ANIMALI:CORNACCHIE INVENTANO TECNICHE PER AVERE CIBO, STUDIO (ANSA) - ROMA, 25
MAG - Le cornacchie sono intelligenti ed hanno intuito da vendere: al bisogno, si ingegnano per procacciarsi il cibo inventando tecniche nuove e creando utensili ad hoc benchè non siano geneticamente determinate per farlo, ma solo in risposta ad un'esigenza del momento. È quanto dimostra uno studio di Chris Bird della università di Cambridge in Inghilterra, pubblicato sulla rivista dell'Accademia Nazionale delle Scienze PNAS.
L'esperto ha utilizzato cornacchie cresciute in cattività e ha dato loro del cibo ponendolo però 'sotto chiave', chiuso in una teca o in un tubicino di vetro. La cornacchia si trova a disposizione delle pietre di diverse dimensioni e dei bastoncini pieghevoli.
Incredibilmente, appena l'animale si rende conto della disponibilità di cibo, con un minimo di addestramento iniziale, sceglie la pietra migliore da scagliare sul vetro.
Quando ha di fronte il tubicino, invece, capisce che la pietra non va bene e si ingegna per la ricerca di una nuova soluzione: così, piega il tubicino ad uncino per tirarne fuori il cibo, dimostrando di saper usare in sequenza diversi utensili capendo quale serve in un dato momento.
Le cornacchie che vivono in natura non fanno nulla di tutto ciò, conclude Bird, quindi tale comportamento è un'evidenza diretta della forte intelligenza e dell'intuito di questi animali che, nati in cattività, non hanno mai avuto bisogno di procurarsi il cibo che viene normalmente dato loro dagli allevatori.(ANSA).
diario di bordo del mio palato
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martedì 26 maggio 2009
mercoledì 22 aprile 2009
Flavor ...first

PUBBLICITÀ: ORA C'È ANCHE QUELLA DA MANGIARE (ANSA) - ROMA, 8 APR - Nasce la pubblicità da mangiare. Grazie a una partnership tra la First Flavor e la Us Ink, grande fornitore di inchiostro per giornali, le ditte alimentari e di bevande
potranno utilizzare dei sigilli, contenenti campioni di diversi profumi, apposti su quotidiani e periodici, per pubblicizzare i loro prodotti.
La notizia è anticipata da Economist. (ANSA).
Todos a La Chueca...
CINEMA: DA SPAGNA UNA COMMEDIA GAY TRA CUCINA E CALCIO/ANSA IN SALA FUORI MENÙ CON L'ALMODOVARIANO JAVIER CAMARA (di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA, 22 APR - Arriva dalla Spagna Fuori menù una commedia tutta da ridere tra amori gay, alta cucina, famiglia e calcio. Opera prima di Nacho G. Velilla il film che sarà nella sale dal 24 aprile distribuito in 100 copie dalla Bolero Film, ha come protagonista Maxi ( uno straordinario Javier Camara, attore almodovariano) un cuoco di prestigio, proprietario di un ristorante di moda nel quartiere gay di Madrid: La Chueca.
Qui Maxi, che è un perfezionista dell'alta cucina e aspira a una stella della prestigiosa guida Michelin, vive la sua omosessualità senza complessi, ma il suo passato di etero bussa a un certo punto alla sua porta. Un passato che prende la forma di due figli, l'adolescente Edu e la ragazzina Alba, frutto di un precedente matrimonio. Non solo, per il cuoco tra una ricetta e un'altra trova
anche il tempo di innamorarsi del suo nuovo vicino di casa, un ex calciatore argentino Horacio Peretti (Benjamin Vicuna) più che attraente.
La vita di Maxi diventerà così sempre più difficile per tutta una serie di motivi. Perchè i suoi figli non amano accettare la sua omosessualità; perchè il suo staff del ristorante è una vera e propria armata brancaleone; perchè dovrà assistere alla dichiarazione di omosessualita del suo amato Horacio durante la più maschia delle trasmissioni di calcio e perchè, infine, ha dei genitori supertradizionalisti (il padre è il più grande esperto di barzellette sui gay).
Un film che ricorda quelli di Almodovar? «Una cosa che mi lusinga, ma credo che alla fine ogni regista abbia il suo linguaggio - dice Velilla -. Io ad esempio mi sono misurato con la televisione (è infatti l'autore della fortunata serie Medico de familia, da cui è tratto il Medico in famiglia italiano) e ne sono orgoglioso». Per quanto riguarda il film:«ho voluto raccontare della velocità in cui è
cambiata la società spagnola negli ultimi trenta anni. Di una nazione in cui convive una legislazione favorevole ai gay, ma dove ci sono poi generazioni come quella dei genitori di Maxi che sono totalmente omofobi».
Sulle contraddizioni della società spagnola interviene anche Camara: «anche Zapatero, che voi ammirate tanto ha le sue contraddizioni, quando è venuto il nunzio apostolico in Spagna dopo essere andato a pranzo con lui e il re si è calato i pantaloni e ha fatto slittare la legge sull'aborto ancora una volta. Eppure noi viviamo in uni stato laico». (ANSA).
Qui Maxi, che è un perfezionista dell'alta cucina e aspira a una stella della prestigiosa guida Michelin, vive la sua omosessualità senza complessi, ma il suo passato di etero bussa a un certo punto alla sua porta. Un passato che prende la forma di due figli, l'adolescente Edu e la ragazzina Alba, frutto di un precedente matrimonio. Non solo, per il cuoco tra una ricetta e un'altra trova
anche il tempo di innamorarsi del suo nuovo vicino di casa, un ex calciatore argentino Horacio Peretti (Benjamin Vicuna) più che attraente.
La vita di Maxi diventerà così sempre più difficile per tutta una serie di motivi. Perchè i suoi figli non amano accettare la sua omosessualità; perchè il suo staff del ristorante è una vera e propria armata brancaleone; perchè dovrà assistere alla dichiarazione di omosessualita del suo amato Horacio durante la più maschia delle trasmissioni di calcio e perchè, infine, ha dei genitori supertradizionalisti (il padre è il più grande esperto di barzellette sui gay).
Un film che ricorda quelli di Almodovar? «Una cosa che mi lusinga, ma credo che alla fine ogni regista abbia il suo linguaggio - dice Velilla -. Io ad esempio mi sono misurato con la televisione (è infatti l'autore della fortunata serie Medico de familia, da cui è tratto il Medico in famiglia italiano) e ne sono orgoglioso». Per quanto riguarda il film:«ho voluto raccontare della velocità in cui è
cambiata la società spagnola negli ultimi trenta anni. Di una nazione in cui convive una legislazione favorevole ai gay, ma dove ci sono poi generazioni come quella dei genitori di Maxi che sono totalmente omofobi».
Sulle contraddizioni della società spagnola interviene anche Camara: «anche Zapatero, che voi ammirate tanto ha le sue contraddizioni, quando è venuto il nunzio apostolico in Spagna dopo essere andato a pranzo con lui e il re si è calato i pantaloni e ha fatto slittare la legge sull'aborto ancora una volta. Eppure noi viviamo in uni stato laico». (ANSA).
martedì 21 aprile 2009
I MEJO...
GASTRONOMIA: GB, SPAGNOLO IL RISTORANTE MIGLIORE DEL MONDO MALE ITALIA IN CLASSIFICA 2009 DI 'RESTAURANT MAGAZINÈ (ANSA) - LONDRA, 21 APR - Per il quarto anno consecutivo, lo spagnolo 'El Bullì è stato classificato il miglior ristorante del mondo nella nuova graduatoria pubblicata sull'ultimo numero della rivista specializzata britannica 'Restaurant Magazine'.
