TV: SU BBC CHEF ITALIANO RICOSTRUISCE RICETTE RINASCIMENTO (ANSA) - LONDRA, 5 DIC - Un viaggio attraverso l'Italia con un volume di cucina rinascimentale come guida: è questo il tema di un documentario della Bbc in cui lo chef italiano Antonio Carluccio
- noto ristoratore e autore di libri culinari in Gran Bretagna - ricostruisce le ricette di Bartolomeo Scappi, cuoco del 16esimo secolo che
nella sua carriera cucinò per cardinali, imperatori e Papi prima di pubblicare, all'età di 70 anni, il suo breviario di cucina, 'Operà.
Il documentario - che andrà in onda in prima serata il 27 dicembre su Bbc2 e che è stato presentato oggi all'Ambasciata d'Italia a Londra - mostra Carluccio alle prese con un risotto alla lombarda che come quello alla milanese conteneva già lo zafferano, con una gustosa torta ripiena di funghi selvatici e con un maialetto ripieno simile alla porchetta di oggi.
Piatti vecchi di 500 anni che sebbene siano i veri antenati della cucina italiana odierna, sono accomunati però tutti da un bizzarro particolare: il generoso utilizzo che Scappi faceva di spezie e zucchero, ingredienti che, proprio perchè rari e costosi in epoca rinascimentale, venivano usati in abbondanza nei piatti preparati per ricchi e potenti.
Tutte le ricette sono state preparate da Carluccio sul momento e senza fare alcuna prova, districandosi con strani ingredienti, metodi di misura e di cottura. E ripercorrendo le ricette di Scappi, gli spettatori potranno rivivere anche alcuni capitoli della storia d'Italia: 'Operà permette infatti di ricostruire anche alcuni dettagli delle visite dell'imperatore Carlo V in Italia, di comprendere la potenza dei Cardinali e tutti i giochi di potere di un conclave.
(ANSA).
diario di bordo del mio palato
giovedì 6 dicembre 2007
giovedì 29 novembre 2007
mercoledì 28 novembre 2007
Italiani? Non spaghetti

ALIMENTARE: ITALIANI IMPREPARATI A CUCINARE LA PASTA/ANSA TESEO RESEARCH, 64% IGNORA L'IMPORTANZA DEL CONTENUTO PROTEICO (ANSA) - ROMA, 15 NOV - Pasta, pizza e mandolino, vecchio stereotipo dell'italiano nel mondo, rischia
oggi di andare in frantumi: secondo una recente inchiesta, 'Gli italiani e la cultura della pastà, realizzata da Teseo Research per l'Osservatorio Rummo, ben due italiani su tre (64%) non conoscono l'importanza del contenuto proteico della pasta e addirittura 3 su 10 non sanno cucinarla 'a regola d'arte'.
Insomma mangiare tutti i giorni un buon piatto di pastasciutta (47% del campione) non basta per metterci al riparo da una diffusa impreparazione, teorica e pratica, davanti ai fornelli.
Sul fronte del cucinare, circa il 30% delle famiglie (13 milioni di persone) non rispetta alcune tra le regole d'oro della pasta: il 19% dei nostri connazionali usa una quantità insufficiente d'acqua, il 31% non mescola la pasta durante la cottura e infine un italiano su tre regola il sale solo a cottura avanzata.
Se la pratica è da esercitare, anche per la teoria sarebbe consigliabile un bel ripasso: i nostri connazionali sembrano infatti non andare oltre il risaputo, sostenendo che una pasta di qualità si riconosce dalla 'resistenza al dentè (90%), dall'assenza di patina collosa dopo la cottura (89%), dalla resistenza alla rottura (89%), dalla capacità di trattenere il sugo (88%) e di mantenere la forma
dopo la cottura (87%). Solo un italiano su tre (36%) riconosce invece il valore e l'importanza di una pasta dalla percentuale maggiore di proteine, dalla capacità di mantenere l'acqua di cottura limpida (58%), dal suo colore dorato come il grano (50%) e dall'impasto lavorato lentamente (44%). «Sorprende che proprio noi italiani, che abbiamo inventato la pasta e l'abbiamo esportata nel mondo - ha
commentato Raimondo Cubadda, Professore di Scienze e Tecnologie Alimentari e Presidente dell'Associazione Italiana di Scienze e Tecnologia dei Cereali - abbiamo delle difficoltà a riconoscere le basi della qualità del prodotto». Una sorpresa che potrebbe essere per tutti noi (per il 99.5% degli intervistati gli italiani sono i migliori a cucinare la pasta e ne conoscono ogni segreto) una utile lezione di umiltà e una gustosa occasione di miglioramento. (ANSA)
lunedì 26 novembre 2007
Cin cin, Asti Docg
VINO:ASTI SPUMANTE;CONSORZIO COMPIE 75 ANNI, VENDITE RECORD (ANSA) - TORINO, 23 NOV - Il «Consorzio per la Tutela dell'Asti Spumante» ha festeggiato oggi, al Teatro Alfieri di Asti, i suoi 75 anni di vita in un momento felice: lo spumante italiano più venduto nel mondo è uscito dalla crisi di due anni fa e prevede di chiudere il 2007 in forte ascesa con un record di 88-90 milioni di bottiglie vendute.
La Germania, con 14,8 milioni di bottiglie vendute nel 2006, è il primo mercato seguono gli Stati Uniti con 12,3 milioni, il Regno Unito con 5,9 milioni. Nei primi nove mersi dell' anno la crescita complessiva di vendite è stata di circa il 15%. I Paesi dell'Europa dell' Est (in particolare Russia e Ungheria) sono forte crescita.
Il presidente del Consorzio, Emilio Barberom ha ricordato: «Abbiamo sempre anticipato i tempi. Il nostro è stato il primo consorzio di tutela dell'agroalimentare italiano ed oggi, a 75 anni di distanza il nostro sguardo è sempre orientato al futuro per fare si che Asti Dogc continui ad essere uno dei simboli del made in Italy nel mondo. I successi fino ad oggi raggiunti ci spronano a cercare sempre nuove collaborazioni tra chi lavora sulle nostre colline e chi è a capo delle industrie enologiche».
Alla manifestazione hanno partecipato il sindaco di Asti Giorgio Galvagno e il presidente della provincia Roberto Marmo. Il Consorzio aderiscono quasi 6 mila aziende. (ANSA).
La Germania, con 14,8 milioni di bottiglie vendute nel 2006, è il primo mercato seguono gli Stati Uniti con 12,3 milioni, il Regno Unito con 5,9 milioni. Nei primi nove mersi dell' anno la crescita complessiva di vendite è stata di circa il 15%. I Paesi dell'Europa dell' Est (in particolare Russia e Ungheria) sono forte crescita.
Il presidente del Consorzio, Emilio Barberom ha ricordato: «Abbiamo sempre anticipato i tempi. Il nostro è stato il primo consorzio di tutela dell'agroalimentare italiano ed oggi, a 75 anni di distanza il nostro sguardo è sempre orientato al futuro per fare si che Asti Dogc continui ad essere uno dei simboli del made in Italy nel mondo. I successi fino ad oggi raggiunti ci spronano a cercare sempre nuove collaborazioni tra chi lavora sulle nostre colline e chi è a capo delle industrie enologiche».
Alla manifestazione hanno partecipato il sindaco di Asti Giorgio Galvagno e il presidente della provincia Roberto Marmo. Il Consorzio aderiscono quasi 6 mila aziende. (ANSA).
VINO: NEL MONDO OLTRE 24 MLD LITRI BEVUTI, IN CALO ITALIA (ANSA) - ASTI, 23 NOV - I consumi di vino segnano il passo in Italia e in Francia, storici produttori, ma crescono nei paesi emergenti e il dato globale, oggi, di 24,3 miliardi di litri all'anno, alla fine del decennio potrebbe crescere fino a 27 miliardi. È quanto emerge dalla ricerca condotta da una società inglese Datamonitor, presentata oggi ad Asti in occasione del 75/o anniversario della fondazione del Consorzio di tutela dell'Asti docg.
L'Europa resta ancora il maggior produttore, con 18 miliardi di litri complessivi e proprio oggi l'Assoenologi ha confermato l'aumento dell'export dei vini italiani, ma la concorrenza dei vini 'nuovì è sempre più agguerrita, e il 'pericolò arriva anche da Cina ed India. Nel Regno Unito, ad esempio, i tanti giovani che hanno cominciato a bere vino l'hanno fatto attratti dalle etichette australiane.
Per il vino italiano ci sono comunque motivi di speranza confermati anche dagli stessi inglesi: in Asia, ad esempio, non c'è nuovo hotel a cinque stelle che non abbia un ristorante italiano dove vengono, ovviamente, serviti i prodotti dei nostri vigneti. E nel continente 'giallò i vini francesi e quelli italiani per i nuovi ricchi sono uno status symbol. E una nuova frontiera è quella di internet,
come insegnano gli Stati Uniti, dove il 17% dei vini viene acquistati on line direttamente dalle cantine.in Dal punto di vista della produzione l'Europa rimane il principale produttore con 18 mila milioni di litri prodotti ogni anno, anche se decresce e già registra eccedenze. India e Cina si affacciano e registrano oggi volumi limitati (un terzo della produzione attuale della Francia). «La chiave
per aprire i nuovi mercati - affermano i ricercatori inglesi - è l'educazione del consumatore e un marketing mirato. I consumatori vogliono un linguaggio personalizzato e prodotti che abbiano una storia da raccontare. L'informazione e il turismo enogastronomico saranno fondamentali per differenziare i prodotti di qualità da quelli di massa».
«Nel Regno Unito o negli Stati Uniti - si evince ancora dalla ricerca di Datamonitor - il 25% dei consumatori al ristorante scelgono il vino della casa perchè non comprendono le descrizioni dei vini nelle liste. I due terzi non sanno spiegarsi il termine 'corpo pienò o il significato di doc o dell'annata».(ANSA).
L'Europa resta ancora il maggior produttore, con 18 miliardi di litri complessivi e proprio oggi l'Assoenologi ha confermato l'aumento dell'export dei vini italiani, ma la concorrenza dei vini 'nuovì è sempre più agguerrita, e il 'pericolò arriva anche da Cina ed India. Nel Regno Unito, ad esempio, i tanti giovani che hanno cominciato a bere vino l'hanno fatto attratti dalle etichette australiane.
Per il vino italiano ci sono comunque motivi di speranza confermati anche dagli stessi inglesi: in Asia, ad esempio, non c'è nuovo hotel a cinque stelle che non abbia un ristorante italiano dove vengono, ovviamente, serviti i prodotti dei nostri vigneti. E nel continente 'giallò i vini francesi e quelli italiani per i nuovi ricchi sono uno status symbol. E una nuova frontiera è quella di internet,
come insegnano gli Stati Uniti, dove il 17% dei vini viene acquistati on line direttamente dalle cantine.in Dal punto di vista della produzione l'Europa rimane il principale produttore con 18 mila milioni di litri prodotti ogni anno, anche se decresce e già registra eccedenze. India e Cina si affacciano e registrano oggi volumi limitati (un terzo della produzione attuale della Francia). «La chiave
per aprire i nuovi mercati - affermano i ricercatori inglesi - è l'educazione del consumatore e un marketing mirato. I consumatori vogliono un linguaggio personalizzato e prodotti che abbiano una storia da raccontare. L'informazione e il turismo enogastronomico saranno fondamentali per differenziare i prodotti di qualità da quelli di massa».
«Nel Regno Unito o negli Stati Uniti - si evince ancora dalla ricerca di Datamonitor - il 25% dei consumatori al ristorante scelgono il vino della casa perchè non comprendono le descrizioni dei vini nelle liste. I due terzi non sanno spiegarsi il termine 'corpo pienò o il significato di doc o dell'annata».(ANSA).
sabato 17 novembre 2007
ULTIME CENE

MOSTRE: ULTIME CENE, TANTE RILETTURE DA WARHOL A NITSCH (ANSA) - MILANO, 15 NOV - È dedicata all'interpretazione
data da artisti moderni, a cominciare da Andy Warhol, al celebre tema leonardesco, la mostra Ultime ultime cene, inaugurata oggi
presso la Galleria del Credito Valtellinese, dove rimarrà fino al 16 febbraio, celebrandone i vent' anni di attività.
Un'iniziativa favorita dalla vicinanza tra il Convento di Santa Maria delle Grazie, dove è conservata l'Ultima Cena di Leonardo da
Vinci, ed il palazzo delle ex Stelline, sede di questa esposizione. Si è voluto anche rievocare l'invito che nel 1987 questa galleria
rivolse a Warhol: dare una sua interpretazione all'Ultima Cena, cosa che il maestro della Pop Art americana fece con una serie di
litografie, rileggendo in chiave contemporanea l'opera leonardesca. Le litografie di Warhol sono ora al centro di questa mostra.
Curata da Philippe Daverio in collaborazione con Dominique Stella, l'esposizione ha un'appendice nello stesso convento di Santa
Maria delle Grazie. Qui, nella Piccola Sacrestia, è stata collocata una recente opera di Martial Raysse, esponente del Noveau
Realisme francese, intitolata Hereux Rivages e dedicata al tema del pane e del vino.
Attraversata la strada, vi è quindi il grosso della mostra, che si snoda nell'ex refettorio delle Stelline. Oltre alla serie di litografie di
Warhol, appare particolarmente interessante un'opera in più parti di un altro esponente del Noveau Realisme, Daniel Spoerri.
Questo artista si è sempre caratterizzato per collage che riproducevano tavole imbandite, con stoviglie vere e riproduzioni di resti di
cibo. Questa volta tavole e tutto il resto sono invece scolpiti nel marmo, in una serie dedicata alle ideali 'ultime cenè di personaggi
storici, come Socrate, che l'artista pensa abbia mangiato, nella sua austerità, una semplice pagnotta, prima di avvelenarsi con la
cicuta. Seguono le immaginarie ultime cene di Cleopatra, Proust, Freud.
Di Hermann Nitsch, esponente del Wiener Aktionismus, viene riproposta un'opera storica, già esposta a Milano nel 2000: dodici
dipinti di grandi dimensioni, sui quali sono applicati i camici da pittore rappresentanti gli Apostoli, davanti ad una grande serigrafia
su tela Ultima Cena realizzata nel 1983. I cammini degli Apostoli sono tracciati anche in Voies d'hommes di Dominique Laugè e
Valeria Manzi.
Diverse le opere di artisti italiani. Antonio Recalcati presenta cinque dipinti ad olio raffiguranti quattro Apostoli, con al centro un
tavolo evocante l'ultima cena. Novello Finotti espone una grande sculture di granito nero dello Zimbabwe, intitolata A confronto.
Un'altra scultura è di Filippo Avalle, mentre di Velasco è un'installazione in cui si vede un cane in bronzo mentre raccoglie briciole
da un grande tavolo bianco.
(ANSA).
lunedì 29 ottobre 2007

VINO: ASTI OFFERTO A CLIENTI MIGLIORI LOCALI GRANDI CITTÀ (ANSA) - TORINO, 27 OTT - Coppe di spumante Asti docg offerto, in abbinamento al dessert, ai clienti dei migliori locali delle cinque più grandi città italiane, Milano, Roma, Torino, Napoli e Palermo. È l'iniziativa 'Dolce per il dolce' varata dal Consorzio per la tutela dell'Asti, un ente che riunisce 44 industrie o aziende commerciali, 22 aziende vinificatrici, 21 cantine cooperative, 75 aziende vitivinicole e 9 aziende vinicole.
L'Asti è la docg italiana più esportata ed è prodotto in 52 comuni delle province di Asti, Alessandria e Cuneo, nel sud del Piemonte.
Nel 2006 ne sono state vendute 71 milioni di bottiglie, delle quali 56 sui mercati esteri. nel primo trimestre del 2007 le vendite hanno fatto registrare un incremento del 29% sull'analogo periodo dell'anno precedente. In Russia le vendite sono state triplicate, in Gran Bretagna sono aumentate del 130%, nella Germania del 10%.
'Dolce per il dolce' partirà il 19 novembre e durerà fino al termine dell'autunno.
martedì 16 ottobre 2007
"...sa di maiale..."

