GB: CENTINAIA RISTORANTI LONDRA PER RITORNO ACQUA RUBINETTO (ANSA) - LONDRA, 26 FEB Centinaia di ristoranti, da catene di successo a locali con stella Michelin, si sono uniti ad una campagna del pomeridiano londinese Evening Standard per il
ritorno a tavola dell'acqua del rubinetto. In seguito all'appello lanciato la scorsa settimana dal sindaco Ken Livingstone contro l'acqua in bottiglia, responsabile di tonnellate di rifiuti e dannosa per l'ambiente, i ristoranti di Londra sembrano pronti a seguire l'esempio di New York e ad offrire l'acqua gratuita in caraffa ai loro clienti.
«Non è una cosa difficile da fare e il nostro personale ora offre l'acqua del rubinetto automaticamente. Dobbiamo cambiare la mentalità sia del cliente che dei ristoranti a riguardo», ha detto Tom Aikens, proprietario dell'omonimo e celebre ristorante londinese.
«Non c'è niente che non va nell'acqua del rubinetto. Siamo diventati un pò troppo ricercati con l'acqua in bottiglia. La gente paga cifre stupide al ristorante o al supermercato per acqua che non è necessariamente migliore per la salute di quella che esce dal rubinetto», ha detto Anthony Worrell Thompson, famoso chef televisivo proprietario di sei ristoranti.
A unirsi alla campagna e a promettere di offrire acqua del rubinetto in alternativa a quella in bottiglia sono stati anche i celebri ristoranti Claridgès, Fifteen, Mon Plaisir ed i bar Milk and Honey e 24:london.
diario di bordo del mio palato
giovedì 28 febbraio 2008
No more

GB: REALI, IL PRINCIPE CARLO METTE AL BANDO IL FEGATO D'OCA Ha ordinato a suoi chef di non comprare più la specialità
LONDRA, 28 FEB - I gourmet francesi non saranno contenti: il principe Carlo ha deciso di mettere completamente al bando dai suoi palazzi il foie gras.
Ambientalista, paladino dello sviluppo sostenibile e del mangiar sano, l'erede al trono ha ordinato ai suoi chef di non comprare più la specialità gastronomica francese.
Prodotto in larga parte in Francia, alimentando in modo forzato l'oca fino a GB: REALI, IL PRINCIPE CARLO METTE AL BANDO IL FEGATO D'OCA (ANSA) - LONDRA, 27 FEB - I gourmet francesi non saranno contenti: il principe Carlo ha deciso di mettere completamente al bando dai suoi palazzi il foie gras, da qualche anno sotto
accusa perchè viene prodotto alimentando in modo forzato la povera oca fino a spappolarle il fegato.
Ambientalista, paladino dello sviluppo sostenibile e del mangiar sano, l'erede al trono britannico ha ordinato ai suoi chef di non comprare più la controversa specialità gastronomica francese. Sta anche pensando di ritirare il titolo di 'fornitore della real casa' concesso ad un grosso negozio di formaggi che si trova vicino a Highgrove (la sua residenza di campagna) e vende fegato d'oca.
Il primogenito della regina Elisabetta ha espresso la sua totale avversione al foie gras in una lettera inviata ad una attivista vegetariana, Joyce Moss, che lo ha lodato per questa netta presa di posizione. In Gran Bretagna è in corso ormai da tempo una campagna che punta a proibire la produzione e commercializzazione del fegato d'oca ma il governo ha già spiegato a più riprese che non può farlo in quanto si tratterebbe di un'iniziativa «illegale» alla luce della legislazione europea sulla libera concorrenza.
Numerose catene di supermercati (da Tesco a Sainsbury passando per Asda e Waitrose) hanno fatto comunque cosa gradita ad animalisti e vegetariani sospendendone la vendita. Prodotto in larga parte in Francia dove i gourmet ne vanno pazzi, il foie gras è stato già messo totalmente fuorilegge da Germania, Norvegia, Israele e Polonia.(ANSA).
martedì 26 febbraio 2008
Antiprice
GB: RISTORANTE A CLIENTI, PAGATE QUANTO VI SEMBRA GIUSTO Locale lancia iniziativa 'anti-pricè, è subito un successo
LONDRA, 24 FEB - In un ristorante della città inglese di Poole, per due giorni a settimana i clienti pagano quanto loro
ritengono giusto versare. È l'iniziativa promozionale del proprietario Mick Callaghan che ha lanciato l' 'Anti-Price'. La novità sembra
funzionare e Callaghan non si lamenta: finora i clienti invitati a pagare un giusto prezzo' per la cena si sono nel complesso comportati da gentiluomini e si contano sulle dita di una mano quelli che ne hanno approfittato per mangiare a sbafo.