Con quattro locali ai primi 10 posti, la Spagna fa la parte del leone nell'edizione 2009 della 'World's 50 Best Restaurants', una classifica che oltremanica (e non solo) è considerata una sorta di riferimento d'obbligo della buona tavola. Assai meno bene invece l'Italia, che perde posizioni e che ha solo sei 'entry' nella Top 50della gastronomia.
Situato a Rosas, non lontano da Barcellona, 'El Bullì è gestito da Ferran Adria, uno degli chef più quotati in campo internazionale.
Il locale catalano precede il 'Fat Duck', rinomato ristorante inglese che alcuni mesi fa restò chiuso per un paio di settimane dopo una serie di malori accusati da alcuni clienti. Seguono poi il danese Noma, e altri due spagnoli, il Mugaritz e il Celler de Can Roca
Tra i Top 50 gli italiani sono sei. Il migliore, secondo Restaurant Magazine, è l'Osteria Francescana di Modena, una 'new entry' collocata al numero 13. Al ventunesimo posto c'è invece il Cracco di Milano, che rispetto all'edizione 2008 guadagna 21 posizioni. Il Gambero Rosso di S. Vincenzo (Livorno) ne perde invece 16 e retrocede a quota 28.
Più in basso, al quarantaduesimo posto, c'è il Combal Zero di Rivoli (Torino), una 're-entry', mentre ai numeri 48 e 49 vengono rispettivamente classificati il ristorante Dal Pescatore di Canneto Sull'Oglio (Mantova), che perde 25 posizioni, e Le Calandre di Sarmeola di Rubano (Padova) che nella classifica della rivista britannica scende di 13 gradini. (ANSA).
Con quattro locali ai primi 10 posti, la Spagna fa la parte del leone nell'edizione 2009 della 'World's 50 Best Restaurants', una classifica che oltremanica (e non solo) è considerata una sorta di riferimento d'obbligo della buona tavola. Assai meno bene invece l'Italia, che perde posizioni e che ha solo sei 'entry' nella Top 50della gastronomia.
Situato a Rosas, non lontano da Barcellona, 'El Bullì è gestito da Ferran Adria, uno degli chef più quotati in campo internazionale.
Il locale catalano precede il 'Fat Duck', rinomato ristorante inglese che alcuni mesi fa restò chiuso per un paio di settimane dopo una serie di malori accusati da alcuni clienti. Seguono poi il danese Noma, e altri due spagnoli, il Mugaritz e il Celler de Can Roca
Tra i Top 50 gli italiani sono sei. Il migliore, secondo Restaurant Magazine, è l'Osteria Francescana di Modena, una 'new entry' collocata al numero 13. Al ventunesimo posto c'è invece il Cracco di Milano, che rispetto all'edizione 2008 guadagna 21 posizioni. Il Gambero Rosso di S. Vincenzo (Livorno) ne perde invece 16 e retrocede a quota 28.
Più in basso, al quarantaduesimo posto, c'è il Combal Zero di Rivoli (Torino), una 're-entry', mentre ai numeri 48 e 49 vengono rispettivamente classificati il ristorante Dal Pescatore di Canneto Sull'Oglio (Mantova), che perde 25 posizioni, e Le Calandre di Sarmeola di Rubano (Padova) che nella classifica della rivista britannica scende di 13 gradini. (ANSA).
Bocchia versus Adrià (?)
TV: 'STRISCIÀ; BOCCHIA CONTRO ADRIÀ SU CUCINA MOLECOLARE (ANSA) - MILANO, 21 APR - Allo chef Ettore Bocchia che, insieme al fisico Davide Cassi nel 2003 ha redatto il 'Manifesto della Cucina Molecolare Italianà, non è proprio andata giù la
puntata di ieri di 'Striscia la Notizià con il cuoco spagnolo Ferran Adrià Acosta, il capo chef del ristorante 'El Bullì a Roses sulla Costa Brava, il cui nome è spesso associato a 'Gastronomia molecolarè.
«La cucina molecolare non è la cucina chimica e i due termini non vanno confusi - precisa l'executive chef del Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio -. Ho fondato la cucina molecolare con una visione opposta a quella dei cuochi citati nella trasmissione».
Bocchia cita il suo libro 'Il gelato estemporaneò (ed. Sperling & Kupfer): «(...) Gli ingredienti saranno tutti di origine naturale, senza l'uso di additivi chimici, di aromi e coloranti sintetici e via dicendo». E dice: «Ovviamente applico questo principio ogni giorno a tutti i miei menù».
«Nello studiare ciò che accade a livello molecolare durante la trasformazione di un alimento - racconta -, ho fatto ricerca a 360ø.
Ho quindi anche investigato il campo degli alginati e della methylcellulosa. Ho trovato cose molto stimolanti da un punto di vista
'creativò e texturale, ma personalmente ho deciso di non utilizzare queste sostanze nei miei menù, perchè non si ha, tutt'ora, una
piena conoscenza delle loro implicazioni sulla salute». (ANSA).
puntata di ieri di 'Striscia la Notizià con il cuoco spagnolo Ferran Adrià Acosta, il capo chef del ristorante 'El Bullì a Roses sulla Costa Brava, il cui nome è spesso associato a 'Gastronomia molecolarè.
«La cucina molecolare non è la cucina chimica e i due termini non vanno confusi - precisa l'executive chef del Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio -. Ho fondato la cucina molecolare con una visione opposta a quella dei cuochi citati nella trasmissione».
Bocchia cita il suo libro 'Il gelato estemporaneò (ed. Sperling & Kupfer): «(...) Gli ingredienti saranno tutti di origine naturale, senza l'uso di additivi chimici, di aromi e coloranti sintetici e via dicendo». E dice: «Ovviamente applico questo principio ogni giorno a tutti i miei menù».
«Nello studiare ciò che accade a livello molecolare durante la trasformazione di un alimento - racconta -, ho fatto ricerca a 360ø.
Ho quindi anche investigato il campo degli alginati e della methylcellulosa. Ho trovato cose molto stimolanti da un punto di vista
'creativò e texturale, ma personalmente ho deciso di non utilizzare queste sostanze nei miei menù, perchè non si ha, tutt'ora, una
piena conoscenza delle loro implicazioni sulla salute». (ANSA).
lunedì 23 marzo 2009
USA, BASTA DOLCIFICANTI, TORNA LO ZUCCHERO

SALUTE: USA, BASTA DOLCIFICANTI, TORNA LO ZUCCHERO / ANSA
È PIÙ NATURALE E NON FA INGRASSARE DI PIÙ. MODELLO MICHELLE (ANSA) - NEW YORK, 21 mar - Zucchero è bello. Una delle bibite più ricercate negli Stati Uniti è la Coca
Cola kosher, a base di zucchero di canna e teoricamente dedicata agli ebrei osservanti che non consumano mais per la Pasqua. È
diventato un prodotto 'cult' e visto il successo alcuni negozi la stanno addirittura razionando.
Dopo 30 anni di processi, negli Stati Uniti torna alla grande lo zucchero, che sta sempre più sostituendo i dolcificanti a base di mais, accusati di essere una delle cause dell'obesità, e di non essere un prodotto naturale, dato che viene trattato chimicamente.
Ne parla oggi con ampio rilievo il New York Times, rilevando che lo zucchero è entrato di nuovo nella composizione di prodotti alimentari di grande consumo. Dalla salsa di pomodoro di Pizza Hut alla nuove Pepsi Natural, dai piatti surgelati del colosso ConAgra ai popolari condimenti per insalata, i cosiddetti 'dressing', della Kraft.
Secondo molti esperti, in realtà non ci sono grosse differenze tra edulcoranti naturali ed artificiali. La regola è una sola, si esagera zucchero o fruttosio ottenuto dal granoturco hanno gli stessi effetti: fanno ingrassare a portano al diabete.
