diario di bordo del mio palato

giovedì 28 febbraio 2008

Fresh water

GB: CENTINAIA RISTORANTI LONDRA PER RITORNO ACQUA RUBINETTO (ANSA) - LONDRA, 26 FEB Centinaia di ristoranti, da catene di successo a locali con stella Michelin, si sono uniti ad una campagna del pomeridiano londinese Evening Standard per il
ritorno a tavola dell'acqua del rubinetto. In seguito all'appello lanciato la scorsa settimana dal sindaco Ken Livingstone contro l'acqua in bottiglia, responsabile di tonnellate di rifiuti e dannosa per l'ambiente, i ristoranti di Londra sembrano pronti a seguire l'esempio di New York e ad offrire l'acqua gratuita in caraffa ai loro clienti.
«Non è una cosa difficile da fare e il nostro personale ora offre l'acqua del rubinetto automaticamente. Dobbiamo cambiare la mentalità sia del cliente che dei ristoranti a riguardo», ha detto Tom Aikens, proprietario dell'omonimo e celebre ristorante londinese.
«Non c'è niente che non va nell'acqua del rubinetto. Siamo diventati un pò troppo ricercati con l'acqua in bottiglia. La gente paga cifre stupide al ristorante o al supermercato per acqua che non è necessariamente migliore per la salute di quella che esce dal rubinetto», ha detto Anthony Worrell Thompson, famoso chef televisivo proprietario di sei ristoranti.
A unirsi alla campagna e a promettere di offrire acqua del rubinetto in alternativa a quella in bottiglia sono stati anche i celebri ristoranti Claridgès, Fifteen, Mon Plaisir ed i bar Milk and Honey e 24:london.

No more


GB: REALI, IL PRINCIPE CARLO METTE AL BANDO IL FEGATO D'OCA Ha ordinato a suoi chef di non comprare più la specialità


LONDRA, 28 FEB - I gourmet francesi non saranno contenti: il principe Carlo ha deciso di mettere completamente al bando dai suoi palazzi il foie gras.
Ambientalista, paladino dello sviluppo sostenibile e del mangiar sano, l'erede al trono ha ordinato ai suoi chef di non comprare più la specialità gastronomica francese.
Prodotto in larga parte in Francia, alimentando in modo forzato l'oca fino a GB: REALI, IL PRINCIPE CARLO METTE AL BANDO IL FEGATO D'OCA (ANSA) - LONDRA, 27 FEB - I gourmet francesi non saranno contenti: il principe Carlo ha deciso di mettere completamente al bando dai suoi palazzi il foie gras, da qualche anno sotto
accusa perchè viene prodotto alimentando in modo forzato la povera oca fino a spappolarle il fegato.
Ambientalista, paladino dello sviluppo sostenibile e del mangiar sano, l'erede al trono britannico ha ordinato ai suoi chef di non comprare più la controversa specialità gastronomica francese. Sta anche pensando di ritirare il titolo di 'fornitore della real casa' concesso ad un grosso negozio di formaggi che si trova vicino a Highgrove (la sua residenza di campagna) e vende fegato d'oca.
Il primogenito della regina Elisabetta ha espresso la sua totale avversione al foie gras in una lettera inviata ad una attivista vegetariana, Joyce Moss, che lo ha lodato per questa netta presa di posizione. In Gran Bretagna è in corso ormai da tempo una campagna che punta a proibire la produzione e commercializzazione del fegato d'oca ma il governo ha già spiegato a più riprese che non può farlo in quanto si tratterebbe di un'iniziativa «illegale» alla luce della legislazione europea sulla libera concorrenza.
Numerose catene di supermercati (da Tesco a Sainsbury passando per Asda e Waitrose) hanno fatto comunque cosa gradita ad animalisti e vegetariani sospendendone la vendita. Prodotto in larga parte in Francia dove i gourmet ne vanno pazzi, il foie gras è stato già messo totalmente fuorilegge da Germania, Norvegia, Israele e Polonia.(ANSA).

