diario di bordo del mio palato

giovedì 9 luglio 2009

Una doggy bag contro gli sprechi


Il buon esempio di Michelle Obama
Una doggy bag contro gli sprechi

Michelle Obama prima di lasciare il ristorante chiede la "doggy bag" con gli avanzi della cena e da il buon esempio contro lo scandalo degli sprechi alimentari che nei paesi più sviluppati riguarda ben il 30% del cibo acquistato. E la Coldiretti mette a punto un vademecum antispreco

La "doggy bag" con gli avanzi della cena richiesta da Michelle Obama prima di lasciare il ristorante è un buon esempio di lotta contro lo spreco. È un importante segnale contro lo scandalo degli sprechi alimentari che nei paesi più sviluppati riguarda ben il 30% del cibo acquistato. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare la notizia secondo cui prima di lasciare il ristorante, Michelle Obama si è fatta anche preparare dal personale la doggy bag dopo aver degustato assaggi di pasta alla carbonara, lasagna e amatriciana accompagnati di vino rosso e prosecco.

Solo in Italia - riferisce la Coldiretti - restano invenduti nei retrobottega dei punti vendita 240mila tonnellate di alimenti per un valore di oltre un miliardo di euro, che potrebbero sfamare 600mila cittadini con tre pasti al giorno per un anno. Una insostenibile contraddizione in un mondo dove secondo la Fao cresce il numero delle persone che soffrono la fame e per la prima volta arriva oltre la soglia del miliardo, alla cifra record di 1,020 miliardi, ovvero circa un sesto della popolazione mondiale.

E il problema fame riguarda anche i Paesi sviluppati dove la quota delle persone denutrite quest'anno raggiunge i 15 milioni, con una crescita del 15,4 per cento sul 2008. A provocare un aumento degli avanzi a tavola sono i cambiamenti degli stili di vita con minor tempo dedicato all'acquisto, alla preparazione e alla conservazione dei cibi ma anche al recupero degli avanzi a tavola.

Scegliere alimenti meno elaborati per evitare il consumo di inutili imballaggi, ma anche acquistare prodotti freschi e di stagione che non devono percorrere migliaia di chilometri con mezzi inquinanti che bruciano petrolio ed emettono gas ad effetto serra è un modo per evitare sprechi ambientali ed economici e per guadagnare in salute. La preparazione di polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia, è invece una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi in un momento di difficoltà economica generale.

Tra i prodotti più a rischio in estate c'è senza dubbio la frutta e verdura per la quale la Coldiretti ha messo a punto un vademecum antispreco. Nel punto di vendita occorre effettuare acquisti ridotti e ripetuti nel tempo; scegliere i frutti con il giusto grado di maturazione, non appassiti, con aspetto turgido e non eccessivamente necrotizzati nei punti di taglio; verificare l'etichettatura e preferire le produzioni e le varietà locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono maggiore freschezza; preferire varietà di stagione che hanno tempi di maturazione naturali; mantenere separate le confezioni delle diverse varietà di frutta e verdura acquistate che vanno riposte in contenitori di carta piuttosto che in buste di plastica.

È importante seguire alcuni piccoli accorgimenti anche tra le mura domestiche dove bisogna mantenere separata la frutta e verdura piùmatura che si intende consumare a breve da quella che si potrebbe conservare piùa lungo; mantenere separate anche le diverse varietà come ad esempio i kiwi dalle mele che sprigionano etilene che ne favorisce la maturazione; la frutta e verdura che si vuole consumare subito può essere messa in un portafrutta al buio eventualmente coperta da un tovagliolo e comunque lontano da fonti di calore, mentre l'altra va posta in frigorifero, ma lontano dalle pareti refrigeranti. In ogni caso è opportuno che la frutta venga posta stesa sul contenitore per evitare ammaccature e sviluppo di marcescenze ed infine è bene evitare di lasciare porzioni di frutta già iniziata che si prestano facilmente a ossidazioni.

Fonte: Agi

venerdì 5 giugno 2009

SALUTE: LA 'CUCINA MOLECOLARÈ È DIVENTATA UN CULT Studia mutazioni chimico-fisiche alimenti durante preparazione (ANSA)
- ROMA, 5 GIU - Studiare le mutazioni chimico-fisiche negli alimenti durante la loro preparazione: è lo scopo della 'gastronomià o
'cucina molecolarè.
Una 'disciplinà che oggi è diventata un cult tanto che molti chef ne hanno fatto il fiore all'occhiello del loro ristorante. Grazie alla
'cucina molecolarè (il nome nasce come riferimento umoristico alla biologia molecolare) sono state sperimentate, infatti, nuove
modalità di preparazione, cottura, abbinamento e presentazione dei cibi.

SALUTE: 'FORNELLI POLEMICÌ PIZZICATI DA STRISCIA LA NOTIZIA (ANSA) - ROMA, 5 GIU - Inizia con la testimonianza di un giornalista tedesco, Jorg Zipprick, che denunciava l'utilizzo di additivi chimici all'interno dei piatti serviti nei ristornati che abbracciano la cucina chimica l'inchiesta avviata da Striscia la notizia battezzata 'Fornelli polemicì.
Un filone sviluppato con una serie di interviste mandate in onda a partire dal 20 aprile 2009 in cui sono stati intervistati i più famosi chef europei che utilizzano questa cucina. Molte le irregolarità emerse e a cui i carabinieri del Nas hanno dato credito avviando l'indagine che ha portato, per ora, al sequestro di 600 confezioni di additivi chimici in 98 ristoranti in tutta Italia.
Tra le violazioni riscontrate il presentare nell'etichetta l'additivo chimico come prodotto assolutamente naturale, la mancanza di date di scadenza sulle confezioni o di traduzione sulle etichette.
SALUTE: CUCINA MOLECOLARE,DALLA TEORIA ALLA PRATICA (SCHEDA) (ANSA) - ROMA, 5 GIU - Studiare le mutazioni chimico-fisiche che avvengono negli alimenti durante la loro
preparazione in maniera scientifica con l'obiettivo di trasformare la cucina da disciplina empirica ad una vera e propria scienza. È questo l'obiettivo della «gastronomia» o «cucina molecolare», che oggi è diventata un cult tanto che molti chef ne hanno fatto il fiore all'occhiello del loro ristorante.
Grazie alla cucina molecolare (il nome nasce come riferimento umoristico alla biologia molecolare) sono state sperimentate, infatti, nuove modalità di preparazione, cottura, abbinamento e presentazione dei cibi come il congelamento attraverso l'azoto liquido, l'uso alimentare del tabacco, la «frittura» nello zucchero, l'uso del vuoto spinto per la preparazione di mousse e meringhe.
Non solo: lo studio scientifico della cottura dei cibi ha permesso di comprendere meglio i fenomeni alla base delle trasformazioni delle pietanze cucinate, confutando credenze popolari, come l'utilizzo del cucchiaino nella bottiglia di spumante, e migliorando le tecniche di preparazione, basandosi sul pH o sulle proprietà fisiche e chimiche degli alimenti.
Tutte evidenze scientifiche sviluppate a partire dalla fine degli anni ottanta principalmente dall'INRA (Institut National de la echerche Agronomique) e dal College de France di Parigi ad opera di Hervè This (fisico e gastronomo). In Italia uno degli studiosi di maggior spicco è Davide Cassi, del Dipartimento di Fisica dell'Università di Parma che nel 2003 assieme al cuoco Ettore Bocchia
ha redatto il «Manifesto della Cucina Molecolare Italiana», con l'obiettivo di preservare i sapori tradizionali italiani.
(ANSA).