Armin Meiwes nel 2001 aveva ucciso e divorato un uomo conosciuto in rete
Condannato a soli 8 anni e mezzo di carcere ha avuto l'ergastolo in appello
Intervista shock al cannibale di Rotenburg
"La carne umana è buona e sa di maiale"
Nessun rimorso: "E' una bella sensazione sapere che adesso lui è diventato parte di me"
Il cannibale di Rotenburg, Armin Meiwes
BERLINO - "La carne umana? Ha lo stesso sapore di quella di maiale". La Germania è sotto shock per l'intervista tv al cannibale di Rotenburg, andata in onda sull'emittente privata Rtl.
Quella di Armin Meiwes, 46 anni, è una storia che continua a fare scalpore. Il 10 marzo del 2001 aveva ucciso un esperto berlinese di computer, conosciuto in internet, nella sua casa di Meiwes a Rotenburg. L'uomo era consapevole di ciò che l'attendeva e avea dato il suo consenso. Tutto era stato documentato con un video, realizzato dallo stesso cannibale, della durata di quattro ore. La notte stessa dell'arrivo del suo ospite di 37 anni, Meiwes, di un anno più anziano, lo uccise con un coltello da cucina dopo averlo semi-anestetizzato con alcool e sonniferi.
Ma prima, quando era ancora in vita ma semicosciente, lo aveva evirato e avevano mangiato insieme - secondo le immagini dei filmati - gli organi genitali dopo averli cucinati. Finita la vittima con una coltellata, Meiwes aveva poi sezionato il cadavere ed aveva conservato nel freezer i pezzi di carne umana che ha via via scongelato e mangiato.
Davanti alle telecamere il cannibale ha raccontato che in quel momento ebbe "una sensazione strana", perché attendeva "da 30 anni quel momento". "La carne umana ha lo stesso sapore di quella di maiale, è solo leggermente più amara, ma più sostanziosa - ha aggiunto - è buona davvero".
Meiwes, che sta scontando l'ergastolo nel carcere di Kassel, dove lavora nella lavanderia, ha spiegato di non provare alcun tipo di rimorso. "E' una bella sensazione sapere che adesso lui è diventato parte di me".
Il cannibale ricorda di aver amato molto da bambino la favola di "Hansel e Gretel", che gli leggeva la madre, trovando particolarmente "interessante quando Hansel deve essere mangiato": "Voi non immaginate nemmeno quanti Hansel si aggirano su internet". A suo dire, in Germania ci sarebbero oltre 10mila tra cannibali e potenziali vittime che cercano di mettersi in contatto tra loro via internet.
La conoscenza della sua vittima Meiwes l'aveva fatta proprio in rete, dove gli aveva proposto di farsi uccidere e mangiare. Dal suo punto di vista, il cannibale di Rotenburg si considera "una persona servizievole, sempre disposto ad aiutare chiunque", ma ammette tuttavia che gli altri lo possano vedere come "qualcosa di mostruoso", poiché "solo in linea di principio sono una persona normale".
(16 ottobre 2007)
venerdì 12 ottobre 2007
3500 KG DI FONDENTE


EUROCHOCOLATE: ELAH DOFOUR,MAXI TAVOLETTA RECORD DA 3.500 KG (ANSA) - NOVI LIGURE (ALESSANDRIA), 12 OTT - Pesa oltre 3.500 Kg, è lunga 4,9 metri, è larga 2,4 metri ed ha uno spessore di 28 centimetri. È destinata ad entrare nel Guinness
World Record la maxi tavoletta di cioccolato Fondentenero, prodotta dal gruppo dolciario Elah Dufour Novi in occasione di Eurochocolate 2007, in programma a Perugia da domani al 21 di ottobre.
Non è la prima volta che il gruppo guidato da Flavio e Guido Repetto produce creazioni dolciarie (di cioccolato) da primato mondiale.
Ha incominciato nel 2000 presentando a Eurochocolate di Torino una tavoletta di nocciolato lunga oltre tre metri e larga uno e mezzo, prodotta con 1.800 chili di cioccolato e 600 chili di nocciole Piemonte. Poi, nel 2001, è stata la volta del gianduiotto più grande del mondo con un peso superiore ai 40 quintali, quattro metri di lunghezza e due di altezza. Sono seguiti: nel 2002 il maxi uovo di
cioccolato (altezza sei metri, diametro quattro metri, peso di oltre cento quintali, utilizzate oltre 100.000 tavolette di cioccolato fondente) e nel 2004, in occasione di Eurochocolate Christmas a Napoli, il presepe di cioccolato senza eguali per dimensioni, a livello globale, realizzato in 4.500 ore di lavoro da 32 esperti pasticcieri napoletani.
Il Gruppo Elah Dufour Novi, che comprende anche la Baratti&Milano, annualmente produce oltre 90 milioni di tavolette di cioccolato, oltre 200 milioni di cioccolatini e praline, più di un miliardo di caramelle e più di 25 milioni di astucci di creme da tavola e budini. Nei tre stabilimenti - a Novi Ligure (Alessandria), Bra (Cuneo) e Sassello (Savona) - gli occupati sono 400 circa. Il fatturato 2006 ha superato i 150 milioni di euro. È l'unica, finora, ad avere ricevuto due volte il Candy Kettle Club Award, l'Oscar europeo dell'industria
dolciaria. (ANSA).
mercoledì 10 ottobre 2007
Lumaca d'or alle...Chiocciole

ENOGASTRONOMIA: PREMIO LUMACA D'OR AD AGRITURISMO ASTIGIANO (ANSA) - ASTI,
10 OTT - Un agriturismo astigiano, «Le Chiocciole», in frazione Panieri di Roatto, è stato premiato dall'Istituto Internazionale di Elicicoltura con la targa Lumaca d'Or. Il riconoscimento è all'approfondimento delle tecniche sull'allevamento delle lumache, in cui l'azienda è specializzata.
Il ciclo di lavorazione prevede, su di un ettaro di terreno, l'allevamento dei preziosi molluschi, che dopo le opportune preparazioni vengono portati nella cucina di Laura Montanari, la proprietaria. Nell'agriturismo è possibile gustare un menu dagli antipasti ai secondi piatti a base di chiocciole che varia da stagione a stagione. Le ricette spaziano dai piatti alla piemontese, come la frittata di lumache
a quelli liguri abbinati alla cucina tipica locale. (ANSA).
martedì 2 ottobre 2007
I MEGLIO...
GUIDE: VINI, ANCORA IL PIEMONTE AL TOP PER I SOMMELIER
ROMA, 2 OTT - DUEMILAVINI 2008.(Bibenda Editore. 1.792 pagine. Euro 32). La recensione di 1.444 Aziende, oltre 15.000 vini degustati e descritti, circa 800 finalisti e 309 vini di 255 aziende premiati con i Cinque Grappoli, il punteggio dell'eccellenza: sono i numeri della nona edizione di Duemilavini, la Guida ai
vini e ai ristoranti d'Italia curato dall'Associazione Italiana Sommelier.
Anche quest'anno è il Piemonte, con 72 etichette eccellenti, a battere la Toscana, al secondo posto con 49. Il Friuli Venezia Giulia, con 28 Cinque Grappoli, conquista la terza posizione davanti al Veneto a quota 24, all'Alto Adige a 21, e alle Marche a 20.
Seguono la Sicilia con 15, la Lombardia con 14, l'Umbria con 11, la Campania e l'Abruzzo con 8. A quota 6 troviamo il Lazio e la Sardegna, a 5 l'Emilia Romagna e la Basilicata, a 4 il Trentino; seguono a 3 la Puglia, la Calabria, la Liguria e la Valle d'Aosta; chiude il Molise con uno.
Duemilavini è suddiviso in quattro sezioni. Nella prima si parla di tecnica della degustazione e abbinamento cibo-vino. Una parte storica e di ricerca sul territorio in cui, regione per regione, vengono indicate le Doc e le Docg, i prodotti Dop e Igp, e si indicano le fiere e le sagre locali a carattere enogastronomico. Un'intera, consistente sezione, viene dedicata ai ristoranti; la quarta parte, che
rappresenta il fulcro della pubblicazione, presenta le Aziende e i vini prodotti. Ogni Azienda viene descritta e indicata con tutte le informazioni utili al lettore: dall'indirizzo a come arrivarci, dal proprietario all'enologo, dagli ettari vitati al numero di bottiglie, all'elenco dei vini prodotti. I campioni sono tutti descritti (utilizzando il metodo di degustazione di scuola A.I.S.) e valutati in
Grappoli, da due a cinque. Cinque grappoli è la fascia d'eccellenza con un punteggio da 91 a 100 centesimi. Per ogni vino vengono fornite anche numerose informazioni: tipologia, uve utilizzate, gradazione alcolica, prezzo, numero di bottiglie prodotte, note sulla vendemmia, sulla vinificazione, sul potenziale di conservazione in cantina e l'abbinamento specifico con vari piatti.
Duemilavini è anche Guida ai ristoranti e alle enoteche che rappresentano la consumazione finale del Vino in armonia con il Cibo: l'essenza della professione del Sommelier. Sono stati selezionati 1.492 luoghi dove gustare la grande gastronomia assieme a una coerente proposta di vini. Ogni ristorante è descritto in maniera sintetica per far comprendere con immediatezza al lettore le varie tipologie di accoglienza: il luogo, la cucina, la cantina.
Questi i 12 ristoranti che hanno conseguito il massimo punteggio:
COMBAL.ZERO Rivoli - Torino;
VILLA CRESPI Orta San Giulio - Novara;
LA STNA DE MICHIL Corvara in Badia - Bolzano;
DAL PESCATORE Canneto sull'Oglio - Mantova;
IL DESCO Verona;
LE CALANDRE Rubano - Padova;
ENOTECA PINCHIORRI Firenze;
DA CAINO Manciano - Grosseto;
GAMBERO ROSSO San Vincenzo Livorno;
VISSANI Civitella del Lago Terni;
LA PERGOLA Roma;
LA TORRE DEL SARACINO Vico Equense Napoli.
ROMA, 2 OTT - DUEMILAVINI 2008.(Bibenda Editore. 1.792 pagine. Euro 32). La recensione di 1.444 Aziende, oltre 15.000 vini degustati e descritti, circa 800 finalisti e 309 vini di 255 aziende premiati con i Cinque Grappoli, il punteggio dell'eccellenza: sono i numeri della nona edizione di Duemilavini, la Guida ai
vini e ai ristoranti d'Italia curato dall'Associazione Italiana Sommelier.
Anche quest'anno è il Piemonte, con 72 etichette eccellenti, a battere la Toscana, al secondo posto con 49. Il Friuli Venezia Giulia, con 28 Cinque Grappoli, conquista la terza posizione davanti al Veneto a quota 24, all'Alto Adige a 21, e alle Marche a 20.
Seguono la Sicilia con 15, la Lombardia con 14, l'Umbria con 11, la Campania e l'Abruzzo con 8. A quota 6 troviamo il Lazio e la Sardegna, a 5 l'Emilia Romagna e la Basilicata, a 4 il Trentino; seguono a 3 la Puglia, la Calabria, la Liguria e la Valle d'Aosta; chiude il Molise con uno.
Duemilavini è suddiviso in quattro sezioni. Nella prima si parla di tecnica della degustazione e abbinamento cibo-vino. Una parte storica e di ricerca sul territorio in cui, regione per regione, vengono indicate le Doc e le Docg, i prodotti Dop e Igp, e si indicano le fiere e le sagre locali a carattere enogastronomico. Un'intera, consistente sezione, viene dedicata ai ristoranti; la quarta parte, che
rappresenta il fulcro della pubblicazione, presenta le Aziende e i vini prodotti. Ogni Azienda viene descritta e indicata con tutte le informazioni utili al lettore: dall'indirizzo a come arrivarci, dal proprietario all'enologo, dagli ettari vitati al numero di bottiglie, all'elenco dei vini prodotti. I campioni sono tutti descritti (utilizzando il metodo di degustazione di scuola A.I.S.) e valutati in
Grappoli, da due a cinque. Cinque grappoli è la fascia d'eccellenza con un punteggio da 91 a 100 centesimi. Per ogni vino vengono fornite anche numerose informazioni: tipologia, uve utilizzate, gradazione alcolica, prezzo, numero di bottiglie prodotte, note sulla vendemmia, sulla vinificazione, sul potenziale di conservazione in cantina e l'abbinamento specifico con vari piatti.
Duemilavini è anche Guida ai ristoranti e alle enoteche che rappresentano la consumazione finale del Vino in armonia con il Cibo: l'essenza della professione del Sommelier. Sono stati selezionati 1.492 luoghi dove gustare la grande gastronomia assieme a una coerente proposta di vini. Ogni ristorante è descritto in maniera sintetica per far comprendere con immediatezza al lettore le varie tipologie di accoglienza: il luogo, la cucina, la cantina.
Questi i 12 ristoranti che hanno conseguito il massimo punteggio:
COMBAL.ZERO Rivoli - Torino;
VILLA CRESPI Orta San Giulio - Novara;
LA STNA DE MICHIL Corvara in Badia - Bolzano;
DAL PESCATORE Canneto sull'Oglio - Mantova;
IL DESCO Verona;
LE CALANDRE Rubano - Padova;
ENOTECA PINCHIORRI Firenze;
DA CAINO Manciano - Grosseto;
GAMBERO ROSSO San Vincenzo Livorno;
VISSANI Civitella del Lago Terni;
LA PERGOLA Roma;
LA TORRE DEL SARACINO Vico Equense Napoli.
Nuove guide
GUIDE: SEMPRE AL TOP I GRANDI CHEF MA IL NUOVO AVANZA /ANSA IN USCITA LE GUIDE, LA PRIMA È QUELLA DEL GAMBERO ROSSO (Di Massimo Lomonaco) (ANSA) - ROMA, 25 SET - Non ci saranno grandi novità, ma qualche new entry nell'empireo dei grandi chef italiani è più che possibile. Insomma se lo «zoccolo duro» dei vari Vissani, Pierangelini, Nadia Santin, Heinz Beck ed altri resiste, qualcuno dei giovani avanza ed è molto probabile che trovi posto ai vertici delle classifiche. Sono le prime indiscrezioni - ma senza nessun nome - che filtrano dalle varie Guide dei ristoranti in arrivo nelle prossime settimane. Un fenomeno che è diventato editoriale e di costume e che vede la gastronomia italiana non solo in continua crescita, ma anche, a
differenza di Francia e Spagna, con un vantaggio: quello di continuare a privilegiare la tradizione di prodotti imbattibili usati dai grandi chef nazionali.
La prima Guida ad essere presentata sarà quella del Gambero Rosso l'8 ottobre a Roma, mentre l'11 ottobre è la volta, a Firenze, di quella dell'Espresso, la decana in Italia che quest'anno festeggia i 30 anni. Per la Rossa Michelin bisogna attendere invece l'ultima settimana di novembre a Milano.
A sentire Stefano Bonilli, gran patron del Gambero rosso e Enzo Vizzari, curatore della guida dell'Espresso - qualcosa è già assodata: al di là del solito gruppo di grandi chef da anni al top, la gastronomia italiana non solo è diventata una solidissima realtà qualitativa ma anche un fenomeno trainante del made in Italy che porta soldi e turisti e molto esporta.
«È proprio cambiato il panorama - dice Bonilli - c'e una crescita costante con un mucchio di giovani cuochi che propone una cucina di altissimo livello. Forse è anche merito del ruolo che oramai è unanimemente riconosciuto agli chef. A volte pure troppo. Fatto sta che la gastronomia italiana è diventata una delle leve più potenti del made in Italy». Quello che manca, a giudizio di Bonilli, è l'aiuto da parte delle istituzioni pubbliche. «È tutto lasciato alla libera iniziativa che mi pare - aggiunge - se la cavi però piuttosto bene». E se al nord e al centro, dove le disponibilità della gente sono maggiori, è tutto «un proliferare di nuove iniziative di alto livello», a sud - dice Bonilli - per fare il cuoco «devi essere un eroe. Prezzi, viabilità e malavita, tutto è di contrasto». «Far nascere un ristorante a Ragusa come ha fatto Ciccio Sultano con Il Duomo - spiega ancora Bonilli - è un'impresa straordinaria».
Altro esempio che il patron del Gambero Rosso cita a merito del sud, è la Costiera Amalfitana, dove un susseguirsi di nuove realtà, a fianco di quelle già consolidate, testimonia una vivacità in controtendenza.
E di sicuro la prossima Guida fotograferà le novità della zona. Altra realtà che sta creando tendenza è quella del Pigneto a Roma, un quartiere prima in ombra che ora invece sta salendo e non solo come luogo di residenza ma anche per i ristoranti giovani che lo popolano. «La verità - continua Bonilli - è che c'è un modo nuovo di guardare al cibo e nuove figure di imprenditori. C'è un vero e proprio cambio della guardia». È se è vero che al vertice della Guida c'è - meritatamente - lo zoccolo duro dell'eccellenza italiana è altrettanto sicuro che qualcosa si sta muovendo e che dietro i grandi premono i giovani talenti della cucina nazionale che
continuano ad affermare «l'identità italiana» in cucina.
Stesso concetto ripreso da Enzo Vizzari de L'Espresso: «la nuova cucina italiana - dice - è oramai una realtà consolidata che abbina modernità e tecnologia». Ma - avverte - senza arrivare alle forme perseguite in Francia e Spagna.
«I nostri chef - spiega - mantengono una forte identità nei prodotti del nostro territorio. È questo che fa la differenza.
D'altronde abbiamo a nostra disposizione un panorama di prodotti assolutamente unico. Non c'è quindi rottura tra la nostra tradizione e la cultura moderna, piuttosto parlerei di un aggiornamento». E se anche per Vizzari lo zoccolo duro resiste giustamente, questo non esclude dalla Guida in arrivo «novità e new entry nella fascia alta, ovvero quella dei 'Tre cappellì, massimo
punteggio». (ANSA).
LC 25-SET-07 13:44 NNN
differenza di Francia e Spagna, con un vantaggio: quello di continuare a privilegiare la tradizione di prodotti imbattibili usati dai grandi chef nazionali.
La prima Guida ad essere presentata sarà quella del Gambero Rosso l'8 ottobre a Roma, mentre l'11 ottobre è la volta, a Firenze, di quella dell'Espresso, la decana in Italia che quest'anno festeggia i 30 anni. Per la Rossa Michelin bisogna attendere invece l'ultima settimana di novembre a Milano.
A sentire Stefano Bonilli, gran patron del Gambero rosso e Enzo Vizzari, curatore della guida dell'Espresso - qualcosa è già assodata: al di là del solito gruppo di grandi chef da anni al top, la gastronomia italiana non solo è diventata una solidissima realtà qualitativa ma anche un fenomeno trainante del made in Italy che porta soldi e turisti e molto esporta.
«È proprio cambiato il panorama - dice Bonilli - c'e una crescita costante con un mucchio di giovani cuochi che propone una cucina di altissimo livello. Forse è anche merito del ruolo che oramai è unanimemente riconosciuto agli chef. A volte pure troppo. Fatto sta che la gastronomia italiana è diventata una delle leve più potenti del made in Italy». Quello che manca, a giudizio di Bonilli, è l'aiuto da parte delle istituzioni pubbliche. «È tutto lasciato alla libera iniziativa che mi pare - aggiunge - se la cavi però piuttosto bene». E se al nord e al centro, dove le disponibilità della gente sono maggiori, è tutto «un proliferare di nuove iniziative di alto livello», a sud - dice Bonilli - per fare il cuoco «devi essere un eroe. Prezzi, viabilità e malavita, tutto è di contrasto». «Far nascere un ristorante a Ragusa come ha fatto Ciccio Sultano con Il Duomo - spiega ancora Bonilli - è un'impresa straordinaria».
Altro esempio che il patron del Gambero Rosso cita a merito del sud, è la Costiera Amalfitana, dove un susseguirsi di nuove realtà, a fianco di quelle già consolidate, testimonia una vivacità in controtendenza.
E di sicuro la prossima Guida fotograferà le novità della zona. Altra realtà che sta creando tendenza è quella del Pigneto a Roma, un quartiere prima in ombra che ora invece sta salendo e non solo come luogo di residenza ma anche per i ristoranti giovani che lo popolano. «La verità - continua Bonilli - è che c'è un modo nuovo di guardare al cibo e nuove figure di imprenditori. C'è un vero e proprio cambio della guardia». È se è vero che al vertice della Guida c'è - meritatamente - lo zoccolo duro dell'eccellenza italiana è altrettanto sicuro che qualcosa si sta muovendo e che dietro i grandi premono i giovani talenti della cucina nazionale che
continuano ad affermare «l'identità italiana» in cucina.
Stesso concetto ripreso da Enzo Vizzari de L'Espresso: «la nuova cucina italiana - dice - è oramai una realtà consolidata che abbina modernità e tecnologia». Ma - avverte - senza arrivare alle forme perseguite in Francia e Spagna.
«I nostri chef - spiega - mantengono una forte identità nei prodotti del nostro territorio. È questo che fa la differenza.
D'altronde abbiamo a nostra disposizione un panorama di prodotti assolutamente unico. Non c'è quindi rottura tra la nostra tradizione e la cultura moderna, piuttosto parlerei di un aggiornamento». E se anche per Vizzari lo zoccolo duro resiste giustamente, questo non esclude dalla Guida in arrivo «novità e new entry nella fascia alta, ovvero quella dei 'Tre cappellì, massimo
punteggio». (ANSA).
LC 25-SET-07 13:44 NNN
giovedì 20 settembre 2007
Un grande debutto