LONDRA, 24 FEB - In un ristorante della città inglese di Poole, per due giorni a settimana i clienti pagano quanto loro
ritengono giusto versare. È l'iniziativa promozionale del proprietario Mick Callaghan che ha lanciato l' 'Anti-Price'. La novità sembra
funzionare e Callaghan non si lamenta: finora i clienti invitati a pagare un giusto prezzo' per la cena si sono nel complesso comportati da gentiluomini e si contano sulle dita di una mano quelli che ne hanno approfittato per mangiare a sbafo.
Parmesello o Rapesan?
Per la Corte di Giustizia Europea il formaggio venduto in Germania
viola la denominazione di origine controllata della specialità italiana
"Solo il Parmigiano Reggiano può essere chiamato Parmesan"
Niente ricorso, però, contro Berlino. "E' l'Italia che deve vigilare"
Ma sono già pronti nuovi cloni, dal Parmesello al Rapesan
LUSSEMBURGO - Il formaggio "parmesan" venduto il Germania viola la denominazione di origine controllata del parmigiano reggiano italiano. Nella guerra contro i falsi del formaggio più amato, venduto e persino rubato nei supermercati, la Ue dà ragione all'Italia: "solo i formaggi recanti la denominazione d'origine protetta (Dop) "Parmigiano Reggiano" possono essere venduti con la denominazione 'Parmesan'". Non, quindi, le imitazioni che fioccano, come per il prosciutto di Parma.
Così ha stabilito a Lussemburgo la Corte di giustizia europea, che ha però respinto il ricorso per inadempimento contro la Germania: per la Corte, in sostanza, sta all'Italia tutelare maggiormente il suo gioiello nazionale.
Secondo il regolamento relativo alla tutela comunitaria delle denominazioni d'origine, i prodotti registrati come Dop godono di tutela contro qualsiasi "usurpazione, imitazione o evocazione". Le denominazioni generiche non possono invece essere registrate e quelle registrate non possono divenire generiche.
Ritenendo che la Germania non tutelasse a sufficienza la DOP "Parmigiano Reggiano", la Commissione ha avviato un procedimento per inadempimento. Reputa che il termine "parmesan" sia la traduzione della Dop "Parmigiano Reggiano" e ha richiesto alle autorità tedesche di intervenire d'ufficio per porre fine alla commercializzazione dei prodotti venduti con la denominazione "parmesan" ma non conformi al disciplinare della Dop "Parmigiano Reggiano".
Tuttavia i giudici di Lussemburgo hanno respinto il ricorso avviato dall'esecutivo comunitario contro Berlino, spiegando che "nell'ordinamento tedesco sono presenti gli strumenti adeguati a garantire la tutela sia degli interessi dei produttori sia di quelli dei consumatori". Quindi, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, non spetta alle autorità tedesche sanzionare l'imitazione del nostro parmigiano, ma "gli organi di controllo cui incombe l'obbligo di assicurare il rispetto delle Dop sono quelli dello Stato membro da cui proviene la Dop medesima: l'Italia, quindi.
Se il Parmesan non si troverà più nel mercato comunitario, l'industria del falso ha già pronti altri cloni come il Pamesello, il Parma, il Rapesan ed il Pasgrasan, pronti a prendere il posto della più famosa imitazione del parmigiano. Lo denuncia Coldiretti, ricordando che se il parmigiano e il grana padano sono i più imitati al mondo - vedi alla voce Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sudamerica, Parmeson in Cina o Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone - all'estero è falso un prodotto italiano su quattro. Con le esportazioni di prodotti alimentari dall'Italia che raggiungono il valore di 17 miliardi di euro mentre il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy vale oltre 50 miliardi di euro.
(26 febbraio 2008)
viola la denominazione di origine controllata della specialità italiana
"Solo il Parmigiano Reggiano può essere chiamato Parmesan"
Niente ricorso, però, contro Berlino. "E' l'Italia che deve vigilare"
Ma sono già pronti nuovi cloni, dal Parmesello al Rapesan
LUSSEMBURGO - Il formaggio "parmesan" venduto il Germania viola la denominazione di origine controllata del parmigiano reggiano italiano. Nella guerra contro i falsi del formaggio più amato, venduto e persino rubato nei supermercati, la Ue dà ragione all'Italia: "solo i formaggi recanti la denominazione d'origine protetta (Dop) "Parmigiano Reggiano" possono essere venduti con la denominazione 'Parmesan'". Non, quindi, le imitazioni che fioccano, come per il prosciutto di Parma.
Così ha stabilito a Lussemburgo la Corte di giustizia europea, che ha però respinto il ricorso per inadempimento contro la Germania: per la Corte, in sostanza, sta all'Italia tutelare maggiormente il suo gioiello nazionale.