martedì 26 maggio 2009

IIL FUTURO DELLA CARNE? COTTA E DA MANGIARE IN MACELLERIA

ALIMENTARE: FUTURO CARNE? COTTA E DA MANGIARE IN MACELLERIA (ANSA) - VERONA, 23 MAG - Da «piccolo di bottega» a presidente dei macellai del Veneto. Ma soprattutto, dopo 52 anni di attività, «ancora in luna di miele col suo lavoro».
Luigi Bortolazzi, numero uno della Federcarni regionale, oggi a Verona per Eurocarne, guarda comunque avanti. Tratteggia il ruolo della categoria («sono 28mila i macellai in Italia e mediamente abbiamo contatti con 100-150 clienti ogni giorni, siamo noi i veri consulenti delle massaie e dei consumatori, non le riviste femminili, che talvolta sbagliano addirittura il nome dei tagli di carne»,
afferma) e disegna la macelleria del futuro.
«Le esigenze della clientela - spiega - si sono modificate in questi anni e anche a livello sociale vi sono stati profondi mutamenti, che hanno investito sia i consumi alimentari che le richieste di carne». In sintesi, comunque, osservando i consumi, nella borsa della spesa finiscono meno bovino e più suino e pollo. Il futuro è facilmente individuabile, secondo Bortolazzi. «Accanto alla carne e
al fresco pronto a cuocere, le macellerie dovrebbero attrezzarsi con i prodotti già cucinati. E magari, opportunità consentita dal
famoso decreto Bersani sulla liberalizzazione delle attività d'impresa - aggiunge - attrezzare uno spazio per il consumo sul posto».
Un'area integrata dove mangiare non solo carne, ma anche un pasto completo.(ANSA).

CORNACCHIE INVENTANO TECNICHE PER AVERE CIBO

ANIMALI:CORNACCHIE INVENTANO TECNICHE PER AVERE CIBO, STUDIO (ANSA) - ROMA, 25
MAG - Le cornacchie sono intelligenti ed hanno intuito da vendere: al bisogno, si ingegnano per procacciarsi il cibo inventando tecniche nuove e creando utensili ad hoc benchè non siano geneticamente determinate per farlo, ma solo in risposta ad un'esigenza del momento. È quanto dimostra uno studio di Chris Bird della università di Cambridge in Inghilterra, pubblicato sulla rivista dell'Accademia Nazionale delle Scienze PNAS.
L'esperto ha utilizzato cornacchie cresciute in cattività e ha dato loro del cibo ponendolo però 'sotto chiave', chiuso in una teca o in un tubicino di vetro. La cornacchia si trova a disposizione delle pietre di diverse dimensioni e dei bastoncini pieghevoli.
Incredibilmente, appena l'animale si rende conto della disponibilità di cibo, con un minimo di addestramento iniziale, sceglie la pietra migliore da scagliare sul vetro.
Quando ha di fronte il tubicino, invece, capisce che la pietra non va bene e si ingegna per la ricerca di una nuova soluzione: così, piega il tubicino ad uncino per tirarne fuori il cibo, dimostrando di saper usare in sequenza diversi utensili capendo quale serve in un dato momento.
Le cornacchie che vivono in natura non fanno nulla di tutto ciò, conclude Bird, quindi tale comportamento è un'evidenza diretta della forte intelligenza e dell'intuito di questi animali che, nati in cattività, non hanno mai avuto bisogno di procurarsi il cibo che viene normalmente dato loro dagli allevatori.(ANSA).

martedì 12 maggio 2009

La lettera di Scibilia

Nasce "Cuochi di Lombardia"
Uniti per promozione e gestione
di Matteo Scibilia


Una nuova realtà a breve cambierà il panorama della ristorazione: I Cuochi di Lombardia è il nome del Consorzio cooperativa di cuochi e ristoratori di Lombardia. Il cuoco ed il ristoratore sono la testimonianza e la memoria del territorio. Premessa e lettera aperta alla Fipe di Matteo Scibilia

Poichè ne sono stato coinvolto trovandola la giusta soluzione ai nostri problemi di promozione e gestione, ne dò notizia su queste pagine, insieme alla lettera che ho inviato al presidente della Fipe-Confcommercio per spiegargli il senso di un’iniziativa che non invade certo l’area del sindacato, col quale si potrà anzi collaborare colmando le lacune che in questi anni si sono manifestate.

Alla cortese attenzione di
Lino Stoppani (Fipe)

Caro Lino,
ti invio questa comunicazione per un senso di rispetto che ho nei tuoi confronti, la situazione che andrai a leggere è il frutto della collaborazione che sta nascendo tra tanti ristoratori su tutto il territorio nazionale, nelle Marche la situazione è gestita da Lucio Pompili, nel Trentino il consorzio/cooperativa ha oltre 200 associati, in altre parti d’Italia molti ristoratori si stanno riunendo in forme più o meno simili. In Lombardia siamo agli inizi. Per correttezza non ti invio l’elenco già degli aderenti.

Benché la Fipe qualcosa stia facendo per il settore, la realtà che i problemi sono molto difficili da affrontare e si stanno complicando ogni giorno di più, basti vedere la nuova legge sulla sicurezza.

C’è necessita di nuove forme di rappresentanza e di una nuova classe dirigente del settore, potrai non crederci o sorridere, ma è così.
Il problema non è più come alleviare la situazione, ma come far crescere il settore, come immagine e come professionalità, far tornare il Ristorante al centro dei pubblici esercizi, in questi giorni il Ministro Bondi mi ha autorizzato, patrocinandolo, un grande progetto culturale sulla ristorazione. Ed in questo forse capirai la mia arrabbiatura sull’intervento di Zini su Mixer.

Sono a tua disposizione per analizzare ed osservare questi nuovi fenomeni, in cui come potrai capire sono coinvolto insieme a tanti ristoratori pronti a seguire il Consorzio solo per il fatto di sentirsi insieme e di avere un luogo dove condividere i problemi.
In questo la Fipe, l’Epam e le altre Ascom, forse dovranno interrogarsi per capire su cosa hanno sbagliato.
Con affetto, Matteo

I Cuochi di Lombardia - Consorzio cooperativa di cuochi e ristoratori di Lombardia
Il Cuoco ed il Ristoratore sono la testimonianza e la memoria del Territorio.

Il Consorzio nasce per dare un'identità ad un territorio ricco di storia artistica e culturale, ma non di meno per la storia enogastronomica. Già gli antichi romani e poi pian piano i celti, i longobardi, gli austriaci, i francesi, gli spagnoli e forse chissà chi altro ha attraversato, conquistato e trasformato questa terra, ognuno lasciando un pezzo della propria identità.

Riconquistare e ridare splendore alla gastronomia di questa terra, dalla Brianza al Mantovano, dal Lodigiano alla Franciacorta, dalle colline Bergamasche alla Valtellina, dalle sponde dei laghi di Iseo e di Como alla nuova provincia di Monza e Brianza, dal Cremonese all’Oltrepò, quel territorio che già Stendhal ammirava dalle colline di Montevecchia e di cui Milano è il centro di riferimento.

