ALIMENTARE:ANCHE IL CHIOSCO È DOC SE VENDE SPECIALITÀ/ANSA AL VIA LA RETE DELL'ASSOCIAZIONE
'STREETFOOD', CIBI DA STRADA (di Chiara Spegni) (ANSA) - ROMA, 17 MAG - Dal chiosco in pieno centro a Firenze al classico
forno di Modena, dal furgoncino che gira l'Italia partendo da un piccolo centro in Val Chisone (Torino), fino ad una focacceria di
Palermo. Sono loro tra i primi apripista del marchio «Streetfood», cioè «cibo da strada» originale, preparato secondo la tradizione
locale. Cosa vendono? Ognuno la sua specialità «da portar via», per molti sconosciuta: panino con il lampredotto fiorentino, gnocco
fritto, borlengo e crescentina nella tigella modenesi, gofri piemontesi, arancini e panelle siciliani. A lanciare la prima certificazione per
i venditori di queste antiche ricette popolari è la neonata associazione per la tutela e la promozione della cultura del cibo da strada,
«Streetfood», che non solo ha pensato di scovare queste golosità, ma anche di cominciare a catalogarle, per promuoverle e impedirne
«l'estinzione», perchè spesso tramandate da semplici ambulanti.
«L'obiettivo per noi è riportare in auge questi cibi - spiega Massimiliano Ricciarini, presidente dell'associazione - tramite la ricerca,
ma soprattutto il tam tam della comunicazione e del nostro sito internet. Il progetto era in ballo da qualche tempo, ma solo da un
mese è cominciata l'attività vera e propria dell'associazione, che nasce ad Arezzo, in Toscana». L'iniziativa è piaciuta e sono già una
decina gli operatori che fanno già parte della rete del marchio «Streetfood». Considerando che sono oltre cinquanta i cibi da strada già
censiti, da Nord a Sud, il progetto è destinato ad espandersi rapidamente, tramite appositi sopralluoghi. Perchè i soci fondatori, nove
giovani fra Puglia, Lazio, Marche, Toscana, Emilia e Piemonte, eseguono personalmente rigorosi controlli di qualità prima di
assegnare il marchio.
«Dal dopoguerra in poi si sono persi determinati valori e sapori - afferma Ricciarini - che, se recuperati promossi a dovere, possono
contrastare l'invasione dei fast food. Si parla anche di ristrutturare una categoria, visto che spesso si tratta di attività che non hanno
un sito web o un recapito telefonico.
Nel giro di un mese abbiamo avuto molti contatti, con un successo rapido e inaspettato, quindi ci stiamo organizzando».
Insomma, si rilancia la classica gita fuori porta. «La focaccia di Recco si può sempre prendere al cartoccio - aggiunge il presidente
di Streetfood - per poi fare una passeggiata sul lungomare di Recco, vicino Genova». La novità è che oltre alla segnalazione tramite il
sito internet dell'associazione, i cibi di strada sono reperibili anche tramite Gps con il servizio www.limboccastrada.it, dove catturare
itinerari da inserire nel navigatore dell'automobile.
Tra i soci fondatori dell'associazione c'è Marzia Jourdan, 30 anni, co-titolare dell'attività «Io mangio gofri» di Roure, in Val Chisone
(Torino). «In genere con il nostro furgoncino partecipiamo a fiere - spiega Jourdan - dove cuciniamo i gofri sul momento. Si tratta di un
prodotto tipico di questa valle, che si cucinava al posto del pane. È simile alla piadina, ma è più leggero e può essere gustato sia
dolce che salato». Come nasce questa tradizione? «Dai ferri che servono a cuocere i gofri, gli stessi utilizzati nella tradizione
cattolica per fare le ostie - aggiunge la giovane imprenditrice - infatti nella valle valdese a fianco non hanno nè le ostie nè i gofri».
Intanto, per tutti gli appassionati di gastronomia, nel 2008 non mancherà il «Festival del cibo di strada», a Cesena dal 26 al 28
settembre, organizzato dalla Confesercenti locale, insieme alla Conservatoria delle cucine del Mediterraneo e Slow Food
Cesena.(ANSA).
Ecco qualche 'assaggiò, tra le oltre cinquanta specialità fra i cibi da strada, catalogate dall'associazione «Streetfood»: - PIEMONTE: gofri, in Val Chisone (Torino), sostituti del pane simili alla piadina romagnola, dolci o
salate; - LIGURIA: focaccia di Recco, tipica della provincia di Genova (Recco). È una doppia sfoglia di pasta con ripieno di stracchino o
crescenza e cotta nel forno; - EMILIA: a Modena si chiama gnocco fritto e a Bologna crescentina fritta. È sempre un cuscinetto di pasta
di pane fritta che si abbina ai salumi tipici dell'area; - TOSCANA: panino con il lampredotto, cioè una parte del cosiddetto 'Quinto Quarto'
del bovino, considerata meno nobile, ma una prelibatezza per gli intenditori; - MARCHE: olive all'ascolana, cioè olive locali farcite e fritte,
vendute nel classico cono di carta di paglia; - CAMPANIA: fritto misto napoletano, composto da verdure, mozzarelline, mozzarella in
carrozza in pastella, fritti e serviti per strada nel cartoccio di carta di paglia; - SICILIA: arancini, cioè riso cotto e condito in vari modi. A
seconda del condimento assume una forma diversa (sfera, cono oppure ovale); - SARDEGNA: terra delle seadas, grandi ravioli di pasta
dolce ripieni di formaggio e fritte.(ANSA).
diario di bordo del mio palato
giovedì 22 maggio 2008
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