diario di bordo del mio palato
giovedì 25 dicembre 2008
mercoledì 24 dicembre 2008
Dans ma cuisine...
FRANCIA: GUERRA CHEF ALL'ELISEO AI TEMPI DI MITTERRAND/ANSA DANIELE, VOLUTA DAL PRESIDENTE, DURÒ DUE ANNI E MEZZO IN CUCINA (di Fausto Belia) (ANSA) - PARIGI, 23 DIC - Fu proprio all' inizio del suo secondo mandato presidenziale, nel 1988,
che Francois Mitterrand decise che qualcosa nella vita quotidiana dell' Eliseo doveva cambiare: «Voglio una donna di campagna nella mia cucina!».
Ne aveva abbastanza il primo e unico monarca socialista della Quinta repubblica di quei piatti ufficiali, impeccabili, 'ma leziosì, che gli preparava con grande cura Joel Normand, lo chef dell' Eliseo, un vero fuoriclasse dei fornelli. Mitterrand, buona forchetta e nostalgico, voleva qualcosa di più robusto, saporito, antico, che gli ricordasse la cucina di sua nonna.
Così partì la ricerca di uno chef, che avesse il volto di una donna.
Se ne incaricò il ministro della cultura, Jack Lang, che riuscì infine a scovare nel Perigord, nel centro del paese, Daniele Delpeuch, che aveva - e ha - una fattoria e un ristorante, La Borderie. Menu? Agnello, arrosti, foie gras, tartufi. L' ideale per il monarca socialista.
Quando l'auto del ministero della cultura andò a prenderla, lei provò a dire: «Ho delle pecore che stanno per partorire, devo rientrare», ma le venne risposto: «Signora, è un posto che non si rifiuta».
Così Daniele Delpeuch, che aveva allora 46 anni e già quattro figli, arrivò all' Eliseo. S'installò in una cucina, piazzata sotto gli appartamenti privati, a fianco della cucina ufficiale dominata dal grande chef Normand, da 17 anni uno dei migliori della Francia. Una specie di coabitazione culinaria, come più tardi arrivò quella politica sinistra-destra del '93 con Mitterrand presidente ed Edouard Balladur,
il capo dei gollisti di allora, premier.
Daniele avvertì subito Mitterrand: «Signor presidente, nessuno le restituirà i sapori della sua infanzia. Ma ci proverò».
Furono così tartufi per l'arrivo di Gorbaciov, una zuppa di pesce speciale per festeggiare l' anniversario dell'elezione con fratelli e sorelle, una colazione franco-spagnola in onore della regina Sofia di Spagna. Menù e ricette che dovevano navigare con attenzione fra gusto - soprattutto quello del presidente - diplomazia e politica. «Un giorno - racconta - avevo acquistato delle superbe e deliziose fragole del Cile, in pieno inverno, per preparare una torta. Il signor Mitterrand la fece rimandare in cucina con un messaggio: 'Voglio solo frutta di stagionè».
Ma, al servizio del capo dello Stato, Daniele - scrive Le Monde - scoprì nello stesso tempo le comodità - un alloggio in un palazzo statale, che ospitava anche la figlia segreta di Mitterrand, Mazarine, con la madre Anne Pingeot - e le gelosie della corte.
Dopo due anni e mezzo Daniele deve partire: la coabitazione in cucina si rivelò impossibile. «Due servizi identici in una stessa casa, non poteva funzionare», nota con eleganza Joel Normand, oggi in pensione. Daniele lascia allora Parigi e riparte per la campagna del Perigord. È ancora lì, fra un viaggio e l'altro, fra oche e pecore, nella sua fattoria, la Borderie. (ANSA).
che Francois Mitterrand decise che qualcosa nella vita quotidiana dell' Eliseo doveva cambiare: «Voglio una donna di campagna nella mia cucina!».
Ne aveva abbastanza il primo e unico monarca socialista della Quinta repubblica di quei piatti ufficiali, impeccabili, 'ma leziosì, che gli preparava con grande cura Joel Normand, lo chef dell' Eliseo, un vero fuoriclasse dei fornelli. Mitterrand, buona forchetta e nostalgico, voleva qualcosa di più robusto, saporito, antico, che gli ricordasse la cucina di sua nonna.
Così partì la ricerca di uno chef, che avesse il volto di una donna.
Se ne incaricò il ministro della cultura, Jack Lang, che riuscì infine a scovare nel Perigord, nel centro del paese, Daniele Delpeuch, che aveva - e ha - una fattoria e un ristorante, La Borderie. Menu? Agnello, arrosti, foie gras, tartufi. L' ideale per il monarca socialista.
Quando l'auto del ministero della cultura andò a prenderla, lei provò a dire: «Ho delle pecore che stanno per partorire, devo rientrare», ma le venne risposto: «Signora, è un posto che non si rifiuta».
Così Daniele Delpeuch, che aveva allora 46 anni e già quattro figli, arrivò all' Eliseo. S'installò in una cucina, piazzata sotto gli appartamenti privati, a fianco della cucina ufficiale dominata dal grande chef Normand, da 17 anni uno dei migliori della Francia. Una specie di coabitazione culinaria, come più tardi arrivò quella politica sinistra-destra del '93 con Mitterrand presidente ed Edouard Balladur,
il capo dei gollisti di allora, premier.
Daniele avvertì subito Mitterrand: «Signor presidente, nessuno le restituirà i sapori della sua infanzia. Ma ci proverò».
Furono così tartufi per l'arrivo di Gorbaciov, una zuppa di pesce speciale per festeggiare l' anniversario dell'elezione con fratelli e sorelle, una colazione franco-spagnola in onore della regina Sofia di Spagna. Menù e ricette che dovevano navigare con attenzione fra gusto - soprattutto quello del presidente - diplomazia e politica. «Un giorno - racconta - avevo acquistato delle superbe e deliziose fragole del Cile, in pieno inverno, per preparare una torta. Il signor Mitterrand la fece rimandare in cucina con un messaggio: 'Voglio solo frutta di stagionè».
Ma, al servizio del capo dello Stato, Daniele - scrive Le Monde - scoprì nello stesso tempo le comodità - un alloggio in un palazzo statale, che ospitava anche la figlia segreta di Mitterrand, Mazarine, con la madre Anne Pingeot - e le gelosie della corte.
Dopo due anni e mezzo Daniele deve partire: la coabitazione in cucina si rivelò impossibile. «Due servizi identici in una stessa casa, non poteva funzionare», nota con eleganza Joel Normand, oggi in pensione. Daniele lascia allora Parigi e riparte per la campagna del Perigord. È ancora lì, fra un viaggio e l'altro, fra oche e pecore, nella sua fattoria, la Borderie. (ANSA).
venerdì 28 novembre 2008
CONSUMI:THANKSGIVING; TACCHINO STAR IN USA, ITALIA LO SNOBBA (ANSA) - ROMA, 26 NOV - Tavole imbandite con il tacchino
domani negli Usa per il Giorno del Ringraziamento, o Thanksgiving Day. Ma se oltreoceano il tacchino spopola, in Italia invece - come
sottolinea l'Una (Unione nazionale avicoltura) - i consumi sono modesti e non rendono giustizia a una carne che ha invece un ottimo
rapporto qualità/prezzo«.
»Il tacchino - sottolinea Aldo Muraro, presidente dell'Una - costa fino all'80% in meno del vitello e presenta inoltre un ottimo profilo
nutrizionale: leggera, ricca di proteine, con pochi grassi«.
Nel 2007 in Italia - rileva l'Una - il consumo pro capite di tacchino è stato pari a 4,13 kg (contro i circa 10 kg di ogni americano), rispetto
al 18,04 kg in totale delle carni di pollame.
Meglio - rileva ancora l'Una - le prospettive dei consumi nel 2008 dove si sta assistendo a una leggera crescita.
»I consumatori conoscono poco il tacchino e questo gap culturale va colmato attraverso la valorizzazione delle sue tante e ottime
caratteristiche«. Così lo chef stellato Salvatore Tassa spiega il mancato decollo dei consumi.
»Da una parte la versatilità del tacchino - aggiunge Tassa - permette agli chef di uscire dagli schemi tradizionali.
Dall'altra, la sua struttura fisica e il peso notevole lo rendono ideale per un consumo familiare«.
»Il tacchino inoltre - conclude Tassa - rappresenta il cibo ideale per l'epoca attuale in cui si va verso una nuova sobrietà in cucina: anche
l'alta ristorazione inizia a sentire questa esigenza«.
domani negli Usa per il Giorno del Ringraziamento, o Thanksgiving Day. Ma se oltreoceano il tacchino spopola, in Italia invece - come
sottolinea l'Una (Unione nazionale avicoltura) - i consumi sono modesti e non rendono giustizia a una carne che ha invece un ottimo
rapporto qualità/prezzo«.
»Il tacchino - sottolinea Aldo Muraro, presidente dell'Una - costa fino all'80% in meno del vitello e presenta inoltre un ottimo profilo
nutrizionale: leggera, ricca di proteine, con pochi grassi«.
Nel 2007 in Italia - rileva l'Una - il consumo pro capite di tacchino è stato pari a 4,13 kg (contro i circa 10 kg di ogni americano), rispetto
al 18,04 kg in totale delle carni di pollame.
Meglio - rileva ancora l'Una - le prospettive dei consumi nel 2008 dove si sta assistendo a una leggera crescita.
»I consumatori conoscono poco il tacchino e questo gap culturale va colmato attraverso la valorizzazione delle sue tante e ottime
caratteristiche«. Così lo chef stellato Salvatore Tassa spiega il mancato decollo dei consumi.
»Da una parte la versatilità del tacchino - aggiunge Tassa - permette agli chef di uscire dagli schemi tradizionali.
Dall'altra, la sua struttura fisica e il peso notevole lo rendono ideale per un consumo familiare«.
»Il tacchino inoltre - conclude Tassa - rappresenta il cibo ideale per l'epoca attuale in cui si va verso una nuova sobrietà in cucina: anche
l'alta ristorazione inizia a sentire questa esigenza«.
martedì 11 novembre 2008
Domenica è sempre domenica...
ALIMENTARE:STUDIO, PRANZO DOMENICA? RITO INTRAMONTABILE
MILANO, 27 OTT - Nouvelle cuisine, happy hour, finger food, fast food e cucina molecolare. Vent'anni di sperimentazioni e mode alimentari non sono riusciti a intaccare il rito, tradizionalissimo, del pranzo della domenica. Che continua ad essere celebrato, ogni settimana, da otto milioni di famiglie (52% degli
italiani), riproponendo lo stesso menù che veniva portato in tavola 50 anni fa: antipasto di salumi misti, pasta asciutta o ripiena, arrosto, patate e torta di mele.
A farci riscoprire ancora più tradizionalisti di quanto avremmo mai immaginato, è una ricerca realizzata dal Centro Studi dell'Accademia Italiana della Cucina, presentata oggi a Milano: uno studio sul campo che ha toccato tutte le regioni italiane coinvolgendo le 280 delegazioni dell'AIC e producendo ben 1.834 questionari, per sondare il rapporto che lega gli italiani al pranzo della domenica in famiglia.
«Sono ben felice - afferma Giovanni Ballarini, presidente dell'Accademia Italiana della Cucina - che la ricerca confermi che il pranzo della domenica è un cerimoniale amato e diffuso.
Che non solo resiste alle nuove tendenze alimentari ma rappresenta il più solido presidio della tradizione gastronomica italiana, il baluardo più autentico contro i fast food e il rito attraverso il quale recuperare l'antica tradizione del desco familiare».
Ed è il Sud il presidio del pranzo della domenica. Un appuntamento che per i cittadini del meridione rappresenta il momento della condivisione familiare (73%) in misura maggiore rispetto a quelli del Centro (61%) e del Nord (56%). Ma non solo. Al sud il pranzo della domenica rappresenta un appuntamento costante: 6 italiani su 10 lo effettuano ogni settimana contro il 50% dei cittadini del Centro e il
45% di quelli del Nord. Al di là del significativo valore gastronomico le famiglie si incontrano per riaffermare il valore della famiglia e lo spirito di convivialità (63%). È la casa (95%), soprattutto quella della famiglia d'origine (solo il 4% sceglie la casa di amici), il luogo per eccellenza del pranzo della domenica: solo il 5% sceglie di mangiare al ristorante.
Il ruolo dello chef rimane in mano alla donna (80%), ma anche gli uomini iniziano ad avere un ruolo attivo nella preparazione del pasto: 2 uomini su 10 hanno preparato l'ultimo pranzo della domenica, mentre solo il 4,7% dei figli partecipa in cucina. Per l'occasione, nel Meridione la tavola è composta da una media di 5,3 persone rispetto ai 4,8 del Centro e ai 4,6 del Nord. Una tendenza molto presente in
Sicilia ed in Sardegna dove ogni settimana si registrano casi di pranzi con sette persone (15%) o addirittura 10 (13%). Il pasto dedicato al convivio familiare rimane il pranzo (90%), anche se i giovani (20%) preferiscono la cena come momento di socializzazione con la famiglia.
Quanto alle ricette, l'82% degli italiani ama gustare piatti strettamente locali, preparati con ingredienti freschi: il 65% non fa uso di surgelati e l'85% ha abolito i piatti pronti. I piatti più consumati? Tra gli antipasti trionfano gli affettati (28%), a seguire crostini (15%) e antipasti di mare (5%). Tra i primi vittoria al fotofinish di pastasciutta (17%) e dei tortellini (16,5%), poi lasagne (12%) e risotto (11%). È il classico arrosto, invece, a dominare tra i secondi (24%). Tra i contorni più presenti le patate (30%), seguite dall'insalata (26%). Ma un
pranzo della domenica che si rispetti si conclude con un dolce. Il preferito dagli italiani è la torta (15%) seguita dalla crostata (12%), dalla piccola pasticceria (8%) e dal gelato (7%).
MILANO, 27 OTT - Nouvelle cuisine, happy hour, finger food, fast food e cucina molecolare. Vent'anni di sperimentazioni e mode alimentari non sono riusciti a intaccare il rito, tradizionalissimo, del pranzo della domenica. Che continua ad essere celebrato, ogni settimana, da otto milioni di famiglie (52% degli
italiani), riproponendo lo stesso menù che veniva portato in tavola 50 anni fa: antipasto di salumi misti, pasta asciutta o ripiena, arrosto, patate e torta di mele.
A farci riscoprire ancora più tradizionalisti di quanto avremmo mai immaginato, è una ricerca realizzata dal Centro Studi dell'Accademia Italiana della Cucina, presentata oggi a Milano: uno studio sul campo che ha toccato tutte le regioni italiane coinvolgendo le 280 delegazioni dell'AIC e producendo ben 1.834 questionari, per sondare il rapporto che lega gli italiani al pranzo della domenica in famiglia.
«Sono ben felice - afferma Giovanni Ballarini, presidente dell'Accademia Italiana della Cucina - che la ricerca confermi che il pranzo della domenica è un cerimoniale amato e diffuso.
Che non solo resiste alle nuove tendenze alimentari ma rappresenta il più solido presidio della tradizione gastronomica italiana, il baluardo più autentico contro i fast food e il rito attraverso il quale recuperare l'antica tradizione del desco familiare».
Ed è il Sud il presidio del pranzo della domenica. Un appuntamento che per i cittadini del meridione rappresenta il momento della condivisione familiare (73%) in misura maggiore rispetto a quelli del Centro (61%) e del Nord (56%). Ma non solo. Al sud il pranzo della domenica rappresenta un appuntamento costante: 6 italiani su 10 lo effettuano ogni settimana contro il 50% dei cittadini del Centro e il
45% di quelli del Nord. Al di là del significativo valore gastronomico le famiglie si incontrano per riaffermare il valore della famiglia e lo spirito di convivialità (63%). È la casa (95%), soprattutto quella della famiglia d'origine (solo il 4% sceglie la casa di amici), il luogo per eccellenza del pranzo della domenica: solo il 5% sceglie di mangiare al ristorante.
Il ruolo dello chef rimane in mano alla donna (80%), ma anche gli uomini iniziano ad avere un ruolo attivo nella preparazione del pasto: 2 uomini su 10 hanno preparato l'ultimo pranzo della domenica, mentre solo il 4,7% dei figli partecipa in cucina. Per l'occasione, nel Meridione la tavola è composta da una media di 5,3 persone rispetto ai 4,8 del Centro e ai 4,6 del Nord. Una tendenza molto presente in
Sicilia ed in Sardegna dove ogni settimana si registrano casi di pranzi con sette persone (15%) o addirittura 10 (13%). Il pasto dedicato al convivio familiare rimane il pranzo (90%), anche se i giovani (20%) preferiscono la cena come momento di socializzazione con la famiglia.
Quanto alle ricette, l'82% degli italiani ama gustare piatti strettamente locali, preparati con ingredienti freschi: il 65% non fa uso di surgelati e l'85% ha abolito i piatti pronti. I piatti più consumati? Tra gli antipasti trionfano gli affettati (28%), a seguire crostini (15%) e antipasti di mare (5%). Tra i primi vittoria al fotofinish di pastasciutta (17%) e dei tortellini (16,5%), poi lasagne (12%) e risotto (11%). È il classico arrosto, invece, a dominare tra i secondi (24%). Tra i contorni più presenti le patate (30%), seguite dall'insalata (26%). Ma un
pranzo della domenica che si rispetti si conclude con un dolce. Il preferito dagli italiani è la torta (15%) seguita dalla crostata (12%), dalla piccola pasticceria (8%) e dal gelato (7%).
martedì 21 ottobre 2008
Il vino di Cambronne
26/09/2008
Il vino di merda diventa realtà
Scritto da: Francesco Arrigoni alle 10:53 (Corriere on Line)
Fino ad oggi “vino di merda” era un’espressione molto volgare per criticare senza pietà un vino modesto o cattivo. Ma ora è diventato una realtà. Jean-Marc Speziale (nella foto con la bottiglia di vino) titolare del Ristorante La Terasse di Aniane (cittadina del dipartimento dell’Herault, nella regione vinicola del Languedoc Roussillon, 20 km a ovest di Montpellier, nel sud della Francia) ha appena messo in commercio un “Vin de merde”. Si tratta di un vino rosso dell’annata 2007 ottenuto da uve syrah e grenache, prodotto con l’aiuto dell’enologo Walter Valgalier, della vicina Coopérative di Gignac. Sull’etichetta del vino, tanto per rimarcare il concetto, è raffigurata una mosca e una didascalia “Le pire cache le meilleur” (Il peggiore nasconde il migliore). Speziale sostiene di avere creato questo vino per provocazione, per portare l’attenzione sui vini del Languedoc che pur essendo mediamente buoni non godono di buona reputazione. Certamente la cosa ha concentrato l’attenzione su Speziale ed è un’ottima pubblicità per il suo ristorante sito nella zona industriale di Aniane, cosa che concorrerà a incrementare i modesti prezzi praticati fin’ora. Le cinquemila bottiglie prodotte, al prezzo di 6,5 euro cadauna, sono state quasi tutte vendute immediatamente. Qualcuno che ha assaggiato il vino ritiene che non sia niente male, ma è evidente che questo vino sarà assai poco bevuto perché destinato al mercato dei vini “goliardici” (come il “Vino del C…” che si trova in certi mercatini), cioè il classico scherzo con il quale si prende in giro l’amico che si ritiene esperto di vini. Ma senz’altro diventerà una perla molto appetibile per i collezionisti di vino dalle etichette bizzarre.