Questo è il percorso che il Consorzio "I Cuochi di Lombardia" si prefigge.
I Cuochi di Lombardia nascono per promuovere la cultura della cucina in tutti i suoi aspetti, dal recupero dei prodotti del territorio, al rapporto con le istituzioni locali, le Province e la Regione, al rapporto con le scuole del settore, per intervenire nella formazione ed anche nella comunicazione del nostro settore per migliorare i rapporti commerciali con fornitori, per avere rapporti privilegiati con fornitori utili a tutto il settore per essere rappresentativi in tutti eventi del settore.

Il Consorzio è apolitico e asindacale. Il Consorzio non si pone il problema di una rappresentatività sindacale. Ci sono già i Sindacati nazionali a cui far pervenire le istanze e richieste. Con la nascita del Consorzio lombardo si creerà una rete tra centinaia di Ristoratori.

lunedì 27 aprile 2009

Per Camilla e Carlo

ITALIA-GB: PRANZO SLOWFOOD PER CARLO E CAMILLA A ROMA DEGUSTAZIONE BIO OFFERTA DA PRODUTTORI ITALIANI E BRITANNICI (ANSA) - ROMA, 27 APR - Ricevimento a base di cibi biologici offerti da produttori italiani e britannici a villa Wolkosnky, residenza dell'ambasciatore britannico a Roma, per Carlo di Inghilterra e la moglie Camilla in visita nella Capitale.
Un pranzo slow food (tra gli ospiti anche il fondatore Carlo Petrini) dal titolo «Feeding the planet: climate change and food security
lunch» («Nutrire il pianeta: cambiamenti climatici e sicurezza alimentare»).
Circa 200 gli invitati dell'ambasciatore Edward Chaplin che accolgono tra gli applausi la coppia reale proveniente dal Vaticano, lievemente in ritardo sulla fitta tabella di marcia.
Attento alle tematiche ambientali e produttore lui stesso di cibi biologici, l'erede al trono britannico si intrattiene - tra un assaggio di grana padano e una fettina di prosciutto crudo - con i produttori per chiedere se e quanto sia diffuso il biologico in Italia: «Stiamo cercando di educare i consumatori, ma ci vuole tempo», gli rispondono, tra un tocco di grana padano e una fettina di prosciutto
tagliato a mano. I flash dei fotografi si intensificano quando Carlo prende con le mani un pezzetto di manzo inglese crudo, proveniente dalla fattoria
che ha acquistato di recente nel Galles, e lo assaggia. Mentre a Camilla - dismesso l'austero abito nero dovuto all'udienza in Vaticano e indossato un vestito bianco con filo di perle al collo - al fianco della moglie dell'ambasciatore, Niki, viene offerto un assaggio di manzo alla pizzaiola.
Vario il menu: insalata di radicchio, mele e gorgonzola, lonza su letto d'insalatina, farro zucca e menta, quiche di carciofi e cicoria di campo, manzo al vapore con tartufo nero, pavlova con fragole e more. Ma anche prodotti tipici dell'agricoltura del Lazio: dal pecorino romano alla mozzarella di bufala conditi con olio di extra vergine di oliva. Il tutto donato da Coldiretti, Cia,
Confagricoltura, Gruppo italiano vino, Dovesfarm ed altre aziende italiane e britanniche, innaffiati da Frascati superiore, Valpolicella classico e Recioto di Soave.
Concluso l'evento (che vede tra gli invitati anche il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, il presidente dell'Ifad, il nigeriano Kanayo F. Nwanze, la leader dei Verdi Grazia Francescato), prossima tappa dopo Villa Wolkonski è la Casa di Augusto al Palatino. (ANSA).

mercoledì 22 aprile 2009

Torta e brindisi di compleanno per Rita


MONTALCINI: PREMIO NOBEL BRINDA AI 100 ANNI CON ASTI DOCG (ANSA) - ROMA, 22 APR - Il Premio Nobel Rita Levi Montalcini ha brindato al suo centesimo compleanno con una coppa di Asti Docg al convegno scientifico 'The Brain in Health and
Diseasè, organizzato dall'Ebri in Campidoglio, oggi, giorno del suo compleanno. Lo annuncia, in una nota, il Consorzio per la tutela dell'Asti nel sottolineare che Rita Levi Montalcini, piemontese e internazionale allo stesso tempo, «con un piccolo gesto ha così onorato le sue origini scegliendo l'Asti docg, anch'esso piemontese e internazionale».
Un inno alla vita, alla ricerca e alla gioventù: è stato questo lo spirito dell'intervento con cui Rita Levi-Montalcini ha salutato la stampa, percorrendo le tappe salienti della propria vita e degli studi, ringraziando i propri collaboratori di un tempo e quelli attuali e dichiarando tutta la fiducia che ripone da sempre nei giovani e soprattutto nelle giovani donne per le quali si è battuta e continua a
battersi. Per il Consorzio per la tutela dell'Asti, che riunisce 49 industrie o aziende commerciali, 22 aziende vinificatrici, 16 cantine cooperative, 6 cantine cooperative di secondo grado, 87 aziende vitivinicole e 11 aziende viticole, è stato un «onore accompagnare questa celebrazione, stimolante ed emozionante, fatta di un piccolo momento di festa dedicato ad una grande vita e offrire la torta
di compleanno all'Asti Docg creata per l'occasione da Ernst Knam».(ANSA).

Uso improprio del cono gelato


KEBAB: SARACINESCHE CHIUSE ALL'UNA DI NOTTE IN LOMBARDIA (ANSA) - MILANO, 22 APR - Kebab, pasticcerie, gelaterie artigianali, pizzerie da asporto in Lombardia dovranno chiudere i battenti all'una di notte e non più tardi, salvo deroghe decise dai
singoli Comuni: una decisione - presa ieri con l'approvazione di una legge in Consiglio regionale - che fa discutere.
Su Facebook, e non solo, è partito un tam tam per un appuntamento di 'disobbedienza enogastronomicà alle 12,30 di domani in via Borsieri a Milano con kebab e poi gelato organizzato da consiglieri comunali e regionali di centrosinistra che si sono opposti
alla legge. Intanto dal Consiglio regionale arrivano alcune precisazioni come il fatto che la legge non vieta di mangiare gelati, brioche, kebab o pizze davanti ai negozi, ma che vieta ai negozianti di mettere fuori arredi esterni come tavolini e ombrelloni e che le multe per inosservanza (dai 150 ai mille euro) non sono date ai clienti ma ai negozianti.
Il leghista Daniele Belotti e l'azzurro Carlo Saffioti, firmatari delle due proposte da cui è nata la legge, parlano di una «interpretazione volutamente strumentale» da parte dell'opposizione.
«Se un cliente mangia il gelato in piedi o seduto su una panchina pubblica all'esterno della gelateria - spiegano in una nota congiunta - può tranquillamente continuare a farlo. Se mangia il gelato al tavolino, sotto un gazebo o all'interno di dehors installati dal titolare della gelateria, allora è vietato. Ma non è una novità: già oggi in base alla legge Bersani, i laboratori artigianali non
possono prevedere l'allestimento di arredi esterni per la consumazione dei propri prodotti».(ANSA).