martedì 26 febbraio 2008

Antiprice

GB: RISTORANTE A CLIENTI, PAGATE QUANTO VI SEMBRA GIUSTO Locale lancia iniziativa 'anti-pricè, è subito un successo

LONDRA, 24 FEB - In un ristorante della città inglese di Poole, per due giorni a settimana i clienti pagano quanto loro
ritengono giusto versare. È l'iniziativa promozionale del proprietario Mick Callaghan che ha lanciato l' 'Anti-Price'. La novità sembra
funzionare e Callaghan non si lamenta: finora i clienti invitati a pagare un giusto prezzo' per la cena si sono nel complesso comportati da gentiluomini e si contano sulle dita di una mano quelli che ne hanno approfittato per mangiare a sbafo.

Parmesello o Rapesan?

Per la Corte di Giustizia Europea il formaggio venduto in Germania
viola la denominazione di origine controllata della specialità italiana
"Solo il Parmigiano Reggiano può essere chiamato Parmesan"
Niente ricorso, però, contro Berlino. "E' l'Italia che deve vigilare"
Ma sono già pronti nuovi cloni, dal Parmesello al Rapesan

LUSSEMBURGO - Il formaggio "parmesan" venduto il Germania viola la denominazione di origine controllata del parmigiano reggiano italiano. Nella guerra contro i falsi del formaggio più amato, venduto e persino rubato nei supermercati, la Ue dà ragione all'Italia: "solo i formaggi recanti la denominazione d'origine protetta (Dop) "Parmigiano Reggiano" possono essere venduti con la denominazione 'Parmesan'". Non, quindi, le imitazioni che fioccano, come per il prosciutto di Parma.

Così ha stabilito a Lussemburgo la Corte di giustizia europea, che ha però respinto il ricorso per inadempimento contro la Germania: per la Corte, in sostanza, sta all'Italia tutelare maggiormente il suo gioiello nazionale.

Secondo il regolamento relativo alla tutela comunitaria delle denominazioni d'origine, i prodotti registrati come Dop godono di tutela contro qualsiasi "usurpazione, imitazione o evocazione". Le denominazioni generiche non possono invece essere registrate e quelle registrate non possono divenire generiche.

Ritenendo che la Germania non tutelasse a sufficienza la DOP "Parmigiano Reggiano", la Commissione ha avviato un procedimento per inadempimento. Reputa che il termine "parmesan" sia la traduzione della Dop "Parmigiano Reggiano" e ha richiesto alle autorità tedesche di intervenire d'ufficio per porre fine alla commercializzazione dei prodotti venduti con la denominazione "parmesan" ma non conformi al disciplinare della Dop "Parmigiano Reggiano".

Tuttavia i giudici di Lussemburgo hanno respinto il ricorso avviato dall'esecutivo comunitario contro Berlino, spiegando che "nell'ordinamento tedesco sono presenti gli strumenti adeguati a garantire la tutela sia degli interessi dei produttori sia di quelli dei consumatori". Quindi, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, non spetta alle autorità tedesche sanzionare l'imitazione del nostro parmigiano, ma "gli organi di controllo cui incombe l'obbligo di assicurare il rispetto delle Dop sono quelli dello Stato membro da cui proviene la Dop medesima: l'Italia, quindi.

Se il Parmesan non si troverà più nel mercato comunitario, l'industria del falso ha già pronti altri cloni come il Pamesello, il Parma, il Rapesan ed il Pasgrasan, pronti a prendere il posto della più famosa imitazione del parmigiano. Lo denuncia Coldiretti, ricordando che se il parmigiano e il grana padano sono i più imitati al mondo - vedi alla voce Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sudamerica, Parmeson in Cina o Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone - all'estero è falso un prodotto italiano su quattro. Con le esportazioni di prodotti alimentari dall'Italia che raggiungono il valore di 17 miliardi di euro mentre il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy vale oltre 50 miliardi di euro.
(26 febbraio 2008)