ALIMENTARE: A CHEESE DEBUTTA CASTELMAGNO D'ALPEGGIO (ANSA) - TORINO, 19 SET - Debutta a Cheese, la rassegna internazionale lattiero-casearia dal 21 al 24 settembre a Bra (Cuneo), il Castelmagno d'alpeggio, variante del celebre formaggio
piemontese dop.
A contraddistinguere le forme del Castelmagno d'alpeggio, prodotto solo nei tre mesi estivi, è un'etichetta verde, mentre lo storico formaggio (300 mila forme all'anno) continua a essere riconoscibile da una copertura blu. Viene prodotto in 1.500-2.000 forme, tutte da aderenti al consorzio del Castelmagno.
Il lancio del prodotto è stato anticipato oggi all'assessorato regionale all'Agricoltura del Piemonte. «Il Castelmagno - ha sottolineato l'assessore Mino Taricco - è l'emblema dei prodotti piemontesi di qualità derivati dal latte, tanto più importante perchè i produttori (6 aderenti al Consorzio e altri 7, ndr) consentono il governo, il presidio e la manutenzione di territori di montagna». Il latte destinato ad esser trasformato in Castelmagno viene pagato ai produttori tre volte rispetto alla tariffa per gli allevatori di pianura.
«Un prezzo essenziale - ha ricordato Taricco - per consentire la produzione, altrimenti con il prezzo normale applicato in pianura, gli allevatori non potrebbero neppure coprire i costi di produzione». (ANSA).
Il Castelmagno è un formaggio antichissimo, le sue origini risalgono al 1200, a quell'epoca venne utilizzato anche per pagare dei debiti al marchese di Saluzzo.
Questo formaggio è ritenuto uno dei più pregiati ma non è molto conosciuto in quanto ha una produzione alquanto modesta,la zona di provenienza è limitata ai tre comuni della Val Grana in provincia di Cuneo: Castelmagno, Monterosso Grana e Pradleves, in quest'ultima località ha sede il nuovo caseificio del Consorzio per la tutela di origine del Castelmagno. Nel 1982 è diventato DOC (denominazione di origine controllata), nel 1996 DOP (denominazione di origine protetta).
Il Castelmagno viene prodotto con latte intero vaccino frutto di due mungiture: il latte della prima mungitura viene lasciato riposare e il mattino dopo si aggiunge il latte della seconda mungitura; talvolta viene integrato da latte ovino e caprino.
La sua stagionatura, che avviene in grotte naturali, va dai 2 ai 5 mesi.
Il Castelmagno si può definire un formaggio erborinato, semigrasso, pressato, a pasta cruda semidura.
Il suo ineguagliabile sapore si deve all'eves un'erba che cresce spontaneamente nella Val Grana.
Invecchiando il suo sapore si accentua assumendo con l'erborinatura un gusto intenso.
venerdì 14 settembre 2007
Expensive, dear London...
GB:LONDRA CITTÀ DEL MONDO DOVE MANGIAR BENE COSTA PIÙ CARO (ANSA) - LONDRA, 12 SET - Londra ha superato Parigi e Tokyo nella classifica delle città dove mangiare bene al ristorante costa più caro. Secondo una ricerca condotta dalla guida Zagat, una cena nella metropoli britannica costa in media 57,2 euro, contro i 51,7 di Parigi ed i 51,3 di Tokyo. E se si tengono presente soltanto i 20 ristoranti più cari della città, un pasto da re all'ombra del Big Ben - calcolando tre piatti, un bicchiere di vino e il servizio - costa la bellezza di 128 euro.
Non stupisce quindi che a Londra la gente mangi fuori soltanto 2,5 volte alla settimana, molto meno che gli abitanti di altre città: chi vive a Tokyo consuma infatti un pasto al ristorante un giorno sì ed uno no, ovvero con la stessa frequenza dei newyorchesi, mentre a Parigi si mangia fuori quasi tre volte alla settimana.
Ciò che tuttavia riscatta Londra - dove negli ultimi anni sempre più ristoranti di alta qualità stanno nascendo, trasformando la città in una vera capitale del gourmet - è il fatto che è ancora possibile trovare ristoranti in grado di servire una cena impeccabile ad un costo relativamente economico. Ad essere incoronato miglior ristorante della città dalle 5.336 persone interpellate dalla guida,
battendo celeberrimi chef del calibro di Gordon Ramsay, è stato infatti Chez Bruce, un ristorante di Wandsworth, un sobborgo nel sud ovest di Londra, dove una cenetta indimenticabile costa 'soltantò 83 euro.
«È incredibile vedere quanto cari i ristoranti di Londra siano diventati, ma, secondo quanto mostra questo sondaggio, la città offre ancora molte occasioni di mangiare bene a prezzi contenuti. È interessante notare come il costo di un pasto al ristorante primo in classifica, Chez Bruce, sia di ben 73 euro inferiore al costo di una cena dal secondo in classifica, Gordon Ramsay», ha dichiarato Tim Zagat, direttore e fondatore della Zagat Survey.
Secondo Russel Norman, direttore di Caprice Holdings, società proprietaria di ristoranti londinesi di alta qualità e prediletti dai Vip, quali The Ivy, J Sheekey e Le Caprice, Londra ha i suoi buoni motivi per essere così cara. «Credo che negli ultimi 15 anni gli chef ed i ristoratori a Londra siano diventati, per una serie di ragioni, molto più esigenti per quanto riguarda la provenienza e la qualità degli ingredienti.
E la materia prima di qualità non è economica. I prezzi poi riflettono il fatto che Londra è una delle città più care al mondo, dai taxi alle proprietà immobiliari e ciò include anche mandare avanti un ristorante», ha detto. (ANSA).
Non stupisce quindi che a Londra la gente mangi fuori soltanto 2,5 volte alla settimana, molto meno che gli abitanti di altre città: chi vive a Tokyo consuma infatti un pasto al ristorante un giorno sì ed uno no, ovvero con la stessa frequenza dei newyorchesi, mentre a Parigi si mangia fuori quasi tre volte alla settimana.
Ciò che tuttavia riscatta Londra - dove negli ultimi anni sempre più ristoranti di alta qualità stanno nascendo, trasformando la città in una vera capitale del gourmet - è il fatto che è ancora possibile trovare ristoranti in grado di servire una cena impeccabile ad un costo relativamente economico. Ad essere incoronato miglior ristorante della città dalle 5.336 persone interpellate dalla guida,
battendo celeberrimi chef del calibro di Gordon Ramsay, è stato infatti Chez Bruce, un ristorante di Wandsworth, un sobborgo nel sud ovest di Londra, dove una cenetta indimenticabile costa 'soltantò 83 euro.
«È incredibile vedere quanto cari i ristoranti di Londra siano diventati, ma, secondo quanto mostra questo sondaggio, la città offre ancora molte occasioni di mangiare bene a prezzi contenuti. È interessante notare come il costo di un pasto al ristorante primo in classifica, Chez Bruce, sia di ben 73 euro inferiore al costo di una cena dal secondo in classifica, Gordon Ramsay», ha dichiarato Tim Zagat, direttore e fondatore della Zagat Survey.
Secondo Russel Norman, direttore di Caprice Holdings, società proprietaria di ristoranti londinesi di alta qualità e prediletti dai Vip, quali The Ivy, J Sheekey e Le Caprice, Londra ha i suoi buoni motivi per essere così cara. «Credo che negli ultimi 15 anni gli chef ed i ristoratori a Londra siano diventati, per una serie di ragioni, molto più esigenti per quanto riguarda la provenienza e la qualità degli ingredienti.
E la materia prima di qualità non è economica. I prezzi poi riflettono il fatto che Londra è una delle città più care al mondo, dai taxi alle proprietà immobiliari e ciò include anche mandare avanti un ristorante», ha detto. (ANSA).
lunedì 10 settembre 2007
domenica 9 settembre 2007
domenica 26 agosto 2007
Mangiar "scorretto": BIG MAC