Il vino di merda diventa realtà
Scritto da: Francesco Arrigoni alle 10:53 (Corriere on Line)
Fino ad oggi “vino di merda” era un’espressione molto volgare per criticare senza pietà un vino modesto o cattivo. Ma ora è diventato una realtà. Jean-Marc Speziale (nella foto con la bottiglia di vino) titolare del Ristorante La Terasse di Aniane (cittadina del dipartimento dell’Herault, nella regione vinicola del Languedoc Roussillon, 20 km a ovest di Montpellier, nel sud della Francia) ha appena messo in commercio un “Vin de merde”. Si tratta di un vino rosso dell’annata 2007 ottenuto da uve syrah e grenache, prodotto con l’aiuto dell’enologo Walter Valgalier, della vicina Coopérative di Gignac. Sull’etichetta del vino, tanto per rimarcare il concetto, è raffigurata una mosca e una didascalia “Le pire cache le meilleur” (Il peggiore nasconde il migliore). Speziale sostiene di avere creato questo vino per provocazione, per portare l’attenzione sui vini del Languedoc che pur essendo mediamente buoni non godono di buona reputazione. Certamente la cosa ha concentrato l’attenzione su Speziale ed è un’ottima pubblicità per il suo ristorante sito nella zona industriale di Aniane, cosa che concorrerà a incrementare i modesti prezzi praticati fin’ora. Le cinquemila bottiglie prodotte, al prezzo di 6,5 euro cadauna, sono state quasi tutte vendute immediatamente. Qualcuno che ha assaggiato il vino ritiene che non sia niente male, ma è evidente che questo vino sarà assai poco bevuto perché destinato al mercato dei vini “goliardici” (come il “Vino del C…” che si trova in certi mercatini), cioè il classico scherzo con il quale si prende in giro l’amico che si ritiene esperto di vini. Ma senz’altro diventerà una perla molto appetibile per i collezionisti di vino dalle etichette bizzarre.
giovedì 9 ottobre 2008
Una cervecita, por favor...

CONSUMI: BIRRA TESTA A TESTA CON VINO E SPOSA DIETA MEDITERRANEA
IN DISTRIBUZIONE A 4MILA CUOCHI VADEMECUM PER MIGLIORARE MESCITA (di Alessandra Moneti) (ANSA) - ROMA, 25 SET - La birra spazza via ogni tabù a tavola e, nelle proposte gastronomiche della dieta mediterranea, mette fine ai cosiddetti 'matrimoni impossibilì, i rebus che tormentano sommelier, gourmet ed enoappassionati. Il mondo del luppolo sembra infatti 'stracciare' quello di Bacco nell'abbinamento con insalate, spinaci, finocchi, e marinate di pesce e carne. Una pils può infatti valorizzare le trofie al pesto, o in inverno un risotto al radicchio. Mentre una bock si sposa bene con pasta e ceci, ma anche con i tagliolini allo scoglio. Tutto ciò trova riscontro nei dati di consumo nei pasti fuori casa che, secondo un'indagine Makno-AssoBirra, per la prima volta mettono in luce un testa a testa tra gli ordini di vino (43,6%) e quelli di birra (40,1%).
Dopo il lancio in Spagna di una birra firmata dallo chef guru della cucina molecolare, Ferran Adrià, a evidenziare l'approdo della birra nelle cucine più di tendenza, a base di ingredienti del mare nostrum, è l'iniziativa di Assobirra che, con il Gambero Rosso e i Jeunes Restaurateurs d'Europe (Jre), promuove il progetto 'Birra gourmet', con diffusione di un vademecum per l'utilizzo della birra 'a tutto pastò, insieme a un mese di appuntamenti con 'I venerdì della birrà presso gli 85 ristoranti del circuito Jre in Italia. «Solo sette anni fa la birra
era un prodotto indifferenziato per gran parte degli italiani», ha detto il presidente di AssoBirra Piero Perron in un incontro con la stampa alla Città del gusto, a Roma. Ma oggi, ha annunciato Perron, «l'industria birraia riesce a condensare in un manuale, rivolto ai ristoratori ed esercenti, alcune esperienze dove la birra, da consumare a pasto con consapevolezza, entra nell'alta cucina». Una rivoluzione culturale all'insegna del gusto, come dimostra la ricerca Makno-Assobirra 2008 che sottolinea come «per oltre il 50% degli italiani la prima motivazione al consumo della birra sia il gusto gradevole di questa bevanda, legata ai concetti di bontà, naturalità e sicurezza».
Il direttore di AssoBirra Filippo Terzaghi ha poi sottolineato come, secondo dati Makno, i tre quarti dei giovani, tra i 18 e i 44 anni, (quasi 17 milioni), «vorrebbe trovare al ristorante una Carta delle Birre ampia e completa». Birra che gli italiani dunque non consumano più solo in pizzeria.
«Proliferano nuove birrerie specializzate, noi ne censiamo 200, così come gli artigiani del settore» ha detto il curatore del volume 'Birra Gourmet' Marco Bolasco, nel sottolineare come «la birra faccia tendenza e l'abbinamento pure, anche il più sorprendente come quello col crudo e il risotto alla milanese.
Per questo abbiamo pensato, con l'aiuto di quattro chef stellati, di offrire a 4mila grandi cuochi del territorio nazionale, ai lettori del Gambero Rosso, e alla clientela dei Jeunes, una bussola per orientarsi nel fenomeno birra, non trascurando tecniche di conservazione e servizio. Una chicca poi è lo spazio degustazione, nel segno della birra, dedicato a 24 formaggi italiani». Parola d'ordine per questa
nuova frontiera commerciale della 'biondà è la versatilità, con l'effervescente bibita che diventa un passepartout verso due tradizioni del cibo crudo: quella mediterranea, e quella orientale e asiatica, caratterizzata da spezie e salse di grande sapidità. La birra, ha osservato lo chef umbro e presidente dei Jre Marco Bistarelli, «grazie ai suoi tanti stili è un partner perfetto per le pietanze 'nude e crude'. E i cuochi prendono confidenza con questa bevanda che riscuote reazioni positive da parte della clientela» in una Oktoberfest all'italiana.
PASTA VENETA A KM:ZERO

ALIMENTARE: PASTA A KM ZERO; TREVISO, 29 SET - Saranno i consumatori del Triveneto i
primi in Italia a poter acquistare pasta a chilometro zero, cioè realizzata interamente con grano raccolto nelle vicinanze del molino e pastificio Jolly Sgambaro.
Disponibile già dai mesi scorsi in alcuni market, da ottobre sarà presente in oltre 200 punti vendita di tutto il Triveneto.
Riconoscibile dalla caratteristica confezione gialla con la spiga tricolore, che per la prima volta in Italia certifica il grano duro con cui è fatta come interamente italiano, pasta Sgambaro offrirà alla clientela della piccola e grande distribuzione in corner in legno appositamente predisposti che ne segnaleranno le caratteristiche uniche in termini di qualità e benessere di tutti i suoi formati.
Compiacimento per la vendita nel Triveneto dei primi pacchi di pasta 'a km. zero' è stata espressa oggi dal ministro per le Risorse Forestali Luca Zaia.
«Sono soddisfatto per la realizzazione di questo progetto - ha sottolineato il ministro - è un segnale davvero importante per l'agricoltura, ma anche per il consumatore; è un'iniziativa che valorizza il grano prodotto dai contadini di un territorio a forte vocazione agricola come il Veneto».
Il prodotto, interamente veneto, sarà contraddistinto da un packaging giallo con la spiga tricolore, che per la prima volta certifica il grano duro interamente italiano con cui è fatta la pasta. «Ho seguito questo progetto fin dall'inizio con determinazione - ha spiegato Zaia - perchè rappresenta una grande opportunità per l'agricoltura di questi territorio e costituisce un aiuto concreto per le famiglie contro il caro prezzi. È un prodotto 100% made in Italy e che quindi garantisce sicurezza e qualità; una scelta imprenditoriale importante in grado di aumentare la
competitività dell'agricoltura nella grande distribuzione». (ANSA).
LOST con pastasciutta

L'ITALIANO SU ISOLA DESERTA VUOLE LA DIETA MEDITERRANEA/ANSA
SONDAGGIO ASTRA, L'INDISPENSABILE PER 5 ANNI DA NAUFRAGHI - MILANO, 30 SET - «Immaginate di essere protagonisti di 'Lost' o dell'Isola dei famosì, ma completamente soli, per cinque anni, su un atollo del Pacifico: cosa portereste con voi?«: i ricercatori di Astra lo hanno chiesto per Assolatte a 1001
italiani. E le risposte dei 'naufraghi immaginarì hanno svelato molto di ciò che gli italiani ritengono irrinunciabile.
Pasta e soprattutto pane (76%), formaggi classici come il grana, il pecorino e il parmigiano (39%), frutta comune quali le mele o esotica come ananas e banane (38%), verdura nutriente come la patata, ma anche gli immancabili pomodori con insalata (37%) e carne (32%), di gran lunga preferita al pesce (10%): questi i componenti del menù ideale del naufrago, assai simile alla classica alimentazione
mediterranea. Più frammentate le preferenze sulle bevande, dove prevale il vino (18%), tallonato dalla cola (11%), e dal caffè a pari merito.
Più curiosa la lista dell'abbigliamento, con un massimo di tre capi ciascuno, con in testa pantaloni (33%), T-shirt (29%) e costumi da bagno (28%), ma anche biancheria intima per lei, compreso un vezzoso baby doll (15%). Chissà perchè, poi, dovendo scegliere solo due oggetti personali, il 36% ha indicato l'orologio e qualcuno perfino il portafoglio.
Nell'ardua selezione di tre oggetti per la cura personale, la maggior parte delle donne ha messo in valigia sapone, dentifricio e shampoo, ma molte hanno chiesto di portare anche trucchi e balsamo. Legati ai ricordi, gli italiani porterebbero foto di amici e colleghi (34%), meno di personaggi famosi (15%) e ancora meno di religiosi (6%). In cinque anni di assoluta solitudine, ben il 22% degli
intervistati è sicuro che non sentirebbe il bisogno di aprire un libro, mentre gli altri porterebbero letture impegnative come la Bibbia (7%) e la Divina Commedia (4%), ma anche i Promessi Sposi (3%) e, con buona pace di Manzoni, Harry Potter (2%). Tra i cd, i naufraghi per caso scelgono di arginare la nostalgia di casa con Vasco Rossi (6%), Eros Ramazzotti (6%), Ligabue e Celentano (entrambi al 5%).
Meno tecnologici di quanto si immagini, gli italiani preferiscono la radio (32%) all' Ipod, che non è entrato in classifica, ma poi scelgono il pc (29%) anzichè la tv (27%).
Infine, la prova del nove, con l'unica domanda 'chiusà rivolta agli intervistati: "con tutte le cose che ha indicato, starebbe cinque anni da
solo, seppur sano e senza gravi problemi, in una piccola isola deserta dell'oceano Pacifico?".
Per il 67% del campione la risposta è 'sicuramente no', mentre un settimo sarebbe contento di fare questa esperienza, e il resto lascia aperta ogni possibilità. (ANSA).
MEGLIO UN POLLO OGGI...

ALIMENTARE: DOXA, 50% ITALIANI MANGIA POLLO NELLA SETTIMANA (ANSA) - ROMA, 30 SET - Il pollo non arriva sulle tavole italiane solo di domenica, nella classica versione con le patate, ma è considerato un pasto ideale anche nei giorni lavorativi da un italiano su due. È quanto emerge dal sondaggio realizzato dalla Doxa per l'Unione nazionale avicoltura (Una).
L'indagine evidenzia ancora che pollo e tacchino sono apprezzati dalla stragrande maggioranza degli italiani, il 95,2%, attirati soprattutto dal rapporto qualità/prezzo (il 42,6% del campione) ma anche dalla soddisfazione del palato (il 25,8%).
Il pollo al forno con le patate è la ricetta più apprezzata dagli intervistati (il 65,2%) ma sono in crescita gli affettati a base di carni avicole che sanno coniugare - come sottolinea il presidente dell'Una, Aldo Muraro - gusto, praticitàe convenienza: li scelgono il 39% dei consumatori, con picchi nella fascia più giovane che va dai 15 ai 35 anni. Il 27% sceglie infine le cotolette panate. Si diffonde anche la considerazione delle carni avicole non solo come classico secondo piatto (il 56,3%) ma anche come piatto unico (23,6%), da abbinare al riso o alla pasta, un piatto freddo (10%) o un aperitivo appetitoso (6,3%).
Nove italiani su dieci consumano il pollo principalmente a casa ma cresce il desiderio di trovarlo anche originalmente elaborato sulle tavole dei ristoranti. Quasi il 45% degli intervistati giudica appena sufficiente l'offerta di carni avicole da parte dei ristoranti.
I nutrizionisti, infine, come il presidente dell'Inran, Carlo Cannella, sottolineano la leggerezza delle carni avicole e il loro ottimo profilo
nutrizionale. (ANSA).
POVERE TAVOLE
ALIMENTARI: CIA, TAVOLE SEMPRE PIÙ POVERE PER GLI ITALIANI (ANSA) - ROMA, 2 OTT - I rincari fanno tirare la cinghia agli italiani e si prospetta un 2008 con tavole sempre più «povere». È questo il quadro che emerge da una ricerca della Cia - Confederazione italiana agricoltori, condotta sulla base di dati Ismea e Istat.
Secondo le prime stime della Cia, i consumi alimentari nel 2008 dovrebbero scendere del 3,8%, rispetto al 2007, mentre la spesa mensile dovrebbe crescere in termini monetari, del 2,6% a 482 euro, contro i 470 del 2007.
Le flessioni più marcate negli acquisti, secondo la Cia, riguardano frutta (-3,9%), carne bovina (-3,1%), pane (-2,4%), vino e spumante (-2,1%), olio d'oliva (-1,9%), ortaggi e patate(-1,8%), carne suina e salumi (-1,6%); mentre aumenta il consumo di pasta (+1,35), di carne avicola (+5,7%), di latte e derivati (+0,8%).
La spesa alimentare nei primi otto mesi del 2008 per le famiglie italiane ha rappresentato, in media, il 18,8% di quella totale ed è stata così ripartita: 3,2% pane e cereali, 4,3% carne, 1,7% pesce, 2,5%latte, formaggi e uova, 0,7% oli e grassi, 3,4% frutta, ortaggi e patate, 1,3% zucchero, caffè e altri, 1,7% bevande.
Sempre più famiglie - rileva infine la ricerca - comprano prodotti agroalimentari presso gli hard-discount (+10,2%). Ma gli ipermercati e i supermercati rimangono comunque i punti di vendita privilegiati (68,2%). A seguire, il negozio tradizionale (64,9%), che nel sud rimane comunque il luogo preferito per gli acquisti (77,1%). Il 21% delle famiglie del Centro-Nord e il 31,7% del Sud optano invece per i mercati
rionali.(ANSA).
Secondo le prime stime della Cia, i consumi alimentari nel 2008 dovrebbero scendere del 3,8%, rispetto al 2007, mentre la spesa mensile dovrebbe crescere in termini monetari, del 2,6% a 482 euro, contro i 470 del 2007.
Le flessioni più marcate negli acquisti, secondo la Cia, riguardano frutta (-3,9%), carne bovina (-3,1%), pane (-2,4%), vino e spumante (-2,1%), olio d'oliva (-1,9%), ortaggi e patate(-1,8%), carne suina e salumi (-1,6%); mentre aumenta il consumo di pasta (+1,35), di carne avicola (+5,7%), di latte e derivati (+0,8%).
La spesa alimentare nei primi otto mesi del 2008 per le famiglie italiane ha rappresentato, in media, il 18,8% di quella totale ed è stata così ripartita: 3,2% pane e cereali, 4,3% carne, 1,7% pesce, 2,5%latte, formaggi e uova, 0,7% oli e grassi, 3,4% frutta, ortaggi e patate, 1,3% zucchero, caffè e altri, 1,7% bevande.
Sempre più famiglie - rileva infine la ricerca - comprano prodotti agroalimentari presso gli hard-discount (+10,2%). Ma gli ipermercati e i supermercati rimangono comunque i punti di vendita privilegiati (68,2%). A seguire, il negozio tradizionale (64,9%), che nel sud rimane comunque il luogo preferito per gli acquisti (77,1%). Il 21% delle famiglie del Centro-Nord e il 31,7% del Sud optano invece per i mercati
rionali.(ANSA).
LA DE CECCO ...in borsa
DE CECCO: SFIDA MERCATI, OK SOCI A PROGETTO QUOTAZIONE BORSA(ANSA) - MILANO, 3 OTT - La pasta De Cecco si porta a un passo da Piazza Affari. L'assemblea ordinaria e straordinaria degli azionisti dello storico pastificio di Fara San Martino (Chieti), spiega un comunicato, ha dato il via libera al progetto di quotazione in Borsa che «è attesa completarsi entro il 2009».
Una decisione che giunge in un momento difficile per i mercati azionari, travolti dall'ondata scatenata dai mutui «subprime». Eppure i soci della De Cecco hanno detto sì «alla richiesta di ammissione delle azioni ordinarie della società alla quotazione sull' Mta-Segmento Star, ovvero su altro mercato organizzato e gestito da Borsa Italiana, e ha conferito al consiglio di amministrazione tutti i poteri necessari per la finalizzazione del progetto». L'operazione avverrà attraverso un'offerta globale, suddivisa in un'offerta pubblica rivolta al pubblico indistinto in Italia e in un contestuale collocamento istituzionale riservato agli investitori professionali italiani ed istituzionali all'estero.
Parte delle azioni che verranno destinate al servizio dell'offerta globale, spiega il gruppo, potrebbe rinvenire da un aumento di capitale a pagamento. La definizione della struttura dell'offerta è rinviata comunque ad un momento successivo.
L'assemblea di De Cecco, che si è tenuta ieri (2 ottobre), ha deliberato inoltre il nuovo statuto in previsione della quotazione, che avrà efficacia a partire dal primo giorno delle negoziazioni. È previsto inoltre l'allargamento del cda a cinque nuovi componenti (di cui tre indipendenti) e l'introduzione del voto di lista. Inoltre, i soci hanno dato il via libera al frazionamento delle 13.944.460 azioni in
circolazione da nominali 1 euro in 139.449.600 azioni ordinarie da nominali 0,10 euro.
Ad accompagnare in Borsa De Cecco ci saranno Mediobanca e JpMorgan in qualità di coordinatori dell'offerta. L'istituto di Piazzetta Cuccia coprirà inoltre il ruolo di sponsor.
Consulente finanziario dell'operazione sarà Lazard e quello legale lo studio legale Bonelli Erede Pappalardo. Per la comunicazione, infine, Barabino & Partners.
Il gruppo di Fara San Martino, con oltre 120 anni di storia, conta oltre 780 dipendenti e produce ogni giorno 500 tonnellate di pasta in 180 formati diversi. Il gruppo esporta in 87 Paesi, tra cui gli Stati Uniti, un mercato che assorbe il circa 34% delle esportazioni.(ANSA).
Una decisione che giunge in un momento difficile per i mercati azionari, travolti dall'ondata scatenata dai mutui «subprime». Eppure i soci della De Cecco hanno detto sì «alla richiesta di ammissione delle azioni ordinarie della società alla quotazione sull' Mta-Segmento Star, ovvero su altro mercato organizzato e gestito da Borsa Italiana, e ha conferito al consiglio di amministrazione tutti i poteri necessari per la finalizzazione del progetto». L'operazione avverrà attraverso un'offerta globale, suddivisa in un'offerta pubblica rivolta al pubblico indistinto in Italia e in un contestuale collocamento istituzionale riservato agli investitori professionali italiani ed istituzionali all'estero.
Parte delle azioni che verranno destinate al servizio dell'offerta globale, spiega il gruppo, potrebbe rinvenire da un aumento di capitale a pagamento. La definizione della struttura dell'offerta è rinviata comunque ad un momento successivo.
L'assemblea di De Cecco, che si è tenuta ieri (2 ottobre), ha deliberato inoltre il nuovo statuto in previsione della quotazione, che avrà efficacia a partire dal primo giorno delle negoziazioni. È previsto inoltre l'allargamento del cda a cinque nuovi componenti (di cui tre indipendenti) e l'introduzione del voto di lista. Inoltre, i soci hanno dato il via libera al frazionamento delle 13.944.460 azioni in
circolazione da nominali 1 euro in 139.449.600 azioni ordinarie da nominali 0,10 euro.
Ad accompagnare in Borsa De Cecco ci saranno Mediobanca e JpMorgan in qualità di coordinatori dell'offerta. L'istituto di Piazzetta Cuccia coprirà inoltre il ruolo di sponsor.
Consulente finanziario dell'operazione sarà Lazard e quello legale lo studio legale Bonelli Erede Pappalardo. Per la comunicazione, infine, Barabino & Partners.