Secondo il regolamento relativo alla tutela comunitaria delle denominazioni d'origine, i prodotti registrati come Dop godono di tutela contro qualsiasi "usurpazione, imitazione o evocazione". Le denominazioni generiche non possono invece essere registrate e quelle registrate non possono divenire generiche.
Ritenendo che la Germania non tutelasse a sufficienza la DOP "Parmigiano Reggiano", la Commissione ha avviato un procedimento per inadempimento. Reputa che il termine "parmesan" sia la traduzione della Dop "Parmigiano Reggiano" e ha richiesto alle autorità tedesche di intervenire d'ufficio per porre fine alla commercializzazione dei prodotti venduti con la denominazione "parmesan" ma non conformi al disciplinare della Dop "Parmigiano Reggiano".
Tuttavia i giudici di Lussemburgo hanno respinto il ricorso avviato dall'esecutivo comunitario contro Berlino, spiegando che "nell'ordinamento tedesco sono presenti gli strumenti adeguati a garantire la tutela sia degli interessi dei produttori sia di quelli dei consumatori". Quindi, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, non spetta alle autorità tedesche sanzionare l'imitazione del nostro parmigiano, ma "gli organi di controllo cui incombe l'obbligo di assicurare il rispetto delle Dop sono quelli dello Stato membro da cui proviene la Dop medesima: l'Italia, quindi.
Se il Parmesan non si troverà più nel mercato comunitario, l'industria del falso ha già pronti altri cloni come il Pamesello, il Parma, il Rapesan ed il Pasgrasan, pronti a prendere il posto della più famosa imitazione del parmigiano. Lo denuncia Coldiretti, ricordando che se il parmigiano e il grana padano sono i più imitati al mondo - vedi alla voce Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sudamerica, Parmeson in Cina o Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone - all'estero è falso un prodotto italiano su quattro. Con le esportazioni di prodotti alimentari dall'Italia che raggiungono il valore di 17 miliardi di euro mentre il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy vale oltre 50 miliardi di euro.
(26 febbraio 2008)
mercoledì 20 febbraio 2008
Da Chef a clochard
GB:COME 'TERMINAL',PER 3 ANNI VIVE IN AEROPORTO GATWICK/ANSA EX CHEF DIVENTATO BARBONE HA VIOLATO ORDINE DI ANDARSENE (ANSA) - LONDRA, 20 FEB - Un ex chef diventato barbone ha ammesso davanti a un magistrato di aver violato per l'ennesima volta un'ingiunzione che lo obbligava a stare alla larga dall'aeroporto londinese di Gatwick. Ma d'altra parte, bisogna anche capirlo: lo scalo era un pò casa sua, dato che il clochard vi ha letteralmente vissuto per tre anni, una situazione che
ricorda molto da vicino il film 'Terminal' con Tom Hanks.
Anthony Delaney, 43 anni, aveva trasformato l'aeroporto del West Sussex nella sua residenza. Lì mangiava, si faceva la doccia, dormiva. Al giudice della Lewes Crown Court che, dopo l'arresto, lo accusava di aver violato il suo 'Asbò (ordinanza contro i comportamenti antisociali), Delaney ha detto che usciva dal terminal sud di Gatwick solo per andare a ritirare il sussidio statale per coloro che sono «in cerca di lavoro». Lo chef, quando aveva perso il lavoro, era anche rimasto senza casa.
L'uomo, è stato detto durante l'udienza - che ha deciso che Delaney resterà in carcere fino alla sentenza, il 10 marzo - non ha mai avuto problemi mentali, nè di dipendenza da alcol o droga. La sua presenza a Gatwick non ha mai provocato alcun problema: ha detto di aver scelto quell' 'aeroporto semplicemente perchè «era pulito, asciutto e caldo».
Il suo soggiorno era iniziato nel 2004, ma anche dopo essere stato cacciato dalle autorità aeroportuali nel 2005, egli ha continuato a vivere a Gatwick. Poi è arrivata l'ordinanza del magistrato, nel 2006, che lo obbligava a stare lontano non solo dall'aeroporto, ma anche dalla stazione ferroviaria adiacente, fino al 2011. Ma Delaney amava ormai troppo la sua casa, e se n'è infischiato, nonostante
il ripetersi degli 'Asbo contro di lui restando a gironzolare e a passare la notte in aeroporto.
Il giudice Richard Hayward ha deciso che Anthony resterà in carcere, perchè se fosse rimesso subito in libertà, tornerebbe senz'altro a Gatwick. «Sarebbe veramente troppo - ha commentato - Ci sono altri posti dove puoi farti una doccia. Questa storia va avanti da troppo tempo. È tutto molto strano». Nel frattempo, ha spiegato, i servizi sociali cercheranno di trovare un posto dove Delaney possa andare a vivere. Un portavoce di Gatwick non ha voluto commentare.