mercoledì 20 febbraio 2008

Da Chef a clochard


GB:COME 'TERMINAL',PER 3 ANNI VIVE IN AEROPORTO GATWICK/ANSA EX CHEF DIVENTATO BARBONE HA VIOLATO ORDINE DI ANDARSENE (ANSA) - LONDRA, 20 FEB - Un ex chef diventato barbone ha ammesso davanti a un magistrato di aver violato per l'ennesima volta un'ingiunzione che lo obbligava a stare alla larga dall'aeroporto londinese di Gatwick. Ma d'altra parte, bisogna anche capirlo: lo scalo era un pò casa sua, dato che il clochard vi ha letteralmente vissuto per tre anni, una situazione che
ricorda molto da vicino il film 'Terminal' con Tom Hanks.
Anthony Delaney, 43 anni, aveva trasformato l'aeroporto del West Sussex nella sua residenza. Lì mangiava, si faceva la doccia, dormiva. Al giudice della Lewes Crown Court che, dopo l'arresto, lo accusava di aver violato il suo 'Asbò (ordinanza contro i comportamenti antisociali), Delaney ha detto che usciva dal terminal sud di Gatwick solo per andare a ritirare il sussidio statale per coloro che sono «in cerca di lavoro». Lo chef, quando aveva perso il lavoro, era anche rimasto senza casa.
L'uomo, è stato detto durante l'udienza - che ha deciso che Delaney resterà in carcere fino alla sentenza, il 10 marzo - non ha mai avuto problemi mentali, nè di dipendenza da alcol o droga. La sua presenza a Gatwick non ha mai provocato alcun problema: ha detto di aver scelto quell' 'aeroporto semplicemente perchè «era pulito, asciutto e caldo».
Il suo soggiorno era iniziato nel 2004, ma anche dopo essere stato cacciato dalle autorità aeroportuali nel 2005, egli ha continuato a vivere a Gatwick. Poi è arrivata l'ordinanza del magistrato, nel 2006, che lo obbligava a stare lontano non solo dall'aeroporto, ma anche dalla stazione ferroviaria adiacente, fino al 2011. Ma Delaney amava ormai troppo la sua casa, e se n'è infischiato, nonostante
il ripetersi degli 'Asbo contro di lui restando a gironzolare e a passare la notte in aeroporto.
Il giudice Richard Hayward ha deciso che Anthony resterà in carcere, perchè se fosse rimesso subito in libertà, tornerebbe senz'altro a Gatwick. «Sarebbe veramente troppo - ha commentato - Ci sono altri posti dove puoi farti una doccia. Questa storia va avanti da troppo tempo. È tutto molto strano». Nel frattempo, ha spiegato, i servizi sociali cercheranno di trovare un posto dove Delaney possa andare a vivere. Un portavoce di Gatwick non ha voluto commentare.
Nel film Terminal, Hanks fa la parte di un passeggero dell'est europeo che si trova bloccato all'aeroporto Kennedy di New York a causa dei rivolgimenti politici in patria e i problemi burocratici che ne nascono. Inizia quindi a vivere nello scalo. La storia è stata ispirata dalla vicenda di Mehran Nasseri, un iraniano rifugiatosi in Belgio, che visse all'aeroporto Charles De Gaulle di Parigi dal 1998
al 2006 dopo aver perso i documenti ed essere rimasto intrappolato dal braccio di ferro tra la burocrazia belga e quella francese.
(ANSA).

domenica 17 febbraio 2008

Un mondo senza zucchero?