Il gruppo di Fara San Martino, con oltre 120 anni di storia, conta oltre 780 dipendenti e produce ogni giorno 500 tonnellate di pasta in 180 formati diversi. Il gruppo esporta in 87 Paesi, tra cui gli Stati Uniti, un mercato che assorbe il circa 34% delle esportazioni.(ANSA).
Non hanno pane? Date loro brioches...

PREZZI: È CARO-BRIOCHE, I BAR NEL MIRINO DEL GARANTE/ANSA PARTE TAVOLO CONFRONTO;ESERCENTI, COLPA DI MATERIE PRIME E TASSE (ANSA) - ROMA, 3 OTT - Anche i bar finiscono nel mirino del garante dei prezzi. Dalla pizza al taglio al
tramezzino, dall'analcolico alla brioche, passando per il gelato, la musica sembra essere sempre la stessa: prezzi superiori alla media dell'inflazione. In altre parole: rincari dei prezzi superiori al tasso dei prezzi al consumo, maggiori del già alto livello del carovita. Per questo Mister Prezzi ha deciso di fare chiarezza e ha avviato un tavolo con le associazioni di settore, che da un lato si dicono pronte a fare la loro parte, dall'altro puntano il dito contro i rialzi delle materie prime e le tasse che si sono scaricati sugli esercenti.
I numeri diffusi oggi dal Garante, Antonio Lirosi, sulla base delle elaborazioni dell'Osservatorio dei prezzi del ministero dello Sviluppo economico, parlano chiaro. In base alle rilevazioni Istat, l'inflazione si è attestata al 4,1% ad agosto e al 3,8% a settembre. Nello specifico, la categoria 'consumazioni al bar' ha registrato il mese scorso un aumento del 3,9% rispetto al settembre 2007, un rialzo,
quindi, in linea con il tasso generale di inflazione in Italia. Ma al suo interno questa voce presenta, per alcuni prodotti, variazioni dei prezzi che risultano «significativamente e sistematicamente superiori al tasso generale di inflazione». Saltano all'occhio la pizza al taglio, che vede aumenti del 5,1% su base annua, la pasta lievitata (+5%), il comparto delle bevande analcoliche (+4,7%), i tramezzini (+4,7%) e i gelati tanto artigianali che confezionati (entrambi +4,6%).
Ma la lista dei rincari non finisce qui. Nel tavolo convocato oggi con i rappresentanti di settore - che ha riunito al ministero Fipe-Confcommercio, Fiepet-Confesercenti, Confartigianato, Cna Alimentare, Casartigiani e Claai - il Garante ha richiamato su un altro aspetto: alcuni prodotti non 'lavoratì, come la bottiglietta di acqua minerale, le bevande analcoliche, i succhi di frutta, hanno registrato
rincari significativi nel periodo estivo, sia negli esercizi che nei distributori automatici, portando così i prezzi della consumazione al banco o della vendita per asporto su livelli «apparentemente non giustificati dagli andamenti del mercato».
Il segnale arrivato dalle organizzazioni degli esercenti è di collaborazione, con l'impegno ad adoperarsi per un taglio dei listini. La Fipe avanza addirittura la proposta di bloccare i prezzi e annuncia una campagna che sarà lanciata a metà mese.
Ma dalle categorie arriva anche un'autodifesa. I prezzi di determinati prodotti da bar «risentono principalmente del forte balzo nei mesi passati del prezzo del grano e degli oneri crescenti, dalle tasse locali, agli affitti, dai costi degli alimentari a quelli delle concessioni», sottolinea Tullio Galli, direttore della Fiepet-Confesercenti. Contro questi «costi fissi» interviene anche il direttore generale di Fipe, Edi Sommariva, certo che lì vada cercata la chiave dei rincari subiti dai prodotti sotto accusa. (ANSA).
Come back, dieta mediterranea...
ROMA, 7 OTT - L'abbandono della dieta mediterranea è uno dei principali responsabili dell'obesità: la Coldiretti commenta così i risultati dell'indagine 'Okkio alla salute' secondo il quale un terzo dei bambini italiani è obeso o sovrappeso.
«Il fatto che la maggiore frequenza dei casi di obesità si registri in Campania è la conferma - sottolinea la Coldiretti - degli effetti del progressivo abbandono a tavola dei principi della dieta mediterranea che con pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari ha consentito agli abitanti del Belpaese di conquistare il record della longevità».
L'allarme per l'abbandono della dieta mediterranea - sottolinea la Coldiretti - prosegue anche nel 2008 «con un ulteriore calo dei consumi di frutta (-2,6 per cento), olio di oliva (-2,8 per cento), pane (-2,5 per cento), vino (-0,9 per cento) e verdura (-0,8 per cento)».
La Coldiretti ricorda infine di aver lanciato il progetto «Educazione alla Campagna Amica» con il quale sta coinvolgendo oltre centomila alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia con l'obiettivo «di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione».(ANSA).
«Il fatto che la maggiore frequenza dei casi di obesità si registri in Campania è la conferma - sottolinea la Coldiretti - degli effetti del progressivo abbandono a tavola dei principi della dieta mediterranea che con pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari ha consentito agli abitanti del Belpaese di conquistare il record della longevità».
L'allarme per l'abbandono della dieta mediterranea - sottolinea la Coldiretti - prosegue anche nel 2008 «con un ulteriore calo dei consumi di frutta (-2,6 per cento), olio di oliva (-2,8 per cento), pane (-2,5 per cento), vino (-0,9 per cento) e verdura (-0,8 per cento)».
La Coldiretti ricorda infine di aver lanciato il progetto «Educazione alla Campagna Amica» con il quale sta coinvolgendo oltre centomila alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia con l'obiettivo «di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione».(ANSA).
Pacchero...solidale
ALIMENTARE: QUANDO IL PACCHERO DÀ GUSTO E SOLIDARIETÀ/ANSA CON UNIV.TOR VERGATA 1/O PASTIFICIO ARTIGIANALE HANDICAP PRIDE (di Alessandra Moneti) (ANSA) - ROMA, 4 OTT - Portare a tavola più qualità e Made in Italy, con un modello d'impresa che punta a creare sviluppo territoriale e solidarietà, con i diversamente abili che arrivano a sostenere, con il proprio lavoro in un laboratorio artigiano cooperativo nel basso Lazio, i disabili. Succede in Ciociaria, nel comune di Monte San Giovanni
Campano da cui arrivano in questi giorni le prime confezioni di pasta secca di alta qualità con marchio 'Il colore del granò, ispirato dal libro di Antoine de Saint-Exupery 'Il piccolo principe'.
Si tratta di confezioni di paccheri, mezzi paccheri e fusilloni con materie prime al 100% del Lazio, e a regime comunque da frumento pregiato esclusivamente nazionale, che saranno presentate nelle fiere e all'enoteca regionale Palatium, per essere poi commercializzate principalmente a organizzazioni del sociale o in beneficenza. Per iniziativa della cooperativa di ricerca Crf Sc Onlus, prima creatura del sistema 'Ricerca e solidarietà che ha investito sul progetto 106 mila euro, di cui 63 mila con il contributo della Regione Lazio (Filas) e
l'assistenza del Parco scientifico e tecnologico e Dipartimento di Economia dell'Università Tor Vergata. Dopo un confronto con i pastai del distretto di Gragnano, ad oggi la cooperativa 'Il colore del grano' ha realizzato a Monte San Giovanni Campano un laboratorio di produzione, confezionamento e sperimentazione, mentre nella Tuscia è stato avviata una collaborazione con produttori cerealicoli per
chiudere la filiera e rilanciare la produzione di frumento al 100 per cento Made in Lazio.
L'obiettivo è quello di creare un impianto produttivo di dimensione medio-piccola che si avvalga di una pressa da 500kg/h, con i pastai della cooperativa (una persona svantaggiata ogni due 'normodotatì) che poi faranno da tutor nelle successive esperienze di rete, fino a creare una filiera replicabile e 'handicap-pride'.
«Vogliamo sviluppare un sistema di microimprese produttive e di ricerca - ha detto all'ANSA l'amministratore di Crf Sc Uranio Mazzanti - puntando sull'alta qualità garantita del prodotto, innovazione costante, e su un mercato di consumatori sensibili alla solidarietà.
Creando una rete di Pmi che fanno profitto per finanziare, in un circuito ambizioso ma certamente virtuoso, ulteriori progetti di solidarietà sociale». Un nuovo sistema di produzione artigianale nel settore agroalimentare che «vuol diventare un modello», ha sottolineato Mazzanti che sta presentando in questi giorni l'iniziativa a Slow Food, e a realtà industriali come Barilla, per avviare un confronto sul fare
impresa e guardare al bilancio sociale. «La nostra pasta non solo ha una qualità certificata ma anche una specificità cerealicola territoriale - ha aggiunto Mazzanti - che rivitalizzando la filiera del grano diventa un trampolino di solidarietà attiva. Ma anche elemento di difesa concreta del territorio e di valorizzazione ambientale. Offriamo nuove opportunità di inserimento lavorativo ai diversamente abili, nella convinzione che siano proprio le piccole imprese le più idonee a diventare veri e propri laboratori d'innovazione e ricerca applicata.
Ricerca che - a giudizio di Mazzanti - è a un punto di crisi, delineato da oasi con grandi competenze, ma senza collegamenti con l'industria». Il progetto punta «finalmente a coprire l'anello mancante - conclude il curatore - tra mondo produttivo e universitario, realizzando quella sinergia tra tecnologia e scienza, in assenza della quale le Pmi si dimostrano poco competitive».(ANSA).
Campano da cui arrivano in questi giorni le prime confezioni di pasta secca di alta qualità con marchio 'Il colore del granò, ispirato dal libro di Antoine de Saint-Exupery 'Il piccolo principe'.
Si tratta di confezioni di paccheri, mezzi paccheri e fusilloni con materie prime al 100% del Lazio, e a regime comunque da frumento pregiato esclusivamente nazionale, che saranno presentate nelle fiere e all'enoteca regionale Palatium, per essere poi commercializzate principalmente a organizzazioni del sociale o in beneficenza. Per iniziativa della cooperativa di ricerca Crf Sc Onlus, prima creatura del sistema 'Ricerca e solidarietà che ha investito sul progetto 106 mila euro, di cui 63 mila con il contributo della Regione Lazio (Filas) e
l'assistenza del Parco scientifico e tecnologico e Dipartimento di Economia dell'Università Tor Vergata. Dopo un confronto con i pastai del distretto di Gragnano, ad oggi la cooperativa 'Il colore del grano' ha realizzato a Monte San Giovanni Campano un laboratorio di produzione, confezionamento e sperimentazione, mentre nella Tuscia è stato avviata una collaborazione con produttori cerealicoli per
chiudere la filiera e rilanciare la produzione di frumento al 100 per cento Made in Lazio.
L'obiettivo è quello di creare un impianto produttivo di dimensione medio-piccola che si avvalga di una pressa da 500kg/h, con i pastai della cooperativa (una persona svantaggiata ogni due 'normodotatì) che poi faranno da tutor nelle successive esperienze di rete, fino a creare una filiera replicabile e 'handicap-pride'.
«Vogliamo sviluppare un sistema di microimprese produttive e di ricerca - ha detto all'ANSA l'amministratore di Crf Sc Uranio Mazzanti - puntando sull'alta qualità garantita del prodotto, innovazione costante, e su un mercato di consumatori sensibili alla solidarietà.
Creando una rete di Pmi che fanno profitto per finanziare, in un circuito ambizioso ma certamente virtuoso, ulteriori progetti di solidarietà sociale». Un nuovo sistema di produzione artigianale nel settore agroalimentare che «vuol diventare un modello», ha sottolineato Mazzanti che sta presentando in questi giorni l'iniziativa a Slow Food, e a realtà industriali come Barilla, per avviare un confronto sul fare
impresa e guardare al bilancio sociale. «La nostra pasta non solo ha una qualità certificata ma anche una specificità cerealicola territoriale - ha aggiunto Mazzanti - che rivitalizzando la filiera del grano diventa un trampolino di solidarietà attiva. Ma anche elemento di difesa concreta del territorio e di valorizzazione ambientale. Offriamo nuove opportunità di inserimento lavorativo ai diversamente abili, nella convinzione che siano proprio le piccole imprese le più idonee a diventare veri e propri laboratori d'innovazione e ricerca applicata.
Ricerca che - a giudizio di Mazzanti - è a un punto di crisi, delineato da oasi con grandi competenze, ma senza collegamenti con l'industria». Il progetto punta «finalmente a coprire l'anello mancante - conclude il curatore - tra mondo produttivo e universitario, realizzando quella sinergia tra tecnologia e scienza, in assenza della quale le Pmi si dimostrano poco competitive».(ANSA).
martedì 30 settembre 2008
Tra l'oleandro e il baobab...

DAKAR (Reuters) - I suoi frutti hanno un sapore aspro e piccante, sono molto nutrienti e si racconta che vi si nasconda l'anima dei vecchi capi tribù.
Si tratta del baobab, simbolo per eccellenza della vegetazione africana, che presto potrebbe finire sulla nostra tavola: le aziende europee potranno infatti presto utilizzare la polpa dei suoi frutti come aromatizzante nelle barrette di cereali o nelle bevande, dopo l'ok accordato della Commissione Europea.
Gli esperti sperano che della decisione -- che risale a luglio -- possano beneficiare anche milioni di africani indigenti.
Secondo un rapporto del Natural Resources Institute del 2007, solo nell'Africa meridionale la raccolta del baobab potrebbe fruttare più di un miliardo all'anno in fatturato, e dare lavoro a 2,5 milioni di famiglie.
"Il potenziale è enorme", spiega la dottoressa Lucy Welford, marketing manager di PhytoTrade Africa, un'organizzazione commerciale che si batte per l'utilizzo sostenibile dei prodotti naturali africani. "Siamo abbastanza fiduciosi che porterà vantaggi significativi per i produttori rurali".
Ma già prima del via libera dell'Ue qualcuno si era accorto del valore del baobab.
E' il caso ad esempio di una compagnia italiana, la Baobab Fruit Company Senegal, che da diversi anni produce una serie di prodotti ricavati dai baobab del Senegal -- compresa la polpa dei frutti, i semi e l'olio -- e li commercializza in Europa sotto forma di integratori alimentari e cosmetici.
lunedì 1 settembre 2008
All over the world

MADE IN ITALY:BOOM PASTA E PIZZA,NEL MONDO 70.000 RISTORANTI Tre milioni di clienti al giorno, fatturato 30 mld dollari (ANSA) -
ROMA, 31 AGO - Trattorie, ristoranti e pizzerie tricolori all'estero sono arrivate a 72.000, con un giro d'affari di 30 miliardi di dollari.
All'estero, sottolinea la Fipe c'è lo stesso numero di ristoranti e quant'altro sparsi per la penisola. Ogni giorno nel mondo 500.000 persone
lavorano per 'sfamarè oltre 3 milioni di clienti.
Da una ristorazione di sussistenza, di necessità e un pò improvvisata, legata ai grandi flussi di emigrazione di inizio '900, si è passati
oggi a una cucina di alta qualità, caratterizzata da marchi prestigiosi, come il celebre Cipriani a New York. 'La ristorazione italiana nel
mondo - dice Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe - è una grande opportunità per il Paese fino da oggi fortemente sottovalutata. Quale
altro Paese al mondo, esclusa la Cina, ha la fortuna di avere una rete di ristoranti che ha oltre un miliardo di contatti l'anno, come la
nostra? In una fase economica drammatica come quella italiana non dovremmo sprecare qualsiasi opportunità di ripresa. Il modo di
alimentarsi, di condividere un evento - afferma - sono cose che la nostra grande tradizione eno- gastronomica, unita al nostro senso
dell'ospitalità, possono far diventare un patrimonio dell'intera umanita«. (ANSA).
Dalì, father & son

CINEMA: FIGLIO DALÌ, FILM SU MIO PADRE? SPERO IN ALMODOVAR (ANSA) - FIRENZE, 19 AGO - «Per un film su mio padre spero
in Pedro Almodovar. Alcuni giorni fa ci siamo incontrati e ne abbiamo parlato». Lo ha detto Josè Van Roy Dalì, figlio di Salvator Dalì.
«Negli ultimi mesi - ha aggiunto - ho sentito che Hollywood è intenzionata a fare un film su mio padre, ma credo che siano progetti che
non hanno molta fortuna. Spero invece in Almodovar: il suo cinema è forse l'ideale per raccontare quello che è stato mio padre».
Josè Van Roy sarà a Forte dei Marmi, in Versilia, questo fine settimana per partecipare, nell'insolita veste di chef, alla XVI edizione del
concorso internazionale di enogastronomia A tavola sulla spiaggia che vede come presidente di giuria Beppe Bigazzi. «Presenterò un
dolce ispirato alla forma di una cravatta - rivela Dalì -. Tra gli ingredienti forse userò la pasta di mandorle ma ci sto ancora lavorando». Sul
rapporto tra cucina e arte, Dalì non ha dubbi: «Tutto ciò che l'uomo fa con passione è un opera d'arte. Prendiamo la pizza napoletana, ad
esempio. È un vero e proprio capolavoro dell'ingegno. L'arte è insita in ogni attività umana. Se suscita un'emozione è già un buon inizio. E
davanti a una pizza fatta come si deve sfido chiunque a non provare emozioni». (ANSA).
PEGGIO CHE IN AFRICA...

GB: CHEF JAMIE OLIVER,QUI SI MANGIA PEGGIO CHE GHETTI AFRICA (ANSA) - LONDRA, 25 AGO - Negli slum sudafricani c'è una
dieta più varia che nelle città inglesi. Parola di Jamie Oliver, celebre chef britannico divenuto famoso per i suoi programmi televisivi basati
sul mangiar sano.
«Eppure», ha detto Oliver con fidandosi al periodo francese 'Paris Match', «non è stato sempre così: un tempo, in Gran Bretagna, si
preparavano piatti favolosi. Abbiamo perso le nostre tradizioni». Ora, dice, i britannici preferirebbero ubriacarsi il fine settimana piuttosto
che sedersi intorno ad un tavolo e mangiare come Dio comanda.
«È vero per quanto riguarda Londra - ha spiegato Oliver - e le grandi città del nord. Ed è un fenomeno connesso a un nuovo tipo di
povertà. L'Inghilterra è infatti una delle nazioni più ricche al mondo: le persone in questione hanno enormi televisori al plasma - più grossi
del mio -, cellulari ultimo tipo, macchine, e poi vanno a sbronzarsi al pub durante i weekend. La loro povertà si mostra nel modo in cui
mangiano».
«Stando alla mia esperienza - ha chiosato - la gente che vive negli slum di Soweto ha una dieta più varia di tanti britannici». (ANSA).
UN BOLLO COL BOLLO...
MADE IN ITALY: L'AMATRICIANA SI AGGIUDICA UN FRANCOBOLLO (ANSA) - ROMA, 28 AGO - La corrispondenza diventerà più
gustosa da domani, quando Poste Italiane avvierà la distribuzione del francobollo dedicato alla Sagra degli Spaghetti all'Amatriciana,
emesso dalla Consulta filatelica e nell'ambito del Programma di valorizzazione del Made in Italy, per celebrare un piatto tipico della
gastronomia laziale e, attraverso questo prodotto d'eccellenza del territorio reatino, tutta la nostra cultura e la tradizione alimentare.
La Sagra è giunta quest'anno alla 42/ma edizione e nel suo passato recente ha raccolto la partecipazione di tanti ristoratori di
Amatrice e della capitale, fino a Heinz Beck, il numero 1 degli chef secondo le principali guide. Da Poste Italiane fanno sapere che «si
tratta di una sorta di monumento cartaceo all'Amatriciana che si tramanda di generazione in generazione e nel tempo acquista valore.
Così come le tradizioni si valorizzano nel tempo».
Negli anni passati la serie filatelica Made in Italy ha contemplato emissioni sul gelato artigianale Dop, il marmo di Carrara, e la
Lamborghini. Quest'anno il gusto è protagonista, con due piatti tipici che si sono imposti sulle tavole di tutto il mondo: lo zafferano
dell'Aquila, e appunto, gli Spaghetti all'Amatriciana.