Nel film Terminal, Hanks fa la parte di un passeggero dell'est europeo che si trova bloccato all'aeroporto Kennedy di New York a causa dei rivolgimenti politici in patria e i problemi burocratici che ne nascono. Inizia quindi a vivere nello scalo. La storia è stata ispirata dalla vicenda di Mehran Nasseri, un iraniano rifugiatosi in Belgio, che visse all'aeroporto Charles De Gaulle di Parigi dal 1998
al 2006 dopo aver perso i documenti ed essere rimasto intrappolato dal braccio di ferro tra la burocrazia belga e quella francese.
(ANSA).
domenica 17 febbraio 2008
Un mondo senza zucchero?

SALUTE: USA; DOLCIFICANTI FANNO INGRASSARE, STUDIO (ANSA) - WASHINGTON,
11 FEB - L'uso di dolcificanti a base di saccarina invece di zucchero puro e semplice farebbe ingrassare: è questo il risultato emerso da un nuovo studio condotto su topi da laboratorio che sta non solo irritando l'industria dei
dolcificanti, ma creando scompiglio tra le centinaia di migliaia di persone che
tentano di perdere peso evitando lo zucchero.
La ricerca che sta facendo scalpore in America è stata condotta alla
Purdue University dell'Indiana analizzando il peso di topolini
divisi in due gruppi: uno a cui veniva somministrato cibo zuccherato con
glucosio e un altro con saccarina.
Gli animali nutriti a base di saccarina hanno evidenziato un appetito
più forte e quindi un consumo di calorie più alto (almeno 100
calorie in più al giorno che nei ratti è un ammontare consistente) e
così un aumento del peso rispetto ai topi che ingerivano zucchero
semplice.
Il rapporto pubblicato sulla rivista 'Behavioral Neuroscience' ipotizza che
l'assunzione di cibo molto dolcificato, come quelli a cui viene
aggiunta la saccarina, prepara l'organismo a ricevere una grande
quantità di calorie, facendo così scattare la fame.
La ricerca è già stata critica da rappresentanti dell'industria dei
dolcificanti come incompleta. Ma i 'sovrappeso' stanno già rendendo
nota.(ANSA).
I mini piatti dell'orgoglio single...

SAN FAUSTINO: COLDIRETTI, SINGLE SPINGONO MINI PIATTI PRONTI (ANSA) -
ROMA,15 FEB - All'indomani della festa degli
innamorati, arriva il giorno dell'orgoglio-single con San Faustino
eletto a protettore dei cuori solitari che si rivelano apripista di nuove
tendenze di consumo a tavola. Come testimoniano i dati presentati dalla
Coldiretti, secondo cui «dai circa 7 milioni di single è
venuto un importante contributo al boom delle vendite di mini porzioni e
piatti pronti con le verdure in sacchetto che fanno registrare
un aumento negli acquisti familiari del 4,2% nel 2007, in netta
controtendenza rispetto al consumo di verdure in generale (-2,6%)».
Secondo l'Istat, riferisce l'organizzazione agricola, le
famiglie italiane con un singolo componente sono 5,9 milioni, oltre un quarto
del totale (26,1%), e negli ultimi anni tendono ad aumentare con tassi
superiori al 5%. Destinano in media alla spesa mensile 1.614
euro dei quali un terzo dedicato all'abitazione (33,6 per cento),
ma ben il 18,5% all'alimentazione. «Si tratta infatti - sostiene la
Coldiretti - di un segmento di popolazione con uno stile di vita
attento a risparmiare tempo a favore del lavoro e soprattutto dello
svago, senza rinunciare però al consumo di prodotti freschi». I
comportamenti di acquisto dei single hanno spinto il consumo di
«verdura e frutta pronto uso che ha superato - stima la Coldiretti -
oltre 40 milioni di chili per una spesa di 350 milioni di euro per soli
acquisti casalinghi. Anche per questo sono stati inseriti nel paniere
Istat sull'andamento dei prezzi.
Si moltiplicano piatti pronti come la pasta precotta con condimento
aggiunto per microonde o i sughi monoporzione da 80 grammi,
mentre è boom, per cene last-minute, dei salumi già affettati, i
cubetti di pancetta e il formaggio grattugiato per una carbonara
express, le carote julienne e la pizza surgelata».
