diario di bordo del mio palato

venerdì 1 febbraio 2008


USA: CELEBRATO A WASHINGTON L'ITALIANO ENOLOGO DELL'ANNO CARLO FERRINI HA APPENA RICEVUTO PREMIO DA RIVISTA CULT VINO (di Cristiano Del Riccio) (ANSA) - WASHINGTON, 31 GEN - L'Ambasciata d'Italia a Washington si è trasformata per un notte in un tempio a tre stelle della Guida Michelin per rendere omaggio al più acclamato enologo del mondo, il fiorentino Carlo Ferrini (a sinistra, nella foto), giunto in America per ricevere il titolo di 'Winemaker of the Year' conferitogli dalla rivista cult della enologia
americana 'Wine Enthusiast'.
Per celebrare l'Oscar del Vino ricevuto da Ferrini è stata allestita per 90 ospiti americani ed italiani la 'cena perfettà, con l'ausilio di otto vini di gran classe serviti durante la serata e con l'aiuto di un 'commando gastronomicò giunto appositamente da Siena per presentare alcune prelibatezze toscane.
Così la cucina dell'Ambasciata è stata occupata fin dall'alba da Erminia Soccol e Marisa Pieri per creare a mano la pasta per i Pici alla Senese, mentre i cuochi Lazzaro Cimadoro (Ristorante Casalta) e Michele Incarnato (Enoteca I Terzi) hanno cominciato a
lavorare alla Ribollita, la zuppa di pane con cavolo nero, e alle delicate Costolette d'Agnello al Brunello che hanno accompagnato la sera i preziosi vini scelti per l'occasione (compreso un Brunello di Montalcino Tenuta Nuova che ha appena vinto l'Oscar di Vino dell'Anno).
Ma prima di sedersi a tavola nella sala circolare dell'Ambasciata d'Italia a Washington, gli esponenti della Casa Bianca e del Pentagono, del Dipartimento di Stato e del Dipartimento per la Sicurezza Interna hanno fatto la fila per ricevere dal coltello di Alessandro Ciofi (titolare della Antica Salumeria Salvini) gli assaggi di affettati e formaggi serviti per l'occasione.
«La nostra è rimasta l'unica salumeria a Siena a macellare i maiali nel retrobottega - afferma con orgoglio Ciofi - i nostri prosciutti sono un prodotto per intenditori e per raffinati buongustai».
L'ambasciatore Gianni Castellaneta, padrone di casa e promotore della iniziativa, ha invitato l'ospite d'onore Ferrini, durante la cena, a raccontare i segreti del suo successo internazionale.
«Per fare un buon vino non ci vuole niente. Per fare un grande vino occorrono anni di lavoro, soldi e tanta passione - spiega Ferrini, che per molti anni ha guidato il consorzio 'Chianti Classico 2000' - A me piace stare in vigna, fare la vita dell'agricoltore, in piedi alle sei, a letto presto. Il lavoro dell'enologo è il più bello del mondo».
«Per fare un grande vino ci vogliono almeno dieci anni di lavoro - ha aggiunto - Ci vogliono il terreno giusto, la giusta esposizione al sole, un proprietario che non ha fretta. Per sei anni si lavora a vuoto. Dal settimo arrivano grappoli interessanti. Ma per giungere al risultato finale occorrono soldi, tempo e molta passione».
La cena, con i tavoli allestiti tra le teche di una mostra dedicata alle ceramiche Richard-Ginori, si è conclusa con uno strepitoso Passito di Pantelleria Donnafugata ed un lungo applauso da parte del pubblico, che comprendeva anche diversi i critici gastronomici Usa, ai vini di Ferrini e ai piatti toscani, con richieste di bis, come all'Opera. Una sera perfetta per l'immagine del Made in Italy.
(ANSA).

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