Il francobollo dedicato alla popolare Sagra dedicata alla pietanza simbolo della cucina romana sarà presentato domani alle 10 al Polo
Agroalimentare di Amatrice. Nello spazio limitato della vignetta, il francobollo (che avrà un valore di 0,60 euro) fornisce l'elenco illustrato
degli ingredienti tipici della ricetta: spaghetti, guanciale, olio, vino bianco, pomodori, peperoncini e pecorino; sullo sfondo è
rappresentata una veduta di Corso Umberto I della città di Amatrice (Rieti).
A commento dell'emissione verrà posto in vendita un bollettino illustrativo con un articolo del sindaco di Amatrice, Carlo Fedeli, e del
presidente della Pro-loco, Piergiuseppe Monteforte. Per lo speciale annullo postale i collezionisti potranno rivolgersi, da domani, al box
di Poste Italiane in Piazza Antonio Serva. (ANSA).
gustosa da domani, quando Poste Italiane avvierà la distribuzione del francobollo dedicato alla Sagra degli Spaghetti all'Amatriciana,
emesso dalla Consulta filatelica e nell'ambito del Programma di valorizzazione del Made in Italy, per celebrare un piatto tipico della
gastronomia laziale e, attraverso questo prodotto d'eccellenza del territorio reatino, tutta la nostra cultura e la tradizione alimentare.
La Sagra è giunta quest'anno alla 42/ma edizione e nel suo passato recente ha raccolto la partecipazione di tanti ristoratori di
Amatrice e della capitale, fino a Heinz Beck, il numero 1 degli chef secondo le principali guide. Da Poste Italiane fanno sapere che «si
tratta di una sorta di monumento cartaceo all'Amatriciana che si tramanda di generazione in generazione e nel tempo acquista valore.
Così come le tradizioni si valorizzano nel tempo».
Negli anni passati la serie filatelica Made in Italy ha contemplato emissioni sul gelato artigianale Dop, il marmo di Carrara, e la
Lamborghini. Quest'anno il gusto è protagonista, con due piatti tipici che si sono imposti sulle tavole di tutto il mondo: lo zafferano
dell'Aquila, e appunto, gli Spaghetti all'Amatriciana.
Il francobollo dedicato alla popolare Sagra dedicata alla pietanza simbolo della cucina romana sarà presentato domani alle 10 al Polo
Agroalimentare di Amatrice. Nello spazio limitato della vignetta, il francobollo (che avrà un valore di 0,60 euro) fornisce l'elenco illustrato
degli ingredienti tipici della ricetta: spaghetti, guanciale, olio, vino bianco, pomodori, peperoncini e pecorino; sullo sfondo è
rappresentata una veduta di Corso Umberto I della città di Amatrice (Rieti).
A commento dell'emissione verrà posto in vendita un bollettino illustrativo con un articolo del sindaco di Amatrice, Carlo Fedeli, e del
presidente della Pro-loco, Piergiuseppe Monteforte. Per lo speciale annullo postale i collezionisti potranno rivolgersi, da domani, al box
di Poste Italiane in Piazza Antonio Serva. (ANSA).
SLOW FOOD IN FRISCO
USA: SLOW FOOD A SAN FRANCISCO, UN VERO SUCCESSO / ANSA ANCHE ORTO DAVANTI A MUNICIPIO COME NEI TEMPI
DI GUERRA (ANSA) - NEW YORK, 30 AGO - Un successo senza precedenti, con 50 mila persone in tutto: San Francisco, in
California, la città più progressista degli Stati Uniti, sta festeggiando il mangiar sano e naturale in questo fine settimana del 'Labor Day',
che fino a martedì sancisce la fine dell'estate.
Ci sono anche lattuga, pomodori, fagiolini, erbette, fiori, in pieno centro. Un giardino organico è stato allestito per l'occasione al posto
del prato davanti al Municipio: anche così San Francisco dà il suo contributo alla Slow Food Nation, la manifestazione organizzata da
Slow Food, l'organizzazione fondata da Carlo Petrini nel 1986 a difesa dei prodotti alimentari locali, nel solco della tradizione e della
genuinità.
Per mostrare alla gente l'utilità delle iniziative Slow Food, il sindaco di San Francisco Gavin Newsom ha accettato di cambiare uno
dei panorami più istituzionali della città.
Così al posto del tradizionale prato della City Hall, il municipio cittadino, è germogliato un giardino organico, ora teatro di varie
dimostrazioni durante la tre giorni dello Slow Food Nation, in cui i visitatori hanno anche l'occasione di assaggiare i cibi promossi
dall'associazione.
Newsom ha dato personalmente il via all'iniziativa piantando cespi di lattuga assieme ad Alice Waters, la celebre chef di Chez
Panisse e l'iniziatrice del movimento per l'alimentazione biologica in America.
Il giardino è stato battezzato Victory Garden, in onore dei giardini di emergenza che venivano piantati negli Usa durante la seconda
guerra mondiale per compensare 'autarchicamentè la mancanza di viveri.
«Con il Victory Garden vogliamo fare un esempio concreto del futuro della produzione alimentare americana», ha detto Naomi
Starkman di Slow Food che ha eletto San Francisco come sede della manifestazione per l'attenzione di questa metropoli alle
tematiche dei cibi tradizionali.
«Con questa iniziativa - aveva aggiunto Gavin Newsom all' inaugurazione del giardino - prosegue la mia battaglia contro chi pensa che
questo tipo di manifestazioni sia solo uno dei tanti movimenti elitari e poco concreti della West Coast».
E, riferendosi all' inusuale giardino targato Slow Food, aveva aggiunto: «Questa è una delle aree più densamente popolate degli Stati
Uniti, è un paesaggio urbano, quindi è qui che noi piantiamo un giardino». (ANSA)
DI GUERRA (ANSA) - NEW YORK, 30 AGO - Un successo senza precedenti, con 50 mila persone in tutto: San Francisco, in
California, la città più progressista degli Stati Uniti, sta festeggiando il mangiar sano e naturale in questo fine settimana del 'Labor Day',
che fino a martedì sancisce la fine dell'estate.
Ci sono anche lattuga, pomodori, fagiolini, erbette, fiori, in pieno centro. Un giardino organico è stato allestito per l'occasione al posto
del prato davanti al Municipio: anche così San Francisco dà il suo contributo alla Slow Food Nation, la manifestazione organizzata da
Slow Food, l'organizzazione fondata da Carlo Petrini nel 1986 a difesa dei prodotti alimentari locali, nel solco della tradizione e della
genuinità.
Per mostrare alla gente l'utilità delle iniziative Slow Food, il sindaco di San Francisco Gavin Newsom ha accettato di cambiare uno
dei panorami più istituzionali della città.
Così al posto del tradizionale prato della City Hall, il municipio cittadino, è germogliato un giardino organico, ora teatro di varie
dimostrazioni durante la tre giorni dello Slow Food Nation, in cui i visitatori hanno anche l'occasione di assaggiare i cibi promossi
dall'associazione.
Newsom ha dato personalmente il via all'iniziativa piantando cespi di lattuga assieme ad Alice Waters, la celebre chef di Chez
Panisse e l'iniziatrice del movimento per l'alimentazione biologica in America.
Il giardino è stato battezzato Victory Garden, in onore dei giardini di emergenza che venivano piantati negli Usa durante la seconda
guerra mondiale per compensare 'autarchicamentè la mancanza di viveri.
«Con il Victory Garden vogliamo fare un esempio concreto del futuro della produzione alimentare americana», ha detto Naomi
Starkman di Slow Food che ha eletto San Francisco come sede della manifestazione per l'attenzione di questa metropoli alle
tematiche dei cibi tradizionali.
«Con questa iniziativa - aveva aggiunto Gavin Newsom all' inaugurazione del giardino - prosegue la mia battaglia contro chi pensa che
questo tipo di manifestazioni sia solo uno dei tanti movimenti elitari e poco concreti della West Coast».
E, riferendosi all' inusuale giardino targato Slow Food, aveva aggiunto: «Questa è una delle aree più densamente popolate degli Stati
Uniti, è un paesaggio urbano, quindi è qui che noi piantiamo un giardino». (ANSA)
lunedì 4 agosto 2008
Ottimo nelle insalate...

GB:CUOCO CONSIGLIA RICETTA CON PIANTA VELENOSA, POI SI SCUSA (ANSA) - LONDRA, 4 AGO - Un celebre cuoco britannico si è scusato oggi per aver suggerito l'utilizzo di una pianta velenosa in una ricetta. In un'intervista apparsa sul numero di agosto del mensile 'Healthy and Organic Living', Antony Worrall Thompson aveva affermato che il giusquiamo nero è «ottimo nelle insalate».
Il sito web della rivista ha diramato un urgente comunicato nel quale spiega che «il giusquiamo è una pianta molto velenosa e non può essere mangiato». Lo chef autore della gaffe, famoso nella tv britannica per una trasmissione di cucina, ha detto alla Bbc di essere «imbarazzato per l'errore».
Lo hyoscyamus niger, comunemente chiamato giusquiamo nero, è caratterizzato da foglie seghettate e appiccicose e da fiori gialli a forma di imbuto. Può causare allucinazioni, sonnolenza e perdita dell'orientamento negli esseri umani. L'ingerirne grosse quantità può portare allo svenimento e, in casi estremi, alla morte.
I58-NS 04-AGO-08 16:45 NNN
Meglio il rubinetto...
ALIMENTARE: RISTORANTI USA TORNANO ALL'ACQUA DEL RUBINETTO DAL CIBO ALL'ACQUA GLI AMERICANI RISCOPRONO IL MADE IN USA (ANSA) - NEW YORK, 30 LUG - Dopo il «mangiare locale» arriva il «bere locale». Dalla California a New York la nuova tendenza in fatto di ristorazione è di portare in tavola l'acqua del rubinetto dichiarando guerra alle importazioni di acqua in bottiglia.
San Pellegrino, Evian, Perrier addio: locali famosi come Il Buco, Gemma, Del Posto che hanno fatto un patto tra loro di servire agli avventori acqua dell'acquedotto, sono stati nominati dalle guide cittadine 'water conscious', cioè sensibili al tema dell'acqua.
L'iniziativa fa seguito a quella, originata in California, del mangiare locale: è da qualche tempo, infatti, che i ristoratori americani hanno preso la decisione di servire più spesso cibi prodotti in zona e non fatti arrivare per camion da remote aree degli Stati Uniti o importati dall'estero. Tutto ciò per diminuire i prezzi di trasporto, resi insostenibili dal caro petrolio, e per rallentare l'impatto che l'import alimentare ha sull'ambiente.
La campagna dell'acqua è stata lanciata qualche mese fa dall'organizzazione per i diritti dei consumatori 'Food and Water Watch', preoccupata per le conseguenze dei continui rialzi dei prezzi sulle tasche dei cittadini. Inizialmente sono stati i governi locali a accoglierne le tematiche con la Conferenza dei Sindaci americani che ha di recente approvato una risoluzione in cui invita le amministrazioni municipali a mandare in pensione l'acqua imbottigliata negli edifici pubblici.
Ma hanno aderito subito anche ristoranti di lusso della California come il leggendario Chez Panisse della chef Alice Waters a Berkeley, Incanto a San Francisco, città porta bandiera del 'mangiare e bere localè, e Poggio a Sausalito. New York ha seguito a ruota.
La questione dell'acqua locale è solo l'ultimo capitolo della guerra che da anni si combatte tra l'industria dell'acqua in bottiglia e gli ambientalisti, i quali puntano il dito sull'impatto che l'imbottigliamento provoca sull'ambiente. E se i verdi cantano vittoria anche i consumatori ricaveranno qualche vantaggio: l'iniziativa dell'acqua «locale» metterà un freno ai prezzi, spesso esagerati, con cui veniva portata in tavola l'acqua in bottiglia.(ANSA).
San Pellegrino, Evian, Perrier addio: locali famosi come Il Buco, Gemma, Del Posto che hanno fatto un patto tra loro di servire agli avventori acqua dell'acquedotto, sono stati nominati dalle guide cittadine 'water conscious', cioè sensibili al tema dell'acqua.
L'iniziativa fa seguito a quella, originata in California, del mangiare locale: è da qualche tempo, infatti, che i ristoratori americani hanno preso la decisione di servire più spesso cibi prodotti in zona e non fatti arrivare per camion da remote aree degli Stati Uniti o importati dall'estero. Tutto ciò per diminuire i prezzi di trasporto, resi insostenibili dal caro petrolio, e per rallentare l'impatto che l'import alimentare ha sull'ambiente.
La campagna dell'acqua è stata lanciata qualche mese fa dall'organizzazione per i diritti dei consumatori 'Food and Water Watch', preoccupata per le conseguenze dei continui rialzi dei prezzi sulle tasche dei cittadini. Inizialmente sono stati i governi locali a accoglierne le tematiche con la Conferenza dei Sindaci americani che ha di recente approvato una risoluzione in cui invita le amministrazioni municipali a mandare in pensione l'acqua imbottigliata negli edifici pubblici.
Ma hanno aderito subito anche ristoranti di lusso della California come il leggendario Chez Panisse della chef Alice Waters a Berkeley, Incanto a San Francisco, città porta bandiera del 'mangiare e bere localè, e Poggio a Sausalito. New York ha seguito a ruota.
La questione dell'acqua locale è solo l'ultimo capitolo della guerra che da anni si combatte tra l'industria dell'acqua in bottiglia e gli ambientalisti, i quali puntano il dito sull'impatto che l'imbottigliamento provoca sull'ambiente. E se i verdi cantano vittoria anche i consumatori ricaveranno qualche vantaggio: l'iniziativa dell'acqua «locale» metterà un freno ai prezzi, spesso esagerati, con cui veniva portata in tavola l'acqua in bottiglia.(ANSA).
mercoledì 30 luglio 2008
ESTATE: cucina & eros
ESTATE: CUCINA AIUTA L'EROS, SOPRATTUTTO IN VACANZA (ANSA) - MILANO, 23 LUG - Volete salvare l'eros durante le vacanze estive? Passate almeno un'ora del vostro tempo a cucinare con il partner: tra i fornelli «si riscopre complicità e voglia di giocare». Lo rivela una ricerca di Maurilab, un osservatorio internazionale che analizza tendenze e stili di vita nell'ambito della cucina di casa, effettuata su
200 italiani e analizzata da 80 esperti, tra psicologi, sociologi, chef e aromaterapeuti.
Secondo lo studio, «per sette esperti su dieci, d'estate un'ora al giorno in cucina salva eros e intimità di coppia», soprattutto se si considera che, «per l'84% degli psicologi, le vacanze estive diventano il momento in cui scoppiano le maggiori crisi tra partner». Sarebbe proprio il cibo, rivela la ricerca, «una delle occasioni più frequenti per far nascere attriti e discussioni»: lo pensa il 45% delle persone
intervistate.
La soluzione, quindi, trovare del tempo da passare tra i fornelli: in questo modo aumentano la «complicità» (53% del campione), la «voglia di giocare» (45%) e il «dialogo» (39%). Senza contare che, cucinare insieme, secondo il 61% del campione, fa anche «bene alla salute e alla linea».(ANSA).
200 italiani e analizzata da 80 esperti, tra psicologi, sociologi, chef e aromaterapeuti.
Secondo lo studio, «per sette esperti su dieci, d'estate un'ora al giorno in cucina salva eros e intimità di coppia», soprattutto se si considera che, «per l'84% degli psicologi, le vacanze estive diventano il momento in cui scoppiano le maggiori crisi tra partner». Sarebbe proprio il cibo, rivela la ricerca, «una delle occasioni più frequenti per far nascere attriti e discussioni»: lo pensa il 45% delle persone
intervistate.
La soluzione, quindi, trovare del tempo da passare tra i fornelli: in questo modo aumentano la «complicità» (53% del campione), la «voglia di giocare» (45%) e il «dialogo» (39%). Senza contare che, cucinare insieme, secondo il 61% del campione, fa anche «bene alla salute e alla linea».(ANSA).
venerdì 25 luglio 2008
Quanto costano i maccheroni
PREZZI: ADUC, DA CASA A RISTORANTE +3500% PASTA AL POMODORO (ANSA) - ROMA, 21 LUG - Mangiare i due classici spaghetti al pomodoro al ristorante è ormai diventato «un lusso, come gustare un piatto di alta cucina». La denuncia è dell'associazione diritti utenti e consumatori (Aduc), che segnala un aumento del 3500% del costo del piatto al ristorante rispetto alla preparazione in casa. Ma la federazione italiana esercenti pubblici e turistici (Fiepet) non è d'accordo: «è una stima esagerata,
comunque al ristorante si paga anche il servizio di somministrazione».
Per l'Aduc quello che viene praticato nei ristoranti italiani è un vero e proprio «salasso», che peraltro avrebbe già avuto come
conseguenza un crollo della clientela nei ristoranti romani (-30% solo nel giugno scorso).
«Un piatto di pasta da 100 grammi - spiega l'associazione - costa mediamente 0,25 euro, contro i 9 euro in media del ristorante». Un aumento del 3500%, definito dall'associazione «eccessivo», e non giustificato dalle spese sostenute dai ristoratori. L'Aduc chiede quindi agli esercenti di abbassare i prezzi, «visto che da 15 anni il reddito reale medio non è cresciuto, mentre i menu nei ristoranti
sono lievitati smisuratamente e furbescamente dall'entrata in vigore dell'euro.
I ristoratori - conclude - devono adeguare i prezzi alla mutata realtà economica del Paese».
L'allarme dell'Aduc non è condiviso da Tullio Galli, direttore della Fiepet che rappresenta 50 mila pubblici esercizi. «La stima dell'associazione è esagerata - ha osservato - perchè probabilmente sono stati presi a riferimento locali di centri turistici rinomati.
Bisogna inoltre considerare che sui costi dei menu incide, e non poco, il servizio di somministrazione legato a coperto, personale, cuochi, camerieri, ed utenze». (ANSA).
comunque al ristorante si paga anche il servizio di somministrazione».
Per l'Aduc quello che viene praticato nei ristoranti italiani è un vero e proprio «salasso», che peraltro avrebbe già avuto come
conseguenza un crollo della clientela nei ristoranti romani (-30% solo nel giugno scorso).
«Un piatto di pasta da 100 grammi - spiega l'associazione - costa mediamente 0,25 euro, contro i 9 euro in media del ristorante». Un aumento del 3500%, definito dall'associazione «eccessivo», e non giustificato dalle spese sostenute dai ristoratori. L'Aduc chiede quindi agli esercenti di abbassare i prezzi, «visto che da 15 anni il reddito reale medio non è cresciuto, mentre i menu nei ristoranti
sono lievitati smisuratamente e furbescamente dall'entrata in vigore dell'euro.
I ristoratori - conclude - devono adeguare i prezzi alla mutata realtà economica del Paese».
L'allarme dell'Aduc non è condiviso da Tullio Galli, direttore della Fiepet che rappresenta 50 mila pubblici esercizi. «La stima dell'associazione è esagerata - ha osservato - perchè probabilmente sono stati presi a riferimento locali di centri turistici rinomati.
Bisogna inoltre considerare che sui costi dei menu incide, e non poco, il servizio di somministrazione legato a coperto, personale, cuochi, camerieri, ed utenze». (ANSA).
domenica 13 luglio 2008
L'elisir
Il vino rosso se bevuto nelle giuste dosi - tre bicchieri al giorno - aumenta il piacere sessuale favorendo l’erezione e ritardando lievemente il riflesso eiaculatorio: è quanto sostiene una ricerca presentata a Lanciano da Andrea Ledda, docente dell’Università dell’Aquila, al convegno «Vino & Salute». Lo studio ha evidenziato che l’assunzione in dosi moderate di vino rosso combatte l’andropausa e contribuisce a prevenire l’arteriosclerosi. Secondo la presidente della Società internazionale di chemioterapia, Teresa Mazzei, «il vino bevuto con moderazione può incidere nella prevenzione di alcune forme tumorali, come quelle della mammella, della prostata e dei polmoni».
venerdì 27 giugno 2008
Pane e pistola a Beirut
Roma, 27 giu. (Apcom) - "Pane e Pistola", è il nome dato al "primo ristorante militare" del Libano, che sta avendo un grande successo nella periferia sud di Beirut, roccaforte del movimento sciita degli Hezbollah. Il sito web della tv al Arabiya dedica un divertente articolo sull'ultima moda nata per "strappare un sorriso" ad un pubblico abituato a vivere in un realtà a rischio permanente di guerra.