Flavor ...first


PUBBLICITÀ: ORA C'È ANCHE QUELLA DA MANGIARE (ANSA) - ROMA, 8 APR - Nasce la pubblicità da mangiare. Grazie a una partnership tra la First Flavor e la Us Ink, grande fornitore di inchiostro per giornali, le ditte alimentari e di bevande
potranno utilizzare dei sigilli, contenenti campioni di diversi profumi, apposti su quotidiani e periodici, per pubblicizzare i loro prodotti.
La notizia è anticipata da Economist. (ANSA).

Pareri?


GASTRONOMIA: CHIMICA IN CUCINA? CON MOLTA ATTENZIONE/ANSA GLI CHEF COLONNA, VISSANI E PIERANGELINI SUL CASO FERRAN ADRIÀ (ANSA) - ROMA, 22 APR - Chimica in cucina? Con attenzione e dichiarandola sempre. Ne sono convinti chef stellati come Antonello Colonna dell'Open di Roma, Fulvio Pierangelini del 'Gambero Rossò di San Vincenzo (Livorno) e Gianfranco Vissani.
Tutti e tre tornano oggi a commentare il primo posto di Ferran Adrià - teorico della gastronomia molecolare - e del suo ristorante El Bulli, nella recente classifica stilata dal S.Pellegrino World's 50 best restaurants 2009.
«Anche l'amore è chimica - dice Colonna - ma non tutti usano il viagra...». E subito dopo, riferendosi ai recenti servizi di Striscia la notizia che ha indagato sui prodotti chimici usati dallo chef spagnolo, aggiunge: «Secondo me bisogna aprirsi sempre alle evoluzioni, alla tecnologia, alla ricerca, mantenendo e preservando però l'identità e il carattere ognuno nelle proprie tradizioni della
grande cucina italiana».
«La mia preoccupazione - prosegue - è nel fatto che alcuni giovani chef seguendo certe nuove tendenze possano perdere la memoria dei sapori e la memoria dei valori. La cucina è anche una disciplina sportiva e come tale deve essere giudicata dall' uomo che a volte può sbagliare causando informazioni poco esatte».
«Non vorrei - conclude - che un giorno si arrivi, vista l'evoluzione, a decidere il primato con un fotofinish gastronomico. Se cosi fosse: w la tecnologia, w la chimica, w Ferran Adrià».
Stesso parere da parte di Gianfranco Vissani, altro chef italiano pluristellato: «L'Italia ha un grande patrimonio di sapori e non
vanno persi. Se dobbiamo invece prendere prodotti chimici o congelati per mandare avanti la nostra cucina, allora proprio non sono d'accordo». «Se è vero - spiega - che ogni cuoco ha il diritto di cucinare a modo suo, è altrettanto vero che a mio giudizio conta il sapore in prima battuta. Se porto in tavola il maialino, voglio sentire il maialino. E soprattutto - aggiunge ancora - che i prodotti che
si propongono non facciano male. La gastronomia italiana è un grande patrimonio da tutelare, e il made in Italy è vincente».
Anche Fulvio Pierangelini usa gli stessi concetti: «il mio stile di cucina punta ad ottenere il massimo potenziale da ogni prodotto. Cerco di tirare fuori tutto quello che può. La cucina di Adrià, che conosco personalmente ma da cui non ho mai mangiato, usa altre tecniche e tenta di arrivare ad una soluzione con altre vie».
«L'importante però - chiude Pierangelini - sono le conoscenze e l'onestà intellettuale. Quando ci sono queste, direi che va bene
tutto».(ANSA).

Todos a La Chueca...

CINEMA: DA SPAGNA UNA COMMEDIA GAY TRA CUCINA E CALCIO/ANSA IN SALA FUORI MENÙ CON L'ALMODOVARIANO JAVIER CAMARA (di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA, 22 APR - Arriva dalla Spagna Fuori menù una commedia tutta da ridere tra amori gay, alta cucina, famiglia e calcio. Opera prima di Nacho G. Velilla il film che sarà nella sale dal 24 aprile distribuito in 100 copie dalla Bolero Film, ha come protagonista Maxi ( uno straordinario Javier Camara, attore almodovariano) un cuoco di prestigio, proprietario di un ristorante di moda nel quartiere gay di Madrid: La Chueca.
Qui Maxi, che è un perfezionista dell'alta cucina e aspira a una stella della prestigiosa guida Michelin, vive la sua omosessualità senza complessi, ma il suo passato di etero bussa a un certo punto alla sua porta. Un passato che prende la forma di due figli, l'adolescente Edu e la ragazzina Alba, frutto di un precedente matrimonio. Non solo, per il cuoco tra una ricetta e un'altra trova
anche il tempo di innamorarsi del suo nuovo vicino di casa, un ex calciatore argentino Horacio Peretti (Benjamin Vicuna) più che attraente.
La vita di Maxi diventerà così sempre più difficile per tutta una serie di motivi. Perchè i suoi figli non amano accettare la sua omosessualità; perchè il suo staff del ristorante è una vera e propria armata brancaleone; perchè dovrà assistere alla dichiarazione di omosessualita del suo amato Horacio durante la più maschia delle trasmissioni di calcio e perchè, infine, ha dei genitori supertradizionalisti (il padre è il più grande esperto di barzellette sui gay).
Un film che ricorda quelli di Almodovar? «Una cosa che mi lusinga, ma credo che alla fine ogni regista abbia il suo linguaggio - dice Velilla -. Io ad esempio mi sono misurato con la televisione (è infatti l'autore della fortunata serie Medico de familia, da cui è tratto il Medico in famiglia italiano) e ne sono orgoglioso». Per quanto riguarda il film:«ho voluto raccontare della velocità in cui è
cambiata la società spagnola negli ultimi trenta anni. Di una nazione in cui convive una legislazione favorevole ai gay, ma dove ci sono poi generazioni come quella dei genitori di Maxi che sono totalmente omofobi».
Sulle contraddizioni della società spagnola interviene anche Camara: «anche Zapatero, che voi ammirate tanto ha le sue contraddizioni, quando è venuto il nunzio apostolico in Spagna dopo essere andato a pranzo con lui e il re si è calato i pantaloni e ha fatto slittare la legge sull'aborto ancora una volta. Eppure noi viviamo in uni stato laico». (ANSA).

martedì 21 aprile 2009

I MEJO...