SALUTE: USA; DOLCIFICANTI FANNO INGRASSARE, STUDIO (ANSA) - WASHINGTON,
11 FEB - L'uso di dolcificanti a base di saccarina invece di zucchero puro e semplice farebbe ingrassare: è questo il risultato emerso da un nuovo studio condotto su topi da laboratorio che sta non solo irritando l'industria dei
dolcificanti, ma creando scompiglio tra le centinaia di migliaia di persone che
tentano di perdere peso evitando lo zucchero.
La ricerca che sta facendo scalpore in America è stata condotta alla
Purdue University dell'Indiana analizzando il peso di topolini
divisi in due gruppi: uno a cui veniva somministrato cibo zuccherato con
glucosio e un altro con saccarina.
Gli animali nutriti a base di saccarina hanno evidenziato un appetito
più forte e quindi un consumo di calorie più alto (almeno 100
calorie in più al giorno che nei ratti è un ammontare consistente) e
così un aumento del peso rispetto ai topi che ingerivano zucchero
semplice.
Il rapporto pubblicato sulla rivista 'Behavioral Neuroscience' ipotizza che
l'assunzione di cibo molto dolcificato, come quelli a cui viene
aggiunta la saccarina, prepara l'organismo a ricevere una grande
quantità di calorie, facendo così scattare la fame.
La ricerca è già stata critica da rappresentanti dell'industria dei
dolcificanti come incompleta. Ma i 'sovrappeso' stanno già rendendo
nota.(ANSA).

I mini piatti dell'orgoglio single...


SAN FAUSTINO: COLDIRETTI, SINGLE SPINGONO MINI PIATTI PRONTI (ANSA) -
ROMA,15 FEB - All'indomani della festa degli
innamorati, arriva il giorno dell'orgoglio-single con San Faustino
eletto a protettore dei cuori solitari che si rivelano apripista di nuove
tendenze di consumo a tavola. Come testimoniano i dati presentati dalla
Coldiretti, secondo cui «dai circa 7 milioni di single è
venuto un importante contributo al boom delle vendite di mini porzioni e
piatti pronti con le verdure in sacchetto che fanno registrare
un aumento negli acquisti familiari del 4,2% nel 2007, in netta
controtendenza rispetto al consumo di verdure in generale (-2,6%)».
Secondo l'Istat, riferisce l'organizzazione agricola, le
famiglie italiane con un singolo componente sono 5,9 milioni, oltre un quarto
del totale (26,1%), e negli ultimi anni tendono ad aumentare con tassi
superiori al 5%. Destinano in media alla spesa mensile 1.614
euro dei quali un terzo dedicato all'abitazione (33,6 per cento),
ma ben il 18,5% all'alimentazione. «Si tratta infatti - sostiene la
Coldiretti - di un segmento di popolazione con uno stile di vita
attento a risparmiare tempo a favore del lavoro e soprattutto dello
svago, senza rinunciare però al consumo di prodotti freschi». I
comportamenti di acquisto dei single hanno spinto il consumo di
«verdura e frutta pronto uso che ha superato - stima la Coldiretti -
oltre 40 milioni di chili per una spesa di 350 milioni di euro per soli
acquisti casalinghi. Anche per questo sono stati inseriti nel paniere
Istat sull'andamento dei prezzi.
Si moltiplicano piatti pronti come la pasta precotta con condimento
aggiunto per microonde o i sughi monoporzione da 80 grammi,
mentre è boom, per cene last-minute, dei salumi già affettati, i
cubetti di pancetta e il formaggio grattugiato per una carbonara
express, le carote julienne e la pizza surgelata».
L'innovazione di mercato per i single riguarda anche le porzioni
con l'arrivo sul mercato, continua l'organizzazione agricola, delle
baby angurie da 2 a 2,5 chilogrammi invece delle classiche da 10 chili,
il Parmigiano Reggiano in piccoli involucri da 25 grammi, le
uova in confezioni da due o da quattro al posto della classica dozzina
e i vassoi misti con frutti o ortaggi differenti, ad esempio una
mela, una pera ed un kiwi, studiati proprio per le famiglie
monocomponente. «Ma tutto questo ha un costo - conclude la Coldiretti -
con la spesa alimentare che raggiunge valori record per i single, come
nel caso della verdura in sacchetto pronta per l'uso il cui
prezzo è mediamente di poco superiore a 8 euro al chilo, quasi sei volte
maggiore rispetto a quello dello stesso prodotto venduto
sfuso». (ANSA)