L'innovazione di mercato per i single riguarda anche le porzioni
con l'arrivo sul mercato, continua l'organizzazione agricola, delle
baby angurie da 2 a 2,5 chilogrammi invece delle classiche da 10 chili,
il Parmigiano Reggiano in piccoli involucri da 25 grammi, le
uova in confezioni da due o da quattro al posto della classica dozzina
e i vassoi misti con frutti o ortaggi differenti, ad esempio una
mela, una pera ed un kiwi, studiati proprio per le famiglie
monocomponente. «Ma tutto questo ha un costo - conclude la Coldiretti -
con la spesa alimentare che raggiunge valori record per i single, come
nel caso della verdura in sacchetto pronta per l'uso il cui
prezzo è mediamente di poco superiore a 8 euro al chilo, quasi sei volte
maggiore rispetto a quello dello stesso prodotto venduto
sfuso». (ANSA)
Quel che rimane

IL LIBRO DELLE FRATTAGLIE di Roberta Schira e Franco Cazzamali Ponte
alle Grazie, pp. 348 - 18,00 euro Cosa c'è dietro il carpaccio con la rucola con il suo aspetto roseo e fresco? Forse quella che a Roma chiamano pajata (intestini) o una bella Finaziera piemontese (animelle, cervello, testicoli, fegatini e creste di gallo) o magari un Biroldo lucchese (sanguinaccio con uvetta, cacao e
pinoli). Insomma, nascoste dall'anonima fettina esistono le tanto
deprecate interiora, meglio dette frattaglie, come le chiama anche
Roberta Schira, che, dietro la sua etichetta di Food Stylist, è autrice
di questo volume con un macellaio, Franco Cazzamali. Un libro
emblematico di quest'epoca di plastica, asettica e timorosa, ma che
poi si scopre invasa dai rifiuti, e forse per questo definito«una
provocazione», visto che tanti hanno veri moti di repulsione davanti a
ciò che i due autori qui invitano invece a cucinare e assaggiare
come vere prelibatezze. Del resto nell'antichità erano le parti che
i grandi sacerdoti, durante i sacrifici, tenevano per sè e nel pollo c'è
una parte che è detta addirittura Boccon del prete.
Forse patiscono di quella diffidenza che riguarda tutte le cose
nascoste, che vivono dietro e in profondità. E persino la
denominazione di 'quinto quartò dell'animale va in questa
direzione di eccezione, magari di scarto.
Interessante e completo. Brava Roberta.
How to cheat at cooking


CUCINA: GB, REGINA DEI FORNELLI IN GUERRA CON I GOURMET
DELIA SMITH PREDICA IL RITORNO A PIATTI SEMPLICI E VELOCI
LONDRA, 15 FEB - Abbasso gli chef che strombazzano ricette tanto raffinate quanto improbabili, perchè quasi nessuno ha l'estro e il tempo per tradurle in realtà:
Delia Smith, «la cuoca che ha insegnato agli inglesi come si cucina
l'uovo alla coque», ha deciso di andare controcorrente e di
proporre piatti semplici, veloci e preparabili con il ricorso a surgelati,
ingredienti in scatola e prodotti pre-cucinati.
Sessantasei anni, sulla breccia dal 1971, famosissima grazie ai
programmi culinari sulla Bbc, Delia Smith predica un approccio al
fornelli senza fronzoli in un nuovo libro che nel titolo riprende il suo
primo di 37 anni: «How to Cheat at Cooking», come barare in
cucina. Mentre altri famosi chef battono le zone più remote dell'Italia e
della Francia alla mitica ricerca di prodotti «genuinì e »veraci«,
l'inossidabile Delia dà ai lettori consigli molto più terra terra
su come fare la spesa al supermercato, quali marche privilegiare, quali
prodotti mettere nel carrello.
A suo giudizio non c'è proprio bisogno di fare da zero i
tortelloni alla ricotta: è più pratico comprare quelli di Tesco o di Sainsbury e
di personalizzarli poi con aggiunta di spinaci, porri e parmigiano.
Nel nuovo libro, che si profila come un enorme successo a giudicare
dalle copie già prenotate, l'incontrastata "Queen of Cookery"
(regina dell'alta culinaria) fa storcere il naso ai più sofisticati
gourmet cantando le lodi del purè surgelato, della polvere in bustina per
il brodo o addirittura della carne macinata in scatola.
A suo giudizio è però imperativo un ritorno al senso comune perchè
negli ultimi anni si è creato un divario incolmabile tra gli chef -
che pretendono di insegnare piatti sempre più elaborati - e la gente
che non può prendersi un giorno interno di ferie per preparare una
cena.
Delia Smith non condivide nemmeno la crescente passione per il bio e
non insiste nemmeno perchè la gallina sia ruspante.
"Io - spiega - non mi interesso del bio. Sono una cuoca e non è mia
competenza la politica del cibo. Se vado in un negozio e vedo
delle belle barbabietole le compro, siano o no bio". I polli da
batteria li considera invece una necessità, tenendo conto che in giro
c'è un mucchio di povertà, »specialmente tra i bambini«, e va
garantito a tutti "un cibo abbastanza nutritivo".