A guidare la nuova svolta salutista degli americani è ancora una volta la First Lady Michelle Obama. Non coltiva canna da zucchero nell'orto della Casa Bianca che ha appena inaugurato, ma ha fatto chiaramente sapere che le figlie, Ssha e Malia, non
consumano prodotti a base di edulcoranti artificiali.
A voler essere assolutamente precisi, secondo la Food & Drug Administration statunitense (Fda, che dà il via libera a medicinali e additivi alimentari), zucchero e fruttosio da mais sono ambedue da considerare prodotti naturali.
Secondo gli esperti citati dal Ny Times, sia lo zucchero sia lo sciroppo di fruttosio ottenuto dal mais sono composti da glucosio e fruttosio, ma nello sciroppo la percentuale di fruttosio è superiore del 5% circa.
Le conseguenze non sarebbero irrilevanti, viene fatto notare: il fruttosio viene metabolizzato dal fegato con effetti non troppo dissimili da quelli provocati da un consumo eccessivo si alcol. (ANSA).
martedì 10 febbraio 2009
Cavoli acidi

GB: CAVOLFIORE INGLESE SPODESTATO DAI BROCCOLI ITALIANI IL TIMES ANNUNCIA UNA CAMPAGNA DAI TONI NAZIONALISTICI (ANSA) - LONDRA, 9 FEB - Prima i lavoratori, ora le verdure: l'Italia continua a spopolare in territorio britannico, e
si impone anche a tavola. I britannici voltano infatti le spalle al cavolfiore, elemento indispensabile del 'sunday roast', il tradizionale arrosto domenicale del Regno Unito e al pallido 'cauliflower' indigeno, verdura di accompagnamento che, insieme a carote e patate, è presente in moltissimi piatti della tradizione culinaria britannica, preferiscono gli italianissimi broccoli, prodotto d'importazione più costoso e alla moda.
Il Times annuncia una campagna che l'associazione Brassica Growers lancia per il ritorno alla verdura di identità britannica. La Brassica oleracea botrytis, il cavolfiore appunto, lancia dunque la sfida al 'superfood' (ovvero ricco di proprietà benefiche) broccoli, chiamato così (ma sempre al plurale) in lingua inglese. Entrambi fanno parte della stessa famiglia, quella delle brassicacee e,
secondo l'associazione per la difesa del cavolfiore, hanno delle simili proprietà nutrizionali. Ma l'italiano ha da qualche anno il vento in poppa nelle vendite.
Non è solo un attaccamento alle tradizioni che accende così gli spiriti britannici. La produzione di cavolfiore è crollata del 35% e molti agricoltori stanno pensando di abbandonarne la coltivazione. Le statistiche del governo rivelano che lo scorso anno sono stati dedicati solo 9.503 ettari di terra alla coltivazione del cavolfiore, una consistente diminuzione se paragonati ai 13.382 ettari di dieci
anni prima. La lotta vegetale si tinge, dunque, di toni nazionalisti: preferendo i broccoli, le coltivazioni britanniche ne perdono a favore di una verdura importata, che costa di più e fa guadagnare di meno all'economia del paese.«Vogliamo un revival del cavolfiore - dice al Times il presidente della Brassica Growers Association, Phillip Effingham - è triste vedere il suo declino causato dal successo dei broccoli. Vogliamo riportare il cavolfiore al posto che gli spetta di diritto: le nostre tavole. Stiamo dimenticando le basi della nostra alimentazione, il suo valore nutrizionale, la sua appartenenza alla cultura britannica e la sua versatilità». (ANSA).
venerdì 6 febbraio 2009
Harry's cuts


VUOTI TAVOLINI HEMINGWAY E CALLAS, IN CRISI HARRY'S BAR/ANSA CALO INCASSI 40%, CIPRIANI PROPONE STIPENDI E ORARIO RIDOTTI (di Michele Galvan) (ANSA) - VENEZIA, 4 FEB - La crisi non fa sconti e anche locali entrati nel mito, come l'Harry's Bar di Venezia, devono tirare la cinghia. Succede così che di fronte al calo degli incassi - il 40% in meno nel 2008, e un gennaio 2009 molto difficile - il patron Arrigo Cipriani ha proposto ai 75 dipendenti del più noto ristorante di Venezia una busta paga più leggera a fronte di una riduzione dell'orario di lavoro.
Una soluzione in linea con quanto Cipriani ha già fatto nei locali di New York e di Londra. «A Londra abbiamo tagliato in un giorno gli stipendi del 10% e nessuno ha detto nulla - spiega Cipriani - e lo stesso abbiamo fatto anche in alcuni locali di New York. Solo in Italia ci vogliono sei mesi per avviare una trattativa».
All'ora di pranzo nello storico locale in Calle Vallaresso, a due passi da Piazza San Marco, tra una portata e l'altra non c'è molto tempo per affrontare il problema. Ma la questione è sul 'tavolo' e la prossima settimana è in programma l'incontro fra Cipriani e i sindacati «Sì, la trattativa c'è - confermano le maestranze - ma non è in dirittura d'arrivo».
«Bisogna arrivare a una riduzione dello stipendio - aggiunge Cipriani - con una riduzione dell'orario di lavoro, altrimenti non sappiamo come uscirne». I sindacati temono invece lo spettro dei licenziamenti. Ma il patron dell'Harry's è categorico: «ho sempre detto che non voglio perdere alcun posto di lavoro».
L'Harry's Bar è uno dei locali più celebrati al mondo. Vuoi perchè qui, in 80 anni di storia, sono passati personaggi come Ernest Hemingway, Truman Capote, Orson Welles, Aristotele Onassis e Maria Callas. Vuoi perchè - si dice - sedendosi nei suoi piccoli tavoli rotondi, affacciati sulla laguna, è possibile «veder passare il mondo». Dal 2001 il ristorante fondato da Giuseppe Cipriani è addirittura vincolato dal Ministero dei Beni culturali come «monumento vivente».
Arrigo Cipriani è un imprenditore attento, e la crisi l'aveva «fiutata» fin dall'inizio. Nell'aprile 2008, con il dollaro sempre più debole per la voragine dei mutui subprime, il titolare dell'Harry's aveva annunciato lo sconto del 20% agli ospiti americani, pubblicizzando l'iniziativa con tanto di cartello all'ingresso. Nel giugno scorso, con il riaffacciarsi del rischio inflazione, il blasonato locale non aveva provato imbarazzo nell'informare che tagliava il prezzo dei menù del 10%. Ora, con la crisi mondiale e l'emorragia di turisti a Venezia, anche l'Harry's bar tenta di correre ai ripari, scendendo a trattative con camerieri, chef e barman. (ANSA).
giovedì 5 febbraio 2009
SAM KASS...chi?

Cucinerà per la famiglia del presidente
Chicago alla Casa Bianca. Anche il cuoco
Obama chiama a Washington il suo chef di fiducia. Sam Kass, 28 anni, utilizza solo prodotti genuini e locali
Sam Kass (da Chicagoist.com)
WASHINGTON - Il presidente Obama sta gettando le basi di una rivoluzione non solo culturale ma anche culinaria. Si è portato dietro da Chicago un giovane cuoco, Sam Kass di 28 anni, che pratica la versione americana dello slow food, cioè usa solo prodotti genuini e locali. Kass cucina sano, i suoi piatti sono eccellenti ed equilibrati, ha dichiarato Katie McCormick, la portavoce della first lady Michelle, dando la notizia: «Sarà lui a preparare i pasti privati per la famiglia».