"Un singolo panino, potrebbe ucciderti", recita un 'avviso' messo ben in vista all'ingresso del locale cattura l'attenzione di giovani clienti divertiti dalla insolita novità. "Camerieri in divisa militare - scrive l'autore - ti portano gustosi piatti in un ambiente che sembra una fortezza militare": Modelli di carro armati del tipo Mirkafa israeliano e un soffitto dipinto a macchia di leopardo, come le divisi dei soldati".
Quindi, con palesi citazioni che inneggiano al Partito di Dio sciita, si scorre i nomi dei piatti nel menù; "servizio a domicilio, più veloce di una pallottola", è la scritta con cui inizia la lista "offensiva" delle portate.
Yousif Ibrahim, giovane titolare del locale, interpellato dal giornalista spiega: "ho voluto offrire un'idea non volgare per divertire e scherzare, prendendo spunto dal clima teso del paese". Prevedibili, infine, i nomi delle portate più richieste: dagli scontati "Spiedino di tacchino del resistente", "Sandwich Rpg", "hamburger calibro 155" e "ordigno di patate fritte", al più divertente "pane terrorista", invece dell'originale 'arabo' che per "gli occidentali ormai è solo un sinonimo di terrorista", come racconta divertito il giovane propietario.
"Un singolo panino, potrebbe ucciderti", recita un 'avviso' messo ben in vista all'ingresso del locale cattura l'attenzione di giovani clienti divertiti dalla insolita novità. "Camerieri in divisa militare - scrive l'autore - ti portano gustosi piatti in un ambiente che sembra una fortezza militare": Modelli di carro armati del tipo Mirkafa israeliano e un soffitto dipinto a macchia di leopardo, come le divisi dei soldati".
Quindi, con palesi citazioni che inneggiano al Partito di Dio sciita, si scorre i nomi dei piatti nel menù; "servizio a domicilio, più veloce di una pallottola", è la scritta con cui inizia la lista "offensiva" delle portate.
Yousif Ibrahim, giovane titolare del locale, interpellato dal giornalista spiega: "ho voluto offrire un'idea non volgare per divertire e scherzare, prendendo spunto dal clima teso del paese". Prevedibili, infine, i nomi delle portate più richieste: dagli scontati "Spiedino di tacchino del resistente", "Sandwich Rpg", "hamburger calibro 155" e "ordigno di patate fritte", al più divertente "pane terrorista", invece dell'originale 'arabo' che per "gli occidentali ormai è solo un sinonimo di terrorista", come racconta divertito il giovane propietario.
NO MORE CURRY, PLEASE
GB:NO CURRY, SÌ PASTA, CAMBIA MENÙ TRUPPE AFGHANISTAN/ANSA PIÙ VARIO E ADATTO ALLE TEMPERATURE TORRIDE (ANSA) - LONDRA, 26 GIU - Basta con i fagioli in salsa, il curry e i biscotti al cioccolato che si squagliano: le truppe britanniche di stanza in Afghanistan riceveranno finalmente una 'gavettà più idonea alle temperature torride che spesso si trovano ad affrontare. Un addio, quindi, ai piatti tipicamente 'british' ed un benvenuto, invece, a ricette mediterranee come pasta al tonno e zuppa al pomodoro e basilico.
Secondo quanto riporta oggi il Times, la provvigione che entro il prossimo anno verrà distribuita alle truppe di Sua Maestà sarà «multiclimatica» e multiculturale: oltre ad essere più leggeri e digeribili, i 26 menù comprenderanno anche opzioni halal, vegetariane e per i soldati di fede sikh o indù.
Al posto dei dolci al cioccolato o alla crema, le truppe riceveranno alimenti più sani come frutta e barrette ai cereali e per colazione avranno muesli tostato e porridge alla fragola.
«Non possiamo far contenti tutti - ad alcuni i biscotti al cioccolato piacciono molto - ma abbiamo capito che soprattutto ai più giovani piace avere una dieta più varia e piacciono determinati prodotti. E poi, a volte fa semplicemente troppo caldo per mangiare il curry», ha dichiarato al giornale il capitano Paul Cunningham della divisione alimentare della Difesa.
I cambiamenti saranno limitati alla provvigione che i soldati portano con sè in missione o in piccole basi isolate. Nelle principali basi britanniche in Afghanistan, ovvero quella di Camp Bastion e quella di Lashkar Gah, i soldati possono infatti già contare sulla cucina di chef addestrati, in grado di creare una serie di piatti di buona qualità. Ma per i soldati che combattono al fronte, la gavetta è spesso l'unica fonte di sostentamento e, finora, il suo contenuto ha davvero lasciato a desiderare, soprattutto perchè, oltre a non essere affatto
invitante, è, a detta degli stessi soldati, terribilmente monotono.
A lamentarsi della sua pessima qualità era stato lo stesso principe Harry durante le sue 10 settimane circa trascorse nella provincia di Helmand. «Le provvigioni sono penose. Le sto mangiando ormai da non so più quanto tempo. Ci sono ragazzi che mangiano questo da ancora più tempo di me e sono tutti stufi», aveva detto il giovane principe.
Il nuovo menù, ancotra in fase di definizione, è stato testato da alcuni soldati membri dello stesso reggimento di cui faceva parte Harry, la Household Cavalry. Danny Skinner, uno dei militari, si è detto soddisfatto del cambiamento: «Credo che le nuove provvigioni saranno utili. Quando sei laggiù finisci sempre a mangiare le stesse cose», ha detto.
(ANSA).
Secondo quanto riporta oggi il Times, la provvigione che entro il prossimo anno verrà distribuita alle truppe di Sua Maestà sarà «multiclimatica» e multiculturale: oltre ad essere più leggeri e digeribili, i 26 menù comprenderanno anche opzioni halal, vegetariane e per i soldati di fede sikh o indù.
Al posto dei dolci al cioccolato o alla crema, le truppe riceveranno alimenti più sani come frutta e barrette ai cereali e per colazione avranno muesli tostato e porridge alla fragola.
«Non possiamo far contenti tutti - ad alcuni i biscotti al cioccolato piacciono molto - ma abbiamo capito che soprattutto ai più giovani piace avere una dieta più varia e piacciono determinati prodotti. E poi, a volte fa semplicemente troppo caldo per mangiare il curry», ha dichiarato al giornale il capitano Paul Cunningham della divisione alimentare della Difesa.
I cambiamenti saranno limitati alla provvigione che i soldati portano con sè in missione o in piccole basi isolate. Nelle principali basi britanniche in Afghanistan, ovvero quella di Camp Bastion e quella di Lashkar Gah, i soldati possono infatti già contare sulla cucina di chef addestrati, in grado di creare una serie di piatti di buona qualità. Ma per i soldati che combattono al fronte, la gavetta è spesso l'unica fonte di sostentamento e, finora, il suo contenuto ha davvero lasciato a desiderare, soprattutto perchè, oltre a non essere affatto
invitante, è, a detta degli stessi soldati, terribilmente monotono.
A lamentarsi della sua pessima qualità era stato lo stesso principe Harry durante le sue 10 settimane circa trascorse nella provincia di Helmand. «Le provvigioni sono penose. Le sto mangiando ormai da non so più quanto tempo. Ci sono ragazzi che mangiano questo da ancora più tempo di me e sono tutti stufi», aveva detto il giovane principe.
Il nuovo menù, ancotra in fase di definizione, è stato testato da alcuni soldati membri dello stesso reggimento di cui faceva parte Harry, la Household Cavalry. Danny Skinner, uno dei militari, si è detto soddisfatto del cambiamento: «Credo che le nuove provvigioni saranno utili. Quando sei laggiù finisci sempre a mangiare le stesse cose», ha detto.
(ANSA).
venerdì 20 giugno 2008
Coniglio da passeggio
ALIMENTARE: RISTORATORE LANCIA 'STEKCONIGLIO' DA PASSEGGIO (ANSA) - VENEZIA, 19 GIU - Si potrà mangiare passeggiando, come se fosse un croccantino, invece è polpa di coniglio, addolcita con le mandorle e retta da uno stecco di legno.
È questa la proposta culinaria presentata da un ristoratore padovano.
«StekConiglio», per la Coldiretti, è un'idea moderna pensata per i giovani al fine di sostenere il consumo della carne di coniglio troppo spesso sottovalutata. Eppure il Veneto - precisa Coldiretti - è la regione che più conta allevamenti cunicoli tanto da soddisfare l'intero fabbisogno nazionale di carne di coniglio, un prodotto tutto italiano, certificato e di alta qualità. Gli allevatori veneti ne producono quasi il 40%, sviluppando un giro economico di oltre 120 milioni di euro.
A sostegno del consumo di carne di coniglio gli chef delle sette province venete si sono sfidati durante la seconda edizione del premio «Vergani Ballotta», organizzata dall'Accademia Italiana della Cucina, l'associazione cuochi di Padova e Terme Euganee in collaborazione con Coldiretti, realizzando piatti a base di questa carne.
È questa la proposta culinaria presentata da un ristoratore padovano.
«StekConiglio», per la Coldiretti, è un'idea moderna pensata per i giovani al fine di sostenere il consumo della carne di coniglio troppo spesso sottovalutata. Eppure il Veneto - precisa Coldiretti - è la regione che più conta allevamenti cunicoli tanto da soddisfare l'intero fabbisogno nazionale di carne di coniglio, un prodotto tutto italiano, certificato e di alta qualità. Gli allevatori veneti ne producono quasi il 40%, sviluppando un giro economico di oltre 120 milioni di euro.
A sostegno del consumo di carne di coniglio gli chef delle sette province venete si sono sfidati durante la seconda edizione del premio «Vergani Ballotta», organizzata dall'Accademia Italiana della Cucina, l'associazione cuochi di Padova e Terme Euganee in collaborazione con Coldiretti, realizzando piatti a base di questa carne.
Pagelle, sì o no
GUIDE: RISTORAZIONE;TRA GLI CHEF CRESCE IL NO A PAGELLE/ANSA TRA I CONTRARI AI PUNTEGGI PIERANGELINI, COLONNA INVECE DICE SÌ (di Alessandra Moneti) (ANSA) - Le 'pagelle' fanno discutere anche i grandi chef, dopo che il capostipite
dell'alta ristorazione italiana, Gualtiero Marchesi, ha detto 'basta alle stellette'. Un diniego clamoroso che ha portato allo scoperto il
'fronte del no' tra i cuochi, come emerso alla presentazione della Guida di Repubblica dei ristoranti a Roma, che non dà voti perché, ha
detto il curatore Giuseppe Cerasa, «i ristoranti devono essere i protagonisti, mentre chi scrive deve offrire un servizio per favorire i lettori
nella selezione della qualità. Non siamo a scuola, e non ci possiamo ergere a gran censori».
Il numero 1 in Italia secondo le principali guide, Fulvio Pierangelini, nell'annunciare un convinto ritorno sulla piazza romana, dice di
non apprezzare voti con penna rossa, ma guide che «indichino ciò che serve per conoscere una città, utile ai gourmet ma anche ai portieri d'albergo. Tanti critici del resto non hanno risparmiato lo scempio del cibo, attuato dal 90% degli esercizi capaci di vendere spaghetti folcloristici alle 4 del pomeriggio, o granite allo sciroppo invece che alle fragole». Secondo Massimo Riccioli, «il pubblico e i
lettori delle guide gastronomiche vanno educati, non sensazionalizzati. A volte giudizi secchi, i voti, esprimono incongruenze e non considerano la persona e gli anni di lavoro dietro a un buon risultato ai fornelli. Inoltre, talune 'stitichezze' non aiutano a promuovere il Made in Italy». Pieno appoggio alla posizione di Marchesi giunge da Romeo Caraccio: «i voti sono spesso una cattiveria, un'arma in mano al critico in un duello impari».
In controtendenza, Antonello Colonna secondo il quale «i punteggi hanno il loro fascino e sono sinonimo di traguardo. In atletica leggera vince chi arriva primo, non il più simpatico. E le classifiche sono chiaramente indicate sul tabellone, in gare aperte al mondo. Senza limiti di territorio - dice lo chef che per primo,
a Labico, ha messo 150 vini del Lazio sulla carta - perchè la clientela viaggia e degusta 'globalizzato'. Bene piuttosto il modello della guida Zagat che, negli Usa, viene redatta dagli stessi consumatori». E se sfida deve essere, auspica infine l'emergente firma del San Lorenzo, Enrico Pierri, «mi alleno un anno intero e so il giorno in cui gareggio. O chiedo che il mio lavoro sia giudicato con almeno
tre-quattro visite». Senza confusioni tra osterie e alta ristorazione, chiede Stefano Chinappi, che invoca giudizi per categorie specifiche, come nelle gare di velocità. (ANSA).
dell'alta ristorazione italiana, Gualtiero Marchesi, ha detto 'basta alle stellette'. Un diniego clamoroso che ha portato allo scoperto il
'fronte del no' tra i cuochi, come emerso alla presentazione della Guida di Repubblica dei ristoranti a Roma, che non dà voti perché, ha
detto il curatore Giuseppe Cerasa, «i ristoranti devono essere i protagonisti, mentre chi scrive deve offrire un servizio per favorire i lettori
nella selezione della qualità. Non siamo a scuola, e non ci possiamo ergere a gran censori».
Il numero 1 in Italia secondo le principali guide, Fulvio Pierangelini, nell'annunciare un convinto ritorno sulla piazza romana, dice di
non apprezzare voti con penna rossa, ma guide che «indichino ciò che serve per conoscere una città, utile ai gourmet ma anche ai portieri d'albergo. Tanti critici del resto non hanno risparmiato lo scempio del cibo, attuato dal 90% degli esercizi capaci di vendere spaghetti folcloristici alle 4 del pomeriggio, o granite allo sciroppo invece che alle fragole». Secondo Massimo Riccioli, «il pubblico e i
lettori delle guide gastronomiche vanno educati, non sensazionalizzati. A volte giudizi secchi, i voti, esprimono incongruenze e non considerano la persona e gli anni di lavoro dietro a un buon risultato ai fornelli. Inoltre, talune 'stitichezze' non aiutano a promuovere il Made in Italy». Pieno appoggio alla posizione di Marchesi giunge da Romeo Caraccio: «i voti sono spesso una cattiveria, un'arma in mano al critico in un duello impari».
In controtendenza, Antonello Colonna secondo il quale «i punteggi hanno il loro fascino e sono sinonimo di traguardo. In atletica leggera vince chi arriva primo, non il più simpatico. E le classifiche sono chiaramente indicate sul tabellone, in gare aperte al mondo. Senza limiti di territorio - dice lo chef che per primo,
a Labico, ha messo 150 vini del Lazio sulla carta - perchè la clientela viaggia e degusta 'globalizzato'. Bene piuttosto il modello della guida Zagat che, negli Usa, viene redatta dagli stessi consumatori». E se sfida deve essere, auspica infine l'emergente firma del San Lorenzo, Enrico Pierri, «mi alleno un anno intero e so il giorno in cui gareggio. O chiedo che il mio lavoro sia giudicato con almeno
tre-quattro visite». Senza confusioni tra osterie e alta ristorazione, chiede Stefano Chinappi, che invoca giudizi per categorie specifiche, come nelle gare di velocità. (ANSA).
martedì 17 giugno 2008
UNO SPECIALE DENTIFRICIO CONQUISTA I GOURMET ITALIANI (ANSA) -
AOSTA, 17 GIU - Salvia, argilla e olio essenziale di garofano. Sono gli ingredienti principali della 'Pasta dentifricia per enogastronomi, progettata da Andrea Nicola, farmacista di Aosta. Studiata per i palati fini, che devono degustare vini e pietanze in condizioni fisiche ottimali, ha raggiunto una produzione di 500 tubetti l'anno, conquistando il favore di importanti nomi del panorama enogastronomico
italiano.
«I dentifrici tradizionali salini o agli oli essenziali di menta irritano le papille gustative - spiega Nicola - mentre il mio prodotto, a base di salvia, garantisce la massima sensibilità». La salvia vanta proprietà disinfettanti e ha un sapore delicato, che pulisce la bocca senza alterare il gusto.
Il dentifricio, brevettato quattro anni fa, oggi vanta tra i suoi estimatori importanti chef, come Antonello Colonna e Davide Scabin, e critici enogastronomici, quali Paolo Massobrio e Luigi Cremona. «L'idea è venuta per gioco, da una mia passione per il mondo del vino e del gusto - spiega Andrea Nicola - che mi ha portato di recente a studiare anche un depurativo a base di desmodium che aiuta la funzione del fegato quando si vuole tornare a regime dopo qualche eccesso». prodotti di Andrea Nicola vengono venduti in tutta Italia in alcune farmacie e profumerie selezionate. (ANSA).
AOSTA, 17 GIU - Salvia, argilla e olio essenziale di garofano. Sono gli ingredienti principali della 'Pasta dentifricia per enogastronomi, progettata da Andrea Nicola, farmacista di Aosta. Studiata per i palati fini, che devono degustare vini e pietanze in condizioni fisiche ottimali, ha raggiunto una produzione di 500 tubetti l'anno, conquistando il favore di importanti nomi del panorama enogastronomico
italiano.
«I dentifrici tradizionali salini o agli oli essenziali di menta irritano le papille gustative - spiega Nicola - mentre il mio prodotto, a base di salvia, garantisce la massima sensibilità». La salvia vanta proprietà disinfettanti e ha un sapore delicato, che pulisce la bocca senza alterare il gusto.
Il dentifricio, brevettato quattro anni fa, oggi vanta tra i suoi estimatori importanti chef, come Antonello Colonna e Davide Scabin, e critici enogastronomici, quali Paolo Massobrio e Luigi Cremona. «L'idea è venuta per gioco, da una mia passione per il mondo del vino e del gusto - spiega Andrea Nicola - che mi ha portato di recente a studiare anche un depurativo a base di desmodium che aiuta la funzione del fegato quando si vuole tornare a regime dopo qualche eccesso». prodotti di Andrea Nicola vengono venduti in tutta Italia in alcune farmacie e profumerie selezionate. (ANSA).
EURO 2008: GERMANIA, UN MENU TUTTO SPECIALE
EURO 2008: GERMANIA, UN MENU TUTTO SPECIALE
Piatto preferito? Spaghetti al ragù conditi con mousse di mela (ANSA) -
Gli spaghetti al ragù conditi con mousse alla mela. È uno dei piatti preferiti dai giocatori della nazionale di calcio tedesca. Lo rivela Holger Stromberg, il cuoco della squadra capitanata da Michael Ballack. 'Devo dire che non è poi neanche tanto male', ha detto Stromberg aggiungendo che anche i 'panini al formaggio spalmati di nutella' sono molto gettonati. Vietati gli gnocchetti al papavero. 'Potrebbero fare risultare i giocatori positivi al doping', spiega lo chef.
Piatto preferito? Spaghetti al ragù conditi con mousse di mela (ANSA) -
Gli spaghetti al ragù conditi con mousse alla mela. È uno dei piatti preferiti dai giocatori della nazionale di calcio tedesca. Lo rivela Holger Stromberg, il cuoco della squadra capitanata da Michael Ballack. 'Devo dire che non è poi neanche tanto male', ha detto Stromberg aggiungendo che anche i 'panini al formaggio spalmati di nutella' sono molto gettonati. Vietati gli gnocchetti al papavero. 'Potrebbero fare risultare i giocatori positivi al doping', spiega lo chef.
Stelle, Marchesi & dintorni

GUIDE: MARCHESI, NON VOGLIO PIÙ PUNTI NÈ STELLETTE (ANSA) - MILANO, 17 GIU - «Si viene giudicati in base a quello che piace, applicando il proprio gusto personale, un sistema che io non intendo più accettare: per questo non voglio più essere giudicato dalla guida con punti e stellette». Lo ha detto Gualtiero Marchesi, considerato tra i più grandi chef italiani, insignito di premi e riconoscimenti a
livello internazionale, in una conferenza stampa convocata per spiegare la sua decisione.
«Chiedo quindi alle guide che se vogliono possono pubblicare un giudizio - ha detto Marchesi - ma non voglio più i punteggi, so che corro il rischio di non essere più inserito nelle guide, ma è un rischio che alla mia età posso anche correre».