GASTRONOMIA: GB, SPAGNOLO IL RISTORANTE MIGLIORE DEL MONDO MALE ITALIA IN CLASSIFICA 2009 DI 'RESTAURANT MAGAZINÈ (ANSA) - LONDRA, 21 APR - Per il quarto anno consecutivo, lo spagnolo 'El Bullì è stato classificato il miglior ristorante del mondo nella nuova graduatoria pubblicata sull'ultimo numero della rivista specializzata britannica 'Restaurant Magazine'.
Con quattro locali ai primi 10 posti, la Spagna fa la parte del leone nell'edizione 2009 della 'World's 50 Best Restaurants', una classifica che oltremanica (e non solo) è considerata una sorta di riferimento d'obbligo della buona tavola. Assai meno bene invece l'Italia, che perde posizioni e che ha solo sei 'entry' nella Top 50della gastronomia.
Situato a Rosas, non lontano da Barcellona, 'El Bullì è gestito da Ferran Adria, uno degli chef più quotati in campo internazionale.
Il locale catalano precede il 'Fat Duck', rinomato ristorante inglese che alcuni mesi fa restò chiuso per un paio di settimane dopo una serie di malori accusati da alcuni clienti. Seguono poi il danese Noma, e altri due spagnoli, il Mugaritz e il Celler de Can Roca
Tra i Top 50 gli italiani sono sei. Il migliore, secondo Restaurant Magazine, è l'Osteria Francescana di Modena, una 'new entry' collocata al numero 13. Al ventunesimo posto c'è invece il Cracco di Milano, che rispetto all'edizione 2008 guadagna 21 posizioni. Il Gambero Rosso di S. Vincenzo (Livorno) ne perde invece 16 e retrocede a quota 28.
Più in basso, al quarantaduesimo posto, c'è il Combal Zero di Rivoli (Torino), una 're-entry', mentre ai numeri 48 e 49 vengono rispettivamente classificati il ristorante Dal Pescatore di Canneto Sull'Oglio (Mantova), che perde 25 posizioni, e Le Calandre di Sarmeola di Rubano (Padova) che nella classifica della rivista britannica scende di 13 gradini. (ANSA).

Bocchia versus Adrià (?)

TV: 'STRISCIÀ; BOCCHIA CONTRO ADRIÀ SU CUCINA MOLECOLARE (ANSA) - MILANO, 21 APR - Allo chef Ettore Bocchia che, insieme al fisico Davide Cassi nel 2003 ha redatto il 'Manifesto della Cucina Molecolare Italianà, non è proprio andata giù la
puntata di ieri di 'Striscia la Notizià con il cuoco spagnolo Ferran Adrià Acosta, il capo chef del ristorante 'El Bullì a Roses sulla Costa Brava, il cui nome è spesso associato a 'Gastronomia molecolarè.
«La cucina molecolare non è la cucina chimica e i due termini non vanno confusi - precisa l'executive chef del Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio -. Ho fondato la cucina molecolare con una visione opposta a quella dei cuochi citati nella trasmissione».
Bocchia cita il suo libro 'Il gelato estemporaneò (ed. Sperling & Kupfer): «(...) Gli ingredienti saranno tutti di origine naturale, senza l'uso di additivi chimici, di aromi e coloranti sintetici e via dicendo». E dice: «Ovviamente applico questo principio ogni giorno a tutti i miei menù».
«Nello studiare ciò che accade a livello molecolare durante la trasformazione di un alimento - racconta -, ho fatto ricerca a 360ø.
Ho quindi anche investigato il campo degli alginati e della methylcellulosa. Ho trovato cose molto stimolanti da un punto di vista
'creativò e texturale, ma personalmente ho deciso di non utilizzare queste sostanze nei miei menù, perchè non si ha, tutt'ora, una
piena conoscenza delle loro implicazioni sulla salute». (ANSA).

giovedì 16 aprile 2009

Biteg nelle Langhe da maggio

TURISMO: BITEG, DA MAGGIO TRASLOCO STABILE NELLE LANGHE (2) (ANSA) - TORINO, 16 APR - Secondo la stampa estera, l'enogastronomia è uno dei principali trend che hanno trasformato il mondo del turismo negli ultimi 15 anni. E tra le regioni
italiane più citate nel campo si afferma al primo posto il Piemonte, che precede Toscana e Sicilia, rispettivamente al secondo e al terzo posto della classifica stilata dall'Osservatorio Giornalistico Internazionale 'Nathan Il Saggiò, su un campione di oltre 100 tra le principati testate mondiali.
Tra i principali motivi di elogio figurano il movimento Slow Food, celebrato dalla maggior parte delle testate internazionali, e le eccellenze enogastronomiche come il tartufo, definite come i tesori del Piemonte dal New York Times.
Esemplari le sedi che ospiteranno i diversi momenti della manifestazione: la Locanda del Sant'Uffizio di Cioccaro di Penango d'Asti, edificio seicentesco nei cui sottotetti i Domenicani producevano il buon vino destinato alla Messa; la Tenuta di
Fontanafredda la cui attività vitivinicola risale al 1878; l'Albergo dell'Agenzia di Pollenzo, nel cui complesso fanno parte anche l'Università di Scienze Gastronomiche promossa da Slow Food e da la Banca del Vino, memoria storica del vino italiano con un patrimonio di oltre 100 mila bottiglie.
La conferenza di apertura sarà al Museo Martini, sede originaria dei primi stabilimenti Martini & Rossi, le cui sale sono ricavate
dalle cantine originali del palazzo settecentesco.(ANSA).

mercoledì 15 aprile 2009

QUESTIONE DI GUSTI

CINEMA: QUESTIONE DI GUSTI, CORTO IRONICO DI PAPPI CORSICATO (ANSA) - MILANO, 15 APR - Con un corto ironico e divertente che mette alla berlina la cultura dell'apparire, il regista Pappi Corsicato dice la sua su un certo costume impudico e
appariscente così attuale. E lo fa con Questioni di Gusti, presentato oggi in anteprima a Milano, scegliendo come al solito, canoni alternativi e dichiaratamente «non naturalistici».
Il cortometraggio è stato prodotto interamente dal Pastificio Garofalo che ha investito circa mezzo milione di euro in quella che il
direttore commerciale Emidio Manzi ha definito «un modo diverso di fare comunicazione in una logica di intrattenimento».
Ed effettivamente in undici minuti si può dire che la pasta si intraveda solo di sfuggita, mentre il famoso chef Gennaro Esposito sta preparando la cena per una serata della buona società. Due parvenu napoletani, Gemma (Iaia Forte) e Tony (Ennio Fantastichini) organizzano un party in una villetta ostentatamente kitsch fra manichini femminili improbabili (con seni e vagina trasformati in cassettini) e altro cattivo gusto a go-go. In più fanno pure gli intellettuali a la page e i libertini tanto da confidarsi i tradimenti sessuali con il risultato di arrivare a una conclusione comico-tragica.
Il filmato, disponibile online su www.pastagarofalo.it, dopo una robusta campagna promozionale, sarà distribuito in sei sale cinematografiche e trasmesso in prima serata su Sky CinemaMania il 27 aprile. (ANSA).