Il ruolo del giovane è senza precedenti: di norma, è il capo cuoco della Casa Bianca, quello addetto ai banchetti ufficiali, in questo caso Cristeta Comerford, la prima donna a ricoprire la carica, che cucina per la first family. Scelta da Bush, Cristeta è stata ereditata da Obama che non ha però rinunciato al cuoco personale. A Chicago, Kass, che dopo la laurea in agricoltura lavorò in Europa, era un cuoco volante. Aveva fondato Inevitabile table, un servizio a domicilio, e andava a cucinare a casa dei clienti, gli Obama innanzitutto. In un’intervista a una radio, dichiarò che molti americani non sanno o non possono mangiare bene, indulgono nel fast food e ingurgitano enormi quantità di cibo: «L’alimentazione è sbagliata, produce la obesità, il diabete e altre malattie. Il cibo va preparato con cura e assaporato lentamente».
Alice Waters, una cuoca nota all’intera America, ha applaudito al suo ingresso alla Casa Bianca: «Il presidente deve dare il buon esempio anche a tavola, il pubblico deve imparare, i bambini innanzitutto come le sue figlie Malia e Shasha». Non è escluso che alla Casa Bianca Kass coltivi un orto per le spezie e i legumi da lui prediletti, come fecero i cuochi dei presidenti fino all’inizio del Novecento e come fece la first lady Eleanor Roosevelt nella seconda guerra mondiale: nel parco retrostante vi è abbondante spazio e il terreno è fertile. A Chicago, Kass, un verde che difende l’ambiente naturale, ne possedeva alcuni, e Obama non lo ostacolerebbe.
Secondo la portavoce McCormick, la first lady e il presidente, entrambi sportivi praticanti, sono del parere che la salute corra sul binario dell’esercizio fisico e del cibo salutare. Il New York Times ha riferito mercoledì che Obama imposta la giornata in funzione della famiglia. Alle sette del mattino si reca in palestra per un’ora per fare sollevamento pesi e pallacanestro. Alle 8 consuma il breakfast servito da Kass con Michelle e le due figlie e alle 9 incomincia a lavorare nello Studio ovale. Fa un breve intervallo per la colazione con Michelle, mentre le bambine sono a scuola, e alla sera si concede il pasto principale, tutti assieme. Prima di coricarsi, lavora ancora da solo per un’ora o due. Bush era diverso: riuniva i collaboratori alle 7 del mattino (una volta sbarrò la porta al segretario di Stato Colin Powell perché era in ritardo) correva in bicicletta nel pomeriggio e alle 21 andava a letto.
Ennio Caretto
29 gennaio 2009
mercoledì 24 dicembre 2008
Dans ma cuisine...
FRANCIA: GUERRA CHEF ALL'ELISEO AI TEMPI DI MITTERRAND/ANSA DANIELE, VOLUTA DAL PRESIDENTE, DURÒ DUE ANNI E MEZZO IN CUCINA (di Fausto Belia) (ANSA) - PARIGI, 23 DIC - Fu proprio all' inizio del suo secondo mandato presidenziale, nel 1988,
che Francois Mitterrand decise che qualcosa nella vita quotidiana dell' Eliseo doveva cambiare: «Voglio una donna di campagna nella mia cucina!».
Ne aveva abbastanza il primo e unico monarca socialista della Quinta repubblica di quei piatti ufficiali, impeccabili, 'ma leziosì, che gli preparava con grande cura Joel Normand, lo chef dell' Eliseo, un vero fuoriclasse dei fornelli. Mitterrand, buona forchetta e nostalgico, voleva qualcosa di più robusto, saporito, antico, che gli ricordasse la cucina di sua nonna.
Così partì la ricerca di uno chef, che avesse il volto di una donna.
Se ne incaricò il ministro della cultura, Jack Lang, che riuscì infine a scovare nel Perigord, nel centro del paese, Daniele Delpeuch, che aveva - e ha - una fattoria e un ristorante, La Borderie. Menu? Agnello, arrosti, foie gras, tartufi. L' ideale per il monarca socialista.
Quando l'auto del ministero della cultura andò a prenderla, lei provò a dire: «Ho delle pecore che stanno per partorire, devo rientrare», ma le venne risposto: «Signora, è un posto che non si rifiuta».
Così Daniele Delpeuch, che aveva allora 46 anni e già quattro figli, arrivò all' Eliseo. S'installò in una cucina, piazzata sotto gli appartamenti privati, a fianco della cucina ufficiale dominata dal grande chef Normand, da 17 anni uno dei migliori della Francia. Una specie di coabitazione culinaria, come più tardi arrivò quella politica sinistra-destra del '93 con Mitterrand presidente ed Edouard Balladur,
il capo dei gollisti di allora, premier.
Daniele avvertì subito Mitterrand: «Signor presidente, nessuno le restituirà i sapori della sua infanzia. Ma ci proverò».
Furono così tartufi per l'arrivo di Gorbaciov, una zuppa di pesce speciale per festeggiare l' anniversario dell'elezione con fratelli e sorelle, una colazione franco-spagnola in onore della regina Sofia di Spagna. Menù e ricette che dovevano navigare con attenzione fra gusto - soprattutto quello del presidente - diplomazia e politica. «Un giorno - racconta - avevo acquistato delle superbe e deliziose fragole del Cile, in pieno inverno, per preparare una torta. Il signor Mitterrand la fece rimandare in cucina con un messaggio: 'Voglio solo frutta di stagionè».
Ma, al servizio del capo dello Stato, Daniele - scrive Le Monde - scoprì nello stesso tempo le comodità - un alloggio in un palazzo statale, che ospitava anche la figlia segreta di Mitterrand, Mazarine, con la madre Anne Pingeot - e le gelosie della corte.
Dopo due anni e mezzo Daniele deve partire: la coabitazione in cucina si rivelò impossibile. «Due servizi identici in una stessa casa, non poteva funzionare», nota con eleganza Joel Normand, oggi in pensione. Daniele lascia allora Parigi e riparte per la campagna del Perigord. È ancora lì, fra un viaggio e l'altro, fra oche e pecore, nella sua fattoria, la Borderie. (ANSA).
che Francois Mitterrand decise che qualcosa nella vita quotidiana dell' Eliseo doveva cambiare: «Voglio una donna di campagna nella mia cucina!».
Ne aveva abbastanza il primo e unico monarca socialista della Quinta repubblica di quei piatti ufficiali, impeccabili, 'ma leziosì, che gli preparava con grande cura Joel Normand, lo chef dell' Eliseo, un vero fuoriclasse dei fornelli. Mitterrand, buona forchetta e nostalgico, voleva qualcosa di più robusto, saporito, antico, che gli ricordasse la cucina di sua nonna.
Così partì la ricerca di uno chef, che avesse il volto di una donna.
Se ne incaricò il ministro della cultura, Jack Lang, che riuscì infine a scovare nel Perigord, nel centro del paese, Daniele Delpeuch, che aveva - e ha - una fattoria e un ristorante, La Borderie. Menu? Agnello, arrosti, foie gras, tartufi. L' ideale per il monarca socialista.
Quando l'auto del ministero della cultura andò a prenderla, lei provò a dire: «Ho delle pecore che stanno per partorire, devo rientrare», ma le venne risposto: «Signora, è un posto che non si rifiuta».
Così Daniele Delpeuch, che aveva allora 46 anni e già quattro figli, arrivò all' Eliseo. S'installò in una cucina, piazzata sotto gli appartamenti privati, a fianco della cucina ufficiale dominata dal grande chef Normand, da 17 anni uno dei migliori della Francia. Una specie di coabitazione culinaria, come più tardi arrivò quella politica sinistra-destra del '93 con Mitterrand presidente ed Edouard Balladur,
il capo dei gollisti di allora, premier.
Daniele avvertì subito Mitterrand: «Signor presidente, nessuno le restituirà i sapori della sua infanzia. Ma ci proverò».