Marchesi è stato il primo cuoco italiano nel 1985 a ottenere dalla Guida Michelin le tre stelle.(ANSA).
GUIDE: MARCHESI; MICHELIN, LE STELLE LE DIAMO E LE TOGLIAMO (ANSA) - ROMA, 16 GIU -«Noi le stelle le diamo e le togliamo. Non è che uno se le può togliere da solo». A dirlo è Gian Paolo Galloni, responsabile della comunicazione della Michelin, la
Guida gastronomica più antica, commentando l'intenzione di Gualtiero Marchesi.
Proprio dalla Michelin Marchesi ebbe, primo italiano, le tre Stelle, simbolo dell'eccellenza culinaria.
«Se poi proprio non vorrà essere presente nella Guida, allora vorrà dire che non lo citeremo come avviene per alcuni ristoranti in Francia. Ma è un ragionamento tutto suo, noi come Guida - aggiunge - seguiamo il nostro di ragionamento».
«Marchesi è stato un grande chef, innovativo e geniale: ha traghettato, come raffinatezza, la cucina italiana dalla scena locale a quella internazionale. Per questo aspetterei la sua conferenza stampa di domani per comprendere bene cosa intende dire. E poi ci comporteremo di conseguenza».(ANSA).
GUIDE: MARCHESI; PIERANGELINI, NON È NOVITÀ E CAPISCO...
ROMA, 16 GIU - «Gualtiero dice queste cose da perlomeno dieci anni. Non è una novità: è un suo percorso nel quale credeva e che ora ha deciso di rendere pubblico».
Sceglie accuratamente le parole lo chef del 'Gambero Rosso' di San Vincenzo (Li) Fulvio Pierangelini, ai vertici delle Guide gastronomiche italiane, per commentare la decisione di Gualtiero Marchesi di non voler più stelle.
«La mia stima nei suoi confronti - aggiunge - è immensa. Sono 30 anni che faccio questo mestiere e anche le mie fasi sono state alterne. È evidente che quando la critica si è accorta di me, mi ha fatto piacere. Ma poi le situazioni cambiano. E quindi capisco il senso di quello che vuole dire Marchesi. Credo che sia anche preoccupato per la cucina italiana: cioè, se deve continuare ad essere solo in
base al giudizio delle Guide».
«Quella di Gualtiero è una posizione personale - conclude Pierangelini - e non ho il diritto di commentarla oltre».
GUIDE: MARCHESI; BONILLI, MI COLPISCE E MI IMBARAZZA (ANSA) - ROMA, 16 GIU - «Mi colpisce e mi imbarazza». Stefano Bonilli gran patron del 'Gambero rosso' una delle Guide più rinomate, commenta così l'intenzione di Gualtiero Marchesi di voler
rinunciare alle stelle delle Guide gastronomiche.
«Conosco Marchesi da 35 anni e lo considero un grandissimo chef, ma la sua intenzione mi rattrista. Penso che in certi momenti occorra avere la grandezza di sapersi ritirare. Il suo - conclude Bonilli - è un gesto inutile». (ANSA).
VIZZARI, RICHIESTA IRRICEVIBILE -(ANSA) - ROMA, 16 GIU - «Una richiesta irricevibile la sua». Così Enzo Vizzari curatore della Guida dell'Espresso commenta l'annuncio di Gualtiero Marchesi di voler rinunciare ad ogni tipo di stelle assegnate dalle guide, come spiegherà più dettagliatamente domani in una conferenza stampa.
«Marchesi sa benissimo che nel momento in cui un ristoratore lavora con il suo nome nei suoi esercizi, si confronta con il pubblico. E le Guide - spiega - lavorano per il pubblico e quindi hanno il dovere di dare giudizi positivi o negativi».
«Siamo giornalisti ed esercitiamo il diritto di cronaca - aggiunge ancora - e quindi non abbiamo bisogno nè del permesso nè di alcuna autorizzazione. Ho il massimo rispetto per Marchesi, ma la sua decisione la respingo al mittente».
«Eppoi - si chiede Vizzari - perchè questa sua decisione proprio oggi? È stato il primo a chef italiano ad avere la Stella della Michelin, allora andava bene?».
(ANSA).
RISTORAZIONE: GUALTIERO MARCHESI, BASTA ALLE STELLETTE (ANSA) - MILANO, 16 GIU - Gualtiero Marchesi, uno dei più rinomati chef internazionali, pare non volerne più sapere delle varie stellette appuntate sulla sua cucina dalle celebri guide gastronomiche.
Con un gesto clamoroso domani, nel corso di una conferenza presso il circolo della Stampa di Milano, spiegherà le ragioni del suo rifiuto.
Un divorzio clamoroso quello del re degli chef, milanese doc, classe 1930, da quel sistema premiale che ogni anno fa la fortuna o la disgrazia di tanti ristoratori in Italia e nel mondo.
Proprio lui, Marchesi, che primo in Italia nel 1985 ricevette le tre stelle, il massimo riconoscimento, della guida francese Michelin dopo avere guadagnato la prima stella nel 1977 appena rientrato in Italia dai successi di Parigi, Digione e Roanne, e la seconda stella l'anno successivo.
Ma ora il Maestro di tanti chef stellati, il metro della cucina italiana, il rettore dell'università della cucina di Parma, Alma, dice: giudicatemi ma non datemi più voti.
Qualcuno ricorda che in occasione della sua ultima iniziativa poco più di un mese fa, il ristorante alla Scala «Il Marchesino», a chi gli chiedeva: «Punti alla stella»? lui rispondeva: «No, punto a far felici i miei clienti».
(ANSA).
"Occorre capirli..."
GUIDE: MARCHESI,MIEI PIATTI COME MUSICA OCCORRE CAPIRLI/ANSA
CHEF, NON VOGLIO PIÙ STELLE.
REPLICA MICHELIN, È NOSTRO LAVORO (ANSA) - MILANO, 17 GIU - Ci vuole il palato assoluto, lo chiama così, per giudicare una creazione culinaria. Così come per la musica ci vuole l'orecchio assoluto. «I miei piatti sono come una composizione, bisogna capire cosa c'è dietro, la loro storia - ha detto oggi Gualtiero Marchesi - Io ho un passato da difendere e i giudizi invece vengono troppo spesso basati sui gusti personali e poco sulla capacità di cogliere tutte le sfumature».
Se Eduardo De Filippo diceva che gli esami non finiscono mai, per il grande chef Gualtiero Marchesi, la stagione delle pagelle è definitivamente chiusa. D'ora in poi infatti non accetterà più voti, punteggi, stellette per le sue creazioni culinarie.
Se le guide vorranno ancora citarlo dovranno accontentarsi di un commento generico. «Altrimenti - ha detto lo chef, 78 anni - correrò il rischio di scomparire dall' elenco».
L'annuncio di Marchesi, grande cuoco di livello internazionale, una serie infinita alle spalle di premi e riconoscimenti, ha avuto il sapore di un piatto insolitamente piccante. Alla conferenza stampa convocata ieri per stamattina al Circolo della Stampa, era presente anche Gian Paolo Galloni il direttore per la comunicazione della guida Michelin. Durante l'incontro non ha accettato l'invito di Marchesi
e della sua pr a prendere la parola, ma poi rincorso dai giornalisti è quasi sbottato. «Forse Marchesi dovrebbe ricordare che è anche grazie a noi se è diventato quello chef famoso che è», ha detto, riferendosì a quelle tre stelle concesse al ristoratore dalla guida nel 1985, le prime in assoluto date in Italia.
«Comunque è una decisione che rispettiamo - ha aggiunto subito - Ma deve anche ricordare che il nostro lavoro, il nostro compito è quello di dare dei voti, dei punteggi, perchè è quello che i lettori vogliono da noi, non certo l'indirizzo o la semplice descrizione dellocale, indicazioni che possono trovare ovunque».
La Michelin, e probabilmente tutte le altre guide del settore, dovranno ora trovare una soluzione alla richiesta di Marchesi. 'Una citazione senza stelle?- ha risposto Galloni - Mi pare improbabile' . Ma nel frattempo per il tenace e ostinato chef, che creò piatti come il riso e oro o l'insalata di spaghetti alle vongole crude, la preoccupazione maggiore è non aver ancora completato il menù ideale per il
Marchesino, ristorante da poco aperto a Milano. »La cucina non è solo sapori, ma tempo e memoria - ha detto ancora - Io per un pò ho inseguito le novità, ma poi ho capito che non era la mia strada«. E quando ha visto, racconta, in tv, grandi cuochi mescolare insieme olio e burro nella stessa padella, ha capito che la cultura gastronomica ha toccato un livello davvero scarso. "Allora mi sono detto
perchè continuare a sbattere la testa contro il muro - ha aggiunto - Alla mia età posso fare quello che voglio".(ANSA).
CHEF, NON VOGLIO PIÙ STELLE.
REPLICA MICHELIN, È NOSTRO LAVORO (ANSA) - MILANO, 17 GIU - Ci vuole il palato assoluto, lo chiama così, per giudicare una creazione culinaria. Così come per la musica ci vuole l'orecchio assoluto. «I miei piatti sono come una composizione, bisogna capire cosa c'è dietro, la loro storia - ha detto oggi Gualtiero Marchesi - Io ho un passato da difendere e i giudizi invece vengono troppo spesso basati sui gusti personali e poco sulla capacità di cogliere tutte le sfumature».
Se Eduardo De Filippo diceva che gli esami non finiscono mai, per il grande chef Gualtiero Marchesi, la stagione delle pagelle è definitivamente chiusa. D'ora in poi infatti non accetterà più voti, punteggi, stellette per le sue creazioni culinarie.
Se le guide vorranno ancora citarlo dovranno accontentarsi di un commento generico. «Altrimenti - ha detto lo chef, 78 anni - correrò il rischio di scomparire dall' elenco».
L'annuncio di Marchesi, grande cuoco di livello internazionale, una serie infinita alle spalle di premi e riconoscimenti, ha avuto il sapore di un piatto insolitamente piccante. Alla conferenza stampa convocata ieri per stamattina al Circolo della Stampa, era presente anche Gian Paolo Galloni il direttore per la comunicazione della guida Michelin. Durante l'incontro non ha accettato l'invito di Marchesi
e della sua pr a prendere la parola, ma poi rincorso dai giornalisti è quasi sbottato. «Forse Marchesi dovrebbe ricordare che è anche grazie a noi se è diventato quello chef famoso che è», ha detto, riferendosì a quelle tre stelle concesse al ristoratore dalla guida nel 1985, le prime in assoluto date in Italia.
«Comunque è una decisione che rispettiamo - ha aggiunto subito - Ma deve anche ricordare che il nostro lavoro, il nostro compito è quello di dare dei voti, dei punteggi, perchè è quello che i lettori vogliono da noi, non certo l'indirizzo o la semplice descrizione dellocale, indicazioni che possono trovare ovunque».
La Michelin, e probabilmente tutte le altre guide del settore, dovranno ora trovare una soluzione alla richiesta di Marchesi. 'Una citazione senza stelle?- ha risposto Galloni - Mi pare improbabile' . Ma nel frattempo per il tenace e ostinato chef, che creò piatti come il riso e oro o l'insalata di spaghetti alle vongole crude, la preoccupazione maggiore è non aver ancora completato il menù ideale per il
Marchesino, ristorante da poco aperto a Milano. »La cucina non è solo sapori, ma tempo e memoria - ha detto ancora - Io per un pò ho inseguito le novità, ma poi ho capito che non era la mia strada«. E quando ha visto, racconta, in tv, grandi cuochi mescolare insieme olio e burro nella stessa padella, ha capito che la cultura gastronomica ha toccato un livello davvero scarso. "Allora mi sono detto
perchè continuare a sbattere la testa contro il muro - ha aggiunto - Alla mia età posso fare quello che voglio".(ANSA).
Pranzo anti biscotto...
EURO 2008:CHEF'3 STELLe' OFFRE A OLANDA PRANZO ANTI-BISCOTTO (ANSA) - RUBANO (PADOVA) - Una vittoria sulla Romania stasera garantirebbe in premio all'Olanda di Van Basten anche un pranzo 'anti-biscotto' offerto da «Le Calandre» di Padova, un 3 stelle
Michelin. L'idea l'hanno lanciata oggi gli stessi titolari del locale, i fratelli Massimiliano e Raffaele Alajmo, per scongiurare il pericolo di un'eventuale eliminazione della nazionale azzurra.
«Se l'Olanda ottiene la vittoria - hanno detto i due fratelli Alajmo -, avremo il piacere di ospitare tutti gli atleti della squadra per un pranzo, durante il quale serviremo un menù con tutti i piatti classici del nostro ristorante, incluso il risotto allo zafferano con polvere di liquirizia, in perfetta sintonia cromatica con il colore della squadra olandese». «Abbineremo poi a ogni portata - aggiungono - un grande vino italiano. Se poi vincerà anche l'Italia, l'abbinamento sarà solo con lo champagne».
(ANSA).
Michelin. L'idea l'hanno lanciata oggi gli stessi titolari del locale, i fratelli Massimiliano e Raffaele Alajmo, per scongiurare il pericolo di un'eventuale eliminazione della nazionale azzurra.
«Se l'Olanda ottiene la vittoria - hanno detto i due fratelli Alajmo -, avremo il piacere di ospitare tutti gli atleti della squadra per un pranzo, durante il quale serviremo un menù con tutti i piatti classici del nostro ristorante, incluso il risotto allo zafferano con polvere di liquirizia, in perfetta sintonia cromatica con il colore della squadra olandese». «Abbineremo poi a ogni portata - aggiungono - un grande vino italiano. Se poi vincerà anche l'Italia, l'abbinamento sarà solo con lo champagne».
(ANSA).
BRAVO FERRAN

SPAGNA: GUERRA TRA CHEF, FERRAN ADRIÀ DIFENDE SUA CUCINA (ANSA) - MADRID 16 GIU - Nuova puntata nella cosiddetta 'guerra degli chef' iberici. Il cuoco catalano Ferran Adrià ha rilasciato oggi un'intervista al quotidiano 'El Mundò per difendersi dalle accuse rivoltegli il mese scorso dal collega Santi Santamaria, che lo aveva accusato di essere «uno stregone interessato solo ai soldi».
Ferran Adrià è tra i più famosi chef del mondo ed è tra i massimi promotori della cucina molecolare, che unisce l'arte culinaria a discipline accademiche quali la fisica, la chimica e la biologia.
«L'attacco mi ha amareggiato molto - ha detto Adrià - , mi ha fatto pensare in un modo diverso da come facevo prima. Tuttavia deciderò meglio nei prossimi mesi come reagire». Lo chef catalano ha poi aggiunto: «non dirò neanche una parola contro
Santamaria. Credo semplicemente che ognuno deve avere la propria libertà».
Al giornalista che gli chiede come vuole essere ricordato, se come cuoco, artista o intellettuale, Adrià risponde «spero come un cuoco. È favoloso fare il cuoco, anche se la cucina è una disciplina molto trasversale, perchè interessa la salute, l'ozio, la cultura, l'economia».
Adrià, che il primo luglio sarà insignito della laurea honoris causa in Scienze Umanistiche all'Università di Aberdeen in Scozia, ha inoltre espresso un sogno: «vorrei che la cucina diventasse una materia di studio nei licei e nelle università». (ANSA).
lunedì 9 giugno 2008
VIDEOCUCINANDO
VIDEOGIOCHI: 250 RICETTE E CUOCO VIRTUALE PER GUIDA IN CUCINA (ANSA) - ROMA, 29 MAG - Oltre ai consueti libri di ricette, chi ha poco tempo da passare fra i fornelli ma anche gli aspiranti gourmet possono mettersi alla prova con La guida in cucina: Che si mangia oggi?, nuovo videogioco per Nintendo Ds, in cui le tecniche per preparare e cucinare in modo semplice oltre 250 piatti della cucina internazionale sono spiegate e illustrate passo passo da un cuoco virtuale.
Il videogame, disponibile dal 20 giugno, è stato presentato oggi a Milano, con lo chef Simone Rugiati, che ha preparato una delle svariate ricette del gioco, guidato dal suo collega 'virtuale'. Sono programmate risposte e consigli in tempo reale, per tutte le fasi della realizzazione di un piatto: dalla scelta del prodotto, alla sua preparazione, fino ai tempi, alle modalità di cottura e alla presentazione del piatto finito. Per Sandro Benedettini, Direttore Marketing di Nintendo Italia «la Guida in Cucina è un prodotto facile da usare ma molto innovativo; pensato per soddisfare un vasto target di pubblico: dai principianti a coloro che hanno poco tempo per cucinare, fino a chi ama mettersi alla prova tra i fornelli».(ANSA).
Y64 29-MAG-08 18:16 NNN
Il videogame, disponibile dal 20 giugno, è stato presentato oggi a Milano, con lo chef Simone Rugiati, che ha preparato una delle svariate ricette del gioco, guidato dal suo collega 'virtuale'. Sono programmate risposte e consigli in tempo reale, per tutte le fasi della realizzazione di un piatto: dalla scelta del prodotto, alla sua preparazione, fino ai tempi, alle modalità di cottura e alla presentazione del piatto finito. Per Sandro Benedettini, Direttore Marketing di Nintendo Italia «la Guida in Cucina è un prodotto facile da usare ma molto innovativo; pensato per soddisfare un vasto target di pubblico: dai principianti a coloro che hanno poco tempo per cucinare, fino a chi ama mettersi alla prova tra i fornelli».(ANSA).
Y64 29-MAG-08 18:16 NNN
Il gusto di San Patrignano
GASTRONOMIA: A SAN PATRIGNANO RITORNA LA FIERA 'SQUISITO'(ANSA) - RIMINI, 30 MAG - Prodotti enogastronomici, etichette pregiate, degustazioni, lezioni con chef stellati, convegni e l' area 'goodfood' con le coltivazioni in alternativa alla droga sono protagonisti di 'Squisito', manifestazione inaugurata a San Patrignano e dedicata all'enogastronomia.
«San Patrignano - ha detto Andrea Muccioli, responsabile della comunità - luogo di rieducazione e di recupero per i ragazzi non è un posto isolato, ma un luogo che dialoga col mondo. E 'Squisitò è un'occasione importante per raccontare questa realtà e l'impegno dei ragazzi tutti direttamente coinvolti nella organizzazione di questo evento. 'Squisito' permette ad esperti del gusto e della gastronomia di
confrontarsi con i ragazzi che stanno diventando professionisti nei vari comparti agroalimentari».
All'inaugurazione anche l'assessore all'agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni. «Siamo i campioni in diversi ambiti - ha detto - dalla Ferrari alla Ducati, dal parmigiano al prosciutto, questo è il motivo per cui collaboriamo con San Patrignano, uno dei templi agroalimentari di alto livello. San Patrignano è un luogo noto per i suoi valori universali, riconosciuti in tutto il mondo».
Fino al 2 giugno, per gli appassionati del buon cibo saranno giorni all'insegna di cibi, di consigli da ogni parte del mondo, di spettacoli
teatrali, di pranzi 'en plein air', di incontri alla riscoperta di tecniche e saperi. A cucinare insieme ai grandi nomi, nell'olimpo degli chef, ci saranno gli ospiti della comunità. (ANSA).
«San Patrignano - ha detto Andrea Muccioli, responsabile della comunità - luogo di rieducazione e di recupero per i ragazzi non è un posto isolato, ma un luogo che dialoga col mondo. E 'Squisitò è un'occasione importante per raccontare questa realtà e l'impegno dei ragazzi tutti direttamente coinvolti nella organizzazione di questo evento. 'Squisito' permette ad esperti del gusto e della gastronomia di
confrontarsi con i ragazzi che stanno diventando professionisti nei vari comparti agroalimentari».
All'inaugurazione anche l'assessore all'agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni. «Siamo i campioni in diversi ambiti - ha detto - dalla Ferrari alla Ducati, dal parmigiano al prosciutto, questo è il motivo per cui collaboriamo con San Patrignano, uno dei templi agroalimentari di alto livello. San Patrignano è un luogo noto per i suoi valori universali, riconosciuti in tutto il mondo».
