diario di bordo del mio palato

mercoledì 28 novembre 2007

Italiani? Non spaghetti


ALIMENTARE: ITALIANI IMPREPARATI A CUCINARE LA PASTA/ANSA TESEO RESEARCH, 64% IGNORA L'IMPORTANZA DEL CONTENUTO PROTEICO (ANSA) - ROMA, 15 NOV - Pasta, pizza e mandolino, vecchio stereotipo dell'italiano nel mondo, rischia
oggi di andare in frantumi: secondo una recente inchiesta, 'Gli italiani e la cultura della pastà, realizzata da Teseo Research per l'Osservatorio Rummo, ben due italiani su tre (64%) non conoscono l'importanza del contenuto proteico della pasta e addirittura 3 su 10 non sanno cucinarla 'a regola d'arte'.
Insomma mangiare tutti i giorni un buon piatto di pastasciutta (47% del campione) non basta per metterci al riparo da una diffusa impreparazione, teorica e pratica, davanti ai fornelli.
Sul fronte del cucinare, circa il 30% delle famiglie (13 milioni di persone) non rispetta alcune tra le regole d'oro della pasta: il 19% dei nostri connazionali usa una quantità insufficiente d'acqua, il 31% non mescola la pasta durante la cottura e infine un italiano su tre regola il sale solo a cottura avanzata.
Se la pratica è da esercitare, anche per la teoria sarebbe consigliabile un bel ripasso: i nostri connazionali sembrano infatti non andare oltre il risaputo, sostenendo che una pasta di qualità si riconosce dalla 'resistenza al dentè (90%), dall'assenza di patina collosa dopo la cottura (89%), dalla resistenza alla rottura (89%), dalla capacità di trattenere il sugo (88%) e di mantenere la forma
dopo la cottura (87%). Solo un italiano su tre (36%) riconosce invece il valore e l'importanza di una pasta dalla percentuale maggiore di proteine, dalla capacità di mantenere l'acqua di cottura limpida (58%), dal suo colore dorato come il grano (50%) e dall'impasto lavorato lentamente (44%). «Sorprende che proprio noi italiani, che abbiamo inventato la pasta e l'abbiamo esportata nel mondo - ha
commentato Raimondo Cubadda, Professore di Scienze e Tecnologie Alimentari e Presidente dell'Associazione Italiana di Scienze e Tecnologia dei Cereali - abbiamo delle difficoltà a riconoscere le basi della qualità del prodotto». Una sorpresa che potrebbe essere per tutti noi (per il 99.5% degli intervistati gli italiani sono i migliori a cucinare la pasta e ne conoscono ogni segreto) una utile lezione di umiltà e una gustosa occasione di miglioramento. (ANSA)

lunedì 26 novembre 2007

Cin cin, Asti Docg

VINO:ASTI SPUMANTE;CONSORZIO COMPIE 75 ANNI, VENDITE RECORD (ANSA) - TORINO, 23 NOV - Il «Consorzio per la Tutela dell'Asti Spumante» ha festeggiato oggi, al Teatro Alfieri di Asti, i suoi 75 anni di vita in un momento felice: lo spumante italiano più venduto nel mondo è uscito dalla crisi di due anni fa e prevede di chiudere il 2007 in forte ascesa con un record di 88-90 milioni di bottiglie vendute.
La Germania, con 14,8 milioni di bottiglie vendute nel 2006, è il primo mercato seguono gli Stati Uniti con 12,3 milioni, il Regno Unito con 5,9 milioni. Nei primi nove mersi dell' anno la crescita complessiva di vendite è stata di circa il 15%. I Paesi dell'Europa dell' Est (in particolare Russia e Ungheria) sono forte crescita.
Il presidente del Consorzio, Emilio Barberom ha ricordato: «Abbiamo sempre anticipato i tempi. Il nostro è stato il primo consorzio di tutela dell'agroalimentare italiano ed oggi, a 75 anni di distanza il nostro sguardo è sempre orientato al futuro per fare si che Asti Dogc continui ad essere uno dei simboli del made in Italy nel mondo. I successi fino ad oggi raggiunti ci spronano a cercare sempre nuove collaborazioni tra chi lavora sulle nostre colline e chi è a capo delle industrie enologiche».
Alla manifestazione hanno partecipato il sindaco di Asti Giorgio Galvagno e il presidente della provincia Roberto Marmo. Il Consorzio aderiscono quasi 6 mila aziende. (ANSA).
VINO: NEL MONDO OLTRE 24 MLD LITRI BEVUTI, IN CALO ITALIA (ANSA) - ASTI, 23 NOV - I consumi di vino segnano il passo in Italia e in Francia, storici produttori, ma crescono nei paesi emergenti e il dato globale, oggi, di 24,3 miliardi di litri all'anno, alla fine del decennio potrebbe crescere fino a 27 miliardi. È quanto emerge dalla ricerca condotta da una società inglese Datamonitor, presentata oggi ad Asti in occasione del 75/o anniversario della fondazione del Consorzio di tutela dell'Asti docg.
L'Europa resta ancora il maggior produttore, con 18 miliardi di litri complessivi e proprio oggi l'Assoenologi ha confermato l'aumento dell'export dei vini italiani, ma la concorrenza dei vini 'nuovì è sempre più agguerrita, e il 'pericolò arriva anche da Cina ed India. Nel Regno Unito, ad esempio, i tanti giovani che hanno cominciato a bere vino l'hanno fatto attratti dalle etichette australiane.
Per il vino italiano ci sono comunque motivi di speranza confermati anche dagli stessi inglesi: in Asia, ad esempio, non c'è nuovo hotel a cinque stelle che non abbia un ristorante italiano dove vengono, ovviamente, serviti i prodotti dei nostri vigneti. E nel continente 'giallò i vini francesi e quelli italiani per i nuovi ricchi sono uno status symbol. E una nuova frontiera è quella di internet,
come insegnano gli Stati Uniti, dove il 17% dei vini viene acquistati on line direttamente dalle cantine.in Dal punto di vista della produzione l'Europa rimane il principale produttore con 18 mila milioni di litri prodotti ogni anno, anche se decresce e già registra eccedenze. India e Cina si affacciano e registrano oggi volumi limitati (un terzo della produzione attuale della Francia). «La chiave
per aprire i nuovi mercati - affermano i ricercatori inglesi - è l'educazione del consumatore e un marketing mirato. I consumatori vogliono un linguaggio personalizzato e prodotti che abbiano una storia da raccontare. L'informazione e il turismo enogastronomico saranno fondamentali per differenziare i prodotti di qualità da quelli di massa».
«Nel Regno Unito o negli Stati Uniti - si evince ancora dalla ricerca di Datamonitor - il 25% dei consumatori al ristorante scelgono il vino della casa perchè non comprendono le descrizioni dei vini nelle liste. I due terzi non sanno spiegarsi il termine 'corpo pienò o il significato di doc o dell'annata».(ANSA).