Furono così tartufi per l'arrivo di Gorbaciov, una zuppa di pesce speciale per festeggiare l' anniversario dell'elezione con fratelli e sorelle, una colazione franco-spagnola in onore della regina Sofia di Spagna. Menù e ricette che dovevano navigare con attenzione fra gusto - soprattutto quello del presidente - diplomazia e politica. «Un giorno - racconta - avevo acquistato delle superbe e deliziose fragole del Cile, in pieno inverno, per preparare una torta. Il signor Mitterrand la fece rimandare in cucina con un messaggio: 'Voglio solo frutta di stagionè».
Ma, al servizio del capo dello Stato, Daniele - scrive Le Monde - scoprì nello stesso tempo le comodità - un alloggio in un palazzo statale, che ospitava anche la figlia segreta di Mitterrand, Mazarine, con la madre Anne Pingeot - e le gelosie della corte.
Dopo due anni e mezzo Daniele deve partire: la coabitazione in cucina si rivelò impossibile. «Due servizi identici in una stessa casa, non poteva funzionare», nota con eleganza Joel Normand, oggi in pensione. Daniele lascia allora Parigi e riparte per la campagna del Perigord. È ancora lì, fra un viaggio e l'altro, fra oche e pecore, nella sua fattoria, la Borderie. (ANSA).
martedì 21 ottobre 2008
Il vino di Cambronne
26/09/2008
Il vino di merda diventa realtà
Scritto da: Francesco Arrigoni alle 10:53 (Corriere on Line)
Fino ad oggi “vino di merda” era un’espressione molto volgare per criticare senza pietà un vino modesto o cattivo. Ma ora è diventato una realtà. Jean-Marc Speziale (nella foto con la bottiglia di vino) titolare del Ristorante La Terasse di Aniane (cittadina del dipartimento dell’Herault, nella regione vinicola del Languedoc Roussillon, 20 km a ovest di Montpellier, nel sud della Francia) ha appena messo in commercio un “Vin de merde”. Si tratta di un vino rosso dell’annata 2007 ottenuto da uve syrah e grenache, prodotto con l’aiuto dell’enologo Walter Valgalier, della vicina Coopérative di Gignac. Sull’etichetta del vino, tanto per rimarcare il concetto, è raffigurata una mosca e una didascalia “Le pire cache le meilleur” (Il peggiore nasconde il migliore). Speziale sostiene di avere creato questo vino per provocazione, per portare l’attenzione sui vini del Languedoc che pur essendo mediamente buoni non godono di buona reputazione. Certamente la cosa ha concentrato l’attenzione su Speziale ed è un’ottima pubblicità per il suo ristorante sito nella zona industriale di Aniane, cosa che concorrerà a incrementare i modesti prezzi praticati fin’ora. Le cinquemila bottiglie prodotte, al prezzo di 6,5 euro cadauna, sono state quasi tutte vendute immediatamente. Qualcuno che ha assaggiato il vino ritiene che non sia niente male, ma è evidente che questo vino sarà assai poco bevuto perché destinato al mercato dei vini “goliardici” (come il “Vino del C…” che si trova in certi mercatini), cioè il classico scherzo con il quale si prende in giro l’amico che si ritiene esperto di vini. Ma senz’altro diventerà una perla molto appetibile per i collezionisti di vino dalle etichette bizzarre.
Il vino di merda diventa realtà
Scritto da: Francesco Arrigoni alle 10:53 (Corriere on Line)
Fino ad oggi “vino di merda” era un’espressione molto volgare per criticare senza pietà un vino modesto o cattivo. Ma ora è diventato una realtà. Jean-Marc Speziale (nella foto con la bottiglia di vino) titolare del Ristorante La Terasse di Aniane (cittadina del dipartimento dell’Herault, nella regione vinicola del Languedoc Roussillon, 20 km a ovest di Montpellier, nel sud della Francia) ha appena messo in commercio un “Vin de merde”. Si tratta di un vino rosso dell’annata 2007 ottenuto da uve syrah e grenache, prodotto con l’aiuto dell’enologo Walter Valgalier, della vicina Coopérative di Gignac. Sull’etichetta del vino, tanto per rimarcare il concetto, è raffigurata una mosca e una didascalia “Le pire cache le meilleur” (Il peggiore nasconde il migliore). Speziale sostiene di avere creato questo vino per provocazione, per portare l’attenzione sui vini del Languedoc che pur essendo mediamente buoni non godono di buona reputazione. Certamente la cosa ha concentrato l’attenzione su Speziale ed è un’ottima pubblicità per il suo ristorante sito nella zona industriale di Aniane, cosa che concorrerà a incrementare i modesti prezzi praticati fin’ora. Le cinquemila bottiglie prodotte, al prezzo di 6,5 euro cadauna, sono state quasi tutte vendute immediatamente. Qualcuno che ha assaggiato il vino ritiene che non sia niente male, ma è evidente che questo vino sarà assai poco bevuto perché destinato al mercato dei vini “goliardici” (come il “Vino del C…” che si trova in certi mercatini), cioè il classico scherzo con il quale si prende in giro l’amico che si ritiene esperto di vini. Ma senz’altro diventerà una perla molto appetibile per i collezionisti di vino dalle etichette bizzarre.
martedì 30 settembre 2008
Tra l'oleandro e il baobab...

DAKAR (Reuters) - I suoi frutti hanno un sapore aspro e piccante, sono molto nutrienti e si racconta che vi si nasconda l'anima dei vecchi capi tribù.
Si tratta del baobab, simbolo per eccellenza della vegetazione africana, che presto potrebbe finire sulla nostra tavola: le aziende europee potranno infatti presto utilizzare la polpa dei suoi frutti come aromatizzante nelle barrette di cereali o nelle bevande, dopo l'ok accordato della Commissione Europea.
Gli esperti sperano che della decisione -- che risale a luglio -- possano beneficiare anche milioni di africani indigenti.
Secondo un rapporto del Natural Resources Institute del 2007, solo nell'Africa meridionale la raccolta del baobab potrebbe fruttare più di un miliardo all'anno in fatturato, e dare lavoro a 2,5 milioni di famiglie.
"Il potenziale è enorme", spiega la dottoressa Lucy Welford, marketing manager di PhytoTrade Africa, un'organizzazione commerciale che si batte per l'utilizzo sostenibile dei prodotti naturali africani. "Siamo abbastanza fiduciosi che porterà vantaggi significativi per i produttori rurali".
Ma già prima del via libera dell'Ue qualcuno si era accorto del valore del baobab.
E' il caso ad esempio di una compagnia italiana, la Baobab Fruit Company Senegal, che da diversi anni produce una serie di prodotti ricavati dai baobab del Senegal -- compresa la polpa dei frutti, i semi e l'olio -- e li commercializza in Europa sotto forma di integratori alimentari e cosmetici.
lunedì 1 settembre 2008
All over the world

MADE IN ITALY:BOOM PASTA E PIZZA,NEL MONDO 70.000 RISTORANTI Tre milioni di clienti al giorno, fatturato 30 mld dollari (ANSA) -
ROMA, 31 AGO - Trattorie, ristoranti e pizzerie tricolori all'estero sono arrivate a 72.000, con un giro d'affari di 30 miliardi di dollari.
All'estero, sottolinea la Fipe c'è lo stesso numero di ristoranti e quant'altro sparsi per la penisola. Ogni giorno nel mondo 500.000 persone
lavorano per 'sfamarè oltre 3 milioni di clienti.
Da una ristorazione di sussistenza, di necessità e un pò improvvisata, legata ai grandi flussi di emigrazione di inizio '900, si è passati
oggi a una cucina di alta qualità, caratterizzata da marchi prestigiosi, come il celebre Cipriani a New York. 'La ristorazione italiana nel
mondo - dice Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe - è una grande opportunità per il Paese fino da oggi fortemente sottovalutata. Quale
altro Paese al mondo, esclusa la Cina, ha la fortuna di avere una rete di ristoranti che ha oltre un miliardo di contatti l'anno, come la
nostra? In una fase economica drammatica come quella italiana non dovremmo sprecare qualsiasi opportunità di ripresa. Il modo di
alimentarsi, di condividere un evento - afferma - sono cose che la nostra grande tradizione eno- gastronomica, unita al nostro senso
dell'ospitalità, possono far diventare un patrimonio dell'intera umanita«. (ANSA).