lunedì 23 marzo 2009

USA, BASTA DOLCIFICANTI, TORNA LO ZUCCHERO


SALUTE: USA, BASTA DOLCIFICANTI, TORNA LO ZUCCHERO / ANSA
È PIÙ NATURALE E NON FA INGRASSARE DI PIÙ. MODELLO MICHELLE (ANSA) - NEW YORK, 21 mar - Zucchero è bello. Una delle bibite più ricercate negli Stati Uniti è la Coca
Cola kosher, a base di zucchero di canna e teoricamente dedicata agli ebrei osservanti che non consumano mais per la Pasqua. È
diventato un prodotto 'cult' e visto il successo alcuni negozi la stanno addirittura razionando.
Dopo 30 anni di processi, negli Stati Uniti torna alla grande lo zucchero, che sta sempre più sostituendo i dolcificanti a base di mais, accusati di essere una delle cause dell'obesità, e di non essere un prodotto naturale, dato che viene trattato chimicamente.
Ne parla oggi con ampio rilievo il New York Times, rilevando che lo zucchero è entrato di nuovo nella composizione di prodotti alimentari di grande consumo. Dalla salsa di pomodoro di Pizza Hut alla nuove Pepsi Natural, dai piatti surgelati del colosso ConAgra ai popolari condimenti per insalata, i cosiddetti 'dressing', della Kraft.
Secondo molti esperti, in realtà non ci sono grosse differenze tra edulcoranti naturali ed artificiali. La regola è una sola, si esagera zucchero o fruttosio ottenuto dal granoturco hanno gli stessi effetti: fanno ingrassare a portano al diabete.
A guidare la nuova svolta salutista degli americani è ancora una volta la First Lady Michelle Obama. Non coltiva canna da zucchero nell'orto della Casa Bianca che ha appena inaugurato, ma ha fatto chiaramente sapere che le figlie, Ssha e Malia, non
consumano prodotti a base di edulcoranti artificiali.
A voler essere assolutamente precisi, secondo la Food & Drug Administration statunitense (Fda, che dà il via libera a medicinali e additivi alimentari), zucchero e fruttosio da mais sono ambedue da considerare prodotti naturali.
Secondo gli esperti citati dal Ny Times, sia lo zucchero sia lo sciroppo di fruttosio ottenuto dal mais sono composti da glucosio e fruttosio, ma nello sciroppo la percentuale di fruttosio è superiore del 5% circa.
Le conseguenze non sarebbero irrilevanti, viene fatto notare: il fruttosio viene metabolizzato dal fegato con effetti non troppo dissimili da quelli provocati da un consumo eccessivo si alcol. (ANSA).

martedì 3 marzo 2009

Ed ecco a voi...lo chef manager


Contro La Crisi Lo Chef Si Trasforma In Manager

Roma, 2 mar. - (Adnkronos/Ign) - Contro una crisi annunciata lo chef si trasforma in manager, diversifica il proprio prodotto, lancia il luxury low cost, nuove sfide e nuovi investimenti nel settore. E' questa la risposta che alcuni grandi cuochi italiani danno all'attuale crisi della ristorazione testimoniata, tra l'altro dall'uscita della nuova guida Michelin in cui, ancora una volta, troneggia la Francia.

''La crisi c'è e da molti anni. Inutile negarlo'', confessa all'ADNKRONOS Antonello Colonna dal suo Open di via Milano, nel cuore della capitale. ''Molti di noi hanno accettato di partecipare alla conduzione di programmi tv, di trasformarsi in testimonial di lusso o semplicemente in consulenti doc. Purtroppo però quella crisi già annunciata, dal 1993, ha costretto anche molti di noi a rimboccarsi le maniche, a rivedere il proprio lavoro e gli investimenti -prosegue Colonna-. Penso sia proprio questo l'unico antidoto contro la crisi. E non ci sono guide che tengano. Importanti, fondamentali. Possono contribuire al richiamo di uno spazio o di un ristorante, ma non ne hanno mai determinato la fortuna''.

Antonello Colonna parla di scommesse vinte e vincenti, di coraggio, di sano trasformismo. ''Nell'Open di via Milano, per esempio, si può mangiare da 10 a 100 euro cucina tipica, tradizional-popolare. Perché -spiega ancora- è giusto ritornare alla nostra storia enogastronomica. Dagli spaghetti cacio e pepe alla coda alla vaccinara. Contro la crisi ho messo in campo managerialità e capacità gestionali -confessa Colonna- come nella moda. Chi desidera l'haute couture viene all'Open, chi ha voglia di un pret-a'-porter di lusso può raggiungerci vicino a Labico nel resort Colonna, una ristorazione a misura d'uomo, più a contatto con la natura''.

Antonello Colonna è molto critico sulle 'restrizioni' della movida romana. ''Troppi divieti", accusa. mentre servirebbero solo pene più severe per chi trasgredisce, "come avviene a Londra, Berlino, Parigi, New York. Certo se poi il governo potesse aiutare il settore della ristorazione... Ma -conclude- non vogliamo incentivi e benefici come chiede il tessile, la Fiat, il cinema, lo spettacolo dal vivo. Basterebbero semplici agevolazioni bancarie, per esempio, mutui agevolati per continuare ad esistere''.

''La crisi c'è e si vede'' confessa Lidia Iaccarino del ristorante Don Alfonso a Sant'Agata sui due Golfi, tra Sorrento e Positano. ''Prima dinanzi al nostro ristorante c'era la fila -afferma- oggi solo il tutto esaurito. Sono convinta, comunque, che i problemi siano più gravi dell'attuale crisi economica che ha colpito oggi molte famiglie italiane. Putroppo nel nostro lavoro ci sentiamo dei don Chisciotte. Combattiamo da soli contro i mulini a vento. Siamo ricercatissimi ambasciatori nel mondo del made in Italy e della ristorazione. In Cina a Macao -prosegue- e tra non molto in Marocco al 'Mamounia', l'hotel della famiglia reale, le nostre consulenze sono richiestissime''.

''Quando arrivano gli chef francesi ci sono ambasciatori e rappresentanti istituzionali al seguito. Noi viaggiamo sempre da soli. Non chiediamo soldi -aggiunge la titolare del celebre ristorante 'Don Alfonso'- ma almeno un sostegno morale. Lo ripeto, purtroppo siamo costretti a correre da soli, ad investire e diventare manager di noi stessi, ambasciatori di una creatività che ha secoli di storia. Una promozione -spiega ancora- che dovrebbe essere incentivata, supportata dallo Stato ed invece, come nella moda, nell'haute couture rischiamo sempre in proprio''.

Anche Gianfranco Vissani 'accusa' la crisi, ''ma soprattutto alcuni colleghi e i prezzi troppo alti che hanno inquinato il settore. Ma come è possibile che a distanza di 30 chilometri un branzino possa essere maggiorato di 60-70 euro? Una crisi vecchia di oltre 10 anni che ha colpito anche noi, gli chef, ma soprattutto i piccoli imprenditori. Oggi anche per i più grandi, i più conosciuti, per chi ha ristoranti lontani dalle grandi capitali è difficile arrivare a fine mese. Dieci anni fa mi accusavano di essere un pessimista, una sorta di profetica Cassandra'', prosegue Vissani.

''Il mio era solo sano realismo. Perché, non nascondiamolo, la materia prima costa e i prodotti locali non sono sempre incentivati, sponsorizzati come dovrebbero''. Contro la crisi Gianfranco Vissani lancia il menù low cost. ''A scelta - dice - Dai 30 ai 60 euro. Cucina tipica regionale, naturalmente. E' l'unico futuro contro la crisi in atto, anche se mi piacerebbe poter chiedere al ministro delle Finanze Tremonti se fosse possibile ottenere prestiti dalle banche a mutui agevolati, ridimensionare le tasse. Continuiamo a contribuire con il 40% delle nostre entrate. Qualsiasi imprenditore avrebbe abdicato -conclude Vissani- ma noi continuiamo ancora ad amare troppo il nostro lavoro''.

giovedì 26 febbraio 2009

La giostra del Pitu

MANIFESTAZIONI: ASTI, LA GIOSTRA DEL PITU SI FARÀ (ANSA) - ASTI, 25 FEB - La storica «Giostra del Pitu» (tacchino) in
programma ogni anno a Tonco d'Asti per il 15 marzo si farà anche quest'anno. L'annuncio è stato dato ieri sera dal sindaco Giancarlo
Casorzo dopo la burrascosa riunione dell'apposito comitato che ha messo in dubbio la realizzazione della competizione.
In gara i vari borghi del comune monferrino. La gente del paese è divisa: c'è chi vuole la giostra con il tacchino vero in carne ed ossa,
come avviene da secoli e c'è chi avvicinandosi agli animalisti sarebbe favorevole a sostituire l'animale con un simulacro di plastica,
stoffa, gomma e sabbia.
Gli attivisti dell'associazione «100%animalisti» si sono impegnati a fornire il tacchino finto sostenendo una spesa di 2.500 euro. Il
sindaco ha detto: «La decisione di utilizzare il tacchino vero o quello finto sarà presa solo alla vigilia, 14 marzo, quando si riunirà il
comitato di tutti i borghi del comune». (ANSA).