sabato 17 novembre 2007

ULTIME CENE


MOSTRE: ULTIME CENE, TANTE RILETTURE DA WARHOL A NITSCH (ANSA) - MILANO, 15 NOV - È dedicata all'interpretazione
data da artisti moderni, a cominciare da Andy Warhol, al celebre tema leonardesco, la mostra Ultime ultime cene, inaugurata oggi
presso la Galleria del Credito Valtellinese, dove rimarrà fino al 16 febbraio, celebrandone i vent' anni di attività.
Un'iniziativa favorita dalla vicinanza tra il Convento di Santa Maria delle Grazie, dove è conservata l'Ultima Cena di Leonardo da
Vinci, ed il palazzo delle ex Stelline, sede di questa esposizione. Si è voluto anche rievocare l'invito che nel 1987 questa galleria
rivolse a Warhol: dare una sua interpretazione all'Ultima Cena, cosa che il maestro della Pop Art americana fece con una serie di
litografie, rileggendo in chiave contemporanea l'opera leonardesca. Le litografie di Warhol sono ora al centro di questa mostra.
Curata da Philippe Daverio in collaborazione con Dominique Stella, l'esposizione ha un'appendice nello stesso convento di Santa
Maria delle Grazie. Qui, nella Piccola Sacrestia, è stata collocata una recente opera di Martial Raysse, esponente del Noveau
Realisme francese, intitolata Hereux Rivages e dedicata al tema del pane e del vino.
Attraversata la strada, vi è quindi il grosso della mostra, che si snoda nell'ex refettorio delle Stelline. Oltre alla serie di litografie di
Warhol, appare particolarmente interessante un'opera in più parti di un altro esponente del Noveau Realisme, Daniel Spoerri.
Questo artista si è sempre caratterizzato per collage che riproducevano tavole imbandite, con stoviglie vere e riproduzioni di resti di
cibo. Questa volta tavole e tutto il resto sono invece scolpiti nel marmo, in una serie dedicata alle ideali 'ultime cenè di personaggi
storici, come Socrate, che l'artista pensa abbia mangiato, nella sua austerità, una semplice pagnotta, prima di avvelenarsi con la
cicuta. Seguono le immaginarie ultime cene di Cleopatra, Proust, Freud.
Di Hermann Nitsch, esponente del Wiener Aktionismus, viene riproposta un'opera storica, già esposta a Milano nel 2000: dodici
dipinti di grandi dimensioni, sui quali sono applicati i camici da pittore rappresentanti gli Apostoli, davanti ad una grande serigrafia
su tela Ultima Cena realizzata nel 1983. I cammini degli Apostoli sono tracciati anche in Voies d'hommes di Dominique Laugè e
Valeria Manzi.
Diverse le opere di artisti italiani. Antonio Recalcati presenta cinque dipinti ad olio raffiguranti quattro Apostoli, con al centro un
tavolo evocante l'ultima cena. Novello Finotti espone una grande sculture di granito nero dello Zimbabwe, intitolata A confronto.
Un'altra scultura è di Filippo Avalle, mentre di Velasco è un'installazione in cui si vede un cane in bronzo mentre raccoglie briciole
da un grande tavolo bianco.
(ANSA).