PEGGIO CHE IN AFRICA...

GB: CHEF JAMIE OLIVER,QUI SI MANGIA PEGGIO CHE GHETTI AFRICA (ANSA) - LONDRA, 25 AGO - Negli slum sudafricani c'è una
dieta più varia che nelle città inglesi. Parola di Jamie Oliver, celebre chef britannico divenuto famoso per i suoi programmi televisivi basati
sul mangiar sano.
«Eppure», ha detto Oliver con fidandosi al periodo francese 'Paris Match', «non è stato sempre così: un tempo, in Gran Bretagna, si
preparavano piatti favolosi. Abbiamo perso le nostre tradizioni». Ora, dice, i britannici preferirebbero ubriacarsi il fine settimana piuttosto
che sedersi intorno ad un tavolo e mangiare come Dio comanda.
«È vero per quanto riguarda Londra - ha spiegato Oliver - e le grandi città del nord. Ed è un fenomeno connesso a un nuovo tipo di
povertà. L'Inghilterra è infatti una delle nazioni più ricche al mondo: le persone in questione hanno enormi televisori al plasma - più grossi
del mio -, cellulari ultimo tipo, macchine, e poi vanno a sbronzarsi al pub durante i weekend. La loro povertà si mostra nel modo in cui
mangiano».
«Stando alla mia esperienza - ha chiosato - la gente che vive negli slum di Soweto ha una dieta più varia di tanti britannici». (ANSA).
lunedì 4 agosto 2008
Ottimo nelle insalate...

GB:CUOCO CONSIGLIA RICETTA CON PIANTA VELENOSA, POI SI SCUSA (ANSA) - LONDRA, 4 AGO - Un celebre cuoco britannico si è scusato oggi per aver suggerito l'utilizzo di una pianta velenosa in una ricetta. In un'intervista apparsa sul numero di agosto del mensile 'Healthy and Organic Living', Antony Worrall Thompson aveva affermato che il giusquiamo nero è «ottimo nelle insalate».
Il sito web della rivista ha diramato un urgente comunicato nel quale spiega che «il giusquiamo è una pianta molto velenosa e non può essere mangiato». Lo chef autore della gaffe, famoso nella tv britannica per una trasmissione di cucina, ha detto alla Bbc di essere «imbarazzato per l'errore».
Lo hyoscyamus niger, comunemente chiamato giusquiamo nero, è caratterizzato da foglie seghettate e appiccicose e da fiori gialli a forma di imbuto. Può causare allucinazioni, sonnolenza e perdita dell'orientamento negli esseri umani. L'ingerirne grosse quantità può portare allo svenimento e, in casi estremi, alla morte.
I58-NS 04-AGO-08 16:45 NNN
venerdì 27 giugno 2008
Pane e pistola a Beirut
Roma, 27 giu. (Apcom) - "Pane e Pistola", è il nome dato al "primo ristorante militare" del Libano, che sta avendo un grande successo nella periferia sud di Beirut, roccaforte del movimento sciita degli Hezbollah. Il sito web della tv al Arabiya dedica un divertente articolo sull'ultima moda nata per "strappare un sorriso" ad un pubblico abituato a vivere in un realtà a rischio permanente di guerra.
"Un singolo panino, potrebbe ucciderti", recita un 'avviso' messo ben in vista all'ingresso del locale cattura l'attenzione di giovani clienti divertiti dalla insolita novità. "Camerieri in divisa militare - scrive l'autore - ti portano gustosi piatti in un ambiente che sembra una fortezza militare": Modelli di carro armati del tipo Mirkafa israeliano e un soffitto dipinto a macchia di leopardo, come le divisi dei soldati".
Quindi, con palesi citazioni che inneggiano al Partito di Dio sciita, si scorre i nomi dei piatti nel menù; "servizio a domicilio, più veloce di una pallottola", è la scritta con cui inizia la lista "offensiva" delle portate.
Yousif Ibrahim, giovane titolare del locale, interpellato dal giornalista spiega: "ho voluto offrire un'idea non volgare per divertire e scherzare, prendendo spunto dal clima teso del paese". Prevedibili, infine, i nomi delle portate più richieste: dagli scontati "Spiedino di tacchino del resistente", "Sandwich Rpg", "hamburger calibro 155" e "ordigno di patate fritte", al più divertente "pane terrorista", invece dell'originale 'arabo' che per "gli occidentali ormai è solo un sinonimo di terrorista", come racconta divertito il giovane propietario.
"Un singolo panino, potrebbe ucciderti", recita un 'avviso' messo ben in vista all'ingresso del locale cattura l'attenzione di giovani clienti divertiti dalla insolita novità. "Camerieri in divisa militare - scrive l'autore - ti portano gustosi piatti in un ambiente che sembra una fortezza militare": Modelli di carro armati del tipo Mirkafa israeliano e un soffitto dipinto a macchia di leopardo, come le divisi dei soldati".
Quindi, con palesi citazioni che inneggiano al Partito di Dio sciita, si scorre i nomi dei piatti nel menù; "servizio a domicilio, più veloce di una pallottola", è la scritta con cui inizia la lista "offensiva" delle portate.
Yousif Ibrahim, giovane titolare del locale, interpellato dal giornalista spiega: "ho voluto offrire un'idea non volgare per divertire e scherzare, prendendo spunto dal clima teso del paese". Prevedibili, infine, i nomi delle portate più richieste: dagli scontati "Spiedino di tacchino del resistente", "Sandwich Rpg", "hamburger calibro 155" e "ordigno di patate fritte", al più divertente "pane terrorista", invece dell'originale 'arabo' che per "gli occidentali ormai è solo un sinonimo di terrorista", come racconta divertito il giovane propietario.
NO MORE CURRY, PLEASE
GB:NO CURRY, SÌ PASTA, CAMBIA MENÙ TRUPPE AFGHANISTAN/ANSA PIÙ VARIO E ADATTO ALLE TEMPERATURE TORRIDE (ANSA) - LONDRA, 26 GIU - Basta con i fagioli in salsa, il curry e i biscotti al cioccolato che si squagliano: le truppe britanniche di stanza in Afghanistan riceveranno finalmente una 'gavettà più idonea alle temperature torride che spesso si trovano ad affrontare. Un addio, quindi, ai piatti tipicamente 'british' ed un benvenuto, invece, a ricette mediterranee come pasta al tonno e zuppa al pomodoro e basilico.
Secondo quanto riporta oggi il Times, la provvigione che entro il prossimo anno verrà distribuita alle truppe di Sua Maestà sarà «multiclimatica» e multiculturale: oltre ad essere più leggeri e digeribili, i 26 menù comprenderanno anche opzioni halal, vegetariane e per i soldati di fede sikh o indù.
Al posto dei dolci al cioccolato o alla crema, le truppe riceveranno alimenti più sani come frutta e barrette ai cereali e per colazione avranno muesli tostato e porridge alla fragola.
«Non possiamo far contenti tutti - ad alcuni i biscotti al cioccolato piacciono molto - ma abbiamo capito che soprattutto ai più giovani piace avere una dieta più varia e piacciono determinati prodotti. E poi, a volte fa semplicemente troppo caldo per mangiare il curry», ha dichiarato al giornale il capitano Paul Cunningham della divisione alimentare della Difesa.