L'inventore dell'hamburger: "Andò tutto bene
da subito, solo la salsa ci prese un po' di tempo"
Big Mac, 40 anni nei menù globali
Nonostante le calorie è venduto in oltre 100 paesi
di ALBERTO FLORES D'ARCAIS
NEW YORK - Era il 22 agosto del 1967 quando Jim "Mj" Delligatti portò in tavola un piatto che avrebbe rivoluzionato il fast food. L'idea gli era venuta un paio di anni prima ma Jim, proprietario di un McDonald's ad Uniontown, in Pennsylvania, si era scontrato per mesi con i manager della catena di ristoranti che in una dozzina d'anni erano riusciti ad imporre il loro marchio negli "States". Il più scettico era Ray Croc, uno dei mitici fondatori di quello che sarebbe diventato l'impero mondiale del fast food, ma la cocciutaggine di Delligatti - un cognome che denota origini italiane - alla fine venne premiata: il Big Mac era nato.
"Quarant'anni fa non avrei mai immaginato che la mia creazione potesse diventare un pezzo della tradizione americana" ha raccontato Delligatti al Pittsburgh Tribune Review. "Diciamo che meglio di così non poteva andare. È andato tutto bene fin dal primo giorno; l'unica cosa che ci prese un po' di tempo è stata la salsa".
Quel 22 agosto il Big Mac venne venduto a 45 cents, oggi costa 2,75 dollari. Jim Delligatti avrebbe voluto chiamarlo "Big Mick", in onore del figlio Mike, ma alla fine si convinse che il nome suggeritogli dai manager poteva andare bene. Oggi la ricetta sembra semplice, ma quarant'anni fa nessuno ci aveva ancora pensato: pane con sesamo, cipolla disidratata, insalata tritata, sottiletta, salsa e doppio hamburger.
Nel McDonald's di Uniontown ebbe fin da subito un incredibile successo, tanto che nel giro di poche settimane il "Big Mac" venne venduto anche negli altri ristoranti della catena a Pittsburgh e nel giro di un anno divenne parte fissa del menù di tutti i McDonald's degli Stati Uniti.
Fu soprattutto grazie al "Big Mac" che l'ascesa della McDonald's ai vertici mondiali del fast food divenne inarrestabile. Un vera potenza americana e multinazionale, e come tale negli ultimi dieci anni diventata il simbolo del male: prima tra chi la criticava per il cibo non proprio salutare: 540 calorie (di cui 270 da grassi) e 1040 milligrammi di sodio, poi tra i "no global" come punta di lancia dell'americanizzazione del mondo.
Il gigante del fast food ha dovuto far fronte ad attacchi di ogni genere: film, documentari e inchieste, che in alcuni casi sono riusciti a provare la cattiva qualità del cibo, costringendo la McDonald's a cambiare menù; ma anche attentati, vetrine infrante, cause legali. In compenso nel 1986 ottenne un onore insperato: l'Economist creò un indice (informale) per misurare l'andamento del potere di acquisto delle valute rispetto al dollaro Usa e lo chiamò "Big Mac Index".
Oggi il "Big Mac" viene servito in 300mila ristoranti sparsi in più di cento paesi del mondo. Solo negli Stati Uniti (in 13.700 ristoranti) ogni anno ne vengono consumati 550 milioni (uno ogni 17 secondi), una classifica che vede al secondo posto il Giappone con 150 milioni. Solo in India, dove la mucca è sacra, la McDonald's ha autorizzato una ricetta diversa e il "Big Mac" è stato sostituito dal "Maharaja Mac", fatto con carne di pollo.
Quel 22 agosto del 1967 erano passati quaranta anni da quando i fratelli Dick e Mac McDonald avevano aperto ad Arcadia - cittadina della San Gabriel Valley, una trentina di chilometri a nordest di Los Angeles - un baracchino di hot dog che divenne ben presto popolare come il "California sexy hot dogs". Tre anni dopo Dick e Mac aprirono il primo ristorante McDonald a San Bernardino, California, lungo la famosa "Route 66", ma fu solo nel 1953 che iniziarono a dare in franchising il marchio McDonald's. Il secondo ristorante venne aperto a Phoenix, Arizona, e fu anche il primo ad avere come disegno il famoso arco dorato oggi riconoscibile da miliardi di persone in ogni parte del mondo.
Per celebrare il quarantesimo anniversario del "Big Mac" Jim Delligatti, che oggi ha 89 anni, ha voluto aprire un "Big Mac Museum and Restaurant" a North Huntigton, sempre in Pennsylvania. Ci sono cimeli che ricordano gli anni Sessanta, ci sono foto celebrative, c'è soprattutto una statua formato gigante del più popolare panino del mondo.
venerdì 10 agosto 2007
Scefs ne va pazza...

VINO: ASTI DOCG; VENDEMMIA AL VIA GIÀ IL 16 AGOSTO (ANSA) - TORINO, 10 AGO - La vendemmia delle uve moscato destinate a produrre la docg Asti (lo spumante italiano più venduto all' estero) partirà giovedì prossimo, almeno per quanta riguarda le
'zone precocì nell'alessandrino. In tutti vigneti, comunque, verrà avviata dal 20 agosto, con due settimane di anticipo rispetto alla media degli anni passati.
La conferma arriva dal Consorzio per la tutela dell'Asti, che riunisce 44 industrie o aziende commerciali, 22 imprese vinificatrici e oltre 100 tra cooperative e aziende viticole.
Le previsioni del raccolto sono in linea con lo scorso anno: circa un milione di quintali di uva provenienti da 10 mila ettari di vigneto in 52 Comuni delle province di Alessandria, Asti e Cuneo. «È una situazione decisamente brillante - commenta Ezio Pellissetti, presidente del consorzio - ci auguriamo con questo raccolto di riuscire a soddisfare le crescenti richieste di Asti docg che provengono dal mercato: nel primo semestre del 2007, infatti - rivela Pellissetti - il numero delle bottiglie commercializzate in tutto il mondo è cresciuto del 20%, passando da 20 a 24 milioni».
Per quanto riguarda la qualità, stando alle analisi dagli esperti del Laboratorio del Consorzio dell'Asti, la vendemmia 2007 si annuncia «molto superiore alle aspettative, merito delle importanti escursioni termiche che hanno garantito un'ottima sintesi delle sostanze aromatiche e delle condizioni climatiche che hanno favorito l'eccellente stato sanitario dell'uva». (ANSA).
mercoledì 8 agosto 2007
DANTE E CUCINA, CEDRONI E ULIASSI DIVENTANO CHEF-ATTORI/ANSA ALLA RAM DI SENIGALLIA LETTURE DANTESCHE,
E ASSAGGI GOURMET (ANSA) - SENIGALLIA (ANCONA), 6 AGO - Dopo Carmelo Bene, Roberto Benigni, o i tanti cittadini-attori
contaminati dai festival della letteratura, anche gli chef fanno il loro ingresso nel mondo delle letture dantesche. Questa sera alla
Rotonda di Senigallia toccherà a due cuochi senigalliesi di fama internazionale, Moreno Cedroni e Mauro Uliassi, cimentarsi con la
lettura di Dante e di altri monumenti della scrittura mondiale.
Gli chef - due stelle Michelin per la 'Madonnina del Pescatorè di Cedroni e una per l«Uliassì - sono i protagonisti dell'ultimo
appuntamento del ciclo 'RAMnoteingustò: per la prima volta nel duplice ruolo di cuochi-attori declameranno pagine di Dante,
Giacomo Leopardi, Pablo Neruda, Giuseppe Ungaretti, Joseph Conrad e altri mostri sacri. Accompagnati dal pianoforte di Luca
Cerigioni, poi, offriranno anche assaggi gourmet gli spettatori, come i raffinati 'ciocco cocco e gruè per Uliassi e 'tonno, mandorle
croccanti e gelato alla senapè per Cedroni.
L'inconsueto abbinamento è stato pensato da Alfredo Taracchini Antonaros, giornalista di Gambero Rosso e curatore della
rassegna, e, come rivela Cedroni, »Si tratta di un vero e proprio numero zero, dato che non esistono assolutamente precedenti
simili. Tema centrale delle opere - spiega lo chef - sarà il rapporto tra uomo e mare. Io e Mauro Uliassi ci stiamo preparando da
diversi giorni, perchè si tratta di pagine non facili. Speriamo di essere all'altezza della situazione e di non farci tirare addosso
pomodori dal pubblico!«.
Cedroni, oltre a recitare con Uliassi brani dell'Inferno dantesco, leggerà »pagine di Vittorio Rossi, estratti dal 'Gabbiano Jonathan
Livingston' di Richard Bach, poesie di Neruda e la splendida 'Itacà di Costantinos Kavafis«.
Molti gli input preannunciati dalla serata, per la quale si registra già il tutto esaurito. Ma qual è il rapporto che lega tre arti come
cucina, letteratura e musica, in apparenza così lontane tra loro? »Il nostro corpo - dice Cedroni - non è che un immenso recettore
di stimoli esterni, che siano essi profumi, sapori, parole, note e quant'altro. Nel corso della serata noi ne offriremo molti, per cui
credo che la situazione sarà decisamente eccitante. Quale sarà il risultato non possiamo prevederlo ora, certo è che gli ingredienti
per una miscela affascinante ci sono tutti. Sarà senza dubbio un'esperienza unica«. (ANSA).
E ASSAGGI GOURMET (ANSA) - SENIGALLIA (ANCONA), 6 AGO - Dopo Carmelo Bene, Roberto Benigni, o i tanti cittadini-attori
contaminati dai festival della letteratura, anche gli chef fanno il loro ingresso nel mondo delle letture dantesche. Questa sera alla
Rotonda di Senigallia toccherà a due cuochi senigalliesi di fama internazionale, Moreno Cedroni e Mauro Uliassi, cimentarsi con la
lettura di Dante e di altri monumenti della scrittura mondiale.
Gli chef - due stelle Michelin per la 'Madonnina del Pescatorè di Cedroni e una per l«Uliassì - sono i protagonisti dell'ultimo
appuntamento del ciclo 'RAMnoteingustò: per la prima volta nel duplice ruolo di cuochi-attori declameranno pagine di Dante,
Giacomo Leopardi, Pablo Neruda, Giuseppe Ungaretti, Joseph Conrad e altri mostri sacri. Accompagnati dal pianoforte di Luca
Cerigioni, poi, offriranno anche assaggi gourmet gli spettatori, come i raffinati 'ciocco cocco e gruè per Uliassi e 'tonno, mandorle
croccanti e gelato alla senapè per Cedroni.
L'inconsueto abbinamento è stato pensato da Alfredo Taracchini Antonaros, giornalista di Gambero Rosso e curatore della
rassegna, e, come rivela Cedroni, »Si tratta di un vero e proprio numero zero, dato che non esistono assolutamente precedenti
simili. Tema centrale delle opere - spiega lo chef - sarà il rapporto tra uomo e mare. Io e Mauro Uliassi ci stiamo preparando da
diversi giorni, perchè si tratta di pagine non facili. Speriamo di essere all'altezza della situazione e di non farci tirare addosso
pomodori dal pubblico!«.
Cedroni, oltre a recitare con Uliassi brani dell'Inferno dantesco, leggerà »pagine di Vittorio Rossi, estratti dal 'Gabbiano Jonathan
Livingston' di Richard Bach, poesie di Neruda e la splendida 'Itacà di Costantinos Kavafis«.
Molti gli input preannunciati dalla serata, per la quale si registra già il tutto esaurito. Ma qual è il rapporto che lega tre arti come
cucina, letteratura e musica, in apparenza così lontane tra loro? »Il nostro corpo - dice Cedroni - non è che un immenso recettore
di stimoli esterni, che siano essi profumi, sapori, parole, note e quant'altro. Nel corso della serata noi ne offriremo molti, per cui
credo che la situazione sarà decisamente eccitante. Quale sarà il risultato non possiamo prevederlo ora, certo è che gli ingredienti
per una miscela affascinante ci sono tutti. Sarà senza dubbio un'esperienza unica«. (ANSA).
IL VINO DI YOKO
VINO: YOKO ONO DISEGNA ETICHETTA SERIE LIMITATA CHIANTI/ANSA (ANSA) - SIENA, 8 AGO - Un'etichetta d'autore firmata
Yoko Ono. La vedova di John Lennon ha disegnato una speciale etichetta per Fattoria Nittardi, azienda vinicola di Castellina in
Chianti (Siena). L'etichetta 'rivestirà una serie limitata di 3000 bottiglie di Chianti Classico Casanuova di Nittardi annata 2005. Per
l'occasione Ono ha realizzato un quadro che ritrae una natura morta composta da bottiglie di vino e la scritta 'Imagine yoù. Il
disegno rappresenta un omaggio alla figura del pittore Giorgio Morandi.
Acquistata nel 1982 dal gallerista d'arte tedesco Peter Femfert e dalla moglie Stefania Canali, Fattoria di Nittardi chiama ogni
anno un artista famoso a creare appositamente un'opera per l'etichetta oltre che disegnare la speciale 'carta setà che avvolge la
bottiglia.
Quella di Yoko Ono sarà realizzata per la prima volta in diversi colori per celebrare i 25 anni dall'acquisto dell'azienda. All'interno
delle confezioni di vino, vi sono anche dieci etichette d'argento ed una d'oro e chi le trova, riceverà dalla Fattoria di Nittardi uno
speciale omaggio a sorpresa. Prima di Yoko Ono, altri importanti artisti si sono cimentati nel vestire le bottiglie di Nittardi come
Bruno Bruni, Igor Mitoraj, il toscano Giuliano Ghelli, ma anche Arrojo o Penck, la cui etichetta, che rappresentava nudi stilizzati di
donna, fu addirittura censurata in Canada.
L' azienda si estende su 120 ettari di superficie di cui 12 ettari vitati e 4,5 a oliveto. La produzione media annua si aggira sulle
85-90 mila bottiglie. Storico il legame dell'azienda chiantigiana con il mondo dell'arte. In passato Nittardi, il cui nome deriva da
'Nectar Deì, è stata posseduta dalla famiglia Buonarroti e il suo vino era considerato così buono che Michelangelo in persona,
chiese a suo nipote Lionardo, proprietario della tenuta, di mandare il vino di Nittardi a Roma per farne 'dono genuinò al Papa. La
tradizione di donare il vino al pontefice è rimasta. Puntualmente ogni anno Femfert invia a papa Ratzinger i prodotti della nuova
azienda di Nittardi in maremma chiamata 'Nectar Deì. «Sono soddisfatto - ha commentato Femfert - grazie al mio lavoro di
gallerista ed editore ho la possibilità di conoscere gli artisti personalmente. Yoko Ono era una pittrice conosciuta nel mondo
dell'arte già prima di sposare John Lennon e avere oggi una sua opera sulla nostra etichetta è motivo di grande orgoglio».
Yoko Ono. La vedova di John Lennon ha disegnato una speciale etichetta per Fattoria Nittardi, azienda vinicola di Castellina in
Chianti (Siena). L'etichetta 'rivestirà una serie limitata di 3000 bottiglie di Chianti Classico Casanuova di Nittardi annata 2005. Per
l'occasione Ono ha realizzato un quadro che ritrae una natura morta composta da bottiglie di vino e la scritta 'Imagine yoù. Il
disegno rappresenta un omaggio alla figura del pittore Giorgio Morandi.
Acquistata nel 1982 dal gallerista d'arte tedesco Peter Femfert e dalla moglie Stefania Canali, Fattoria di Nittardi chiama ogni
anno un artista famoso a creare appositamente un'opera per l'etichetta oltre che disegnare la speciale 'carta setà che avvolge la
bottiglia.
Quella di Yoko Ono sarà realizzata per la prima volta in diversi colori per celebrare i 25 anni dall'acquisto dell'azienda. All'interno
delle confezioni di vino, vi sono anche dieci etichette d'argento ed una d'oro e chi le trova, riceverà dalla Fattoria di Nittardi uno
speciale omaggio a sorpresa. Prima di Yoko Ono, altri importanti artisti si sono cimentati nel vestire le bottiglie di Nittardi come
Bruno Bruni, Igor Mitoraj, il toscano Giuliano Ghelli, ma anche Arrojo o Penck, la cui etichetta, che rappresentava nudi stilizzati di
donna, fu addirittura censurata in Canada.
L' azienda si estende su 120 ettari di superficie di cui 12 ettari vitati e 4,5 a oliveto. La produzione media annua si aggira sulle
85-90 mila bottiglie. Storico il legame dell'azienda chiantigiana con il mondo dell'arte. In passato Nittardi, il cui nome deriva da
'Nectar Deì, è stata posseduta dalla famiglia Buonarroti e il suo vino era considerato così buono che Michelangelo in persona,
chiese a suo nipote Lionardo, proprietario della tenuta, di mandare il vino di Nittardi a Roma per farne 'dono genuinò al Papa. La
tradizione di donare il vino al pontefice è rimasta. Puntualmente ogni anno Femfert invia a papa Ratzinger i prodotti della nuova
azienda di Nittardi in maremma chiamata 'Nectar Deì. «Sono soddisfatto - ha commentato Femfert - grazie al mio lavoro di
gallerista ed editore ho la possibilità di conoscere gli artisti personalmente. Yoko Ono era una pittrice conosciuta nel mondo
dell'arte già prima di sposare John Lennon e avere oggi una sua opera sulla nostra etichetta è motivo di grande orgoglio».
martedì 17 luglio 2007
PATRIMONIO DELL'UMANITA'
ALIMENTARE: DIETA MEDITERRANEA CANDIDATA PATRIMONIO UNESCO - ROMA, 17 LUG - Come la laguna di Venezia, i trulli di Alberobello, il Machu Picchu, Notre Dame, la Statua della Libertà o la grande barriera corallina, anche la dieta mediterranea
sta per entrare nella lista del patrimonio dell umanità all Unesco, per il valore storico che ha assunto questo modello alimentare negli stili di vita e per i benefici per la salute dimostrati scientificamente. Lo rende noto la Coldiretti nel riferire «con soddisfazione» dell'iniziativa del Governo spagnolo ufficializzata alla Commissione europea che ha appoggiato pienamente la proposta.
L iniziativa del Governo Zapatero - sottolinea la Coldiretti - ha un valore straordinario per l Italia che è il Paese simbolo di questo tipo di cucina e dove più radicata è la cultura alimentare fondata sui principi della dieta mediterranea con primati raggiunti nelle principali produzioni base come la frutta, verdura e pasta e il posto d onore nella UE per vino e olio di oliva, dietro rispettivamente alla Francia e alla Spagna. La dieta mediterranea è infatti basata sul consumo di alimenti ricchi di fibre (cereali, legumi, frutta e verdura), di olio d'oliva e di pesce ed è unanimemente riconosciuta come dieta sana e nutriente, utile per contrastare l'invecchiamento cellulare e le malattie cardiovascolari.
La dieta mediterranea è una parte del patrimonio culturale, storico, sociale, territoriale e ambientale nazionale da molti secoli ed è strettamente legata allo stile di vita dei popoli mediterranei nel corso di tutta la loro storia. I prodotti caratteristici della dieta mediterranea coincidono - conclude la Coldiretti - con i prodotti Made in Italy più emblematici ed il loro peso economico all' interno della produzione agroalimentare nazionale è estremamente elevato. (ANSA).
sta per entrare nella lista del patrimonio dell umanità all Unesco, per il valore storico che ha assunto questo modello alimentare negli stili di vita e per i benefici per la salute dimostrati scientificamente. Lo rende noto la Coldiretti nel riferire «con soddisfazione» dell'iniziativa del Governo spagnolo ufficializzata alla Commissione europea che ha appoggiato pienamente la proposta.
L iniziativa del Governo Zapatero - sottolinea la Coldiretti - ha un valore straordinario per l Italia che è il Paese simbolo di questo tipo di cucina e dove più radicata è la cultura alimentare fondata sui principi della dieta mediterranea con primati raggiunti nelle principali produzioni base come la frutta, verdura e pasta e il posto d onore nella UE per vino e olio di oliva, dietro rispettivamente alla Francia e alla Spagna. La dieta mediterranea è infatti basata sul consumo di alimenti ricchi di fibre (cereali, legumi, frutta e verdura), di olio d'oliva e di pesce ed è unanimemente riconosciuta come dieta sana e nutriente, utile per contrastare l'invecchiamento cellulare e le malattie cardiovascolari.
La dieta mediterranea è una parte del patrimonio culturale, storico, sociale, territoriale e ambientale nazionale da molti secoli ed è strettamente legata allo stile di vita dei popoli mediterranei nel corso di tutta la loro storia. I prodotti caratteristici della dieta mediterranea coincidono - conclude la Coldiretti - con i prodotti Made in Italy più emblematici ed il loro peso economico all' interno della produzione agroalimentare nazionale è estremamente elevato. (ANSA).
lunedì 16 luglio 2007
Attenti ai baozi...
CINA: CIBI CONTRAFFATTI, ACCUSE A MEDIA STRANIERI RESPONSABILE QUALITÀ:PROBLEMA DI SINGOLE SOCIETÀ,NON NAZIONALE (ANSA) - PECHINO, 16 LUG - La Cina ha accusato oggi la stampa straniera di aver esagerato le notizie sui cibi contraffati.
«Alcuni media stranieri, specialmente quelli statunitensi, hanno arbitrariamente denunciato l'insicurezza dei prodotti cinesi», secondo il Direttore dell'Amministrazione Generale per la Supervisione della Qualità, l'Ispezione e la Quarantena, Li Changjiang.
La dichiarazione dell'amministratore generale della qualità dei prodotti cinesi segue alle notizie dei giorni scorsi sulla pericolosità dei cibi e dei prodotti cinesi diffusi sul mercato internazionale, in particolare dentifrici, cibi di mare, giocattoli per bambini e pneumatici, che hanno messo in cattiva luce a livello internazionale il «made in China».
Li Changjiang vuole evitare le generalizzazioni: «Il problema di una compagnia - spiega il direttore dell' Amministratore Generale della Qualità cinese - non è un problema nazionale. Se alcuni prodotti sono al di sotto degli standard, non vuol dire che tutti i prodotti del Paese lo siano». Nel frattempo, sette compagnie americane si sono trovate di fronte al divieto di esportazione dei propri
prodotti in Cina; tra queste anche il colosso dell'alimentazione Tyson Food Incorporated, dal 1931 il più importante produttore e distributore di carne di pollo, maiale e manzo del mondo, presente in Cina tramite una joint venture costituita nel 1987.
Le altre società sotto accusa sono Sanderson Farms, Intervision Foods, Ajc Interntional, Cargill Meat Solutions, Van Luin Foods e Triumph Food. Queste ultime tre compagnie hanno 45 giorni di tempo per rimettere in regola i loro prodotti: per le altre, invece, non è stato specificato quanto a lungo durerà il periodo di sospensione delle importazioni.
Ma gli scandali alimentari che colpiscono la Cina non finiscono: in un video trasmesso dalla China Central Television Station viene denunciata, in un quartiere di Pechino, la presenza di cartone industriale impregnato d'acqua e soda caustica per la preparazione dei baozi, gli gnocchi cinesi di pasta. (ANSA).
«Alcuni media stranieri, specialmente quelli statunitensi, hanno arbitrariamente denunciato l'insicurezza dei prodotti cinesi», secondo il Direttore dell'Amministrazione Generale per la Supervisione della Qualità, l'Ispezione e la Quarantena, Li Changjiang.
La dichiarazione dell'amministratore generale della qualità dei prodotti cinesi segue alle notizie dei giorni scorsi sulla pericolosità dei cibi e dei prodotti cinesi diffusi sul mercato internazionale, in particolare dentifrici, cibi di mare, giocattoli per bambini e pneumatici, che hanno messo in cattiva luce a livello internazionale il «made in China».
Li Changjiang vuole evitare le generalizzazioni: «Il problema di una compagnia - spiega il direttore dell' Amministratore Generale della Qualità cinese - non è un problema nazionale. Se alcuni prodotti sono al di sotto degli standard, non vuol dire che tutti i prodotti del Paese lo siano». Nel frattempo, sette compagnie americane si sono trovate di fronte al divieto di esportazione dei propri
prodotti in Cina; tra queste anche il colosso dell'alimentazione Tyson Food Incorporated, dal 1931 il più importante produttore e distributore di carne di pollo, maiale e manzo del mondo, presente in Cina tramite una joint venture costituita nel 1987.
Le altre società sotto accusa sono Sanderson Farms, Intervision Foods, Ajc Interntional, Cargill Meat Solutions, Van Luin Foods e Triumph Food. Queste ultime tre compagnie hanno 45 giorni di tempo per rimettere in regola i loro prodotti: per le altre, invece, non è stato specificato quanto a lungo durerà il periodo di sospensione delle importazioni.
Ma gli scandali alimentari che colpiscono la Cina non finiscono: in un video trasmesso dalla China Central Television Station viene denunciata, in un quartiere di Pechino, la presenza di cartone industriale impregnato d'acqua e soda caustica per la preparazione dei baozi, gli gnocchi cinesi di pasta. (ANSA).
mercoledì 11 luglio 2007
Una birra, please...

