolo di cuochi-attori declameranno pagine di Dante,
Giacomo Leopardi, Pablo Neruda, Giuseppe Ungaretti, Joseph Conrad e altri mostri sacri. Accompagnati dal pianoforte di Luca
Cerigioni, poi, offriranno anche assaggi gourmet gli spettatori, come i raffinati 'ciocco cocco e gruè per Uliassi e 'tonno, mandorle
croccanti e gelato alla senapè per Cedroni.
L'inconsueto abbinamento è stato pensato da Alfredo Taracchini Antonaros, giornalista di Gambero Rosso e curatore della
rassegna, e, come rivela Cedroni, »Si tratta di un vero e proprio numero zero, dato che non esistono assolutamente precedenti
simili. Tema centrale delle opere - spiega lo chef - sarà il rapporto tra uomo e mare. Io e Mauro Uliassi ci stiamo preparando da
diversi giorni, perchè si tratta di pagine non facili. Speriamo di essere all'altezza della situazione e di non farci tirare addosso
pomodori dal pubblico!«.
Cedroni, oltre a recitare con Uliassi brani dell'Inferno dantesco, leggerà »pagine di Vittorio Rossi, estratti dal 'Gabbiano Jonathan
Livingston' di Richard Bach, poesie di Neruda e la splendida 'Itacà di Costantinos Kavafis«.
Molti gli input preannunciati dalla serata, per la quale si registra già il tutto esaurito. Ma qual è il rapporto che lega tre arti come
cucina, letteratura e musica, in apparenza così lontane tra loro? »Il nostro corpo - dice Cedroni - non è che un immenso recettore
di stimoli esterni, che siano essi profumi, sapori, parole, note e quant'altro. Nel corso della serata noi ne offriremo molti, per cui
credo che la situazione sarà decisamente eccitante. Quale sarà il risultato non possiamo prevederlo ora, certo è che gli ingredienti
per una miscela affascinante ci sono tutti. Sarà senza dubbio un'esperienza unica«. (ANSA).

IL VINO DI YOKO

VINO: YOKO ONO DISEGNA ETICHETTA SERIE LIMITATA CHIANTI/ANSA (ANSA) - SIENA, 8 AGO - Un'etichetta d'autore firmata
Yoko Ono. La vedova di John Lennon ha disegnato una speciale etichetta per Fattoria Nittardi, azienda vinicola di Castellina in
Chianti (Siena). L'etichetta 'rivestirà una serie limitata di 3000 bottiglie di Chianti Classico Casanuova di Nittardi annata 2005. Per
l'occasione Ono ha realizzato un quadro che ritrae una natura morta composta da bottiglie di vino e la scritta 'Imagine yoù. Il
disegno rappresenta un omaggio alla figura del pittore Giorgio Morandi.
Acquistata nel 1982 dal gallerista d'arte tedesco Peter Femfert e dalla moglie Stefania Canali, Fattoria di Nittardi chiama ogni
anno un artista famoso a creare appositamente un'opera per l'etichetta oltre che disegnare la speciale 'carta setà che avvolge la
bottiglia.
Quella di Yoko Ono sarà realizzata per la prima volta in diversi colori per celebrare i 25 anni dall'acquisto dell'azienda. All'interno
delle confezioni di vino, vi sono anche dieci etichette d'argento ed una d'oro e chi le trova, riceverà dalla Fattoria di Nittardi uno
speciale omaggio a sorpresa. Prima di Yoko Ono, altri importanti artisti si sono cimentati nel vestire le bottiglie di Nittardi come
Bruno Bruni, Igor Mitoraj, il toscano Giuliano Ghelli, ma anche Arrojo o Penck, la cui etichetta, che rappresentava nudi stilizzati di
donna, fu addirittura censurata in Canada.
L' azienda si estende su 120 ettari di superficie di cui 12 ettari vitati e 4,5 a oliveto. La produzione media annua si aggira sulle
85-90 mila bottiglie. Storico il legame dell'azienda chiantigiana con il mondo dell'arte. In passato Nittardi, il cui nome deriva da
'Nectar Deì, è stata posseduta dalla famiglia Buonarroti e il suo vino era considerato così buono che Michelangelo in persona,
chiese a suo nipote Lionardo, proprietario della tenuta, di mandare il vino di Nittardi a Roma per farne 'dono genuinò al Papa. La
tradizione di donare il vino al pontefice è rimasta. Puntualmente ogni anno Femfert invia a papa Ratzinger i prodotti della nuova
azienda di Nittardi in maremma chiamata 'Nectar Deì. «Sono soddisfatto - ha commentato Femfert - grazie al mio lavoro di
gallerista ed editore ho la possibilità di conoscere gli artisti personalmente. Yoko Ono era una pittrice conosciuta nel mondo
dell'arte già prima di sposare John Lennon e avere oggi una sua opera sulla nostra etichetta è motivo di grande orgoglio».