I cambiamenti saranno limitati alla provvigione che i soldati portano con sè in missione o in piccole basi isolate. Nelle principali basi britanniche in Afghanistan, ovvero quella di Camp Bastion e quella di Lashkar Gah, i soldati possono infatti già contare sulla cucina di chef addestrati, in grado di creare una serie di piatti di buona qualità. Ma per i soldati che combattono al fronte, la gavetta è spesso l'unica fonte di sostentamento e, finora, il suo contenuto ha davvero lasciato a desiderare, soprattutto perchè, oltre a non essere affatto
invitante, è, a detta degli stessi soldati, terribilmente monotono.
A lamentarsi della sua pessima qualità era stato lo stesso principe Harry durante le sue 10 settimane circa trascorse nella provincia di Helmand. «Le provvigioni sono penose. Le sto mangiando ormai da non so più quanto tempo. Ci sono ragazzi che mangiano questo da ancora più tempo di me e sono tutti stufi», aveva detto il giovane principe.
Il nuovo menù, ancotra in fase di definizione, è stato testato da alcuni soldati membri dello stesso reggimento di cui faceva parte Harry, la Household Cavalry. Danny Skinner, uno dei militari, si è detto soddisfatto del cambiamento: «Credo che le nuove provvigioni saranno utili. Quando sei laggiù finisci sempre a mangiare le stesse cose», ha detto.
(ANSA).
Secondo quanto riporta oggi il Times, la provvigione che entro il prossimo anno verrà distribuita alle truppe di Sua Maestà sarà «multiclimatica» e multiculturale: oltre ad essere più leggeri e digeribili, i 26 menù comprenderanno anche opzioni halal, vegetariane e per i soldati di fede sikh o indù.
Al posto dei dolci al cioccolato o alla crema, le truppe riceveranno alimenti più sani come frutta e barrette ai cereali e per colazione avranno muesli tostato e porridge alla fragola.
«Non possiamo far contenti tutti - ad alcuni i biscotti al cioccolato piacciono molto - ma abbiamo capito che soprattutto ai più giovani piace avere una dieta più varia e piacciono determinati prodotti. E poi, a volte fa semplicemente troppo caldo per mangiare il curry», ha dichiarato al giornale il capitano Paul Cunningham della divisione alimentare della Difesa.
I cambiamenti saranno limitati alla provvigione che i soldati portano con sè in missione o in piccole basi isolate. Nelle principali basi britanniche in Afghanistan, ovvero quella di Camp Bastion e quella di Lashkar Gah, i soldati possono infatti già contare sulla cucina di chef addestrati, in grado di creare una serie di piatti di buona qualità. Ma per i soldati che combattono al fronte, la gavetta è spesso l'unica fonte di sostentamento e, finora, il suo contenuto ha davvero lasciato a desiderare, soprattutto perchè, oltre a non essere affatto
invitante, è, a detta degli stessi soldati, terribilmente monotono.
A lamentarsi della sua pessima qualità era stato lo stesso principe Harry durante le sue 10 settimane circa trascorse nella provincia di Helmand. «Le provvigioni sono penose. Le sto mangiando ormai da non so più quanto tempo. Ci sono ragazzi che mangiano questo da ancora più tempo di me e sono tutti stufi», aveva detto il giovane principe.
Il nuovo menù, ancotra in fase di definizione, è stato testato da alcuni soldati membri dello stesso reggimento di cui faceva parte Harry, la Household Cavalry. Danny Skinner, uno dei militari, si è detto soddisfatto del cambiamento: «Credo che le nuove provvigioni saranno utili. Quando sei laggiù finisci sempre a mangiare le stesse cose», ha detto.
(ANSA).
martedì 17 giugno 2008
EURO 2008: GERMANIA, UN MENU TUTTO SPECIALE
EURO 2008: GERMANIA, UN MENU TUTTO SPECIALE
Piatto preferito? Spaghetti al ragù conditi con mousse di mela (ANSA) -
Gli spaghetti al ragù conditi con mousse alla mela. È uno dei piatti preferiti dai giocatori della nazionale di calcio tedesca. Lo rivela Holger Stromberg, il cuoco della squadra capitanata da Michael Ballack. 'Devo dire che non è poi neanche tanto male', ha detto Stromberg aggiungendo che anche i 'panini al formaggio spalmati di nutella' sono molto gettonati. Vietati gli gnocchetti al papavero. 'Potrebbero fare risultare i giocatori positivi al doping', spiega lo chef.
Piatto preferito? Spaghetti al ragù conditi con mousse di mela (ANSA) -
Gli spaghetti al ragù conditi con mousse alla mela. È uno dei piatti preferiti dai giocatori della nazionale di calcio tedesca. Lo rivela Holger Stromberg, il cuoco della squadra capitanata da Michael Ballack. 'Devo dire che non è poi neanche tanto male', ha detto Stromberg aggiungendo che anche i 'panini al formaggio spalmati di nutella' sono molto gettonati. Vietati gli gnocchetti al papavero. 'Potrebbero fare risultare i giocatori positivi al doping', spiega lo chef.
lunedì 9 giugno 2008
VIDEOCUCINANDO
VIDEOGIOCHI: 250 RICETTE E CUOCO VIRTUALE PER GUIDA IN CUCINA (ANSA) - ROMA, 29 MAG - Oltre ai consueti libri di ricette, chi ha poco tempo da passare fra i fornelli ma anche gli aspiranti gourmet possono mettersi alla prova con La guida in cucina: Che si mangia oggi?, nuovo videogioco per Nintendo Ds, in cui le tecniche per preparare e cucinare in modo semplice oltre 250 piatti della cucina internazionale sono spiegate e illustrate passo passo da un cuoco virtuale.
Il videogame, disponibile dal 20 giugno, è stato presentato oggi a Milano, con lo chef Simone Rugiati, che ha preparato una delle svariate ricette del gioco, guidato dal suo collega 'virtuale'. Sono programmate risposte e consigli in tempo reale, per tutte le fasi della realizzazione di un piatto: dalla scelta del prodotto, alla sua preparazione, fino ai tempi, alle modalità di cottura e alla presentazione del piatto finito. Per Sandro Benedettini, Direttore Marketing di Nintendo Italia «la Guida in Cucina è un prodotto facile da usare ma molto innovativo; pensato per soddisfare un vasto target di pubblico: dai principianti a coloro che hanno poco tempo per cucinare, fino a chi ama mettersi alla prova tra i fornelli».(ANSA).
Y64 29-MAG-08 18:16 NNN
Il videogame, disponibile dal 20 giugno, è stato presentato oggi a Milano, con lo chef Simone Rugiati, che ha preparato una delle svariate ricette del gioco, guidato dal suo collega 'virtuale'. Sono programmate risposte e consigli in tempo reale, per tutte le fasi della realizzazione di un piatto: dalla scelta del prodotto, alla sua preparazione, fino ai tempi, alle modalità di cottura e alla presentazione del piatto finito. Per Sandro Benedettini, Direttore Marketing di Nintendo Italia «la Guida in Cucina è un prodotto facile da usare ma molto innovativo; pensato per soddisfare un vasto target di pubblico: dai principianti a coloro che hanno poco tempo per cucinare, fino a chi ama mettersi alla prova tra i fornelli».(ANSA).
Y64 29-MAG-08 18:16 NNN
giovedì 22 maggio 2008
PUTA PELA e altro
GASTRONOMIA: SCOPPIA LA GUERRA TRA CHEF IN SPAGNA/ANSA GURU: USANO INGREDIENTI INSALUBRI;I COLLEGHI,CERCA VISIBILITÀ (di Paola Del Vecchio) (ANSAmed) - MADRID, 20 MAG - Ormai è guerra dichiarata fra i guru dell'alta cucina spagnola e Santi Santamaria, lo chef catalano a tre stelle Michelin che mercoledì scorso, durante la consegna del premio Temas de Hoy che ha ricevuto per il suo libro «La cucina a nudo», li ha accusati di elaborare piatti 'che nemmeno loro mangerebbero
maì. La reazione «indignata» dei suoi colleghi è contenuta in un documento, sottoscritto da 800 chef spagnoli, diffuso oggi dall'Associazione di Cuochi Euro-Toques Espana, che definisce le critiche di Santamaria «false» o, peggio, «un attentato allo spirito di solidarietà e al rispetto verso i colleghi».