MILANO - È testa a testa. La birra è sempre più apprezzata dagli italiani, tanto da contendersi il primato con il vino. E voi cosa preferite?
SORPASSO - Il 19,8% degli italiani, quando mangia fuori casa, sceglie la birra, contro il 18,8% di quelli che preferiscono il vino. Lo rivela una ricerca condotta da Makno, per conto di Assobirra, condotta su un campione di 1500 persone. Rispetto all'anno precedente, i consumi di birra sono aumentati del 4%. Il vino però regge ancora nel weekend: lo sceglie il 43,6% degli italiani contro il 38,9% che riempie il bicchiere con una «bionda». Quasi 7 italiani su dieci bevono birra: il 6,6% la consuma tutti i giorni, il 27,5% lo fa abitualmente e il 35% in maniera sporadica.
FANALINO DI CODA - Gli italiani bevono più birra, ma restano gli ultimi per consumo pro capite in Europa: 30, 3 litri, contro i 160 della Repubblica Ceca, i 115 dell Germania, i 95, 5 del regno Unito e gli 80 della Spagna. L'Italia è però al nono posto per produzione in Europa con quasi 13 milioni di ettolitri, 781mila dei quali esportati all'estero. Cresce anche il popolo delle bevitrici (dal 53,1% al 54,5%): sfatato il mito che tradizionalmente vede il boccale in mano solo agli uomini.
QUESTIONE DI GUSTO - La birra è una delle bevande più antiche (la sua invenzione pare che risalga addirittura al settimo millennio a.C.), ma pare che solo ora gli italiani ci prendano gusto. Più della meta degli intervistati ordina una birra perchè ne gradisce il sapore, mentre perde posizioni lo storico abbinamento con la pizza. E se quasi cinque italiani su dieci la ritengono in linea con la dieta mediterranea, il 40% addirittura vuole approfondire un abbinamento molto particolare, birra e pesce, in particolare fritture.
11 luglio 2007
martedì 10 luglio 2007
..e ancora pizzica...
Messico: scoperto tipi di peperoncino datati tra 600 e 1500 d.C
CITTA' DEL MESSICO - Grano, zucchine, fagioli, avocados e soprattutto ben dieci tipi di peperoncino. Questi gli elementi base della cucina messicana che, secondo uno studio pubblicato dalla rivista 'Pnas', ha almeno 1500 anni. In 2 distinte grotte nel sud Messico, i ricercatori hanno trovato diverse specie di peperoncino che venivano utilizzate sia fresche che essiccate e che sono state datate tra il 600 e il 1500 dopo Cristo. Il cibo messicano quindi era molto simile a quello dei giorni nostri. (Agr)
CITTA' DEL MESSICO - Grano, zucchine, fagioli, avocados e soprattutto ben dieci tipi di peperoncino. Questi gli elementi base della cucina messicana che, secondo uno studio pubblicato dalla rivista 'Pnas', ha almeno 1500 anni. In 2 distinte grotte nel sud Messico, i ricercatori hanno trovato diverse specie di peperoncino che venivano utilizzate sia fresche che essiccate e che sono state datate tra il 600 e il 1500 dopo Cristo. Il cibo messicano quindi era molto simile a quello dei giorni nostri. (Agr)
giovedì 28 giugno 2007
Rubare l'insalata di bocca...

USA: RISTORANTI NEW YORK, BATTAGLIA LEGALE SU COPYRIGHT MENU (ANSA) - NEW YORK, 27 GIU - Non s'era mai visto e probabilmente si tratta di una nuova conferma che gli Stati Uniti sono ormai governati dagli avvocati: la proprietaria di un
noto ristorante newyorchese, Rebecca Charles del 'Pearl Oyster Bar' nel West Village, ha fatto causa contro il suo ex braccio destro, Ed McFarland, accusandolo di averla spudoratamente copiata e chiede i danni.
La Charles, 53 anni, sostiene che McFarland ha aperto un ristorante quasi fotocopia a poche centinaia di metri dal suo, violando i suoi diritti d'autore, l«Eds Loabster Bar' a Soho.
Tra la accuse rivolte dalla donna al suo ex capo cuoco, c'è quella -a dir il vero abbastanza ridicola- di avere copiato la 'Ceasar's Salad', la tipica insalatona americana con uova e crostini.
Un pò come se un ristorante di Testaccio, a Roma, accusasse un suo collega di Trastevere di vendere i suoi stessi rigatoni all'amatriciana o la pajata.
Accanto a Rebecca, c'è un avvocato di Chicago, Charles Valauskas, che si è specializzato in questioni di copyright dei menù come scrive oggi con ampio rilievo il New York Times.
La Charles sostiene che Ed McFarland le ha copiato sia la decorazione del bar-ristorante (tutto bianco, con il bar in marmo), sia vari piatti: come i lobster roll, i panini alla polpa di astice, o le capesante fritte.
Ed ribatte spiegando che tutti i ristoranti di questo tipo, in particolare quelli di Boston, hanno questo 'look' dalla tinte chiare, e che i piatti sono tipici del Massachusetts o dell'area di San Francisco, nel nord della California. Punto e basta.
La stessa Charles ha sempre riconosciuto essersi ispirata a un famoso ristorante di San Francisco, lo 'Swan Oyster Depot', ma di averci aggiunto molto di suo. "Il mio ristorante rappresenta una riflessione su me stessa, la mia esperienza, la mia famiglia", spiega forse con una punta di arroganza la signora.
Tra i suoi colleghi, comunque, molti non la pensano affatto come lei. Spiega per esempio, sempre al Nyt, Tom Colicchio, famoso per avere aperto una catena di panini 'doc' spesso imitati: "Non c'è nulla da fare, non potete proteggere le ricette, non potete proteggere una catena come questa. Non c'è proprio nulla da fare".
Sei anni a acqua, caffè, succhi...

