diario di bordo del mio palato

mercoledì 13 febbraio 2008

La cena dei candidati


ELEZIONI: NUTRIZIONISTI, STOP ERA CENE ELETTORALI/ANSA AI CANDIDATI, TANTA VERDURA E FRUTTA PER SCHIARIRE LA VOCE (di Alessandra Moneti) (ANSA) - ROMA, 11 FEB - In tempi di lista unica, ci vuole il minestrone. Almeno a tavola, dicono i nutrizionisti ai candidati all'avvio della campagna elettorale.
«Tanta verdura e frutta mantiene attivi e schiarisce la voce» assicura il presidente dell'Istituto nazionale di ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran) Carlo Cannella che raccomanda «poche cene e tanto pesce che protegge da problemi cardiovascolari. E da qui ad aprile stop ai grassi - consiglia ancora Cannella - anche perchè siamo tanto appesantiti».
Ma il futuro premier «si vede dalla colazione». La pensa così il nutrizionista Giorgio Calabrese pronto a scommettere che «sarà vincente chi fa una grande colazione, ricca di carboidrati, miele e fette biscottate, thè o caffè a seconda dei gusti e latte, meglio se parzialmente scremato. Ma soprattutto frutta, fin dal mattino. Così come a metà mattinata, nel pomeriggio e dopo i pasti principali.
La campagna elettorale - osserva Calabrese - è una maratona ricca di stress e irregolarità che possono anche provocare qualche malore fisico e ipotensione. Allora, se è difficile trovare a tavola un minestrone caldo, bisogna assicurasi un bel piatto di pasta a pranzo, sempre accompagnato da legumi. È il piatto unico - dice l'esperto - che mantiene in forma il candidato che deve accompagnare ogni pasto con la frutta da cui trarrà l'energia necessaria per conquistare il consenso degli italiani. Basta con le luculliane cene elettorali; la cena - a giudizio di Calabrese - dovrà essere 'easy': una sera pizza, una sera la caprese, l'altra bresaola o prosciutto cotto con le verdure. Il vino è ammesso, moderatamente la sera; tanto non c'è un candidato che porti la macchina».
La dieta del candidato piace anche al mondo della ristorazione: «l'alimentazione sana, a base di pesce - dice Massimo Riccioli, patron del ristorante al Pantheon La Rosetta e della nuova rosticceria-gourmet di fronte al Senato - aiuta l'intelligenza. Che si vede in chi sceglie cibo autentico, corretto, senza accelerazioni chimiche, nè Ogm. E in chi è consapevole della fortuna tutta italiana di avere sul proprio territorio un patrimonio di 4 mila verdure, quando la varietà totale dell'Europa ammonta a 5 mila. Un politico dovrebbe sempre tener presente questo, così come quanta cultura c'è nel cibo e nei ristoranti. Il presidente del Senato dovrebbe stare attento - afferma lo chef che rivendica la sua laicità e apartiticità - nel liquidare la gazzarra in aula come roba da osteria. La
tavola è utile ai candidati per parlare e spiegare, mette comodi e - conclude Riccioli - consente di far uscire il personaggio e il programma politico, così come avviene nel film 'Il pranzo di Babette' con un primo tempo segnato dall'astio che si conclude con la conciliazione quando la straordinaria chef fa provare la qualità a tavola». (ANSA).

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