Fino al 2 giugno, per gli appassionati del buon cibo saranno giorni all'insegna di cibi, di consigli da ogni parte del mondo, di spettacoli
teatrali, di pranzi 'en plein air', di incontri alla riscoperta di tecniche e saperi. A cucinare insieme ai grandi nomi, nell'olimpo degli chef, ci saranno gli ospiti della comunità. (ANSA).
Panino sì, ma d'autore
ALIMENTARE: TUTTI MANGIAMO PANINI, ORA ANCHE D'AUTORE /ANSA CINQUE CHEF CONIUGANO IL CIBO PIÙ VELOCE CON L'ALTA QUALITÀ (di Alfonso Neri) (ANSA) - MILANO, 4 GIU - Verticale croccante di culatello, In viaggio con pane e prosciutto,
Altrochebacon è pancetta, D'O di prosciutto cotto italiano, Maritozzo alla coppa. E cosa sono?
'Semplici' panini, firmati da cinque giovani e famosi chef italiani per rivisitare quello che fino a oggi è sempre stato solo un cibo veloce e, soprattutto, economico.
Quello che è in primo luogo «un gioco» è stato voluto dalla Negroni, storico marchio dei salumi italiani da poco rilevato dal gruppo Veronesi, che ha chiamato alcuni dei giovani cuochi italiani più affermati a proporre il loro «panino d'autore». Anche per nobilitare quel pane variamente imbottito che è sempre stato vissuto come un necessario ripiego.
Ecco allora Il viaggio di Bruno Barbieri, «nato in ricordo di un periodo passato nella valle libanese del Baalbek: lì - spiega lo chef della Villa del Quar di San Pietro in Cariano (Verona) - ci offrivano panini con battuto di melanzane, formaggio fatto con lo yogurt e le erbe secche del Mediterraneo, mentre noi aggiungevamo qualche fetta di prosciutto proveniente delle scorte custodite negli zaini».
Oppure c'è l'Altrochebacon di Marco Bistarelli de Il Postale di Città di Castello (Perugia), «che deriva dagli ingredienti della tradizione anglosassone rivisitati con un classico della salumeria italiana, la pancetta di Zibello, e nobilitati da ingredienti del territorio, quali la borragine, le erbe aromatiche e il cippollotto», conclude il cuoco umbro.
Più creativa la proposta di Moreno Cedroni, che nelle Marche ha fondato un piccolo 'impero' non lontano dalle suggestioni del catalano Ferran Adrià: il suo Verticale croccante di culatello prevede - pregiato salume a parte - due diversi tipi di pane, maionese, mousse di parmigiano, riduzione di aceto balsamico e un'aggiunta di «ficoide glaciale», in parole povere una foglia della famiglia del
ficus ghiacciata. Davide Oldani, del D'O di Cornaredo (Milano), ritorna all'accostamento tra uovo e maiale cotto, con la 'frittata' che contiene i 3/4 di albume rispetto al tuorlo «al posto di salse tropo dense e grasse», dice lo chef durante la presentazione milanese dell'iniziativa. Ma non è finita qui: bisogna prevedere anche fette «sottilissime» di barbabietola, chutney di frutta e «spinaci sbianchiti».
Conclude il Maritozzo con la coppa di Salvatore Tassa.«Nasce da un ricordo degli anni passati quando dalle mie parti - spiega lo chef di Colline ciociare ad Acuto (Frosinone) - nei pranzi dei giorni di festa si offriva un antipasto che comprendeva una fetta di coppa, un'acciuga, olive e pane» che, con un omaggio alla
tradizione romana, viene lavorato come un maritozzo, in questo caso salato. Canditi di arancia tagliati a julienne competano la ricetta che, come gli altri 'panini d'autore', assai difficilmente si troverà nel ristorante del suo creatore. Nè ovviamente, per ragioni di prezzo e preparazione, nei bar sotto casa.
Ma potranno essere di stimolo a non deglutire il solito toast o sandwich, visto che sei italiani su dieci mangiano panini almeno una volta alla settimana e il 25% un giorno sì e uno no, spesso anche a cena, come afferma una ricerca della Doxa commissionata per l'occasione dalla Negroni, marchio che l'anno scorso ha registrato un fatturato di 305 milioni di euro (+6% rispetto al 2006). «Perchè quando il pane è a cinque stelle e il companatico non è da meno - conclude Marco Bolasco, curatore della guida 'I ristoranti d'Italia' del Gambero rosso - il panino non lo si mangia, lo si gusta». Magari con un pò di tempo a disposizione, anche per prepararlo. (ANSA)
ALIMENTARE: ITALIANI MANGIATORI DI PANINI, ANCHE A CENA (ANSA) - MILANO, 4 GIU - Sei italiani su dieci mangiano panini almeno una volta alla settimana, il 25% a giorni alterni. Lo afferma una ricerca della Doxa, che contiene una piccola sorpresa: i maggiori consumatori abituali del cibo più veloce sono al Sud (38%), seguiti dagli abitanti del Nord Ovest (26%), dal Centro (19%) e dal Nord Est (17%).
Secondo l'indagine, commissionata dalla Negroni che ha affidato a cinque giovani chef italiani di fama internazionale la creazione di un 'panino d'autore', un italiano su dieci mangia panini, toast o sandwich sei giorni alla settimana. A scegliere le due fette di pane con imbottiture varie sono soprattutto gli impiegati (uno su quattro tra i consumatori abituali), i pensionati (16%), gli operai (15%) e gli studenti (14%). Dalla ricerca emergono anche due curiosità: non è vero che gli amanti del panino sono soprattutto i single (il 56% dei consumatori abituali è sposato) e non si mangiano solo durante la pausa di lavoro. Il 29% di chi consuma spesso panini lo fa infatti a cena o come spuntino prima di andare a dormire.
(ANSA).
Altrochebacon è pancetta, D'O di prosciutto cotto italiano, Maritozzo alla coppa. E cosa sono?
'Semplici' panini, firmati da cinque giovani e famosi chef italiani per rivisitare quello che fino a oggi è sempre stato solo un cibo veloce e, soprattutto, economico.
Quello che è in primo luogo «un gioco» è stato voluto dalla Negroni, storico marchio dei salumi italiani da poco rilevato dal gruppo Veronesi, che ha chiamato alcuni dei giovani cuochi italiani più affermati a proporre il loro «panino d'autore». Anche per nobilitare quel pane variamente imbottito che è sempre stato vissuto come un necessario ripiego.
Ecco allora Il viaggio di Bruno Barbieri, «nato in ricordo di un periodo passato nella valle libanese del Baalbek: lì - spiega lo chef della Villa del Quar di San Pietro in Cariano (Verona) - ci offrivano panini con battuto di melanzane, formaggio fatto con lo yogurt e le erbe secche del Mediterraneo, mentre noi aggiungevamo qualche fetta di prosciutto proveniente delle scorte custodite negli zaini».
Oppure c'è l'Altrochebacon di Marco Bistarelli de Il Postale di Città di Castello (Perugia), «che deriva dagli ingredienti della tradizione anglosassone rivisitati con un classico della salumeria italiana, la pancetta di Zibello, e nobilitati da ingredienti del territorio, quali la borragine, le erbe aromatiche e il cippollotto», conclude il cuoco umbro.
Più creativa la proposta di Moreno Cedroni, che nelle Marche ha fondato un piccolo 'impero' non lontano dalle suggestioni del catalano Ferran Adrià: il suo Verticale croccante di culatello prevede - pregiato salume a parte - due diversi tipi di pane, maionese, mousse di parmigiano, riduzione di aceto balsamico e un'aggiunta di «ficoide glaciale», in parole povere una foglia della famiglia del
ficus ghiacciata. Davide Oldani, del D'O di Cornaredo (Milano), ritorna all'accostamento tra uovo e maiale cotto, con la 'frittata' che contiene i 3/4 di albume rispetto al tuorlo «al posto di salse tropo dense e grasse», dice lo chef durante la presentazione milanese dell'iniziativa. Ma non è finita qui: bisogna prevedere anche fette «sottilissime» di barbabietola, chutney di frutta e «spinaci sbianchiti».
Conclude il Maritozzo con la coppa di Salvatore Tassa.«Nasce da un ricordo degli anni passati quando dalle mie parti - spiega lo chef di Colline ciociare ad Acuto (Frosinone) - nei pranzi dei giorni di festa si offriva un antipasto che comprendeva una fetta di coppa, un'acciuga, olive e pane» che, con un omaggio alla
tradizione romana, viene lavorato come un maritozzo, in questo caso salato. Canditi di arancia tagliati a julienne competano la ricetta che, come gli altri 'panini d'autore', assai difficilmente si troverà nel ristorante del suo creatore. Nè ovviamente, per ragioni di prezzo e preparazione, nei bar sotto casa.
Ma potranno essere di stimolo a non deglutire il solito toast o sandwich, visto che sei italiani su dieci mangiano panini almeno una volta alla settimana e il 25% un giorno sì e uno no, spesso anche a cena, come afferma una ricerca della Doxa commissionata per l'occasione dalla Negroni, marchio che l'anno scorso ha registrato un fatturato di 305 milioni di euro (+6% rispetto al 2006). «Perchè quando il pane è a cinque stelle e il companatico non è da meno - conclude Marco Bolasco, curatore della guida 'I ristoranti d'Italia' del Gambero rosso - il panino non lo si mangia, lo si gusta». Magari con un pò di tempo a disposizione, anche per prepararlo. (ANSA)
ALIMENTARE: ITALIANI MANGIATORI DI PANINI, ANCHE A CENA (ANSA) - MILANO, 4 GIU - Sei italiani su dieci mangiano panini almeno una volta alla settimana, il 25% a giorni alterni. Lo afferma una ricerca della Doxa, che contiene una piccola sorpresa: i maggiori consumatori abituali del cibo più veloce sono al Sud (38%), seguiti dagli abitanti del Nord Ovest (26%), dal Centro (19%) e dal Nord Est (17%).
Secondo l'indagine, commissionata dalla Negroni che ha affidato a cinque giovani chef italiani di fama internazionale la creazione di un 'panino d'autore', un italiano su dieci mangia panini, toast o sandwich sei giorni alla settimana. A scegliere le due fette di pane con imbottiture varie sono soprattutto gli impiegati (uno su quattro tra i consumatori abituali), i pensionati (16%), gli operai (15%) e gli studenti (14%). Dalla ricerca emergono anche due curiosità: non è vero che gli amanti del panino sono soprattutto i single (il 56% dei consumatori abituali è sposato) e non si mangiano solo durante la pausa di lavoro. Il 29% di chi consuma spesso panini lo fa infatti a cena o come spuntino prima di andare a dormire.
(ANSA).
Food for Life
ALIMENTARE: SFIDA DEL GUSTO GRANDI CHEF PER PROGETTO AFRICA (ANSA) - ROMA, 6 GIU - Dopo il vertice Fao, Roma ospita un nuovo appuntamento che guarda all'Africa con l'impegno del mondo 'Food & Wine for Life' nel promuovere una cena solidale.
L'incasso verrà devoluto ai due progetti di solidarietà e raccolta fondi per Dream, il programma di lotta contro l'Aids che la Comunità di
Sant'Egidio promuove dal 2002. Si terrà il 12 la sfida ai fornelli tra due grandi firme della ristorazione - il cuoco siciliano Filippo La Mantia
e lo chef laziale Adriano Baldassarre - che esalteranno cinque prodotti della propria regione creando un percorso in più portate.
Si giocherà dunque tra Lazio e Sicilia la prima sfida del gusto e della solidarietà, lungo un itinerario gastronomico doppio, con una
giuria di esperti e l'insindacabile giudizio del pubblico a decretare i piatti vincenti. L'iniziativa, promossa dalla Comunità di Sant'Egidio,
insieme ad Arsial, Coldiretti, Palatium e Fondazione Campagna Amica, sarà un'occasione per scoprire, facendo del bene, la carica
aromatica di 13 vini, nonchè tipicità come il cous cous al miele di zibibbo e i cannelloni di pecorino romano e salvia fritta.(ANSA).
L'incasso verrà devoluto ai due progetti di solidarietà e raccolta fondi per Dream, il programma di lotta contro l'Aids che la Comunità di
Sant'Egidio promuove dal 2002. Si terrà il 12 la sfida ai fornelli tra due grandi firme della ristorazione - il cuoco siciliano Filippo La Mantia
e lo chef laziale Adriano Baldassarre - che esalteranno cinque prodotti della propria regione creando un percorso in più portate.
Si giocherà dunque tra Lazio e Sicilia la prima sfida del gusto e della solidarietà, lungo un itinerario gastronomico doppio, con una
giuria di esperti e l'insindacabile giudizio del pubblico a decretare i piatti vincenti. L'iniziativa, promossa dalla Comunità di Sant'Egidio,
insieme ad Arsial, Coldiretti, Palatium e Fondazione Campagna Amica, sarà un'occasione per scoprire, facendo del bene, la carica
aromatica di 13 vini, nonchè tipicità come il cous cous al miele di zibibbo e i cannelloni di pecorino romano e salvia fritta.(ANSA).
CUCINA CONCETTUALE
SALUTE: ARRIVA LA CUCINA 'CONCETTUALE' TRA GUSTO E BENESSERE (ANSA) - ROMA, 7 GIU - Scienza e grastronomia per non rinunciare al gusto e guadagnare in salute. Questo l'obiettivo del progetto 'Arte e salute in cucinà, un ciclo di lezione di cucina e
nutrizione organizzate dal Ipsar Safi, una scuola di formazione per chef in collaborazione con il progetto del ministero dell'Istruzione «Guadagnare salute».
Il metodo che viene insegnato a operatori della ristorazione, operatori sanitari ma anche famiglie e ragazzi si basa sul concetto del Mental Kooking, ovvero cucinare a colpo d'occhio. Si tratta di scomporre una ricetta in mappe concettuali per facilitarne la memorizzazione.
«Deve essere prestata attenzione anche alla presentazione del piatto - ha detto Chiaramanzi dietista e coordinatrice del progetto - che se ben preparato si ricorderà meglio e influirà sul senso di sazietà, perchè l'alimentazione sana non dipende soltanto dagli ingredienti ma anche dal modo in cui vengono preparato i piatti».
Gli ingredienti da privilegiare «sono quelli della dieta Mediterranea - ha aggiunto lo chef Agostino Petrosino - che miscelati e trasformati possono dare vita a piatti sani e gustosi, facendo attenzione alla stagionalità dei prodotti».
Per la stagione estiva lo chef consiglia insalata di riso con frutta, insalata di polpo e patate, insalate di farfalle Gamberi e Yogurt, peperoni alla romana e insalata di soia e puntarelle.
Tra i consigli c'è anche quello di utilizzare il sale grosso e, per condire, spezie oppure succo di arancia e limone per non aumentare l'apporto di grassi con l'olio. I corsi finora realizzati hanno convinto l'88% dei partecipanti a cambiare abitudini alimentari, usare olio al posto del burro, cucinare con meno grassi in padelle antiaderenti e fare attenzione alle etichette. (ANSA).
nutrizione organizzate dal Ipsar Safi, una scuola di formazione per chef in collaborazione con il progetto del ministero dell'Istruzione «Guadagnare salute».
Il metodo che viene insegnato a operatori della ristorazione, operatori sanitari ma anche famiglie e ragazzi si basa sul concetto del Mental Kooking, ovvero cucinare a colpo d'occhio. Si tratta di scomporre una ricetta in mappe concettuali per facilitarne la memorizzazione.
«Deve essere prestata attenzione anche alla presentazione del piatto - ha detto Chiaramanzi dietista e coordinatrice del progetto - che se ben preparato si ricorderà meglio e influirà sul senso di sazietà, perchè l'alimentazione sana non dipende soltanto dagli ingredienti ma anche dal modo in cui vengono preparato i piatti».
Gli ingredienti da privilegiare «sono quelli della dieta Mediterranea - ha aggiunto lo chef Agostino Petrosino - che miscelati e trasformati possono dare vita a piatti sani e gustosi, facendo attenzione alla stagionalità dei prodotti».
Per la stagione estiva lo chef consiglia insalata di riso con frutta, insalata di polpo e patate, insalate di farfalle Gamberi e Yogurt, peperoni alla romana e insalata di soia e puntarelle.
Tra i consigli c'è anche quello di utilizzare il sale grosso e, per condire, spezie oppure succo di arancia e limone per non aumentare l'apporto di grassi con l'olio. I corsi finora realizzati hanno convinto l'88% dei partecipanti a cambiare abitudini alimentari, usare olio al posto del burro, cucinare con meno grassi in padelle antiaderenti e fare attenzione alle etichette. (ANSA).
Se manca il pesce...
PESCA: CHEF PIERANGELINI, MANCA IL PESCE? CAMBIEREMO I MENÙ (ANSA) - SAN VINCENZO (LIVORNO), 7 GIU - Per la sua delicata insalata di trigliette, Fulvio Pierangelini, uno degli chef più apprezzati in Italia, titolare del Gambero Rosso di San Vincenzo,
racconta di non avere per ora alcun problema nel reperire l'ingrediente base, nonostante lo sciopero dei pescatori contro il caro gasolio.
«C'è qualche piccola barca qui in zona che continua a fornirci il pesce - dice Pierangelini -. E se la protesta continuerà e cominceremo a non trovare il pesce, nessun problema, prepareremo menù a base di carne: il maialino, il piccione, piatti splendidi».
Lo chef livornese è tranquillissimo. «Sono un cuoco - dice - e so cucinare: il menù si cambia a seconda della disponibilità. Il pesce per ora lo abbiamo. Qualche preoccupazione potrei averla se questa situazione si creasse nel mese di agosto. Ma allora si vedrà, passeremo alla carne».
(ANSA).
racconta di non avere per ora alcun problema nel reperire l'ingrediente base, nonostante lo sciopero dei pescatori contro il caro gasolio.
«C'è qualche piccola barca qui in zona che continua a fornirci il pesce - dice Pierangelini -. E se la protesta continuerà e cominceremo a non trovare il pesce, nessun problema, prepareremo menù a base di carne: il maialino, il piccione, piatti splendidi».
Lo chef livornese è tranquillissimo. «Sono un cuoco - dice - e so cucinare: il menù si cambia a seconda della disponibilità. Il pesce per ora lo abbiamo. Qualche preoccupazione potrei averla se questa situazione si creasse nel mese di agosto. Ma allora si vedrà, passeremo alla carne».
(ANSA).
giovedì 22 maggio 2008
ALIMENTARE: ARRIVA MARCHIO QUALITÀ PER I 'CIBI DA STRADÀ (ANSA) - ROMA, 17 MAG - Caccia al marchio di qualità, anche
per chi vende i cosiddetti 'cibi da stradà. Tra ambulanti, chioschi o anche forni e pasticcerie, quelli che cucineranno specialità a portar
via, secondo tradizione, in futuro potrebbero avere un certificato dell'associazione «Streetfood».
I primi apripista esistono già: c'è chi vende il classico panino con il lampredotto fiorentino, chi invece lo gnocco fritto modenese, un
altro ancora i gofri piemontesi. A lanciare l'iniziativa è la neonata associazione per la tutela e la promozione della cultura del cibo da
strada, «Streetfood», che non solo ha pensato di scovare queste golosità, ma anche di cominciare a catalogarle, per promuoverle e
impedirne «l'estinzione», perchè spesso tramandate da semplici ambulanti.
«L'obiettivo per noi è riportare in auge questi cibi - spiega Massimiliano Ricciarini, presidente dell'associazione - tramite la ricerca, ma
soprattutto il tam tam della comunicazione e del nostro sito internet. Il progetto era in ballo da qualche tempo, ma solo da un mese è
cominciata l'attività vera e propria dell'associazione, che nasce ad Arezzo, in Toscana». Considerando che sono oltre cinquanta i cibi da
strada già censiti, da Nord a Sud, il progetto è destinato ad espandersi rapidamente, tramite appositi sopralluoghi. Perchè i soci
fondatori, nove giovani fra Puglia, Lazio, Marche, Toscana, Emilia e Piemonte, eseguono personalmente rigorosi controlli di qualità prima
di assegnare il marchio.(ANSA).
KWS 17-MAG-08 10:44 NNN
per chi vende i cosiddetti 'cibi da stradà. Tra ambulanti, chioschi o anche forni e pasticcerie, quelli che cucineranno specialità a portar
via, secondo tradizione, in futuro potrebbero avere un certificato dell'associazione «Streetfood».