SALUTE: DA 6 ANNI NON TOCCA CIBO SOLIDO E STA BENISSIMO
Chimico 58enne si nutre di acqua, caffè e succhi (ANSA) -
LONDRA, 27 GIU - Da sei anni non mangia nulla di solido e sta benissimo, beve solo: caffè, succhi di frutta e acqua. Cinquantotto anni, laureato in chimica, il tedesco Michael Werner è alla ribalta in Gran Bretagna per un libro appena pubblicato a Londra dove spiega perchè gode di salute eccezionale nonostante le dieta ristretta. 'Lo faccio per amore nei confronti del mio corpo', ha spiegato
Werner che, quando esce con gli amici, si concede un bicchiere di vino.
lunedì 18 giugno 2007
Bye Bye prenotazioni
Il customer service guida le nuove tendenze nella ristorazione Gli Usa dicono addio ai vecchi ristoranti
Prenotazioni online con un sistema di gestione computerizzato, che arriva anche ad archiviare i gusti dei clienti
STATI UNITI - Prenotare un posto a cena, a qualsiasi ora, e avere la garanzia che c'è il nostro piatto preferito, che saremo proprio nel nostro tavolo prediletto, che non saremo vicino a una tavolata rumorosa e che non corriamo nemmeno il rischio di incontrare quel tizio così insopportabile: tutto questo è possibile, anzi probabile, nella Grande Mela (e non solo) grazie a un matrimonio particolare, quello tra progresso tecnologico e arte culinaria.
AL SERVIZIO DEI CLIENTI - Il cliente ha sempre ragione. Il cliente va coccolato, preceduto, servito e riverito. Ogni impresa, piccola o grande che sia, cerca con metodi sempre più raffinati di venire incontro ai clienti, districandosi in un regime di concorrenza sempre più spietato e facendo della customer satisfaction il proprio credo. Non si sottraggono i ristoranti, anche quelli più vintage, che hanno ormai intuito come la tecnologia possa essere preziosa alleata nell'accontentare gli ospiti.
OPENTABLE - Il modello sposato quasi coralmente dai ristoranti più cool di New York o di San Francisco è quello di OpenTable.com, servizio di prenotazione online che ha debuttato nel 1999 e ormai vanta 7 mila clienti, tra ristoranti e locali sparsi un po' dovunque nelle città Usa e anche in altri continenti. OpenTable è interessante poiché non offre esclusivamente la possibilità di riservare un tavolo su internet, ma grazie a un poderoso archivio memorizza i gusti degli ospiti, il tavolo preferito, il menu prediletto a seconda delle circostanze e addirittura eventuali incompatibilità con altri clienti, proponendo inoltre un servizio di guida alla ristorazione più tradizionale. Il New York Times racconta come cambia la ristorazione, corredando questa analisi sui nuovi stili di vita con le testimonianze di alcuni ristoratori. «Mettere un computer a gestire le prenotazioni è un servizio che costa caro, ma il business delle prenotazioni online va cavalcato, anche perché la memoria informatica sarà sempre più efficiente del più bravo e attento professionista del settore»: parola di Laurence Kretchmer che, insieme a Bobby Flay, controlla ben tre ristoranti di Manhattan e il suo mestiere lo conosce bene.
Emanuela Di Pasqua
18 giugno 2007
Prenotazioni online con un sistema di gestione computerizzato, che arriva anche ad archiviare i gusti dei clienti
STATI UNITI - Prenotare un posto a cena, a qualsiasi ora, e avere la garanzia che c'è il nostro piatto preferito, che saremo proprio nel nostro tavolo prediletto, che non saremo vicino a una tavolata rumorosa e che non corriamo nemmeno il rischio di incontrare quel tizio così insopportabile: tutto questo è possibile, anzi probabile, nella Grande Mela (e non solo) grazie a un matrimonio particolare, quello tra progresso tecnologico e arte culinaria.
AL SERVIZIO DEI CLIENTI - Il cliente ha sempre ragione. Il cliente va coccolato, preceduto, servito e riverito. Ogni impresa, piccola o grande che sia, cerca con metodi sempre più raffinati di venire incontro ai clienti, districandosi in un regime di concorrenza sempre più spietato e facendo della customer satisfaction il proprio credo. Non si sottraggono i ristoranti, anche quelli più vintage, che hanno ormai intuito come la tecnologia possa essere preziosa alleata nell'accontentare gli ospiti.
OPENTABLE - Il modello sposato quasi coralmente dai ristoranti più cool di New York o di San Francisco è quello di OpenTable.com, servizio di prenotazione online che ha debuttato nel 1999 e ormai vanta 7 mila clienti, tra ristoranti e locali sparsi un po' dovunque nelle città Usa e anche in altri continenti. OpenTable è interessante poiché non offre esclusivamente la possibilità di riservare un tavolo su internet, ma grazie a un poderoso archivio memorizza i gusti degli ospiti, il tavolo preferito, il menu prediletto a seconda delle circostanze e addirittura eventuali incompatibilità con altri clienti, proponendo inoltre un servizio di guida alla ristorazione più tradizionale. Il New York Times racconta come cambia la ristorazione, corredando questa analisi sui nuovi stili di vita con le testimonianze di alcuni ristoratori. «Mettere un computer a gestire le prenotazioni è un servizio che costa caro, ma il business delle prenotazioni online va cavalcato, anche perché la memoria informatica sarà sempre più efficiente del più bravo e attento professionista del settore»: parola di Laurence Kretchmer che, insieme a Bobby Flay, controlla ben tre ristoranti di Manhattan e il suo mestiere lo conosce bene.
Emanuela Di Pasqua
18 giugno 2007
mercoledì 30 maggio 2007
Il rivoltante intingolo


GB: YOKO ONO ASSAGGIA CARNE DI CANE IN PROTESTA ANIMALISTA (ANSA) - LONDRA, 30 MAG - Yono Ono, la vedova dell'ex-beatle John Lennon ha dato manforte ad un 'performance artist' inglese, Mark McGowan, che in diretta radiofonica ha mangiato polpette di corgi - la razza preferita della regina Elisabetta - in segno di protesta contro il principe Filippo per la crudele uccisione di una volpe durante una battuta di caccia con gli amici.
«È una cosa piuttosto disgustosa. L'odore era orribile», ha detto McGowan dopo aver ingurgitato ieri negli studi della radio londinese 104.4 Resonance FM. tre bocconi di carne canina triturata e cucinata con cipolle, mele, pane grattugiato, latte e
spezie varie.
Ospite dell'emittente, Yoko Ono ha avallato la protesta animalista assaggiando anch'essa il rivoltante intingolo.
Non nuovo a show del genere, McGowan ha voluto così denunciare «l'incapacità dell'ente per la protezione degli animali di citare in giudizio il principe Filippo e i suoi amici» per l'uccisione della volpe, che a gennaio «ha agonizzato per cinque minuti e poi è stata percossa a morte».
A finire in padella è stato un corgi (una razza canina di origine gallese, la prediletta della cinofila Elisabetta) che è morto due settimane fa per cause naturali in un centro di allevamento.
McGowan è già stato alla ribalta in passato per imprese piuttosto strampalate: ha mangiato un cigno durante un 'Performance Art Show' (malgrado per legge tutti i cigni del Regno Unito appartengano al monarca e sia illegale impossessarsene) e un'altra volta ha spinto una nocciolina americana fino a Downing Street - sede del primo ministro - servendosi solo del suo naso e muovendosi a quattro zampe.
L'ente per la protezione degli animali, Rspca, preso di mira da McGowan per la sua «inazione», ha detto di non aver ravvisato nella controversa caccia alla volpe gli estremi per una denuncia a carico del principe Filippo e non ha trovato nulla da obiettare nemmeno al pasto canino allestito dall'artista.
La sovrana ha attualmente quattro corgi (di nome Pharos, Swift, Emma e Linnet). Dalla sua ascesa al trono nel 1952 ad oggi ha avuto una trentina di questi cani.(ANSA).
lunedì 21 maggio 2007
Adotta una vigna...se vuoi vino su misura

VINO: ORA C'È ADOZIONE VIGNE, CONSENTE BOTTIGLIE SU MISURA
Anche le vigne possono essere adottate. E per gli appassionati di vino, si apre la possibilità di ottenere, dietro il pagamento di un compenso, bottiglie di vino su misura, anche fai-da-te, con gradazione, uve ed etichetta personalizzata. Ad annunciare questa novità è la Coltiretti. L' operazione chiamata «Atelier del Vino: il tuo vino su misura», ha già registrato le prime «adozioni» di vigne che
«produrranno dietro un piccolo compenso vini personalizzati secondo le esigenze di consumatori appassionati, di ristoratori o operatori del commercio che per realizzarle potranno scegliere uvaggio, tecnica di produzione, confezione del prodotto e persino l'etichetta, ma anche lavorare a contatto diretto con i viticoltori».
L'operazione è stata promossa dall'Azienda romana mercati che per la prima volta sperimenta in Italia questa forma di vendita innovativa che consente a tutti di concretizzare il sogno di creare da soli bottiglie uniche da far gustare agli amici o da offrire ai clienti. «Chi ha aderito al progetto - sottolinea la Coldiretti - può visionare il vigneto da prendere in cura, visitarlo a proprio piacimento, ad esempio nei fine settimana, approfondendo le proprie conoscenze enologiche e seguendo da vicino tutte le fasi di produzione del proprio vino su misura. E quando dopo la vendemmia e il rituale invecchiamento in botte il prodotto sarà finalmente in bottiglia, con tanto di etichetta personalizzata, potrà passare a ritirarlo per metterlo in cantina, oppure omaggiarlo in occasioni speciali o lavorative».
I costi per diventare coltivatori in vigna - precisa la Coldiretti - non superano quelli di un abbonamento allo stadio o di un telefonino di ultima generazione: si parte da 480 euro per un appezzamento di 120 metri quadrati di terreno che consente di ottenere una produzione di circa 120 bottiglie all'anno.
L'idea ricalca una tendenza in atto tra molti personaggi famosi che hanno deciso di investire il proprio tempo libero e denaro nella vitivinicoltura italiana. E proprio nel suo vigneto di Pantelleria - continua la Coldiretti - l'attore Gerard Dépardieu produce ottimi zibibbi e moscati, come Lucio Dalla che produce "Stronzetto dell'Etna" bianco e rosso dalle vigne intorno alla sua casa di Milo, nel catanese. E ancora tra i vip Mick Hucknall il cantante dei Simple Red che produce vini dell'Etna a Sant'Alfio (Catania); Nils Liedholm storico allenatore di Roma e Milan per il quale fare il vignaiolo a Cuccaro Monferrato è una passione e un' arte; il mitico Sting, ex leader dei Police, che produce grandi vini in Toscana nella tenuta Il Palagio, 300 ettari a trenta chilometri da Firenze.
La formula innovativa del vino su misura - prosegue la Coldiretti - rappresenta un salto di qualità nella nuova tendenza indirizzata ad avvicinare sempre di più agricoltori e consumatori con acquisti diretti favoriti anche dalla necessità di risparmiare sugli acquisti, di garantirsi cibi sicuri, di trascorrere più tempo all'aria aperta a contatto con la natura e, non ultimo, per acquistare prodotti locali a chilometri zero che assicurano maggiore freschezza e un minor impatto ambientale ed energetico perchè non devono essere trasportati per grandi distanze.(ANSA).
venerdì 18 maggio 2007
DA BUON CIBO A SQUISITO
'SQUISITÒ, QUANDO IL CIBO È BUONO PER VOCAZIONE
PATROCINIO ONU PER RASSEGNA ENOGASTRONOMICA DI SAN PATRIGNANO (ANSA) - MILANO, 16 MAG - È buono di sapore ma, soprattutto, per vocazione, il cibo di 'Squisitò, la grande rassegna enogastronomica organizzata dalla comunità di recupero di San
Patrignano che, alla sua quarta edizione (dal 28 al 30 settembre prossimi) ha ottenuto il patrocinio dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc).
Questo perchè un'importante area espositiva della manifestazione, battezzata 'Drugs off', sarà interamente dedicata agli alimenti prodotti nelle colture alternative a quelle di cocaina e oppio, avviate dai progetti di Unodc in tutto il mondo.
Dal Perù, così come dalla Colombia, arriveranno cuori di palma, miele, cacao e caffè; the, macadamia e spezie da Thailandia e Myanmar, ma soprattutto il pregiato zafferano di Herat (2500 euro al chilo!), coltivato in Afghanistan dalla
cooperativa di sviluppo alternativo Dacaar.
«Ho sentito dire in giro che il progetto dell'Unodc, il tentativo di trasformare la coltura della droga in qualcosa di pulito e positivo, è un'utopia, ma - dice Andrea Muccioli, responsabile della Comunità di San Patrignano - noi siamo abituati
a considerare le utopie come degli ideali da realizzare, tanto che, come Ong, sono molti anni che collaboriamo con l'Onu per combattere la droga in tutte le sue forme». Le realtà che vengono aiutate in giro per il mondo «non vogliono
solo il diritto a combattere la droga, ma propongono prodotti di eccellenza e qualità che - prosegue - sono un ottimo veicolo per la loro dignità». In questo senso, 'Squisito!' «è un'importantissima vetrina - spiega Jorge Rios, responsabile
dei progetti dell'Unodc - per le nostre iniziative e per i prodotti dei contadini». Dal prossimo settembre, grazie al cacao coltivato al posto della coca in Colombia e a un'impresa artigiana italiana, arriveranno anche i primi cioccolatini 'drugs
free'.
Oltre ai produttori legati all'Onudc, a San Patrignano ci sarà posto anche per i dolci del 'Rubicon Programs', una fondazione che utilizza la formazione nel campo della pasticceria per il reinserimento degli emarginati, e per i vini di
'Roots of peace', impresa sociale impegnata nello sminare i territori oggetto di conflitti, dalla Croazia all'Angola, dove innesta la coltivazione della vite.
A 'Squisito' partecipano poi, ovviamente, i 1800 ospiti della comunità fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli, insieme ai giovani cuochi dell'associazione Jeunes Restaurateurs d'Europe, che si sfideranno in una gara gastronomica. Tra le
iniziative, anche la tre giorni di degustazione 'I vigneti in bottiglia?, i segreti della pasticceria svelati dagli esperti nella rassegna 'Identità squisite', il 'Blog cafe «per indagare i rapporti tra la comunità del cibo e quella della rete e un
'dejeuner sur l'herbe' preparato da cinque chef stellati.
La manifestazione avrà anche un'anteprima, dal 21 settembre, a Villa Mussolini (Riccione), con la mostra 'L'arte secondo il Gastronauta', curata da Davide Paolini, che presenterà 13 installazioni tra cui una scala fatta con il formaggio ragusano, che ha la forma di un parallelepipedo; una libreria di 'giacimenti gastronomici', con formaggi e salumi rari; una batteria composta da forme di parmigiano; un vero violino affiancato da un particolare salume valtellinese che si chiama violino di capra. La fusione tra installazione e gastronomia è naturale »perchè tutto è arte,
dalla musica - commenta il 'gastronauta' - al cibo. (ANSA).
GGD 16-MAG-07 18:16 NNN
PATROCINIO ONU PER RASSEGNA ENOGASTRONOMICA DI SAN PATRIGNANO (ANSA) - MILANO, 16 MAG - È buono di sapore ma, soprattutto, per vocazione, il cibo di 'Squisitò, la grande rassegna enogastronomica organizzata dalla comunità di recupero di San
Patrignano che, alla sua quarta edizione (dal 28 al 30 settembre prossimi) ha ottenuto il patrocinio dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc).
Questo perchè un'importante area espositiva della manifestazione, battezzata 'Drugs off', sarà interamente dedicata agli alimenti prodotti nelle colture alternative a quelle di cocaina e oppio, avviate dai progetti di Unodc in tutto il mondo.
Dal Perù, così come dalla Colombia, arriveranno cuori di palma, miele, cacao e caffè; the, macadamia e spezie da Thailandia e Myanmar, ma soprattutto il pregiato zafferano di Herat (2500 euro al chilo!), coltivato in Afghanistan dalla
cooperativa di sviluppo alternativo Dacaar.
«Ho sentito dire in giro che il progetto dell'Unodc, il tentativo di trasformare la coltura della droga in qualcosa di pulito e positivo, è un'utopia, ma - dice Andrea Muccioli, responsabile della Comunità di San Patrignano - noi siamo abituati
a considerare le utopie come degli ideali da realizzare, tanto che, come Ong, sono molti anni che collaboriamo con l'Onu per combattere la droga in tutte le sue forme». Le realtà che vengono aiutate in giro per il mondo «non vogliono
solo il diritto a combattere la droga, ma propongono prodotti di eccellenza e qualità che - prosegue - sono un ottimo veicolo per la loro dignità». In questo senso, 'Squisito!' «è un'importantissima vetrina - spiega Jorge Rios, responsabile
dei progetti dell'Unodc - per le nostre iniziative e per i prodotti dei contadini». Dal prossimo settembre, grazie al cacao coltivato al posto della coca in Colombia e a un'impresa artigiana italiana, arriveranno anche i primi cioccolatini 'drugs
free'.
Oltre ai produttori legati all'Onudc, a San Patrignano ci sarà posto anche per i dolci del 'Rubicon Programs', una fondazione che utilizza la formazione nel campo della pasticceria per il reinserimento degli emarginati, e per i vini di
'Roots of peace', impresa sociale impegnata nello sminare i territori oggetto di conflitti, dalla Croazia all'Angola, dove innesta la coltivazione della vite.
A 'Squisito' partecipano poi, ovviamente, i 1800 ospiti della comunità fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli, insieme ai giovani cuochi dell'associazione Jeunes Restaurateurs d'Europe, che si sfideranno in una gara gastronomica. Tra le
iniziative, anche la tre giorni di degustazione 'I vigneti in bottiglia?, i segreti della pasticceria svelati dagli esperti nella rassegna 'Identità squisite', il 'Blog cafe «per indagare i rapporti tra la comunità del cibo e quella della rete e un
'dejeuner sur l'herbe' preparato da cinque chef stellati.
La manifestazione avrà anche un'anteprima, dal 21 settembre, a Villa Mussolini (Riccione), con la mostra 'L'arte secondo il Gastronauta', curata da Davide Paolini, che presenterà 13 installazioni tra cui una scala fatta con il formaggio ragusano, che ha la forma di un parallelepipedo; una libreria di 'giacimenti gastronomici', con formaggi e salumi rari; una batteria composta da forme di parmigiano; un vero violino affiancato da un particolare salume valtellinese che si chiama violino di capra. La fusione tra installazione e gastronomia è naturale »perchè tutto è arte,
dalla musica - commenta il 'gastronauta' - al cibo. (ANSA).
GGD 16-MAG-07 18:16 NNN
mercoledì 16 maggio 2007
Alla ricerca del sugo perduto
IN USA GLI CHEF ITALIANI INSEGNANO 'SUGO PERDUTO' (ANSA) - NEW YORK, 15 MAG - Alla ricerca del sugo perduto: potrebbe intitolarsi così un'iniziativa presentata a New York dall'Italian Culinary Foundation per rilanciare oltre Atlantico l'autentica
cucina italiana.
Il progetto, finanziato dal Ministero per l'Agricoltura, prevede il viaggio non solo a New York ma in numerose istituzioni culinarie degli Stati Uniti di alcuni tra i migliori chef italiani per tre settimane di lezioni e seminari ad aspiranti chef americani.
«La cucina italiana è una cucina di prodotti», ha detto Tony May, celebre ristoratore italiano a New York e promotore dell'iniziativa: Per questo è importante utilizzare i prodotti autentici nelle scuole«. Secondo May infatti la cosiddetta
'bastardizzazionè della cucina italiana da parte degli italo-americani emigrati negli Stati Uniti a partire dall'inizio del Novecento è dovuta principalmente all'irreperibilità degli ingredienti autentici.
"Allora era impossibile trovare in America i pelati San Marzano o l'olio extravergine di oliva. Oggi più che mai, con la forte competizione della cucina asiatica è importante valorizzare i nostri prodotti enogastronomici".
Il celebre chef Ferdinand Metz ha ricordato come il Giappone abbia istituito severe linee guida per il rispetto della propria cucina all'estero. "Senza arrivare a definirla la 'polizia del sushi', la nuova certificazione richiesta dal governo giapponese è un chiaro esempio dell'importanza della salvaguardia della autenticità di una cucina". (ANSA).
cucina italiana.
Il progetto, finanziato dal Ministero per l'Agricoltura, prevede il viaggio non solo a New York ma in numerose istituzioni culinarie degli Stati Uniti di alcuni tra i migliori chef italiani per tre settimane di lezioni e seminari ad aspiranti chef americani.
«La cucina italiana è una cucina di prodotti», ha detto Tony May, celebre ristoratore italiano a New York e promotore dell'iniziativa: Per questo è importante utilizzare i prodotti autentici nelle scuole«. Secondo May infatti la cosiddetta
'bastardizzazionè della cucina italiana da parte degli italo-americani emigrati negli Stati Uniti a partire dall'inizio del Novecento è dovuta principalmente all'irreperibilità degli ingredienti autentici.
"Allora era impossibile trovare in America i pelati San Marzano o l'olio extravergine di oliva. Oggi più che mai, con la forte competizione della cucina asiatica è importante valorizzare i nostri prodotti enogastronomici".
Il celebre chef Ferdinand Metz ha ricordato come il Giappone abbia istituito severe linee guida per il rispetto della propria cucina all'estero. "Senza arrivare a definirla la 'polizia del sushi', la nuova certificazione richiesta dal governo giapponese è un chiaro esempio dell'importanza della salvaguardia della autenticità di una cucina". (ANSA).
Tortillas y Banderas