Anche se alla tv britannica impazzano chef che insegnano cose
sopraffine, Delia Smith parte dalla constatazione che di sera la
stragrande maggioranza della gente ritorna a casa dal lavoro stanca e
stressata e finisce molto spesso col cenare in modo poco
sano riscaldando al microonde cibi ricchi di grassi e di zuccheri. Da
qui la sua volontà di divulgare in 'How to Cheat at Cooking' piatti
di semplice e veloce cottura che non saranno da tre stelle Michelin, ma
che possono tenere in forma l'organismo evitando la piaga
crescente dell'obesità.
"Ci vuole un nuovo modo di cucinare per i giorni in cui si è
indaffarati",afferma la 'Queen of Cookery' - molto amata soprattutto in
provincia - che con il suo ultimo libro vorrebbe anche aiutare i tanti
giovani "spaventati" dalle lambiccate ricette pubblicizzate in tv.
(ANSA).
mercoledì 13 febbraio 2008
La cena dei candidati

ELEZIONI: NUTRIZIONISTI, STOP ERA CENE ELETTORALI/ANSA AI CANDIDATI, TANTA VERDURA E FRUTTA PER SCHIARIRE LA VOCE (di Alessandra Moneti) (ANSA) - ROMA, 11 FEB - In tempi di lista unica, ci vuole il minestrone. Almeno a tavola, dicono i nutrizionisti ai candidati all'avvio della campagna elettorale.
«Tanta verdura e frutta mantiene attivi e schiarisce la voce» assicura il presidente dell'Istituto nazionale di ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran) Carlo Cannella che raccomanda «poche cene e tanto pesce che protegge da problemi cardiovascolari. E da qui ad aprile stop ai grassi - consiglia ancora Cannella - anche perchè siamo tanto appesantiti».
Ma il futuro premier «si vede dalla colazione». La pensa così il nutrizionista Giorgio Calabrese pronto a scommettere che «sarà vincente chi fa una grande colazione, ricca di carboidrati, miele e fette biscottate, thè o caffè a seconda dei gusti e latte, meglio se parzialmente scremato. Ma soprattutto frutta, fin dal mattino. Così come a metà mattinata, nel pomeriggio e dopo i pasti principali.
La campagna elettorale - osserva Calabrese - è una maratona ricca di stress e irregolarità che possono anche provocare qualche malore fisico e ipotensione. Allora, se è difficile trovare a tavola un minestrone caldo, bisogna assicurasi un bel piatto di pasta a pranzo, sempre accompagnato da legumi. È il piatto unico - dice l'esperto - che mantiene in forma il candidato che deve accompagnare ogni pasto con la frutta da cui trarrà l'energia necessaria per conquistare il consenso degli italiani. Basta con le luculliane cene elettorali; la cena - a giudizio di Calabrese - dovrà essere 'easy': una sera pizza, una sera la caprese, l'altra bresaola o prosciutto cotto con le verdure. Il vino è ammesso, moderatamente la sera; tanto non c'è un candidato che porti la macchina».
La dieta del candidato piace anche al mondo della ristorazione: «l'alimentazione sana, a base di pesce - dice Massimo Riccioli, patron del ristorante al Pantheon La Rosetta e della nuova rosticceria-gourmet di fronte al Senato - aiuta l'intelligenza. Che si vede in chi sceglie cibo autentico, corretto, senza accelerazioni chimiche, nè Ogm. E in chi è consapevole della fortuna tutta italiana di avere sul proprio territorio un patrimonio di 4 mila verdure, quando la varietà totale dell'Europa ammonta a 5 mila. Un politico dovrebbe sempre tener presente questo, così come quanta cultura c'è nel cibo e nei ristoranti. Il presidente del Senato dovrebbe stare attento - afferma lo chef che rivendica la sua laicità e apartiticità - nel liquidare la gazzarra in aula come roba da osteria. La
tavola è utile ai candidati per parlare e spiegare, mette comodi e - conclude Riccioli - consente di far uscire il personaggio e il programma politico, così come avviene nel film 'Il pranzo di Babette' con un primo tempo segnato dall'astio che si conclude con la conciliazione quando la straordinaria chef fa provare la qualità a tavola». (ANSA).