I primi apripista esistono già: c'è chi vende il classico panino con il lampredotto fiorentino, chi invece lo gnocco fritto modenese, un
altro ancora i gofri piemontesi. A lanciare l'iniziativa è la neonata associazione per la tutela e la promozione della cultura del cibo da
strada, «Streetfood», che non solo ha pensato di scovare queste golosità, ma anche di cominciare a catalogarle, per promuoverle e
impedirne «l'estinzione», perchè spesso tramandate da semplici ambulanti.
«L'obiettivo per noi è riportare in auge questi cibi - spiega Massimiliano Ricciarini, presidente dell'associazione - tramite la ricerca, ma
soprattutto il tam tam della comunicazione e del nostro sito internet. Il progetto era in ballo da qualche tempo, ma solo da un mese è
cominciata l'attività vera e propria dell'associazione, che nasce ad Arezzo, in Toscana». Considerando che sono oltre cinquanta i cibi da
strada già censiti, da Nord a Sud, il progetto è destinato ad espandersi rapidamente, tramite appositi sopralluoghi. Perchè i soci
fondatori, nove giovani fra Puglia, Lazio, Marche, Toscana, Emilia e Piemonte, eseguono personalmente rigorosi controlli di qualità prima
di assegnare il marchio.(ANSA).
KWS 17-MAG-08 10:44 NNN
Viva l'italian street food
ALIMENTARE:ANCHE IL CHIOSCO È DOC SE VENDE SPECIALITÀ/ANSA AL VIA LA RETE DELL'ASSOCIAZIONE
'STREETFOOD', CIBI DA STRADA (di Chiara Spegni) (ANSA) - ROMA, 17 MAG - Dal chiosco in pieno centro a Firenze al classico
forno di Modena, dal furgoncino che gira l'Italia partendo da un piccolo centro in Val Chisone (Torino), fino ad una focacceria di
Palermo. Sono loro tra i primi apripista del marchio «Streetfood», cioè «cibo da strada» originale, preparato secondo la tradizione
locale. Cosa vendono? Ognuno la sua specialità «da portar via», per molti sconosciuta: panino con il lampredotto fiorentino, gnocco
fritto, borlengo e crescentina nella tigella modenesi, gofri piemontesi, arancini e panelle siciliani. A lanciare la prima certificazione per
i venditori di queste antiche ricette popolari è la neonata associazione per la tutela e la promozione della cultura del cibo da strada,
«Streetfood», che non solo ha pensato di scovare queste golosità, ma anche di cominciare a catalogarle, per promuoverle e impedirne
«l'estinzione», perchè spesso tramandate da semplici ambulanti.
«L'obiettivo per noi è riportare in auge questi cibi - spiega Massimiliano Ricciarini, presidente dell'associazione - tramite la ricerca,
ma soprattutto il tam tam della comunicazione e del nostro sito internet. Il progetto era in ballo da qualche tempo, ma solo da un
mese è cominciata l'attività vera e propria dell'associazione, che nasce ad Arezzo, in Toscana». L'iniziativa è piaciuta e sono già una
decina gli operatori che fanno già parte della rete del marchio «Streetfood». Considerando che sono oltre cinquanta i cibi da strada già
censiti, da Nord a Sud, il progetto è destinato ad espandersi rapidamente, tramite appositi sopralluoghi. Perchè i soci fondatori, nove
giovani fra Puglia, Lazio, Marche, Toscana, Emilia e Piemonte, eseguono personalmente rigorosi controlli di qualità prima di
assegnare il marchio.
«Dal dopoguerra in poi si sono persi determinati valori e sapori - afferma Ricciarini - che, se recuperati promossi a dovere, possono
contrastare l'invasione dei fast food. Si parla anche di ristrutturare una categoria, visto che spesso si tratta di attività che non hanno
un sito web o un recapito telefonico.
Nel giro di un mese abbiamo avuto molti contatti, con un successo rapido e inaspettato, quindi ci stiamo organizzando».
Insomma, si rilancia la classica gita fuori porta. «La focaccia di Recco si può sempre prendere al cartoccio - aggiunge il presidente
di Streetfood - per poi fare una passeggiata sul lungomare di Recco, vicino Genova». La novità è che oltre alla segnalazione tramite il
sito internet dell'associazione, i cibi di strada sono reperibili anche tramite Gps con il servizio www.limboccastrada.it, dove catturare
itinerari da inserire nel navigatore dell'automobile.
Tra i soci fondatori dell'associazione c'è Marzia Jourdan, 30 anni, co-titolare dell'attività «Io mangio gofri» di Roure, in Val Chisone
(Torino). «In genere con il nostro furgoncino partecipiamo a fiere - spiega Jourdan - dove cuciniamo i gofri sul momento. Si tratta di un
prodotto tipico di questa valle, che si cucinava al posto del pane. È simile alla piadina, ma è più leggero e può essere gustato sia
dolce che salato». Come nasce questa tradizione? «Dai ferri che servono a cuocere i gofri, gli stessi utilizzati nella tradizione
cattolica per fare le ostie - aggiunge la giovane imprenditrice - infatti nella valle valdese a fianco non hanno nè le ostie nè i gofri».
Intanto, per tutti gli appassionati di gastronomia, nel 2008 non mancherà il «Festival del cibo di strada», a Cesena dal 26 al 28
settembre, organizzato dalla Confesercenti locale, insieme alla Conservatoria delle cucine del Mediterraneo e Slow Food
Cesena.(ANSA).
Ecco qualche 'assaggiò, tra le oltre cinquanta specialità fra i cibi da strada, catalogate dall'associazione «Streetfood»: - PIEMONTE: gofri, in Val Chisone (Torino), sostituti del pane simili alla piadina romagnola, dolci o
salate; - LIGURIA: focaccia di Recco, tipica della provincia di Genova (Recco). È una doppia sfoglia di pasta con ripieno di stracchino o
crescenza e cotta nel forno; - EMILIA: a Modena si chiama gnocco fritto e a Bologna crescentina fritta. È sempre un cuscinetto di pasta
di pane fritta che si abbina ai salumi tipici dell'area; - TOSCANA: panino con il lampredotto, cioè una parte del cosiddetto 'Quinto Quarto'
del bovino, considerata meno nobile, ma una prelibatezza per gli intenditori; - MARCHE: olive all'ascolana, cioè olive locali farcite e fritte,
vendute nel classico cono di carta di paglia; - CAMPANIA: fritto misto napoletano, composto da verdure, mozzarelline, mozzarella in
carrozza in pastella, fritti e serviti per strada nel cartoccio di carta di paglia; - SICILIA: arancini, cioè riso cotto e condito in vari modi. A
seconda del condimento assume una forma diversa (sfera, cono oppure ovale); - SARDEGNA: terra delle seadas, grandi ravioli di pasta
dolce ripieni di formaggio e fritte.(ANSA).
'STREETFOOD', CIBI DA STRADA (di Chiara Spegni) (ANSA) - ROMA, 17 MAG - Dal chiosco in pieno centro a Firenze al classico
forno di Modena, dal furgoncino che gira l'Italia partendo da un piccolo centro in Val Chisone (Torino), fino ad una focacceria di
Palermo. Sono loro tra i primi apripista del marchio «Streetfood», cioè «cibo da strada» originale, preparato secondo la tradizione
locale. Cosa vendono? Ognuno la sua specialità «da portar via», per molti sconosciuta: panino con il lampredotto fiorentino, gnocco
fritto, borlengo e crescentina nella tigella modenesi, gofri piemontesi, arancini e panelle siciliani. A lanciare la prima certificazione per
i venditori di queste antiche ricette popolari è la neonata associazione per la tutela e la promozione della cultura del cibo da strada,
«Streetfood», che non solo ha pensato di scovare queste golosità, ma anche di cominciare a catalogarle, per promuoverle e impedirne
«l'estinzione», perchè spesso tramandate da semplici ambulanti.
«L'obiettivo per noi è riportare in auge questi cibi - spiega Massimiliano Ricciarini, presidente dell'associazione - tramite la ricerca,
ma soprattutto il tam tam della comunicazione e del nostro sito internet. Il progetto era in ballo da qualche tempo, ma solo da un
mese è cominciata l'attività vera e propria dell'associazione, che nasce ad Arezzo, in Toscana». L'iniziativa è piaciuta e sono già una
decina gli operatori che fanno già parte della rete del marchio «Streetfood». Considerando che sono oltre cinquanta i cibi da strada già
censiti, da Nord a Sud, il progetto è destinato ad espandersi rapidamente, tramite appositi sopralluoghi. Perchè i soci fondatori, nove
giovani fra Puglia, Lazio, Marche, Toscana, Emilia e Piemonte, eseguono personalmente rigorosi controlli di qualità prima di
assegnare il marchio.
«Dal dopoguerra in poi si sono persi determinati valori e sapori - afferma Ricciarini - che, se recuperati promossi a dovere, possono
contrastare l'invasione dei fast food. Si parla anche di ristrutturare una categoria, visto che spesso si tratta di attività che non hanno
un sito web o un recapito telefonico.
Nel giro di un mese abbiamo avuto molti contatti, con un successo rapido e inaspettato, quindi ci stiamo organizzando».
Insomma, si rilancia la classica gita fuori porta. «La focaccia di Recco si può sempre prendere al cartoccio - aggiunge il presidente
di Streetfood - per poi fare una passeggiata sul lungomare di Recco, vicino Genova». La novità è che oltre alla segnalazione tramite il
sito internet dell'associazione, i cibi di strada sono reperibili anche tramite Gps con il servizio www.limboccastrada.it, dove catturare
itinerari da inserire nel navigatore dell'automobile.
Tra i soci fondatori dell'associazione c'è Marzia Jourdan, 30 anni, co-titolare dell'attività «Io mangio gofri» di Roure, in Val Chisone
(Torino). «In genere con il nostro furgoncino partecipiamo a fiere - spiega Jourdan - dove cuciniamo i gofri sul momento. Si tratta di un
prodotto tipico di questa valle, che si cucinava al posto del pane. È simile alla piadina, ma è più leggero e può essere gustato sia
dolce che salato». Come nasce questa tradizione? «Dai ferri che servono a cuocere i gofri, gli stessi utilizzati nella tradizione
cattolica per fare le ostie - aggiunge la giovane imprenditrice - infatti nella valle valdese a fianco non hanno nè le ostie nè i gofri».
Intanto, per tutti gli appassionati di gastronomia, nel 2008 non mancherà il «Festival del cibo di strada», a Cesena dal 26 al 28
settembre, organizzato dalla Confesercenti locale, insieme alla Conservatoria delle cucine del Mediterraneo e Slow Food
Cesena.(ANSA).
Ecco qualche 'assaggiò, tra le oltre cinquanta specialità fra i cibi da strada, catalogate dall'associazione «Streetfood»: - PIEMONTE: gofri, in Val Chisone (Torino), sostituti del pane simili alla piadina romagnola, dolci o
salate; - LIGURIA: focaccia di Recco, tipica della provincia di Genova (Recco). È una doppia sfoglia di pasta con ripieno di stracchino o
crescenza e cotta nel forno; - EMILIA: a Modena si chiama gnocco fritto e a Bologna crescentina fritta. È sempre un cuscinetto di pasta
di pane fritta che si abbina ai salumi tipici dell'area; - TOSCANA: panino con il lampredotto, cioè una parte del cosiddetto 'Quinto Quarto'
del bovino, considerata meno nobile, ma una prelibatezza per gli intenditori; - MARCHE: olive all'ascolana, cioè olive locali farcite e fritte,
vendute nel classico cono di carta di paglia; - CAMPANIA: fritto misto napoletano, composto da verdure, mozzarelline, mozzarella in
carrozza in pastella, fritti e serviti per strada nel cartoccio di carta di paglia; - SICILIA: arancini, cioè riso cotto e condito in vari modi. A
seconda del condimento assume una forma diversa (sfera, cono oppure ovale); - SARDEGNA: terra delle seadas, grandi ravioli di pasta
dolce ripieni di formaggio e fritte.(ANSA).
PUTA PELA e altro
GASTRONOMIA: SCOPPIA LA GUERRA TRA CHEF IN SPAGNA/ANSA GURU: USANO INGREDIENTI INSALUBRI;I COLLEGHI,CERCA VISIBILITÀ (di Paola Del Vecchio) (ANSAmed) - MADRID, 20 MAG - Ormai è guerra dichiarata fra i guru dell'alta cucina spagnola e Santi Santamaria, lo chef catalano a tre stelle Michelin che mercoledì scorso, durante la consegna del premio Temas de Hoy che ha ricevuto per il suo libro «La cucina a nudo», li ha accusati di elaborare piatti 'che nemmeno loro mangerebbero
maì. La reazione «indignata» dei suoi colleghi è contenuta in un documento, sottoscritto da 800 chef spagnoli, diffuso oggi dall'Associazione di Cuochi Euro-Toques Espana, che definisce le critiche di Santamaria «false» o, peggio, «un attentato allo spirito di solidarietà e al rispetto verso i colleghi».
Euro-Toques riunisce 3.500 chef di 18 Paesi, dei quali 800 iberici e i più noti nomi dei cuochi a due e tre stelle Michelin, dall'innovatore Ferran Adrià a Pedro Subijana, al veterano Juan Mari Arzak, ad Andoni Luis Aduriz, a Karlos Aguinano o Sergi Airola. Nel documento, accusano Santi Santamaria di aver «seminato la sfiducia» e contribuito a creare «'allarme sociale» insinuando che
nelle loro cucine «si utilizzano prodotti di dubbia salubrità».
Il patron del ristorante «El Racò de Can de Fabes» che, a proposito di Ferran Adrià, dichiara «un divorzio etico di idee e del concetto di ciò che mettiamo nei piatti», nel suo discorso mercoledì davanti al ministro della Cultura aveva sostenuto che «alcuni cuochi offrono uno spettacolo mediatico distante dalle preoccupazioni per un'alimentazione salutare». E le sue critiche erano andate
oltre, con la denuncia «dell'uso di sostanze chimiche come la metilcellulosa» e la richiesta alle autorità «di un controllo pubblico sugli alimenti».
Del malessere provocato nei colleghi dalle affermazioni di Santamaria si sono già fatti eco anche oggi i media. «Ha perduto la bussola, dispiace che sia caduto tanto in basso per vendere un libro», ha commentato a El Pais Sergi Airola, che ha espresso
solidarietà ad Adrià, definendolo «un fenomeno planetario, che ha raggiunto un prestigio e una posizione di altissima qualità». Il più indignato di tutti, il veterano chef basco Juan Mari Arzak: «Con i miei 65 anni e la mia lunga esperienza raccomanderei a Santi molte dosi di umiltà per apprendere a riflettere sulle idee e i concetti dagli altri, dalla più umile taverna a un genio impressionante come
Adrià. L'invidia è sempre perdente».
Con eleganza Adrià, padre della cucina decostruttiva, un mito a livello mondiale, ha risposto alle accuse di Santamaria di «usare prodotti elaborati in laboratorio», ricordandogli di aver fondato Alicia, un centro di ricerca tecnologica applicata alla gastronomia d'eccellenza e alla divulgazione di una corretta alimentazione. «Bisogna ascoltare gli scienziati e far sì che la scienza entri in cucina con un linguaggio chiaro - ha sottolineato - e bisogna dare informazioni perchè la gente non sia manipolata». Ma la guerra tra i fornelli
non è finita qui. Nel documento sottoscritto dagli 800 berretti bianchi, che complessivamente sommano circa 140 stelle Michelin, gli chef assicurano che «'tutti gli ingredienti impiegati in cucina hanno garanzie legali e salutari», tacciando l'offensiva di Santamaria di opportunismo, finalizzata alla ricerca di «notorietà personale». Del resto, il patron de El Racò de Can Fabes non è nuovo a queste
esternazioni. Durante la scorsa edizione del salone internazionale di gastronomia, Madrid Fusion, davanti alla stampa mondiale, aveva definito i colleghi «cuochi mediatici», accusandoli di lavorare per la «puta pela», per lo sporco danaro, intanto che rivendicava per sè un «modo artigianale e tradizionale» di cucinare.
«Il colmo dell'egocentrismo, secondo il documento di protesta sottoscritto dai colleghi, che difendono il diritto di aggiungere alle proprie conoscenza »un plus di cultura, di principi scientifici, di tecniche«. Insomma, la polemica è servita. (ANSAmed).
maì. La reazione «indignata» dei suoi colleghi è contenuta in un documento, sottoscritto da 800 chef spagnoli, diffuso oggi dall'Associazione di Cuochi Euro-Toques Espana, che definisce le critiche di Santamaria «false» o, peggio, «un attentato allo spirito di solidarietà e al rispetto verso i colleghi».
Euro-Toques riunisce 3.500 chef di 18 Paesi, dei quali 800 iberici e i più noti nomi dei cuochi a due e tre stelle Michelin, dall'innovatore Ferran Adrià a Pedro Subijana, al veterano Juan Mari Arzak, ad Andoni Luis Aduriz, a Karlos Aguinano o Sergi Airola. Nel documento, accusano Santi Santamaria di aver «seminato la sfiducia» e contribuito a creare «'allarme sociale» insinuando che
nelle loro cucine «si utilizzano prodotti di dubbia salubrità».
Il patron del ristorante «El Racò de Can de Fabes» che, a proposito di Ferran Adrià, dichiara «un divorzio etico di idee e del concetto di ciò che mettiamo nei piatti», nel suo discorso mercoledì davanti al ministro della Cultura aveva sostenuto che «alcuni cuochi offrono uno spettacolo mediatico distante dalle preoccupazioni per un'alimentazione salutare». E le sue critiche erano andate
oltre, con la denuncia «dell'uso di sostanze chimiche come la metilcellulosa» e la richiesta alle autorità «di un controllo pubblico sugli alimenti».
Del malessere provocato nei colleghi dalle affermazioni di Santamaria si sono già fatti eco anche oggi i media. «Ha perduto la bussola, dispiace che sia caduto tanto in basso per vendere un libro», ha commentato a El Pais Sergi Airola, che ha espresso
solidarietà ad Adrià, definendolo «un fenomeno planetario, che ha raggiunto un prestigio e una posizione di altissima qualità». Il più indignato di tutti, il veterano chef basco Juan Mari Arzak: «Con i miei 65 anni e la mia lunga esperienza raccomanderei a Santi molte dosi di umiltà per apprendere a riflettere sulle idee e i concetti dagli altri, dalla più umile taverna a un genio impressionante come
Adrià. L'invidia è sempre perdente».
Con eleganza Adrià, padre della cucina decostruttiva, un mito a livello mondiale, ha risposto alle accuse di Santamaria di «usare prodotti elaborati in laboratorio», ricordandogli di aver fondato Alicia, un centro di ricerca tecnologica applicata alla gastronomia d'eccellenza e alla divulgazione di una corretta alimentazione. «Bisogna ascoltare gli scienziati e far sì che la scienza entri in cucina con un linguaggio chiaro - ha sottolineato - e bisogna dare informazioni perchè la gente non sia manipolata». Ma la guerra tra i fornelli
non è finita qui. Nel documento sottoscritto dagli 800 berretti bianchi, che complessivamente sommano circa 140 stelle Michelin, gli chef assicurano che «'tutti gli ingredienti impiegati in cucina hanno garanzie legali e salutari», tacciando l'offensiva di Santamaria di opportunismo, finalizzata alla ricerca di «notorietà personale». Del resto, il patron de El Racò de Can Fabes non è nuovo a queste
esternazioni. Durante la scorsa edizione del salone internazionale di gastronomia, Madrid Fusion, davanti alla stampa mondiale, aveva definito i colleghi «cuochi mediatici», accusandoli di lavorare per la «puta pela», per lo sporco danaro, intanto che rivendicava per sè un «modo artigianale e tradizionale» di cucinare.
«Il colmo dell'egocentrismo, secondo il documento di protesta sottoscritto dai colleghi, che difendono il diritto di aggiungere alle proprie conoscenza »un plus di cultura, di principi scientifici, di tecniche«. Insomma, la polemica è servita. (ANSAmed).
Iscriviti a:
Post (Atom)