S03-BAN/CLD 25-FEB-09 19:29 NNN

lunedì 23 febbraio 2009

Ciao Baldo (di Giovanni Bietti, da L'Espresso)



Avremmo preferito parlarvi del suo straordinario Barolo Piede Franco 2004, anche se è un vino difficile da descrivere a parole.
Avremmo preferito che fosse la sua voce a parlare della sua intensissima storia personale, dell’orgoglioso recupero della storica azienda di famiglia alla fine degli anni ‘60, dell’Eritrea, dove era nato il 1 luglio 1944 e dove si potevano fare “cinquantadue vendemmie l’anno”.



Del Barolo Chinato, geniale invenzione di un suo prozio alla fine dell’Ottocento. Delle lotte per il territorio, per l’identità del vino di Langa, condotte anche attraverso la presidenza - dieci anni, dal 1986 al 1996 - dell’Enoteca Regionale del Barolo: un ente che aveva letteralmente trasformato, grazie alla sua generosità, alla sua energia e alla reale voglia di impegnarsi e lottare per un ideale comune, e non per il proprio interesse.
Infine, della sua lotta più recente e appassionata, quella per il Vino Naturale: era presidente del Gruppo Vini Veri e in questa avventura riversava molto del suo tempo e della sua sorprendente capacità organizzativa.

Invece Baldo Cappellano se ne è andato. Ci lascia con questo tremendo senso di vuoto e la voglia di ricordarlo energico, sempre sorridente e un po’ ingombrante, come ironicamente diceva lui stesso (Baldo era un omone di un metro e novantaquattro). Ci lascia i suoi vini, particolari e originalissimi - ricordo bene, un pomeriggio estivo alla Bottega del Vino di Serralunga, il titolare che si giustificava del fatto di non avere i vini di Cappellano dicendo “non sono vini per tutti”. E meno male!, rispondevo io. Proprio per questo dovrebbe averle, quelle bottiglie. Sono vini che parlano di Serralunga, dell’importante e bellissimo vigneto dei Gabutti, con una verità territoriale rara.

Lascia un’eredità impegnativa alla moglie, Emma, e al figlio Augusto: un’azienda piccola ma di fama consolidata, con uno stile inconfondibile. Basta leggere la celebre retroetichetta di un vino Cappellano, dedicata “a chi di ‘Guide’ si interessa”: bastano queste poche righe a rivelarci la personalità di Baldo, la sua natura di generoso sognatore: “credo nella libera informazione, positiva o negativa essa sia. Penso alle mie colline come una plaga anarchica, senza inquisitori o opposte fazioni, interiormente ricca se stimolata da severi e attenti critici; lotto per un collettivo in grado d’esprimere ancor oggi solidarietà contadina a chi, da Madre Natura, non è stato premiato. È un sogno? Permettetemelo”.

Ciao Baldo. Ci manchi, e ci mancano soprattutto la tua intelligenza, l’onestà e il coraggio di cui questo paese e il suo vino avrebbero tanto bisogno.

Giovanni Bietti

martedì 10 febbraio 2009

Cavoli acidi


GB: CAVOLFIORE INGLESE SPODESTATO DAI BROCCOLI ITALIANI IL TIMES ANNUNCIA UNA CAMPAGNA DAI TONI NAZIONALISTICI (ANSA) - LONDRA, 9 FEB - Prima i lavoratori, ora le verdure: l'Italia continua a spopolare in territorio britannico, e
si impone anche a tavola. I britannici voltano infatti le spalle al cavolfiore, elemento indispensabile del 'sunday roast', il tradizionale arrosto domenicale del Regno Unito e al pallido 'cauliflower' indigeno, verdura di accompagnamento che, insieme a carote e patate, è presente in moltissimi piatti della tradizione culinaria britannica, preferiscono gli italianissimi broccoli, prodotto d'importazione più costoso e alla moda.
Il Times annuncia una campagna che l'associazione Brassica Growers lancia per il ritorno alla verdura di identità britannica. La Brassica oleracea botrytis, il cavolfiore appunto, lancia dunque la sfida al 'superfood' (ovvero ricco di proprietà benefiche) broccoli, chiamato così (ma sempre al plurale) in lingua inglese. Entrambi fanno parte della stessa famiglia, quella delle brassicacee e,
secondo l'associazione per la difesa del cavolfiore, hanno delle simili proprietà nutrizionali. Ma l'italiano ha da qualche anno il vento in poppa nelle vendite.
Non è solo un attaccamento alle tradizioni che accende così gli spiriti britannici. La produzione di cavolfiore è crollata del 35% e molti agricoltori stanno pensando di abbandonarne la coltivazione. Le statistiche del governo rivelano che lo scorso anno sono stati dedicati solo 9.503 ettari di terra alla coltivazione del cavolfiore, una consistente diminuzione se paragonati ai 13.382 ettari di dieci
anni prima. La lotta vegetale si tinge, dunque, di toni nazionalisti: preferendo i broccoli, le coltivazioni britanniche ne perdono a favore di una verdura importata, che costa di più e fa guadagnare di meno all'economia del paese.«Vogliamo un revival del cavolfiore - dice al Times il presidente della Brassica Growers Association, Phillip Effingham - è triste vedere il suo declino causato dal successo dei broccoli. Vogliamo riportare il cavolfiore al posto che gli spetta di diritto: le nostre tavole. Stiamo dimenticando le basi della nostra alimentazione, il suo valore nutrizionale, la sua appartenenza alla cultura britannica e la sua versatilità». (ANSA).

venerdì 6 febbraio 2009

LE IDENTITA' DI PAOLO (http://www.flickr.com/photos/latangerina)


ALIMENTARE: IDENTITÀ GOLOSE TRA SUSHI E GELATI AL FORMAGGIO (ANSA) - MILANO, 2 FEB - C'è chi degusta uno
spumante millesimato e chi si ferma a osservare una coppia di giapponesi che tagliano con maestria il pesce per il sushi, chi si
avventura tra i segreti della cottura a vapore e chi scopre che lo zafferano può anche essere l'ingrediente per un ottimo cocktail.
Sono centinaia gli appassionati del gusto che, in questi giorni, stanno visitando 'Identità golosè, il tradizionale appuntamento
congressuale con la cucina di alta qualità, inventato dal giornalista Paolo Marchi.
Quest'anno l'evento si svolge per la prima volta nel centro convegni di Fieramilanocity, trasformato fino a dopodomani in una sorta
di enorme cucina dove da ieri è un continuo ribollire, affettare, assaggiare.
«Un contenitore di idee e proposte, di speranze e confronti - così Marchi definisce la sua creazione - ma anche di polemiche,
perchè il cibo è un pianeta vivo e chi lo abita non lo subisce ma lo anima e lo agita».
E così tra le mille pietanze preparate in diretta dai 70 chef 'stellatì arrivati a Milano da tutta Italia e dal mondo, si trovano anche
piatti innovativi e destinati a dividere le opinioni, come i gelati al formaggio o ai frutti di mare, oppure i sorbetti al sedano, accanto
alla rassicurante tradizionalità del risotto alla milanese o alla semplicità del pane e salame.
(ANSA).