SCRITTORI:ALLENDE,HO SOGNATO DI MANGIARE BANDERAS TUTTO NUDO (ANSA) - TRENTO, 8 MAG - «Si ho sognato Antonio Banderas nudo su di una tortillas. Sempre nel sogno l'ho spalmato di una salsa messicana, l'ho avvolto completamente nella pietanza e me lo sono mangiato. Non ho mai avuto però il coraggio di raccontargli questo sogno». Ha avuto anche dei momenti piccanti la conferenza stampa della scrittrice sudamericana Isabel Allende, che ha preceduto la cerimonia di consegna della Laurea honoris causa in Lingue e Letterature moderne euroamericane da parte dell'Università di Trento.
Dopo aver parlato a lungo dei suoi romanzi, della sua vita di emigrante, delle sensazioni e sentimenti legati alla scrittura dei libri, della necessità di poter disporre di tempo per ordinare pensieri ed emozioni prima di trasferirli nei propri lavori, Isabel ha anche raccontato di non aver mai scritto un racconto pornografico per un semplice motivo. «Mia madre è ancora viva», ha detto.
«Nei miei libri c'è il sesso, come indirettamente c'è la politica, altrimenti avremo dei protagonisti da telenovela - ha chiarito -, ma non ho mai scritto un racconto pornografico per il semplice motivo che mia madre è viva».
Il conferimento della laurea è legato al rapporto che la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Ateneo trentino ha da anni con con la scrittrice sudamericana. Dal 1998 il lavoro di traduzione delle sue opere in italiano è stato affidato ad Elena Liverani, docente di Lingua e traduzione spagnola alla Facoltà di Trento. Ed è stata proprio Elena Liverani a tenere la laudatio in onore della scrittrice.
Isabel Allende è nata a Lima il 2 agosto 1942 ed è considerata la più famosa scrittrice cilena. Nel 1962 inizia a lavorare come giornalista in Cile, paese che lascia per trasferirsi in Venezuela dopo il colpo di stato dell'11 settembre 1973. Nel 1988 si trasferisce in California dove attualmente risiede. Dal 1982 Isabel Allende ha pubblicato sedici romanzi, tradotti in ventisette lingue diverse e subito divenuti best seller in tutto il mondo. (ANSA).
domenica 13 maggio 2007
EATALY
Negli Usa il cibo italiano è di moda.
E cancella l'immagine della trattoria Cucina italian style, nuovo lusso a New York Alta qualità, prezzi altrettanto alti. Ma a Manhattan non si lamentano e decretano il successo dellla tavola made in Italy
NEW YORK - Una folla interminabile di gente fa la fila ogni sera di fronte al nuovo negozio del gelataio torinese Grom ("il cono più caro di New York", scrivono i giornali), mentre si conclude la missione di 20 super chef italiani, in trasferta Usa per diffondere l'altissima cucina italiana negli States. E poi ci sono Illy, le paste artigianali da 12 dollari al chilo, la cioccolata numerata, olio e vino a prezzi proibitivi. Insomma: più care e ricercate sono le prelibatezze made in Italy, più gli americani ne vanno pazzi. “E' la fine dell'Italian fast food: pasta, pane, pizza ”, decretano i media, “E l’inizio di una nuova era”.
NUMERI ALLE STELLE - I dati relativi all’import dall’Italia di cibo e vini confermano il momento magico dell’interesse del consumatore americano per i prodotti di lusso “made in Italy”. Un interesse che vede gli Stati Uniti importare i prodotti della tavola italiana per un valore pari a circa 3 miliardi di dollari (di cui 1,1 miliardi di vino). E’ di oggi il dato dei primi tre mesi del 2007 che vede il solo import di vino dall’Italia crescere del ben 21%. Si tratta dell’aumento più ampio tra i primi tre paesi (Italia, Francia e Australia) in graduatoria. “Tutti dati”, spiega Giovanni Mafodda, responsabile del Settore Agro-alimentare e Vini dell’Ice New York, “Che testimoniano del successo dei piccoli produtori d’eccellenza e dei prodotti made in Italy del settore gourmet”.
CATERINA DE MEDICI REVISITED - Il trend comincia dalla cucina. Dall’inizio di gennaio alla fine di maggio, per la prima volta, venti tra gli chef più illustri d’Italia sono sbarcati in altrettante università culinarie Usa. Il loro obiettivo: “Aggiornare la nozione arcaica secondo cui la cucina italiana è regionale, a basso prezzo e da trattoria”, spiega Tony May, fondatore e presidente dell’Italian Culinary Foundation e uno degli organizzatori dell’evento. “La nostra filosofia è semplice”, incalza May, “Quella italiana è una cucina di prodotto. Più pregiato e fresco è il prodotto, migliore l’esito finale della pietanza. Anche se la materia prima è regionale, la grandezza culinaria del Bel Paese è nazionale”. Per l’Italia è quasi un ritorno al Rinascimento, quando Caterina de Medici esportò le ricette della sua tavola oltralpe, dando vita alla cucina francese.
La gelateria Grom a Manhattan poco prima dell'apertura del 5 maggio (Internet)
CACAOMERAVIGLIAO - Il gelato artigianale di Torino è sbarcato in Usa lo scorso 5 maggio, con l'apertura della gelateria “Grom” nell'Upper West Side di Manhattan. La scommessa dei due gelatai piemontesi, Guido Martinetti e Federico Grom, è di «conquistare la parte alta del mercato americano”. Quella attenta alla qualità dei prodotti. Nonostante il prezzo elevato (4.75 dollari per un cono piccolo: un record a New York), ci stanno riuscendo. “La fila ogni sera si snoda per vari isolati”, si lamenta la blogger culinaria Sally Vates nella sua “New York Food Page”. “Anche ieri sera ho dovuto aspettare oltre due ore prima di arrivare al bancone e alleviare, finalmente, la mia brama di gelato Grom”.
SUPER-DESSERT - Negozi di Manhattan come Eli’s Zabar o il neo aperto Really Cool Food, mettono sugli scaffali a prezzi “stellari” prodotti quali il cioccolato piemontese Venchi: 15 dollari per una confezione da 170 gr. Cinque dollari ci vogliono invece per un piccolo assaggio di cioccolato di Bruco al Sale di Cervia. Anche la “cioccolata di Modica Don Puglisi” (6 dollari l’etto) va fortissimo presso il tempio dei prodotti biologici: Fairways. Ai vegetariani senza problemi di budget ci pensa Bella Vita™, specializzata in prodotti ortofrutticoli italiani, quali uva da tavola pugliese, kiwi di Latina, tarocco siciliano o cipolla rossa di Troppa. Che oggi arrivano nei supermercati e negozi gourmet USA, dove il caffè Illy fa furore nonostante costi quasi il triplo dei concorrenti, insieme all’olio Extra Vergine Pianogrillo (35$ per mezzo litro) e all’olio Bartolini al tartufo bianco (25$ per 100 ml). (Alessandra Farkas, da Corriere della Sera, 12 maggio 2007)
E cancella l'immagine della trattoria Cucina italian style, nuovo lusso a New York Alta qualità, prezzi altrettanto alti. Ma a Manhattan non si lamentano e decretano il successo dellla tavola made in Italy
NEW YORK - Una folla interminabile di gente fa la fila ogni sera di fronte al nuovo negozio del gelataio torinese Grom ("il cono più caro di New York", scrivono i giornali), mentre si conclude la missione di 20 super chef italiani, in trasferta Usa per diffondere l'altissima cucina italiana negli States. E poi ci sono Illy, le paste artigianali da 12 dollari al chilo, la cioccolata numerata, olio e vino a prezzi proibitivi. Insomma: più care e ricercate sono le prelibatezze made in Italy, più gli americani ne vanno pazzi. “E' la fine dell'Italian fast food: pasta, pane, pizza ”, decretano i media, “E l’inizio di una nuova era”.
NUMERI ALLE STELLE - I dati relativi all’import dall’Italia di cibo e vini confermano il momento magico dell’interesse del consumatore americano per i prodotti di lusso “made in Italy”. Un interesse che vede gli Stati Uniti importare i prodotti della tavola italiana per un valore pari a circa 3 miliardi di dollari (di cui 1,1 miliardi di vino). E’ di oggi il dato dei primi tre mesi del 2007 che vede il solo import di vino dall’Italia crescere del ben 21%. Si tratta dell’aumento più ampio tra i primi tre paesi (Italia, Francia e Australia) in graduatoria. “Tutti dati”, spiega Giovanni Mafodda, responsabile del Settore Agro-alimentare e Vini dell’Ice New York, “Che testimoniano del successo dei piccoli produtori d’eccellenza e dei prodotti made in Italy del settore gourmet”.
CATERINA DE MEDICI REVISITED - Il trend comincia dalla cucina. Dall’inizio di gennaio alla fine di maggio, per la prima volta, venti tra gli chef più illustri d’Italia sono sbarcati in altrettante università culinarie Usa. Il loro obiettivo: “Aggiornare la nozione arcaica secondo cui la cucina italiana è regionale, a basso prezzo e da trattoria”, spiega Tony May, fondatore e presidente dell’Italian Culinary Foundation e uno degli organizzatori dell’evento. “La nostra filosofia è semplice”, incalza May, “Quella italiana è una cucina di prodotto. Più pregiato e fresco è il prodotto, migliore l’esito finale della pietanza. Anche se la materia prima è regionale, la grandezza culinaria del Bel Paese è nazionale”. Per l’Italia è quasi un ritorno al Rinascimento, quando Caterina de Medici esportò le ricette della sua tavola oltralpe, dando vita alla cucina francese.
La gelateria Grom a Manhattan poco prima dell'apertura del 5 maggio (Internet)
CACAOMERAVIGLIAO - Il gelato artigianale di Torino è sbarcato in Usa lo scorso 5 maggio, con l'apertura della gelateria “Grom” nell'Upper West Side di Manhattan. La scommessa dei due gelatai piemontesi, Guido Martinetti e Federico Grom, è di «conquistare la parte alta del mercato americano”. Quella attenta alla qualità dei prodotti. Nonostante il prezzo elevato (4.75 dollari per un cono piccolo: un record a New York), ci stanno riuscendo. “La fila ogni sera si snoda per vari isolati”, si lamenta la blogger culinaria Sally Vates nella sua “New York Food Page”. “Anche ieri sera ho dovuto aspettare oltre due ore prima di arrivare al bancone e alleviare, finalmente, la mia brama di gelato Grom”.
SUPER-DESSERT - Negozi di Manhattan come Eli’s Zabar o il neo aperto Really Cool Food, mettono sugli scaffali a prezzi “stellari” prodotti quali il cioccolato piemontese Venchi: 15 dollari per una confezione da 170 gr. Cinque dollari ci vogliono invece per un piccolo assaggio di cioccolato di Bruco al Sale di Cervia. Anche la “cioccolata di Modica Don Puglisi” (6 dollari l’etto) va fortissimo presso il tempio dei prodotti biologici: Fairways. Ai vegetariani senza problemi di budget ci pensa Bella Vita™, specializzata in prodotti ortofrutticoli italiani, quali uva da tavola pugliese, kiwi di Latina, tarocco siciliano o cipolla rossa di Troppa. Che oggi arrivano nei supermercati e negozi gourmet USA, dove il caffè Illy fa furore nonostante costi quasi il triplo dei concorrenti, insieme all’olio Extra Vergine Pianogrillo (35$ per mezzo litro) e all’olio Bartolini al tartufo bianco (25$ per 100 ml). (Alessandra Farkas, da Corriere della Sera, 12 maggio 2007)
venerdì 11 maggio 2007
Una buona pizza
PENA MORTE:USA; PIZZA A POVERI PER RICORDARE CONDANNATO/ANSA TENNESSEE, INIZIATIVA GENTE COMUNE PER ULTIMO DESIDERIO KILLER (ANSA) - WASHINGTON, 10 MAG - Pizza per tutti nel rifugio dei senzatetto, per onorare la memoria di un detenuto giustiziato con un'iniezione letale. Le autorità dello stato del Tennessee non avevano voluto rispettare le ultime volontà di Philip Workman, che prima di morire aveva chiesto di donare una pizza a un barbone. Ci ha pensato così un gruppo di cittadini indignati, che hanno fatto arrivare 150 pizze in un ostello per i poveri.
Workman, 53 anni, si è disteso nella notte tra martedì e mercoledì sul lettino del boia in un carcere vicino a Nashville. Nel 1981, quando era un drogato alla continua ricerca di soldi per la dose quotidiana, Wokman aveva tentato una rapina in un
fast-food della catena Wendy's a Memphis, in Tennessee, ma era finita nel sangue: un agente di polizia che aveva tentato di fermarlo, Ronald Oliver, era stato ucciso dal rapinatore.
Ricordando la sua vita da senzatetto, quando martedì sera Workman si è sentito rivolgere la consueta richiesta di esprimere un ultimo desiderio o qualche parola finale, prima dell'iniezione letale, ha pensato ai barboni. Il condannato ha chiesto di comprare una pizza vegetariana al primo homeless che le autorità carcerarie avessero trovato nei pressi della prigione. Ma le guardie hanno risposto di no.
Quando la vicenda è comparsa sui media, in molti hanno reagito con indignazione. «Workman stava cercando di fare una buona azione e nessuno ha voluto aiutarlo», ha detto Donna Spangler, una signora di Nashville che si è attivata raccogliendo soldi tra gli amici e ha comprato 1.200 dollari di pizze, consegnate poi a Rescue Mission, un'organizzazione che si occupa di assistere i poveri.
«Quando sono arrivate - ha raccontato uno dei volontari dell' organizzazione, Marvin Champion - sono rimasto sbalordito.
Per la gente che vive qui è la dimostrazione che qualcuno là fuori pensa a loro».
L'iniziativa della signora Spangler peraltro non è stata isolata. Una stazione radio del Minnesota ha ordinato e fatto consegnare nelle stesse ore 17 pizze all'Oasis Center, un centro di accoglienza di Nashville per adolescenti senza famiglia. E altre pizze sono in arrivo in Tennessee.
«Questa è la storia di una persona la cui esecuzione si è tradotta in un atto di generosità gratuita», ha commentato Cliff Tredway, uno dei responsabili di Rescue Mission. «Ma è anche molto di più: è un caso che mostra la generosità di persone che
donano ad altri che non conoscono e di un gruppo di persone, i senzatetto, che la società di solito esclude e che, per una volta,
hanno avuto il loro 'pizza party'». (ANSA).
Workman, 53 anni, si è disteso nella notte tra martedì e mercoledì sul lettino del boia in un carcere vicino a Nashville. Nel 1981, quando era un drogato alla continua ricerca di soldi per la dose quotidiana, Wokman aveva tentato una rapina in un
fast-food della catena Wendy's a Memphis, in Tennessee, ma era finita nel sangue: un agente di polizia che aveva tentato di fermarlo, Ronald Oliver, era stato ucciso dal rapinatore.
Ricordando la sua vita da senzatetto, quando martedì sera Workman si è sentito rivolgere la consueta richiesta di esprimere un ultimo desiderio o qualche parola finale, prima dell'iniezione letale, ha pensato ai barboni. Il condannato ha chiesto di comprare una pizza vegetariana al primo homeless che le autorità carcerarie avessero trovato nei pressi della prigione. Ma le guardie hanno risposto di no.
Quando la vicenda è comparsa sui media, in molti hanno reagito con indignazione. «Workman stava cercando di fare una buona azione e nessuno ha voluto aiutarlo», ha detto Donna Spangler, una signora di Nashville che si è attivata raccogliendo soldi tra gli amici e ha comprato 1.200 dollari di pizze, consegnate poi a Rescue Mission, un'organizzazione che si occupa di assistere i poveri.
«Quando sono arrivate - ha raccontato uno dei volontari dell' organizzazione, Marvin Champion - sono rimasto sbalordito.
Per la gente che vive qui è la dimostrazione che qualcuno là fuori pensa a loro».
L'iniziativa della signora Spangler peraltro non è stata isolata. Una stazione radio del Minnesota ha ordinato e fatto consegnare nelle stesse ore 17 pizze all'Oasis Center, un centro di accoglienza di Nashville per adolescenti senza famiglia. E altre pizze sono in arrivo in Tennessee.
«Questa è la storia di una persona la cui esecuzione si è tradotta in un atto di generosità gratuita», ha commentato Cliff Tredway, uno dei responsabili di Rescue Mission. «Ma è anche molto di più: è un caso che mostra la generosità di persone che
donano ad altri che non conoscono e di un gruppo di persone, i senzatetto, che la società di solito esclude e che, per una volta,
hanno avuto il loro 'pizza party'». (ANSA).
mercoledì 9 maggio 2007
Me gusta muchissimo el ceviche
E anche Cavallaro ha citato il ceviche. Era un po' che ne volevo parlare qui, anche perché ho una gran voglia di mangiarlo, un buon ceviche.
Si mangia il ceviche in tutta l’America Latina, e anche in Messico e alcuni paesi dell’America Centrale, ma il Perù è sicuramente il re di questa ricetta semplice ma deliziosa. E’ un piatto di pesce crudo, veloce, semplice e nutritivo. Unica cosa essenziale: il pesce dev’essere davvero freschissimo.
Si può preparare il ceviche con qualsiasi tipo di pesce bianco (sogliola, orata, branzino, pesce spada, pesce persico, palombo) o con frutti di mare (nel caso di ceviche di gamberetti è consigliabile scottarli in acqua bollente prima di bagnarli con il limone).
Curiosità: quando ancora non esistevano i frigoriferi, a Lima si pescava il pesce e si preparava e consumava il ceviche immediatamente, per evitare che il pesce si deteriorasse. Quest’abitudine si è talmente radicata nei peruviani, che anche dopo l’introduzione dei frigoriferi, il ceviche rimane tipicamente un piatto da consumare a mezzogiorno: a Lima le “cevicherie”, ristoranti che servono quasi esclusivamente ceviche, chiudono sempre di sera.
INGREDIENTI
Pesce bianco (o frutti di mare): in generale un chilo per quattro persone
1 cipolla rossa
Succo di limone verde (lime) q.b.
1 dente d’aglio
1 peperoncino fresco
2 gambe di sedano
Coriandolo q.b.
Patate dolci
PREPARAZIONE
Tagliate il pesce bianco a dadini o fettine molto sottili. Coprite il pesce con abbondante succo di limone verde. A parte tritate finemente uno spicchio d’aglio, il sedano (la parte bianca, più tenera), un po’ di peperoncino fresco, e aggiungete il tutto al pesce. Terminate con una presa di sale e un po’ di coriandolo. Mescolate e lasciate riposare almeno mezz’ora. Servite il ceviche su una grande foglia di lattuga, ricopritelo con la cipolla rossa tagliata finissima, e a lato mettete la patata dolce bollita e a fette.
Si mangia il ceviche in tutta l’America Latina, e anche in Messico e alcuni paesi dell’America Centrale, ma il Perù è sicuramente il re di questa ricetta semplice ma deliziosa. E’ un piatto di pesce crudo, veloce, semplice e nutritivo. Unica cosa essenziale: il pesce dev’essere davvero freschissimo.
Si può preparare il ceviche con qualsiasi tipo di pesce bianco (sogliola, orata, branzino, pesce spada, pesce persico, palombo) o con frutti di mare (nel caso di ceviche di gamberetti è consigliabile scottarli in acqua bollente prima di bagnarli con il limone).
Curiosità: quando ancora non esistevano i frigoriferi, a Lima si pescava il pesce e si preparava e consumava il ceviche immediatamente, per evitare che il pesce si deteriorasse. Quest’abitudine si è talmente radicata nei peruviani, che anche dopo l’introduzione dei frigoriferi, il ceviche rimane tipicamente un piatto da consumare a mezzogiorno: a Lima le “cevicherie”, ristoranti che servono quasi esclusivamente ceviche, chiudono sempre di sera.
INGREDIENTI
Pesce bianco (o frutti di mare): in generale un chilo per quattro persone
1 cipolla rossa
Succo di limone verde (lime) q.b.
1 dente d’aglio
1 peperoncino fresco
2 gambe di sedano
Coriandolo q.b.
Patate dolci
PREPARAZIONE
Tagliate il pesce bianco a dadini o fettine molto sottili. Coprite il pesce con abbondante succo di limone verde. A parte tritate finemente uno spicchio d’aglio, il sedano (la parte bianca, più tenera), un po’ di peperoncino fresco, e aggiungete il tutto al pesce. Terminate con una presa di sale e un po’ di coriandolo. Mescolate e lasciate riposare almeno mezz’ora. Servite il ceviche su una grande foglia di lattuga, ricopritelo con la cipolla rossa tagliata finissima, e a lato mettete la patata dolce bollita e a fette.
Lezioni tra le pentole

