
Napoli, 1° marzo
La zeppola di San Giuseppe, dolce tipico napoletano soprattutto in occasione delle feste pasquali, avrà il suo marchio doc. Parola di Antonio Agostino Ambrosio, sindaco di San Giuseppe Vesuviano, patria del dolce partenopeo dove, da sei anni, viene organizzata la Sagra della zeppola.
Quest'anno l'appuntamento è per il 7 e l'8 marzo nella piazza principale del paese dove verrà allestito un «villaggio della zeppola» che vedrà il diretto coinvolgimento dei migliori maestri pasticceri locali e di 21 delle migliori pasticcerie della cittadina vesuviana, tutte specializzate nella preparazione della zeppola sia fritta che al forno. E di tutto rispetto anche la quantità degli ingredienti che verranno utilizzati per questa sesta edizione: 30 quintali di farina, centomila litri d'acqua, 5 quintali di burro, duecentomila uova, 10 quintali di amarene.
Per due giorni la cittadina vesuviana sarà, dunque, il centro di degustazioni, musica, festeggiamenti in onore di quella che viene definita la 'regina dei dolci'. Madrina della festa sarà la showgirl Caterina Balivo. «Ma la sagra della zeppola non è solo festeggiamenti e degustazioni - ci tiene a precisare il sindaco - ci apprestiamo, infatti, a fondare l'ente sagra, che oltre a promuovere quest'evento che
rilancia l'economia di questo territorio, perseguirà anche un altro importante obiettivo, la tutela della zeppola come prodotto tipico».
O A S I:
Bignè fritti e ripieni di ricotta o crema, ciambelle decorate con amarene candite, frittelle di riso con cannella e uvetta. Il 19 marzo è san Giuseppe, festa del papà, e da nord a sud è tutto un festeggiare a suon di zeppole e dolcetti fritti, tanto da far guadagnare al patrono dei falegnami l’epiteto di santo delle frittelle e alcune leggende popolari tramandano che di secondo lavoro facesse il friggitore.
San Giuseppe è il protettore dei poveri e per questo in molte regioni meridionali, come la Campania, la Sicilia e l’Abruzzo, in passato si usava invitare i meno fortunati al banchetto in suo onore. E mentre un sacerdote benediva la tavola, gli ospiti erano serviti dai padroni di casa. Un po’ in tutta Italia, per la festa del 19 marzo ricorrono due elementi, i falò e le zeppole: naturale in un paese storicamente contadino dove nel corso dei secoli le feste religiose si sono sovrapposte ai riti pagani che scandivano l’avvicendarsi delle stagioni. Il giorno di san Giuseppe coincide in effetti con la fine dell’inverno, quando venivano bruciati i residui del raccolto sui campi, e grandi cataste di legna erano accese ai margini delle piazze.
E come ogni periodo di festa si preparano i dolci, in particolare le zeppole, che con le normali variazioni da regione a regione, sono il piatto tipico della ricorrenza. Religioso o laico che sia il senso della giornata, quindi sia che si voglia celebrare il santo o festeggiare il papà, può essere interessante un excursus tra i piatti tradizionali del 19 marzo.
Nell’Italia centrale è tipica la preparazione di bignè fritti e ripieni di ricotta o crema. Nel Mezzogiorno è usanza cuocere al forno o friggere grosse ciambelle che vengono farcite con crema pasticcera e decorate con marmellata di amarene o amarene candite, mentre nelle regioni più settentrionali si preparano le frittelle di riso. Tutti dolci che per la loro componente grassa che deriva dalla frittura si accompagnano bene se abbinati a un Moscato d’Asti o un Brachetto.
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