diario di bordo del mio palato

venerdì 16 maggio 2008

VOLEVO DIVENTARE, ROBERTA & LE CHEF


VOLEVO DIVENTARÈ DI ROBERTA CORRADIN (EINAUDI, pp. 124, 12,50 EURO). La parola chef non ha femminile.
La donna è cuoca, e non la salvano 'nemmeno tre buone stelle Michelin, c'è sempre qualcuno pronto a rinfacciarle di trascurare la famiglia per l'hobby della cucina'. E allora meglio raccontare le donne che cucinano attraverso i loro piatti, senza il filtro del critico, del 'food writer', dei giudici e della competizione. 'Le cuoche che volevo diventare' è il viaggio di Roberta Corradin, giornalista e scrittrice,
dalla Sicilia al Marocco, da Barcellona a New York, da Lione a Samoa, per raccontare il mondo della cucina al femminile.
Ritratti di cuoche famose, ma anche anonime, che svelano i loro trucchi ma soprattutto le loro storie. Come Sadjia Masshour, insegnante di francese fuggita dall'Afghanistan, che ora cucina mantu e ashak nel suo ristorante a Parigi; o come Beth Partridge che cucina italiano in un ristorante a Chicago, sognando il nostro paese dove non è mai stata. Oppure la storia di Margherita, maestra a odica, madre dello chef Carmelo Chiaramente: «la sua - dice Carmelo - è la cucina imperfetta delle madri, quella di cui nessuno parla mai». Il viaggio di Roberta Corradin fa tappa anche a Canneto sull'Oglio, da Nadia Santini, del pluripremiato ristorante 'Dal Pescatore'. «Nadia si chiama Santini, ed è Santa - dice l'autrice - anzi santo è il suo cibo, la sua è una cucina che guarisce».

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