Euro-Toques riunisce 3.500 chef di 18 Paesi, dei quali 800 iberici e i più noti nomi dei cuochi a due e tre stelle Michelin, dall'innovatore Ferran Adrià a Pedro Subijana, al veterano Juan Mari Arzak, ad Andoni Luis Aduriz, a Karlos Aguinano o Sergi Airola. Nel documento, accusano Santi Santamaria di aver «seminato la sfiducia» e contribuito a creare «'allarme sociale» insinuando che
nelle loro cucine «si utilizzano prodotti di dubbia salubrità».
Il patron del ristorante «El Racò de Can de Fabes» che, a proposito di Ferran Adrià, dichiara «un divorzio etico di idee e del concetto di ciò che mettiamo nei piatti», nel suo discorso mercoledì davanti al ministro della Cultura aveva sostenuto che «alcuni cuochi offrono uno spettacolo mediatico distante dalle preoccupazioni per un'alimentazione salutare». E le sue critiche erano andate
oltre, con la denuncia «dell'uso di sostanze chimiche come la metilcellulosa» e la richiesta alle autorità «di un controllo pubblico sugli alimenti».
Del malessere provocato nei colleghi dalle affermazioni di Santamaria si sono già fatti eco anche oggi i media. «Ha perduto la bussola, dispiace che sia caduto tanto in basso per vendere un libro», ha commentato a El Pais Sergi Airola, che ha espresso
solidarietà ad Adrià, definendolo «un fenomeno planetario, che ha raggiunto un prestigio e una posizione di altissima qualità». Il più indignato di tutti, il veterano chef basco Juan Mari Arzak: «Con i miei 65 anni e la mia lunga esperienza raccomanderei a Santi molte dosi di umiltà per apprendere a riflettere sulle idee e i concetti dagli altri, dalla più umile taverna a un genio impressionante come
Adrià. L'invidia è sempre perdente».
Con eleganza Adrià, padre della cucina decostruttiva, un mito a livello mondiale, ha risposto alle accuse di Santamaria di «usare prodotti elaborati in laboratorio», ricordandogli di aver fondato Alicia, un centro di ricerca tecnologica applicata alla gastronomia d'eccellenza e alla divulgazione di una corretta alimentazione. «Bisogna ascoltare gli scienziati e far sì che la scienza entri in cucina con un linguaggio chiaro - ha sottolineato - e bisogna dare informazioni perchè la gente non sia manipolata». Ma la guerra tra i fornelli
non è finita qui. Nel documento sottoscritto dagli 800 berretti bianchi, che complessivamente sommano circa 140 stelle Michelin, gli chef assicurano che «'tutti gli ingredienti impiegati in cucina hanno garanzie legali e salutari», tacciando l'offensiva di Santamaria di opportunismo, finalizzata alla ricerca di «notorietà personale». Del resto, il patron de El Racò de Can Fabes non è nuovo a queste
esternazioni. Durante la scorsa edizione del salone internazionale di gastronomia, Madrid Fusion, davanti alla stampa mondiale, aveva definito i colleghi «cuochi mediatici», accusandoli di lavorare per la «puta pela», per lo sporco danaro, intanto che rivendicava per sè un «modo artigianale e tradizionale» di cucinare.
«Il colmo dell'egocentrismo, secondo il documento di protesta sottoscritto dai colleghi, che difendono il diritto di aggiungere alle proprie conoscenza »un plus di cultura, di principi scientifici, di tecniche«. Insomma, la polemica è servita. (ANSAmed).
maì. La reazione «indignata» dei suoi colleghi è contenuta in un documento, sottoscritto da 800 chef spagnoli, diffuso oggi dall'Associazione di Cuochi Euro-Toques Espana, che definisce le critiche di Santamaria «false» o, peggio, «un attentato allo spirito di solidarietà e al rispetto verso i colleghi».
Euro-Toques riunisce 3.500 chef di 18 Paesi, dei quali 800 iberici e i più noti nomi dei cuochi a due e tre stelle Michelin, dall'innovatore Ferran Adrià a Pedro Subijana, al veterano Juan Mari Arzak, ad Andoni Luis Aduriz, a Karlos Aguinano o Sergi Airola. Nel documento, accusano Santi Santamaria di aver «seminato la sfiducia» e contribuito a creare «'allarme sociale» insinuando che
nelle loro cucine «si utilizzano prodotti di dubbia salubrità».
Il patron del ristorante «El Racò de Can de Fabes» che, a proposito di Ferran Adrià, dichiara «un divorzio etico di idee e del concetto di ciò che mettiamo nei piatti», nel suo discorso mercoledì davanti al ministro della Cultura aveva sostenuto che «alcuni cuochi offrono uno spettacolo mediatico distante dalle preoccupazioni per un'alimentazione salutare». E le sue critiche erano andate
oltre, con la denuncia «dell'uso di sostanze chimiche come la metilcellulosa» e la richiesta alle autorità «di un controllo pubblico sugli alimenti».
Del malessere provocato nei colleghi dalle affermazioni di Santamaria si sono già fatti eco anche oggi i media. «Ha perduto la bussola, dispiace che sia caduto tanto in basso per vendere un libro», ha commentato a El Pais Sergi Airola, che ha espresso
solidarietà ad Adrià, definendolo «un fenomeno planetario, che ha raggiunto un prestigio e una posizione di altissima qualità». Il più indignato di tutti, il veterano chef basco Juan Mari Arzak: «Con i miei 65 anni e la mia lunga esperienza raccomanderei a Santi molte dosi di umiltà per apprendere a riflettere sulle idee e i concetti dagli altri, dalla più umile taverna a un genio impressionante come
Adrià. L'invidia è sempre perdente».
Con eleganza Adrià, padre della cucina decostruttiva, un mito a livello mondiale, ha risposto alle accuse di Santamaria di «usare prodotti elaborati in laboratorio», ricordandogli di aver fondato Alicia, un centro di ricerca tecnologica applicata alla gastronomia d'eccellenza e alla divulgazione di una corretta alimentazione. «Bisogna ascoltare gli scienziati e far sì che la scienza entri in cucina con un linguaggio chiaro - ha sottolineato - e bisogna dare informazioni perchè la gente non sia manipolata». Ma la guerra tra i fornelli
non è finita qui. Nel documento sottoscritto dagli 800 berretti bianchi, che complessivamente sommano circa 140 stelle Michelin, gli chef assicurano che «'tutti gli ingredienti impiegati in cucina hanno garanzie legali e salutari», tacciando l'offensiva di Santamaria di opportunismo, finalizzata alla ricerca di «notorietà personale». Del resto, il patron de El Racò de Can Fabes non è nuovo a queste
esternazioni. Durante la scorsa edizione del salone internazionale di gastronomia, Madrid Fusion, davanti alla stampa mondiale, aveva definito i colleghi «cuochi mediatici», accusandoli di lavorare per la «puta pela», per lo sporco danaro, intanto che rivendicava per sè un «modo artigianale e tradizionale» di cucinare.
«Il colmo dell'egocentrismo, secondo il documento di protesta sottoscritto dai colleghi, che difendono il diritto di aggiungere alle proprie conoscenza »un plus di cultura, di principi scientifici, di tecniche«. Insomma, la polemica è servita. (ANSAmed).
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