Cracco Coffee Design

AUTOGRILL: DOPO LOUVRE E PRADO APRE SPAZIO TRIENNALE MILANO (ANSA) - MILANO, 12 FEB - Dopo il Louvre di Parigi, l'Empire State Building a N.Y., il museo del Prado a Madrid, l'ateneo Ca Foscari di Venezia, un altro sito di prestigio avrà uno spazio di
ristorazione targato Autogrill. È la Triennale di Milano, che sulla base di una gara pubblica (6 i concorrenti), ha scelto la società per la concessione di un servizio interno ed esterno. Il primo si chiamerà Cracco Coffee Design perchè la ristorazione sarà curata dal quarantenne Carlo Cracco, uno dei più affermati chef degli ultimi anni.
Lo spazio, presentato oggi, sarà inaugurato entro i primi giorni di aprile, per diventare pienamente operativo in vista del Salone del Mobile, di metà mese. Oltre al Coffe Design, il cui progetto è stato curato dall'architetto Michele de Lucchi, Autogrill insieme a Cracco gestirà anche la Cafeteria all'aperto.
«La nostra missione rimane quella di offrire una sosta di qualità a chi viaggia - ha detto l'amministratore delegato di Autogrill, Gianmario Tondato Da Ruos - Ma da anni stiamo ampliando i nostri servizi».
Autogrill (società nata nel 1977, 70.000 dipendenti, un giro di affari nel 2007 di 4,86 miliardi di euro, oltre 5200 punti vendita in 42 paesi, 890 milioni di clienti l'anno) è presente, tra l'altro, in 50 siti di prestigio come musei, palazzi università, e in diversi aeroporti.
(ANSA).
Micologicamente vostri...

ALIMENTARE:160 MLN GIRO D'AFFARI CHAMPIGNON,IN FESTA DA 23/2 (ANSA) - ROMA, 12 FEB - Fungherie aperte; feste micologiche a tema champignon nei ristoranti e nelle scuole; promozione dei funghi coltivati - i semplici ma versatili prataioli - nella
grande distribuzione e nei mercati rionali. È quanto prevede la seconda la 'Festa nazionale dello Champignon d'Europà che si terrà dal 23 febbraio al 2 marzo, nell'ambito di una campagna finanziata dall'Unione Europea, Italia, Francia, Spagna e Belgio in collaborazione con l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura Agea.
L'Italia, con un giro d'affari di 160 milioni, è uno dei maggiori produttori d'Europa di funghi coltivati, con una produzione annuale di 90 mila tonnellate per opera di un centinaio di imprese. Il 70% dei funghi coltivati nel nostro Paese è destinato al mercato del fresco.
Il rimanente va alla trasformazione sottolio e in salamoia, perlopiù per la ristorazione collettiva. Gli champignon rappresentano l'80% della produzione nazionale di funghi coltivati.
Sul fronte dei consumi, se in Francia il consumo medio è di 4,5 Kg per persona, in Germania 3,1 Kg per persona, in Italia si raggiunge appena la quota del 2,4 Kg per persona.«Un vero spreco di occasioni - dice il presidente dell'associazione italiana
fungicoltori Aif Lorenzo Montesi - per mangiare bene, con poche calorie e pochi grassi, e sano spendendo poco».I prezzi di vendita all'ingrosso sono circa 2,00 euro al Kg per il Prataiolo fresco; Veneto, Lazio, Emilia Romagna, sono le grandi aree che detengono la leadership della produzione fungicola nel nostro Paese, seguiti da Toscana e Lombardia.
Per la seconda festa nazionale i fungicoltori italiani organizzeranno visite, gratuite e aperte a tutti, alle realtà locali di coltivazione; un primo passo verso l'avvio dei farmer's market che, secondo Montesi, «faranno scoprire ai consumatori quanta cura, passione e investimenti vengono espressi dai produttori per garantire la qualità del prodotto 'Champignon d'Europa'». Ed è un progetto agroalimentare comunitario che mira a identificare il prodotto europeo che è controllato lungo tutta la filiera, in modo da offrire più garanzie di qualità e sicurezza dei funghi extra-Ue su cui non esistono controlli.(ANSA).
DOCG PER LA BARBERA
VINO: DOCG PER LA BARBERA, FILIPPI, EVENTO STORICO (ANSA) - ALESSANDRIA, 12 FEB - «Un evento storico». Con queste parole il presidente della Provincia di Alessandria, Paolo Filippi, e l'assessore all'Agricoltura, Davide Sandalo, commentano il riconoscimento della Docg (denominazione di origine controllata e garantita) attribuita all'unanimità dal Comitato nazionale vini alla «Barbera d'Asti» e alla «Barbera del Monferrato Superiore».
Il progetto era stato iniziato da Filippi quando era assessore all'Agricoltura della Provincia e proseguito dal suo successore, Sandalo, insieme alla Provincia di Asti. La Barbera ha una produzione di 100 milioni di bottiglie in Piemonte e rappresenta un vino di eccellenza per l'alessandrino. Il riconoscimento, aggiungono Filippi e Sandalo «avrà un impatto favorevole sull'indotto, cioè sul turismo, sulla
gastronomia, sul territorio e dovrà trovare un adeguato supporto da parte delle istituzioni, in primo luogo la Regione Piemonte, attraverso un grande investimento di immagine da spendere a livello internazionale». (ANSA).