Harry's cuts






VUOTI TAVOLINI HEMINGWAY E CALLAS, IN CRISI HARRY'S BAR/ANSA CALO INCASSI 40%, CIPRIANI PROPONE STIPENDI E ORARIO RIDOTTI (di Michele Galvan) (ANSA) - VENEZIA, 4 FEB - La crisi non fa sconti e anche locali entrati nel mito, come l'Harry's Bar di Venezia, devono tirare la cinghia. Succede così che di fronte al calo degli incassi - il 40% in meno nel 2008, e un gennaio 2009 molto difficile - il patron Arrigo Cipriani ha proposto ai 75 dipendenti del più noto ristorante di Venezia una busta paga più leggera a fronte di una riduzione dell'orario di lavoro.
Una soluzione in linea con quanto Cipriani ha già fatto nei locali di New York e di Londra. «A Londra abbiamo tagliato in un giorno gli stipendi del 10% e nessuno ha detto nulla - spiega Cipriani - e lo stesso abbiamo fatto anche in alcuni locali di New York. Solo in Italia ci vogliono sei mesi per avviare una trattativa».
All'ora di pranzo nello storico locale in Calle Vallaresso, a due passi da Piazza San Marco, tra una portata e l'altra non c'è molto tempo per affrontare il problema. Ma la questione è sul 'tavolo' e la prossima settimana è in programma l'incontro fra Cipriani e i sindacati «Sì, la trattativa c'è - confermano le maestranze - ma non è in dirittura d'arrivo».
«Bisogna arrivare a una riduzione dello stipendio - aggiunge Cipriani - con una riduzione dell'orario di lavoro, altrimenti non sappiamo come uscirne». I sindacati temono invece lo spettro dei licenziamenti. Ma il patron dell'Harry's è categorico: «ho sempre detto che non voglio perdere alcun posto di lavoro».
L'Harry's Bar è uno dei locali più celebrati al mondo. Vuoi perchè qui, in 80 anni di storia, sono passati personaggi come Ernest Hemingway, Truman Capote, Orson Welles, Aristotele Onassis e Maria Callas. Vuoi perchè - si dice - sedendosi nei suoi piccoli tavoli rotondi, affacciati sulla laguna, è possibile «veder passare il mondo». Dal 2001 il ristorante fondato da Giuseppe Cipriani è addirittura vincolato dal Ministero dei Beni culturali come «monumento vivente».
Arrigo Cipriani è un imprenditore attento, e la crisi l'aveva «fiutata» fin dall'inizio. Nell'aprile 2008, con il dollaro sempre più debole per la voragine dei mutui subprime, il titolare dell'Harry's aveva annunciato lo sconto del 20% agli ospiti americani, pubblicizzando l'iniziativa con tanto di cartello all'ingresso. Nel giugno scorso, con il riaffacciarsi del rischio inflazione, il blasonato locale non aveva provato imbarazzo nell'informare che tagliava il prezzo dei menù del 10%. Ora, con la crisi mondiale e l'emorragia di turisti a Venezia, anche l'Harry's bar tenta di correre ai ripari, scendendo a trattative con camerieri, chef e barman. (ANSA).

giovedì 5 febbraio 2009

SAM KASS...chi?


Cucinerà per la famiglia del presidente
Chicago alla Casa Bianca. Anche il cuoco
Obama chiama a Washington il suo chef di fiducia. Sam Kass, 28 anni, utilizza solo prodotti genuini e locali

Sam Kass (da Chicagoist.com)
WASHINGTON - Il presidente Obama sta gettando le basi di una rivoluzione non solo culturale ma anche culinaria. Si è portato dietro da Chicago un giovane cuoco, Sam Kass di 28 anni, che pratica la versione americana dello slow food, cioè usa solo prodotti genuini e locali. Kass cucina sano, i suoi piatti sono eccellenti ed equilibrati, ha dichiarato Katie McCormick, la portavoce della first lady Michelle, dando la notizia: «Sarà lui a preparare i pasti privati per la famiglia».

Il ruolo del giovane è senza precedenti: di norma, è il capo cuoco della Casa Bianca, quello addetto ai banchetti ufficiali, in questo caso Cristeta Comerford, la prima donna a ricoprire la carica, che cucina per la first family. Scelta da Bush, Cristeta è stata ereditata da Obama che non ha però rinunciato al cuoco personale. A Chicago, Kass, che dopo la laurea in agricoltura lavorò in Europa, era un cuoco volante. Aveva fondato Inevitabile table, un servizio a domicilio, e andava a cucinare a casa dei clienti, gli Obama innanzitutto. In un’intervista a una radio, dichiarò che molti americani non sanno o non possono mangiare bene, indulgono nel fast food e ingurgitano enormi quantità di cibo: «L’alimentazione è sbagliata, produce la obesità, il diabete e altre malattie. Il cibo va preparato con cura e assaporato lentamente».

Alice Waters, una cuoca nota all’intera America, ha applaudito al suo ingresso alla Casa Bianca: «Il presidente deve dare il buon esempio anche a tavola, il pubblico deve imparare, i bambini innanzitutto come le sue figlie Malia e Shasha». Non è escluso che alla Casa Bianca Kass coltivi un orto per le spezie e i legumi da lui prediletti, come fecero i cuochi dei presidenti fino all’inizio del Novecento e come fece la first lady Eleanor Roosevelt nella seconda guerra mondiale: nel parco retrostante vi è abbondante spazio e il terreno è fertile. A Chicago, Kass, un verde che difende l’ambiente naturale, ne possedeva alcuni, e Obama non lo ostacolerebbe.

Secondo la portavoce McCormick, la first lady e il presidente, entrambi sportivi praticanti, sono del parere che la salute corra sul binario dell’esercizio fisico e del cibo salutare. Il New York Times ha riferito mercoledì che Obama imposta la giornata in funzione della famiglia. Alle sette del mattino si reca in palestra per un’ora per fare sollevamento pesi e pallacanestro. Alle 8 consuma il breakfast servito da Kass con Michelle e le due figlie e alle 9 incomincia a lavorare nello Studio ovale. Fa un breve intervallo per la colazione con Michelle, mentre le bambine sono a scuola, e alla sera si concede il pasto principale, tutti assieme. Prima di coricarsi, lavora ancora da solo per un’ora o due. Bush era diverso: riuniva i collaboratori alle 7 del mattino (una volta sbarrò la porta al segretario di Stato Colin Powell perché era in ritardo) correva in bicicletta nel pomeriggio e alle 21 andava a letto.

Ennio Caretto
29 gennaio 2009