Ieri sera, al meritorio Spazio Medagliani (quello che vende le pentole più belle del mondo, strumenti di cucina e tutto quello che serve per brillare alle Stelle Michelin...) la lezione di "crudo" di Nicola Cavallaro.
Tra i piatti spiegati: carpaccio di tonno con salsa di fagioli fermentati in acqua di pomodoro e lemongrass, pompelmo rosa.
Ingredienti
200 gr. di filetto di tonno (parte centrale)
200 gr. di pomodoro zatterino o pachino estivo
2 stecche di lemongrass
1 pompelmo rosa
2 cl. salsa di soja giapponese
0,5 cl. aceto balsamico
1 cucchiaio di miele
olio extravergine di oliva
sale
pepe
Preparazione
In una casseruola a fuoco basso passare i pomodori con poca acqua. Passare subito al passaverdura e filtrare al cinese fino.
Lasciar infondere a 80 ° per 10 minuti con due stecche di lemongrass.
Pelare a vivo il pompelmo, e dividerlo nei suoi segmenti senza pellicina.
In un tegamino far andare a salsa di soja con il miele e il balsamico finché non sia ridotta della metà. Raffreddare in un bagno di ghiaccio.
Tagliare il tonno a sashimi, adagiarlo in un piatto da portata freddo con accanto un bicchierino dell'acqua di pomodoro. Finire con il composto di miele e soja. E adagiare poi i segmenti di pompelmo.
ARTURO & KIWI


RAITRE: IMPARARE A CUCINARE CON LE RICETTE DI ARTURO E KIWI - ROMA, 4 MAG - Promuovere l'educazione alimentare insegnando ai bambini a cucinare divertendosi assieme ai genitori. È l'idea di una nuova serie animata, Le ricette di Arturo e Kiwi, al via dal 7 maggio alle 16.30 su Raitre, all'interno di Trebisonda.
La serie, creata da Andrea Zingoni, ha appena ottenuto una Menzione Speciale a Cartoons on the Bay 2007.
Le ricette di Arturo e Kiwi - un enorme e burbero mastino napoletano e un buffo uccello neozelandese - nascono proprio per spiegare in modo chiaro e divertente le ricette tipiche della cucina italiana. Tra battute, caratterizzazioni e tormentoni demenziali, la serie è un mix di comicità e arte culinaria per stimolare bambini e adulti a cucinare insieme cibi sani e di semplice esecuzione, per mangiare correttamente e con gusto.
FONDENTE NON FONDENTE
AUSTRALIA: CREATO IL CIOCCOLATO PER SOLDATI CHE NON SI SCIOGLIE AL CALDO E DURA PER ANNI (ANSA) SYDNEY, 9 MAG Scienziati militari australiani hanno sviluppato una qualità di cioccolato che non si scioglie nel calore estremo del deserto e si conserva per anni. Mentre il normale cioccolato si scioglie attorno ai 25-30 gradi, la varietà creata dall'Organizzazione di scienza e tecnologia della difesa (Dsto) mantiene la consistenza per periodi estesi in temperature di più di
49 gradi.
L'esperto della Dsto, dott. Lan Bui, ha spiegato alla radio Abc che l'equipe di ricerca ha sostituito i grassi esistenti nel cioccolato con altri grassi che hanno temperature più alte di fusione. Le razioni da combattimento debbono assicurare ai soldati il fabbisogno nutritivo quotidiano senza pesare troppo, ed allo stesso tempo essere variate abbastanza da rendere interessante il menu, ha detto Bui.
Il cioccolato militare è rafforzato con vitamine A, C e B1, ma il calore eccessivo o l'umidità nel possono cambiare la consistenza e il sapore e ridurre la stabilità e l'efficacia delle vitamine, ha spiegato. Nella prossima fase del progetto, con l'aiuto di ricercatori dell'università di Tasmania e dell'industria alimentare, la Dsto sta mettendo a punto una varietà di cioccolato in cui le vitamine sono
microincapsulate in idrocolloidi, come la gomma arabica. Il rivestimento protegge le vitamine da umidità e ossigeno, e consente l'assorbimento graduale e prolungato nell'organismo.
Vorrei sapere se è buono o fa schifo.
49 gradi.
L'esperto della Dsto, dott. Lan Bui, ha spiegato alla radio Abc che l'equipe di ricerca ha sostituito i grassi esistenti nel cioccolato con altri grassi che hanno temperature più alte di fusione. Le razioni da combattimento debbono assicurare ai soldati il fabbisogno nutritivo quotidiano senza pesare troppo, ed allo stesso tempo essere variate abbastanza da rendere interessante il menu, ha detto Bui.
Il cioccolato militare è rafforzato con vitamine A, C e B1, ma il calore eccessivo o l'umidità nel possono cambiare la consistenza e il sapore e ridurre la stabilità e l'efficacia delle vitamine, ha spiegato. Nella prossima fase del progetto, con l'aiuto di ricercatori dell'università di Tasmania e dell'industria alimentare, la Dsto sta mettendo a punto una varietà di cioccolato in cui le vitamine sono
microincapsulate in idrocolloidi, come la gomma arabica. Il rivestimento protegge le vitamine da umidità e ossigeno, e consente l'assorbimento graduale e prolungato nell'organismo.
Vorrei sapere se è buono o fa schifo.
martedì 8 maggio 2007
LA GUIDA DI PAOLO
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