Il progetto era stato iniziato da Filippi quando era assessore all'Agricoltura della Provincia e proseguito dal suo successore, Sandalo, insieme alla Provincia di Asti. La Barbera ha una produzione di 100 milioni di bottiglie in Piemonte e rappresenta un vino di eccellenza per l'alessandrino. Il riconoscimento, aggiungono Filippi e Sandalo «avrà un impatto favorevole sull'indotto, cioè sul turismo, sulla
gastronomia, sul territorio e dovrà trovare un adeguato supporto da parte delle istituzioni, in primo luogo la Regione Piemonte, attraverso un grande investimento di immagine da spendere a livello internazionale». (ANSA).
venerdì 1 febbraio 2008
USA: CELEBRATO A WASHINGTON L'ITALIANO ENOLOGO DELL'ANNO CARLO FERRINI HA APPENA RICEVUTO PREMIO DA RIVISTA CULT VINO (di Cristiano Del Riccio) (ANSA) - WASHINGTON, 31 GEN - L'Ambasciata d'Italia a Washington si è trasformata per un notte in un tempio a tre stelle della Guida Michelin per rendere omaggio al più acclamato enologo del mondo, il fiorentino Carlo Ferrini (a sinistra, nella foto), giunto in America per ricevere il titolo di 'Winemaker of the Year' conferitogli dalla rivista cult della enologia
americana 'Wine Enthusiast'.
Per celebrare l'Oscar del Vino ricevuto da Ferrini è stata allestita per 90 ospiti americani ed italiani la 'cena perfettà, con l'ausilio di otto vini di gran classe serviti durante la serata e con l'aiuto di un 'commando gastronomicò giunto appositamente da Siena per presentare alcune prelibatezze toscane.
Così la cucina dell'Ambasciata è stata occupata fin dall'alba da Erminia Soccol e Marisa Pieri per creare a mano la pasta per i Pici alla Senese, mentre i cuochi Lazzaro Cimadoro (Ristorante Casalta) e Michele Incarnato (Enoteca I Terzi) hanno cominciato a
lavorare alla Ribollita, la zuppa di pane con cavolo nero, e alle delicate Costolette d'Agnello al Brunello che hanno accompagnato la sera i preziosi vini scelti per l'occasione (compreso un Brunello di Montalcino Tenuta Nuova che ha appena vinto l'Oscar di Vino dell'Anno).
Ma prima di sedersi a tavola nella sala circolare dell'Ambasciata d'Italia a Washington, gli esponenti della Casa Bianca e del Pentagono, del Dipartimento di Stato e del Dipartimento per la Sicurezza Interna hanno fatto la fila per ricevere dal coltello di Alessandro Ciofi (titolare della Antica Salumeria Salvini) gli assaggi di affettati e formaggi serviti per l'occasione.
«La nostra è rimasta l'unica salumeria a Siena a macellare i maiali nel retrobottega - afferma con orgoglio Ciofi - i nostri prosciutti sono un prodotto per intenditori e per raffinati buongustai».
L'ambasciatore Gianni Castellaneta, padrone di casa e promotore della iniziativa, ha invitato l'ospite d'onore Ferrini, durante la cena, a raccontare i segreti del suo successo internazionale.
«Per fare un buon vino non ci vuole niente. Per fare un grande vino occorrono anni di lavoro, soldi e tanta passione - spiega Ferrini, che per molti anni ha guidato il consorzio 'Chianti Classico 2000' - A me piace stare in vigna, fare la vita dell'agricoltore, in piedi alle sei, a letto presto. Il lavoro dell'enologo è il più bello del mondo».
«Per fare un grande vino ci vogliono almeno dieci anni di lavoro - ha aggiunto - Ci vogliono il terreno giusto, la giusta esposizione al sole, un proprietario che non ha fretta. Per sei anni si lavora a vuoto. Dal settimo arrivano grappoli interessanti. Ma per giungere al risultato finale occorrono soldi, tempo e molta passione».
La cena, con i tavoli allestiti tra le teche di una mostra dedicata alle ceramiche Richard-Ginori, si è conclusa con uno strepitoso Passito di Pantelleria Donnafugata ed un lungo applauso da parte del pubblico, che comprendeva anche diversi i critici gastronomici Usa, ai vini di Ferrini e ai piatti toscani, con richieste di bis, come all'Opera. Una sera perfetta per l'immagine del Made in Italy.
(ANSA).
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